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Lidolì, lidolà.
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(Luglio 2011)

Questo strano titolo potrebbe provocare una formale protesta di Pirandello, per aver parafrasato il suo straordinario “Liolà”, mischiandolo con ordinari fenomeni da baraccone, malriusciti tentativi di recuperare la perduta vocazione turistica della nostra Città.

Non so altrove, ma sulle spiagge dello Stretto di Messina, da Capo Peloro, o Cariddi, a Capo Scaletta, il proliferare dei “lidi” induce a lanciarsi in riflessioni estive, chiacchiere inconcludenti, note stonate in un concerto di euforia collettiva. Tutti al mare, certo, a fare scorpacciate di Sole, di romantica Luna e di scomposta baldoria; bisogna condensare tutto fra l’ultima pioggia di Primavera ed il primo minaccioso acquazzone di fine Estate.

Per alleviare i disagi dei bagnanti sotto il Sole cocente o una fredda Luna, i supervisori del territorio, esperti in un turismo effimero e provvisorio, elargiscono licenze di utilizzo stagionale di angoli di spiaggia, sullo Stretto, non un mare qualunque, la cui bellezza, sulla sponda calabra, è apprezzata tutto l’anno.

A Reggio Calabria c’è il più “bel lungomare d’Italia”, con manufatti e strutture di accoglienza stabili; di rimpetto, la costa sicula dello stesso stretto di mare, sulle reminiscenze del Terremoto del 1908, è costellata di impianti provvisori, semoventi, pronti alla fuga come in attesa di una mareggiata o una colata lavica.

Da questo originale modo è nata una imprenditoria precaria, in sintonia con l’arte di arrangiarsi, da “palla da prendere al balzo”, da “domani è un altro giorno”; passata la stagione balneare, tutti a casa, fino alla prossima concessione. Quello che poteva rivaleggiare, o spartire il titolo di “più bello d’Italia”, quel lungomare che la nostra Città non ha mai saputo curare e preservare, da ogni tipo di scempio, ritorna al suo stato permanente di degrado; così come si sono accese, quelle “lucciole”, elevate a rango di “lidi”, lentamente si spengono.

La Mitologia costruita sullo Stretto, “Cariddi”, le Sirene, o quanto può servire ad una riqualificazione senza scadenza, restano un capriccio linguistico di Omero, perché è più sbrigativo risolvere i rapporti con il territorio concedendo licenze trimestrali, o finchè il tempo si mantiene bello, per venditori di bibite e gelati. Con una delega “a tempo”, i supervisori con la vocazione turistica sperano di camuffare un disimpegno costante, dando la colpa allo scirocco, se “La Via del Mare” non si è potuta costruire.

Mentre gli abitanti dei villaggi sulla costa e nell’entroterra, nella stagione invernale saranno distratti con un variopinto elenco di “sagre” di importazione ed iniziative “fai da te”, il mare dello Stretto di Messina, sulla costa di competenza alla Città, continuerà la sua azione “demolitrice” di manufatti, fatti di notte, abusivi ma “sanati” da leggine fatte su misura.

Il mare diventato “cattivo” avvalora la convinzione che è meglio domarlo con piccole baracche cucite a Giugno e scucite a Settembre. Barriere di cemento, inghiottite come fuscelli, confermano che questo mare è buono solo d’Estate, che è esso l’invasore e non l’esercito di palazzinari di casa nostra.

Meglio un “lido” lì, un “lido” là, perché noi del titolo di “più bel lungomare d’Italia” ce ne freghiamo!

Paolo Ullo

n.d.r. -  Questo scritto dell'amico Ullo risale al 2011...n. Oggi non è cambiato niente anzi direi che lo scempio è totale, quasi tutto il litorale da Paradiso a Capo Peloro è occupato da lidi  che, belli o brutti che siano, occultano la meravigliosa vista dello Stretto di Messina essendo la strada sullo stesso livello della spiaggia .  


 

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