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Etna, in Nome di Dio e di Maria. Atto secondo (Giugno 2017)
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di Paolo Ullo

Testardo e metodico collezionista, esulto, registro e, prima di metterlo in archivio, esprimo le mie impressioni sul Terzo "2 Giugno" sull'Etna. Sui precedenti, Primo e Secondo, rimando alla lettura di "Etna, in Nome di Dio e di Maria", alla fine di questo scritto.

Già l'anno scorso, avvolti nella nebbia, sul bordo della Bocca Nuova, era scappata la promessa di riprovarci ancora, sperando in condizioni meteo più favorevoli; ma, si sa, a differenza delle "promesse da marinaio", quelle "da montanaro" hanno la solidità di una montagna. Avevamo altri 11 mesi per pensarci e, puntuale, giunge l'invito dei Ragazzi; si va sull'Etna, nel rispetto delle leggi imposte dal Vulcano, mettendo in preventivo di non dover, necessariamente, spingerci su, fino al Cratere Centrale. Di fronte a tanto entusiasmo e certo della determinazione manifestata nel 2016, è necessario attivare esperienze acquisite nel tempo; dando per scontato che ci ritireremo, riverenti, di fronte ad avverse condizioni meteorologiche, resta la tentazione e la necessità di aggirare le leggi imposte dagli uomini.

L'accesso ai Crateri Sommitali dell'Etna è impedito da una lunga serie di ordinanze, non si sa bene da chi debbano essere rispettate e, nell'incertezza ed in modo elastico, l'ostacolo può essere superato sborsando soldi; non vado oltre in questa analisi sullo sfruttamento turistico di Sua Maestà e punto dritto alla migliore strategia da seguire, per arrivare nel modo più tranquillo alla lontanissima ed ambita metà. Dal versante Sud, via Rifugio Sapienza, Torre del Filosofo, troppo trafficato, sarà inevitabile incappare nelle Guide, anch'esse obbligate a non condurre nessuno a piedi, oltre il limite imposto ai loro veicoli fuoristrada, dopo il clamore suscitato da un recente e prevedibile incidente. Per questi ed altri motivi, decidiamo di iniziare l'escursione dal versante Nord, da Piano Provenzana, sicuramente su un itinerario più lungo, ma con una pendenza più diluita nello spazio; l'idea di non scartare l'ipotesi di una trattativa con conduttori di fuoristrada a corto di clienti, crolla dopo che si è venuti a sapere che il servizio non viene più effettuato e che alle guide non è stato rinnovato il contratto di lavoro. Strano modo di fare turismo sostenibile!

Abbiamo la prova del suo abbandono, giungendo a Piano Provenzana in un deserto accentuato dai segni di distruzione dell'ultima eruzione che ha interessato il fianco  Nord dell'Etna.

Siamo soli e, prima di partire, è bene mettere in evidenza che dovremo fare affidamento sulle nostre energie e sul Patrocinio dell'Alto dei Cieli; a quest'ultimo ci rivolgiamo, come nel 2016, rivolgendo una preghiera ed iniziamo la marcia "In nome di Dio e di Maria".

In sequenza, ci prefiggiamo due mete da raggiungere: l'Osservatorio del CNR, ai Pizzi Deneri a quota 2.800, ed il Cratere Centrale che fuma nascosto dal Cratere di Nord-Est. Non c'è nessuna variante, non si può giocare di fantasia per arrivarci; al primo, sedotto e abbandonato, ci arriveremo intorno a mezzogiorno ed al secondo erano le due del pomeriggio. Questa la fredda e striminzita tabella di marcia, ma dietro ai numeri ci sta la straordinaria volontà degli escursionisti di realizzare un desiderio, una grande prova di carattere per tutti. Contrariamente alle previsioni, dal pianoro dell'Osservatorio, una traccia di carrareccia si presenta ben marcata, una garanzia in caso di nebbia, e continua fino alla base dei coni terminali dei Crateri Nord-Est e Centrale; dai primi campi di neve incontrati si intuisce che nessun mezzo meccanico li ha percorsi, ma non siamo i primi a calpestare il ghiaccio spolverato di nera cenere vulcanica. Incontriamo una coppia di giovani tedeschi, già di ritorno, e si rinnova la magia di un saluto fra gente di montagna; in segno di ammirazione, ai due ragazzi stranieri stringo la mano e qualcuno aggiunge un "auf Wiedersehen". I nostri Ragazzi scalpitano, il gruppo si allunga in vista della parete Nord del Centrale e, saltellando come dei capretti al pascolo, arrivano per primi sul bordo del Cratere; segni di esultanza e lo sventolio della Bandiera sono i segni che ce l'hanno fatta!!... Rispondo dal basso alzando i bastoni al cielo e gridando come gli Indiani d'America che hanno accerchiato una mandria di bisonti; quando arrivo sul bordo, dal mio zaino tiro fuori un po' d'America veramente, la Bandiera a stelle e strisce, in omaggio all'italoamericano del gruppo.

