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Maestra, ieri, oggi e domani
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Dedicato alla memoria della “Maestra d’Italia” 2007, Angela Di Bella, in Cardile.

di Paolo Ullo

L
La “Maestra d’Italia” ha insegnato anche da noi.

Correva l’anno scolastico 1965-66 e, nella Classe Quarta Elementare di Santo Stefano di Briga, faceva la sua prima timida apparizione l’insegnante Angela Di Bella, in Cardile. Poco prima che iniziassero le vacanze estive, le sue alunne ne rimpiangevano la partenza per altre destinazioni. Troppo brava per restare qui al Soprano!… Pazienza!... Ci sarà chi ne avrà più bisogno di noi!... Che ingiustizia, però!.. Giustizia è fatta!...Quelle stesse scolarette che hanno versato qualche lacrima di stizza per la maestra andata via, hanno condiviso lacrime di commozione per la maestra ritrovata dopo quarant’anni.

Le ragazzine, adesso mature signore, si sono rese conto che la Maestra Angela non poteva essere solo la loro Maestra, ma la Maestra di tutti, per grazia ricevuta. Per grazia restituita, è bastato un semplice passaparola, un festoso tam-tam “La Maestra Angela è stata nominata ”Maestra d’Italia”… Ha ricevuto il premio  lontano da Messina…Anche qui, nella sua città, dobbiamo fare qualcosa!.... Una festa per la Maestra!...” E lunedì 21 Maggio 2007, nel Salone delle Bandiere del Municipio, tutti i destinatari dei suoi sorrisi le hanno restituito parte di quella energia che lei ha elargito nel tempo, senza risparmio.

Eterni scolari e debitori, l’hanno abbracciata in una corale manifestazione di affetto. Come legna da ardere, energia trasformata e imprigionata, numerose generazioni di alunni hanno restituito alla Maestra Angela quel calore che lei, astro di luce propria, ha sempre emanato…No!.. No!.. Così non va!... In Municipio è già stato detto tutto su di lei e potrei correre il rischio di ripetere elementi di poesia tessuti sulla sua carriera di insegnante…E poi io non ho nessuna voce in capitolo, non sono stato un suo alunno!...Ma c’ero anch’io alla sua festa; anche se non l’ho declamata dal palco delle autorità, nel ruolo di modesto cronista per Koinonia, ho vissuto, come tutti i presenti, momenti di intense emozioni. Potrei limitarmi alla cronaca della serata, ma sento il bisogno di dire la mia, dopo il clamore della festa, quando ogni parola e pensiero non si disperdono nel brusio di un raduno festoso.

Anche a Lei, Maestra, immagino piaccia meglio così…Ecco ci sono caduto!... E’ inevitabile che mi consideri anch’io un suo alunno; sarei tentato di cominciare, in forma epistolare, con una classico “Cara Maestra…”, ma come un principiante, temo che possa ripetere le sgrammaticature della mia prima lettera, indirizzata a mio padre lontano per lavoro. La chiamerò “Signora Maestra”, che è più solenne e meglio la definisce, una specie di titolo onorifico, una promozione sul campo, per acclamazione, perché anche le maestre meritano una promozione. Forse non le era mai capitato di incontrare scolari in consiglio di classe per promuovere o bocciare l’insegnante. Non è una stranezza dei tempi moderni o una nuova normativa scolastica; nella vita i ruoli sono reciproci e si invertono continuamente.

Tutti un po’ scolari, un po’ professori; a volte si apprende, a volte si insegna. Anche noi, alla fine, le avremo insegnato qualcosa e si tenga pronta per la prossima interrogazione… Come?!... Sa già come rispondere?!... Ma se non sa l’argomento e ancora non l’abbiamo interrogata!...Non possiamo?!... Non c’è posto per tutti noi in cattedra?...Già, è vero!... Lei unica alunna e noi tutti dottori!.. Sì, è meglio lasciare le cose come stanno: Lei “Maestra d’Italia” e noi, immeritatamente, “Alunni della Maestra d’Italia”!... Un po’ di gloria la lasci gustare anche a noi e poi le promettiamo che faremo i bravi fino alla prossima lezione. Ritorni in cattedra e segua il suo ruolo di Signora Maestra, ieri, oggi e domani, per grazia ricevuta. Per grazia restituita, se non le chiediamo troppo e non ci sgriderà, vorremmo che ci considerasse tutti figli suoi, monelli per sempre, bisognosi delle sue attenzioni... Sente questo applauso?... Le giunge da Santo Stefano di Briga e continua da quando cominciò, che correva l’anno scolastico 1965-66 e la Signora Maestra…Tutti zitti, che arriva la Maestra!...

Ullo Paolo


 

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