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Aquilone
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I ragazzi si costruivano da soli il proprio aquilone, in messinese planeta. Erano necessari due bastoncini incrociati, che si potevano ricavare dalla canna oppure dai gambi secchi delle ortiche. Dopo averli fissati solidamente al centro, si ricoprivano con un foglio di carta velina leggerissima o una pagina di giornale. Il tutto veniva tenuto insieme da una colla preparata con un impasto di farina bianca ed acqua, opportunamente diluito. All’ aquilone si appendevano delle lunghe code, fatte con anelli di carta colorata. La guida dell’aquilone avviene mediante un lungo filo, ricavato dai gomitoli di cotone che solitamente si trovavano in casa.

L’abilità del costruttore stava nel dare il giusto equilibrio all’ aquilone, bilanciandolo tra la testa e la coda, in modo che potesse prendere agilmente il volo e salire sempre più in alto, fino quasi a scomparire in cielo.

Le origini dell’aquilone vanno ricercate in Cina dove veniva realizzato con bambù e seta e, lasciato librare nel cielo, assumeva significati religiosi, il suo volo rappresentava una sorta di collegamento tra gli uomini e il cielo e quindi con le divinità.


 

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