L'emozione è tanta, si tocca il cielo con un dito, fra squarci di azzurro nelle colonne di vapore bianco che risale dagli abissi del nostro Pianeta; c'è chi osa sfidare il Vulcano, imitando malamente la sua voce tonante, con il botto di un tappo da spumante. Strano modo di festeggiare una ricorrenza in cima all'Etna, strani tutti noi, che anziché rifiutare un brindisi ad alta, anzi, altissima quota, abbiamo alzato i bicchieri in segno di augurio, ebbri non di alcool, ma di entusiasmo per l'impresa realizzata.

Sul bordo del Cratere Centrale dell'Etna non si può indugiare più di tanto, bisogna anche considerare i tempi per il ritorno, e fra abbracci e pacche sulle spalle, come vecchi amici che si ritrovano ad una festa, trovo anche il momento di ripercorrere importanti avvenimenti vissuti sulle montagne; quest'ultima esperienza acquista il sapore, mi auguro, di aver trasmesso passioni rafforzate ed ancora da rafforzare e sarà il tempo a decidere quando, come una missione, toccherà ad altri continuare.

Ci siamo fatti beffa delle leggi degli uomini, che ci volevano esclusi dal godere di un bene comune, nonostante il dichiarato titolo di "Patrimonio dell'umanità; noi, sull'Etna, ci siamo andati non da clandestini, ma da amanti della natura in tutte le sue manifestazioni. Grazie a tutti; grazie Etna!....

Ullo Paolo

***

Etna, in Nome di Dio e di Maria.

( Giugno 2016)

C'ero già stato sull'Etna un 2 Giugno, quello del 2004, "... per festeggiare la Repubblica... ", mi dicono dalla  Sezione di Messina del Club Alpino Italiano; ogni occasione è buona e l'itinerario è un inedito, quasi da cordata, per gambe, polmoni e forza di volontà fuori dall'ordinario, roba da " mens sana in corpore sano": dal Rifugio Citelli all'Osservatorio Etneo del CNR, via Serracozzo, Rocca della Valle, Pizzi Deneri. Dodici anni dopo, giunge graditissimo l'invito di Matteo "... per festeggiare la Repubblica, un compleanno..." ed altre motivazioni; per l'Etna è sempre un "Invito a Nozze" e, per di più, arriva da uno dei Ragazzi del '95, quando il 27 Agosto abbiamo raggiunto la terrazza craterica alla Bocca Nuova. Accetto senza esitazioni ed estraggo dalla memoria tutti i miei precedenti sul Mongibello nel tentativo, vano, di rendere l'idea, a chi non c'è mai stato, di come debba essere affrontata un'escursione verso le alte quote del Vulcano; l'Etna, fino a quando non ci sei sopra per la prima volta, resta un mistero incomprensibile, che si chiarisce, si dipana man mano che l'affronti passo dopo passo, con riverente timore e, dopo averne colto gli umori ed i segni, con spigliata, amichevole confidenza.

Al raduno di partenza mi ritrovo, con lo stesso spirito di avventura della mia prima esperienza solitaria, il 19 Agosto 1978, con mio figlio Rosario al suo debutto con la Grande Montagna e con Giuseppe, anche lui debuttante, onorato di accompagnarlo 29 anni dopo aver tenuto a battesimo sull'Etna Domenico, suo padre; non capita a tutti e spesso di concentrare, oltre a quelle dichiarate, motivazioni così importanti per affrontare una nuova scalata verso i confini del cielo, nonostante l'inesorabile scorrere del tempo. A rafforzare la convinzione che debba esprimere al meglio il mio ruolo di maggiore conoscitore e più informato sui corsi e ricorsi della Storia dell'Etna, il resto della compagnia, ne sono certo, ha fatto la levataccia, sono le 6,00 del mattino, perché spinto da curiosità e desiderio di conoscenza, anche se, dalle facce assonnate e dalle conversazioni, sembra il raduno di una congregazione di rappresentanti di Arti e Mestieri; una "Armata Brancaleone" di montanari improvvisati, ma che ha vinto la sfida, se sfida c'era, con chi sulle grandi montagne è di casa o ci è nato, tutti dritti alla meta con caparbietà e padronanza delle proprie energie.

