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Il Cenobio del Gran Camposanto di Messina.
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Studi e ricerche condotte in varie occasioni da parte dell’arch. Antonino Amato e dell’ing. Antonino Conti Nibali, membri dell’Associazione culturale degli Insiemi, sul Cenobio del Gran Camposanto di Messina hanno indotto gli autori alla pubblicazione del libro “Il Cenobio del Gran Camposanto di Messina” edito dalla EDAS.

Al testo sono allegate le tavole di rilievo eseguite dall’arch. Antonino Amato.

L’edificio del Cenobio, da lunghi anni inutilizzato ed abbandonato all’incuria e al degrado, costituisce, insieme con la spianata circostante, che ospita numerosi monumenti sepolcrali di rilevante valore artistico, un unicum nello sparuto contesto delle sopravvivenze architettoniche messinesi.

Il restauro e la salvaguardia di tale preziosa eredità costituiscono un obbligo che la civica amministrazione non può ulteriormente differire, pena l’irrimediabile e colpevole perdita di tanto importante patrimonio.

In tal senso giungono segnali ancora contraddittori. Mentre da un lato, infatti, è già stato commissionato ed approntato, dal prof arch. Giuseppe Arena e dall’ing. Vincenzo Benecchi, un progetto di restauro, che si è avvalso in parte degli studi e dei rilievi oggetto della presente pubblicazione ed ha ottenuto l’approvazione da parte della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali, dall’altro non sussistono ancora certezze circa i tempi di effettuazione di tale intervento.

Per di più, fatto gravissimo e preoccupante, da qualche tempo nella spianata del Cenobio si sta consentendo la realizzazione, in sostituzione delle antiche sepolture già esistenti, di nuovi sepolcri, fortunatamente in numero ancora limitato, il cui stile altera violentemente l’integrità architettonica oltre che storica, dell‘intero contesto.

La progettazione del Cenobio del Gran Camposanto di Messina, conosciuto anche come cappella gotica o conventino, viene correntemente attribuita a Giacomo Fiore (1808-1893), nell’ambito della realizzazione dell’intero complesso cimiteriale, dovuta a Leone Savoja.

All’architetto Giacomo Fiore si devono anche la progettazione della Pia Casa degli Orfani (1850), dello « sbarcatoio di marmo » nel molo dirimpetto al palazzo del Municipio (1855) e, in collaborazione con il Savoja, dei due campanili in stile gotico inseriti ai lati dell’abside del Duomo (1858).

Egli collaborò inoltre con Giuseppe Munagò nella progettazione della Camera di Commercio ed ebbe parte ai restauri del palazzo senatorio, dopo l’incendio del 1848, ed, in maggior misura, a quelli del teatro La Munizione. Nel 1881 fu nominato Preside della facoltà di Scienze dell’Università di Messina, subentrando a Leone Savoja.

Il Cenobio è già citato nella guida di G. Martinez del 1882, che lo indica come opera di « finita esecuzione ». Presso la Biblioteca Regionale di Messina si conserva una nitida fotografia, che ne documenta in maniera particolareggiata i dettagli originari.

Fino al 1908, il Cenobio fu adibito, oltre che allo svolgimento di funzioni religiose, a sede degli uffici del Gran Camposanto e ad alloggio del cappellano-direttore e del suo coadiutore.Il sisma del 1908 provocò danni agli elementi decorativi (pinnacoli, fregi sul culmine della copertura, rivestimento e decorazione dei prospetti), senza tuttavia comprometterne gli elementi strutturali né scalfirne, se non minimamente, l’organicità complessiva dell’immagine.

All’inizio degli anni trenta fu oggetto di un pesante intervento di restauro , nel corso del quale fu anche notevolmente modificata la distribuzione interna. La cerimonia di inaugurazione per il Cenobio restaurato avvenne il 22-1O-1932. 

Dopo tale restauro, completato nel 1932, oltre che essere utilizzato per la celebrazione dei riti sacri, ospitò per breve tempo gli uffici della direzione, che, dopo vari spostamenti, nel dopoguerra furono definitivamente trasferiti nell’attuale sede.

I riti religiosi continuarono ad esservi officiati fino agli anni ‘50, limitatamente ai giorni della commemorazione dei defunti e del terremoto. Oggi il Cenobio si presenta in condizioni di notevole degrado, dovute in speciale modo al deterioramento delle parti rifatte in cemento armato e ai danni subiti per opera degli agenti atmosferici, anche a causa della precarietà della attuale copertura.

Abbandonato per lunghi anni all’incuria più completa, fu ulteriormente danneggiato, specie per quel che riguarda le vetrate e gli arredi, da ignoti vandali.
Di recente, l’Amministrazione comunale si è opportunamente orientata per un nuovo intervento di restauro.

La spianata circostante ospita pregevoli monumenti sepolcrali, quasi tutti realizzati fra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, alcuni dei quali, a parte limitate e sporadiche scalfitture dovute alle schegge delle bombe esplose nelle vicinanze, hanno purtroppo subito danni, anche in maniera grave, a causa della mancata effettuazione di poco costosi lavori di manutenzione e di adeguata potatura degli alberi ivi messi a dimora.

Nino Sfameni

Dal libro “Il Cenobio del Gran Camposanto di Messina” di Antonino Amato e Antonino Conti Nibali

a cura di Pippo Lombardo 


 

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