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Epistola dal vero
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di Paolo Ullo

In attesa della regolare ripresa della distribuzione idrica in Città, qui di seguito altri momenti e maniera di manifestare  l’esultanza per l’arrivo dell’acqua a Messina nel 1905-
Estratto da “La Via dell’Acqua: Viaggio nella lotta alla sete della Città di Messina” di Paolo Ullo – Edizioni Libreria Ciofalo – Messina 2013

“Nel numero 33 del Marchesino 13 Agosto 1905 si legge:

…E questa lettera in lingua dialettale, genuina contentezza di un cittadino con poca dimestichezza con le regole grammaticali. Nelle seguenti righe va colta la coloritura e l'espressività della lingua parlata nella nostra Città, oltre un secolo fa, dopo un goffo tentativo di fissarla su carta:

 

Epistola dal vero.

Caro compari, O stato ai Cammari onde corre con un gran botto l‟acqua che dive venire a Messina quando ci sarrà la inaugurazione e venirà il Re Vittorio, con sua salute. C‟era il Sindaco Marulli con li sessori e li gegneri che incanalarono l‟acqua che vieni dalli lontani arture dentro lo incatusato. Che volite mi vi dico, quando vidde quello grandi botto che faciva uno rumore come quello che fa una cascata di acqua che si asdirrupa nello vallune di sotto, mi pigliò come una cosa che non vi saccio dire, mi inchianò una grandi basca per la mozioni e disse: O grandi Dio! O miso la mano nell‟acqua che era più gilata di quella che vinde l‟acquannivataro a la cantunera di S. Giacomo e pari chi la mano mi ha caduto. Con quista acqua, caro compari, nive e ghiaccio non si ne vinde più. Poi mi ho infilato paranchi anch‟io nello selbatojo del folti Consacra. E che o vidoto? Vi pari a voi che lo selbatojo e comi una vasca. Ma chi vasca e vasca, e uno palazzo come quello senatorio che quando si inchi ci capi acqua chi po‟ bastari a tutta la Talia, basta che non si la robbino come ficero con quella inchinata da li microbici che „n quista non ci sonno. Anchi il Sindaco ha infilato ne lo selbatojo e pure infilarono li sessori. E quanno abbiamo niscioto il Sindaco fice un discolso facendo li soi comprimenti a li gegneri che ficero il magnifico causato. E puru li gegneri pallarono. Prima pallò quello rosso comi lo tizzone facendo li soi ringraziamenti al Sindaco Marulli. Caro compari venite a Messina, sentite a vostro compari. Ora ci saranno li feste e tutti li funtani curriranno comu ai tempi di barboni e nella piaza Cavallotti l’acqua nescirà e inchianirà a li stille. Venite, vi aspetteroglio io e Peppa coli abbraccia apelti.

Vostro compari Nonzio Paturzo.

Nel numero successivo, il 34, de Il Marchesino del 20 Agosto, non è da meno da quella manifestata dal signor Nunzio Paturzo, la felicità descritta in altre maniere da penna anonima


 

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