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L’attesa della povera gente – Giorgio La Pira
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L'attesa della povera gente (disoccupati e biso ..gnosi in genere)? La risposta è chiara: un Governo ad obbiettivo, in certo modo, unico: strutturato organicamente in vista di esso: la lotta organica contro
la disoccupazione e la miseria.
Un Governo, cioè, mirante sul serio (mediante l'applicazione di tutti i congegni tecnici, finanziari, economici, politici adeguati) alla massima occupazione e, al limite, al  "pieno impiego"…………..

Vi sono disoccupati? Bisogna occuparli. La parabola dei vignaioli è decisiva in proposito: tutti i disoccupati che nelle varie ore del giorno oziavano forzatamente nella piazza - perché nessuno li aveva
ingaggiati: nemo nos conduxit! - furono occupati: esempio caratteristico di  "pieno impiego": nessuno fu lasciato senza lavoro (Mt. 20, 7).
Vi sono creature bisognose? Affamati? Assetati? Senza tetto? Ignudi? Ammalati? Carcerati? Bisogna tendere ad essi efficacemente il cuore e la mano………
E si badi: non si tratta soltanto (come spesso si crede) di atti di carità confinati nell'orbita di azione dei singoli: impegno di amore, cioè, che investe soltanto le singole persone: no, si tratta di un impegno
che parte dai singoli e che investe l' intera struttura e l'essenziale finalità del corpo sociale…….

 

E la ragione è evidente: i disoccupati esistono: se esistono devono vivere: per vivere devono consumare. Consumare senza produrre: è questo il paradosso economico della disoccupazione.
La povera gente - che ha buon senso - non si dà pace quando riflette su questa incongruenza dell'attuale struttura dell'economia: - ma còme, con tante case da costruire, con tante terre da bonificare,
con tanti beni essenziali da produrre, con tante "aree depresse" da elevare, si può permettere l'esistenza di tanti milioni di braccia inoperose?
E si tenga conto, inoltre, del fatto del  "moltiplicatore": per uno che lavora lavorano altri: per uno che cessa di lavorare cessano di lavorare altri (concetto tecnico in DI FENIZIO, Economia Politica, pagina
456 sgg.)………………la disoccupazione è un consumo senza corrispettivo di produzione: è, perciò, uno sperpero di forze produttive (oltre che essere un disastramento morale e spirituale della persona).


 

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