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Calzolaio
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Anche quello del calzolaio è uno dei mestieri più antichi.

Già in epoca romana i centurioni calzavano sandali di cuoio con strisce dello stesso materiale intrecciate in fondo alla gamba.

Caligola Imperatore romano, veniva così denominato perché usava le calighe, da cui è derivato il termine dialettale “calighe”.

Con il passare del tempo, il cuoio è stato affiancato dal legno che, nell'ambiente contadino, viene utilizzato per fare calzature chiamate zoccoli costruiti a mano in particolare nella stagione invernale.

Fino a 50 anni fa venivano calzati zoccoli di legno anche per le occasioni festive. Per non fare consumare gli zoccoli il contadino applicava sulla punta e sul tacco delle borchie.

Oggi con l'industria l'utilizzo delle scarpe di vario materiale è alla portata di tutti.

Nella storia si incontrano numerosi esempi di Santi e uomini illustri che esercitarono il mestiere del calzolaio: fra di loro il filosofo Simone d'Atene, allievo di Socrate; Giacomo Pantaleone, che fu prete e patriarca di Gerusalemme e Papa con il nome di Urbano IV, fece grandi riforme e istituì la festa del Corpus Domini; Michele Enrico Buch, detto il Buon Enrico; Sant'Aniene, che fu calzolaio in Alessandria d'Egitto e naturalmente i SS. Martiri CRISPINO e CRISPINIANO - Patroni della categoria - nobili romani che predicarono la Religione Cristiana nelle Gallie e subirono il martirio a Sousson nel 287 per ordine dell'Imperatore Diocleziano.

 Il calzolaio è un artigiano che realizza e ripara scarpe ed accessori quali borse, cinture ed abbigliamento in pelle. Il lavoro dei calzolai è per lo più concentrato nella riparazione. Si va dalla sostituzione del soprattacco fino alla risuolatura completa in cuoio nonché, grazie alle nuove tecniche di incollaggio, la sostituzione dei fondi completi delle scarpe da trekking (scarponi da montagna) e delle calzature di tutti i giorni che hanno un fondo in gomma. I materiali che essi utilizzano di più sono il cuoio, la gomma e la pelle.

La maggior parte dei calzolai che creano scarpe su misura utilizzano forme in legno o più comunemente in materiale plastico. Essi ricavano direttamente dalla forma il modello. Una volta estrapolato creano il modello in cartone di fibra per poi successivamente realizzare la tomaia. Esiste anche una Università dei calzolai a Novara, città celebre per la tradizione centenaria di questo mestiere e per aver dato asilo all'artigiano bulgaro Stephen Zitzov.

 
Aert van den Bossche, Il martirio dei santi Crispino e Crispiniano (1494),
olio su tavola, Museo di Wilanów, 
Varsavia

I Patroni dei calzolai sono i santi Crispino e Crispiniano

Il nome "scarparo"  senza alcuna distinzione veniva attribuito a due categorie artigianali apparentemente simili, cioè il calzolaio e il ciabattino.  Infatti mentre " ’o scarparo", in italiano calzolaio o scarpaio, era l’artigiano che fabbricava esclusivamente scarpe, stivali, scarponi, anfibi, mocassini, polacchini e sandali non disdegnando talvolta la riparazione degli stessi una volta rotti, il ciabattino, era invece l’artigiano che si dedicava esclusivamente al rattoppo, alla riparazione ed alla risolatura delle scarpe perché non era in grado di costruire quelle nuove. 

Quasi tutti i ciabattini erano accaniti fumatori di sigarette "Alfa", "Nazionali", "Sport" e "Macedonie" che affumicavano nel periodo invernale la bottega mettendo a rischio la vita dei cardellini in gabbia che quasi tutti allevavano con tanta passione. 

Indossavano un lungo grembiule in cuoio, posizionandosi davanti il bischetto o deschetto, che era un piccolo tavolino quadrato a 4 piedi sul quale venivano poggiati tutti gli utensili del mestiere. Spesso il bischetto era dotato di due "tiretti" o "cassetti", per riporre gli utensili ed altro materiale. Lo sgabello in legno o la sedia in paglia dovevano avere un’adeguata altezza per far assumere una posizione sempre orizzontale alle ginocchia sulle quali bisognava appoggiare stabilmente l’ incudine metallica a forma di piede rovesciato quando si inchiodavano le scarpe nuove non cucite o quelle da riparare. Per costruire una normale scarpa necessitavano più fasi lavorative consecutive che richiedevano molto tempo e fatica.

Utilizzando un semplice pezzo di spago, si prendevano con precisione le misure della pianta del piede, della larghezza delle dita, dell’altezza del collo del piede e della circonferenza sopra la caviglia.

Dopo aver preso le misure disegnavano le sagome della tomaia, delle sotto tomaie, e dei due tramezzi laterali sulla pelle di capretto o di vitello o di camoscio o di daino.

La sagoma della tomaia e dei tramezzi venivano tagliati col trincetto che era una lama di acciaio, affilatissima, aguzza, larga 2 dita, ricurva alle due estremità e senza manico. Utilizzato anche per scarnificare e raffinare il cuoio, il trincetto veniva affilato frequentemente con la tela smeriglia, a grana sottilissima di colore grigio scuro, o con la pietra levigatrice.

Le varie parti della tomaia e i due tramezzi laterali erano cuciti con una robusta macchina "Singer" per cucire.

