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La sabbia del Tempo (dicembre 2016)
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di Paolo Ullo

L'ultima fornitura di sabbia vulcanica, direttamente dai fianchi di Sua Maestà l'Etna, l'avevo prelevata da un piccolo anfratto, particolarmente adatto alla cernita, dentro la Cisternazza di Piano del Lago, il 21 Giugno 1998; meno soddisfacente, all'uso che avevo in mente, era stata quella della Terrazza Craterica dello Stromboli, il 20 Giugno 1990, troppo grossa per farla passare dallo stretto orifizio di una clessidra.Sì, perché, da quando ho cominciato il mio rapporto con il Mongibello, il 19 Agosto 1978, ho sempre desiderato, semplice illusione ottica, di "vedere" scorrere il Tempo, materializzato in piccolissimi granelli di sabbia nera, emersa, terra nuova, dalle viscere del nostro Pianeta; nella mia clessidra ci doveva entrare la più sottile, quella che, durante una eruzione, separata dal vento e dalla forza di gravità, andasse a cadere lontano dall'accidentato edificio di un Vulcano e non dispersa in mare. In tempi recenti, i parossismi del 4 Dicembre 2002 e 3-4 Dicembre 2015, in collaborazione con correnti meridionali d'alta quota, hanno spinto fino a Messina, sabbia, quasi cenere, emessa dall'Etna. Per me, ma non per tutti, un un gradito regalo, un servizio a domicilio, di materiale adatto, il migliore, per costruire clessidre; non ho saputo resistere alla tentazione, dopo aver cambiato destinazione d'uso al monolitico lavico da tre tonnellate di Lupo, di provarci con granelli di pochi milligrammi.

Capisco il disagio che una eruzione provoca agli abitanti delle Città, Villaggi e piccoli agglomerati alle falde del Vulcano, ma, specialmente i compagni di avventura in numerose escursioni, quelli della Sezione del Wwf di Giarre, sapranno apprezzare il mio impegno a riciclare il materiale, nobile, incontaminato, risalito dal centro della Terra; qui da noi, sullo Stretto di Messina, il fenomeno geologico, di ciclicità astronomica, è talmente raro ed affascinante, come tutte le manifestazioni vulcaniche, che si può avvertire, a notevole distanza, il respiro del Pianeta, certamente più silenzioso di quello in prossimità di una bocca eruttiva. Ho raccolto, pulito dalle impurità e conservato come un vino d'annata, tanta sabbia da commissionare ad artisti del vetro la mia clessidra, forse, un capriccio, ma non feticismo verso un oggetto simbolo di un migliore rapporto con il Tempo, che scorre lento o veloce, anche questa illusione mentale, secondo il punto di vista e l'impiego personale; con la clessidra misuravano il tempo delle arringhe, gli oratori delle varie Età dell'antica Roma, se ne è servito Cristoforo Colombo per contare i giorni e le notti del suo viaggio verso l'ignoto.

Oggi, strumento anacronistico, con il Tempo scandito da una clessidra non ci prendi il Treno o vai ad un appuntamento, ma si possono cogliere pause di riflessione e confronto con la frenesia che condiziona la nostra giornata; l'inesorabile caduta di un filo di sabbia, il suo ammonticchiare in forma di montagna, incanta come davanti alla fiamma tremolante e scoppiettante di un falò o di un caminetto. Sensazioni uniche che, a saperle coltivare, facilitano il nostro rapporto con il Tempo, o la sua percezione; domata dentro una clessidra, la sabbia nera del Tempo fa meno paura di un parossismo del Cratere Centrale, scaramantica, per babbei e creduloni, e di riverente rispetto, per chi convive e si inchina, verso la Montagna per eccellenza. Grazie Etna!

Ullo Paolo


 

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