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Uno dei più vecchi arnesi da lavoro: la scopa
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Semplice arnese domestico e distintivo del popolo, strumento di purificazione, elemento di riti magici, dispositivo di punizione; i diversi ambiti richiamati dall’oggetto-scopa sin dal Medioevo spiegano come mai, a un certo punto, la politica abbia cercato di recuperarla, sfruttandone la potenziale efficacia simbolica. Un motivo ricorrente nelle lotte politiche e nei conflitti ideologici, inparticolare nell’Ottocento e nel Novecento, è infatti quello del “far piazza pulita”, dello “spazzar via”, si intende, avversari e nemici. Così che incontriamo ripetutamente nelle vignette e nei manifesti di propaganda – tanto di parte comunista, quanto di parte fascista – scope in azione contro gli antagonisti, rimpiccioliti e ridotti a fastidiosa immondizia.
Per fare un solo esempio, nella Russia del 1920, il manifesto di Vladimir Lebedev in cui un operaio spazza via i nemici della Rivoluzione.

In un bel saggio di qualche anno fa Petra Roettig, una studiosa tedesca, ha mostrato come l’azione del pulire e la scopa stessa, che ne era lo strumento per eccellenza, abbiano avuto per secoli implicazioni morali.

Ecco perché la scopa compare anche nelle immagini riguardanti le lotte religiose del XVI secolo. Nello stesso tempo l’oggetto rimane collegato a un’azione umile, appunto spazzare per terra: non stupisce che nella Novissima iconologia di Cesare Ripa (1625) il Vulgo overo ignobilità sia personificato da una figura che sta manovrando una scopa. Come dire che si tratta in tutto e per tutto di uno strumento plebeo.

C’è un altro spazio in cui vediamo di nuovo le scope, sin dal Cinquecento e poi per secoli fino alla moda odierna dei maghetti e dei sortilegi: lo strumento della pulizia casalinga diviene un inquietante veicolo per gli spostamenti magici delle streghe, elemento costante della loro iconografia, persino nelle sue trasmutazioni contemporanee.

Ma dal Medioevo fino all’età moderna la scopa richiamava anche la sfera delle punizioni corporali. Infatti, come ricorda il Grande dizionario della lingua italiana, “scopare” poteva significare anche “frustare, fustigare, soprattutto con rudimentali flagelli fatti con rami di erica e di arbusti (con particolare riferimento al supplizio che nel passato veniva inflitto, per lo più sulla pubblica via o piazza a meretrici pubbliche, ruffiani, sodomiti)”.

La scopa è un attrezzo comunemente usato per rimuovere polvere o altri piccoli residui dai pavimenti e per raccogliere ed accumulare materiale minuto. Il termine è prosecuzione del latino scopae, plurale di scopa, "ramoscello", e nome di alcune piante e particolarmente di alcune specie di ericacee come l'erica scoparia, che danno rami lunghi e sottili perché originariamente costruita con fasci di rami secchi raccolti e fissati mediante varie legature intorno a un bastone che fungeva da manico. La variante granata, dal medesimo significato, trae il nome dai grani o coccole presenti sui rami di saggina o di ginepro utilizzati per la sua costruzione.

La scopa è stata senza dubbio il primo strumento utilizzato dall'uomo per la pulizia della casa o in generale per pulire i luoghi dove viveva. Non è difficile intuire che probabilmente la prima scopa altro non era che un ramo con le foglie ancora attaccate ad esso.
La scopa forse più conosciuta è quella di ramaglia di nocciolo, betulla, ginestra, bambù ecc. (la classica scopa delle streghe o la famosa scopa volante di Harry Potter) utilizzata esclusivamente per lo spazzamento di aree esterne e che vedete rappresentata in foto. Grande importanza nell'economia ha invece avuto la fabbricazione e la vendita delle scope in saggina utilizzate comunemente per lo spazzamento delle case almeno fino alla seconda guerra mondiale.