Sui tramezzi laterali si praticavano dei fori passanti col "precetto", perforatrice multipla, nei quali poi si inseriva e fissava degli occhielli metallici utilizzando la particolare macchina occhiellatrice. Attraverso questi fori si facevano passare le stringhe, di cuoio o di cotone pesante, che facevano aderire le scarpe al piede.

Successivamente col trincetto si tagliava la soletta in cuoio del plantare, necessario per fissare la tomaia, e la suola esterna di completamento che doveva essere messa preventivamente a bagno in acqua e poi adeguatamente martellata per renderla morbida e flessibile.

Si prendevano poi le forme del piede sinistro e destro, ricavate preferibilmente da legno di faggio, di acero e di carpino , scelte tra le varie misure sulle quali si fissava il plantare in cuoio utilizzando le forme in ferro n. 8-10-12-14-16 , a testa larga e piatta, un gambo quadrato e una punta affilata. Spesso presentavano un rivestimento rameico superficiale per evitare l’ossidazione del metallo ferroso.

Successivamente si stendeva sul plantare un velo di una particolare colla flessibile ed impermeabile per far aderire la tomaia che egli incollava aiutandosi con una particolare pinza metallica tira pelle che non rovinava la tomaia e che era costituita da due parti simmetriche, articolate mediante un perno centrale. Con questa prima operazione si iniziava a montare una scarpa .

Dopo l’asciugatura della colla si tirava fuori dalle scarpe le forme in legno col tira forme, un particolare ferro uncinato che veniva agganciato in un apposito foro  creato nella parte posteriore della forma del piede.

Si posizionava poi la suola esterna sul plantare e sulla tomaia che, insieme, cuciva a mano con dello spago di canapa preventivamente impeciato con pece naturale chiara (composta di resina d’abete mescolata con olio e con altre sostanze chimiche oppure) o con pece nera bituminosa (ottenuta dalla distillazione di catrami ricavati da sostanze organiche).L e peci, anche molto viscose, si scioglievano facilmente al calore ed erano usate per impermeabilizzare, per aumentare la resistenza e per prolungare la vita dello spago.

Per la cucitura al posto dei rigidi aghi in acciaio, abitualmente usava le lunghe e flessibili setole di suino o di cinghiale che si fissavano alle due estremità dello spago.

Per la cucitura incrociata a mano si usava la lesina, che era un utensile in acciaio di forma curva, diritta, rotonda e piatta, necessaria per perforare i tre strati da cucire con lo spago precedentemente impeciato con pece greca.

Con la cucitura incrociata a mano venivano unite contemporaneamente e saldamente la suola terminale, il plantare e la tomaia che diventavano un corpo unico. I singoli punti di cucitura venivano stretti fortemente con le sue mani protette dal manale o guardamano , che fasciavano le palma e i dorsi delle due mani al fine di evitare profonde ferite sulle cute causate inevitabilmente dallo spago tirato molto forte. Questa protezione proteggeva anche le mani dalle pungitore che potevano derivare dall’uso della lesina Successivamente col tipico martello a penna liscia si fissavano i tacchi in cuoio con i chiodi corti quadrati.

Con le raspa, a denti radi e grossi, sgrossava sommariamente il bordo esterno della suola e gli strati di cuoio che formavano i tacchi mentre col raspino, a denti fitti e piccoli , si rifinivano le superfici.

Talvolta il calzolaio era costretto ad usare l’anilina, colorante nero o marroncino, per eliminare eventuali piccole decolorazioni esistenti sulla pelle delle tomaie.

La cera d’api, colorata in nero e in marroncino, veniva usata per impermeabilizzare ed abbellire i bordi della suola e dei tacchi utilizzando un utensile metallico particolare, chiamato  bordatore. Prima dell’uso doveva essere riscaldato sul braciere invernale alimentato con carboni di quercia o di cerro perché producevano  molto calore e poco fumo.

Il bussetto o bisegolo, era un arnese costruito in metallo oppure ricavato dal durissimo e compatto legno di bosso, arbusto molto diffuso nella macchia mediterranea. Veniva usato per levigare e lucidare le superfici della suola e dei tacchi al fine di rendere le scarpe esteticamente più belle ed eleganti.

Con una colla preparata con acqua e farina, cotta per alcuni minuti in un tegamino, si incollavano le ultime solette plantari delle scarpe che, pertanto, potevano essere consegnate ai clienti.

L' incudine metallica a forma di piede rovesciato veniva fissato su apposito sostegno di legno o di ferro, opportunamente sagomato che veniva appoggiato sulle ginocchia. L’incudine, detto anche semplicemente piede, permetteva di inchiodare le semenze, sulla suola delle scarpe e di piegarne il gambo quadrato sporgente oltre lo spessore della soletta in cuoio del plantare.

Oltre alla singola incudine per le scarpe degli adulti, il calzolaio utilizzava anche la triplice incudine metallica per poter inchiodare le tre misure più comuni di scarpe per bambini.

Personaggi famosi che hanno lavorato come calzolai:

Salvatore Capezio (Fondatore della Capezio, nota azienda di scarpe da ballo)

Angelo Musco (Attore italiano di cinema e teatro)

Anselmo Ronchetti (Famoso calzolaio italiano)

Hans Sachs (Poeta e drammaturgo)

Ciccio Ingrassia (Attore italiano di cinema e teatro)

Salvatore Ferragamo (Vogue)

 

Fonte Wikipedia a cura di Pippo Lombardo 


 

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