Prima di iniziare la marcia dal Rifugio Sapienza, lanciamo l'invocazione "In Nome di Dio e di Maria!", non contravvenendo a quanto recita il Secondo dei Dieci Comandamenti di "Non nominare il Nome di Dio invano"; l'Etna è un libro aperto sui fenomeni che regolano la vita del Pianeta, su tutto il Creato e a nominare il Suo Creatore non c'è luogo migliore, dove la Preghiera si fa più intensa, diretta, più vicina all'Alto dei Cieli e meglio indirizzata.

La giornata promette bene, il cielo è limpido e solo al Piccolo Rifugio, quota 2.400, scorgiamo, lontanissimi, i Crateri Sommitali, il Sud-Est, primo attore negli ultimi 30 anni, che nasconde i suoi più stagionati compagni, la Bocca Nuova, il Centrale ed il Nord-Est; mi rendo subito conto degli stravolgimenti che ha subito l'Etna alle alte quote, manco da 17 anni, quando il 13 Agosto 1999 ho raggiunto la cima del Nord-Est a 3.300 metri, e dell'immensa colata del 1971 non c'è più traccia, sepolta, come la Torre del Filosofo e il Monte Frumento Supino, da metri di scorie, lapilli e bombe vulcaniche.

I miei compagni di viaggio, eccetto Matteo, non sanno  niente dell'Etna meno recente e neanche della sconfinata Valle del Bove, la quale, avvolta da inamovibili nuvole di condensa, non si offrirà alla visione per tutta la giornata; tutte le attenzioni sono concentrate al raggiungimento dei Crateri, dopo essere passati in fretta al largo del Sud-Est il più "focoso", dinamico e scalpitante. Ci lasciamo alle spalle l'Etna vissuta "In nome del Denaro", turisti spennati come i polli, guide mercenarie  della Montagna e Gipponi che fanno la spola, su e giù, con le basse quote del Vulcano; imbacuccati per difenderci dal gelo di quota 3.000, ci avviamo nel deserto lavico, dopo aver attraversato gli ultimi campi di neve, verso la più dolce pendenza che ci porterà al bordo inferiore della Bocca Nuova. Siamo in ritardo di un'ora sulla tabella di marcia prevista, quanto basta perché capricciose nuvole di correnti ascensionali ci avvolgano e ci impediscano la visione della Sommità della Montagna; come in una cordata, la testa del gruppo, viene colta dalla nebbia pochi attimi dopo aver raggiunto i vapori e le irrespirabili esalazioni solforose della Bocca Nuova, come in una cordata anche alla coda spetta il merito di essere giunta alla meta.

Grazie a tutti come splendidi compagni di viaggio, una volta tanto fuori dal loro ruolo nella vita di tutti i giorni: ad Andrea, Domenico e Valeria per nulla intimoriti in compagnia di Artisti ed Artigiani camuffati da Alpinisti; a Gianni e Santino, sbalorditi di fronte a tanto materiale da costruzione e non poterlo utilizzare; ad Ignazio, al quale riesce difficile accettare che la lava, prima di scendere, deve salire, contrariamente agli elementari principi di meccanica dei fluidi; a Giovanni, che non è riuscito a convogliare il calore della Terra fino al caminetto di casa; a Padre Giovanni, che, tentato di suonare la canna d'organo più alta del mondo, 3.000 metri, ha dovuto rinunciare perché non ha trovato la tastiera ed uno sgabello su cui sedersi; a Francesco e Biagio, che non potranno mai fare dell'Etna un vaso portafiori; ad Antonino che, per non aver trovato spazio nel frigorifero di casa, ha preferito rinfrescare una bottiglia di spumante in modo naturale; a Giuseppe che, sull'Etna si è spinto più in alto di suo padre, ma non perché è più bravo, ma perché le condizioni meteorologiche lo hanno consentito; a Matteo che, collezionando la sua seconda ascensione in cima all'Etna, gli sarà più facile collezionare ancora pochi chilometri di pellicola, prima che gli venga assegnato l'Oscar; a mio figlio Rosario, che saltellava sulla lava come le caprette del nonno; a me stesso che sono arrivato alla quarta volta in cima all'Etna e spero che ce ne siano ancora.

Mantenendo una delle motivazioni, abbiamo anche sventolato la bandiera per inneggiare alla Repubblica ed, in marcia defaticante, non prima di aver festeggiato i 20 anni di Antonino  nell'ammasso caotico delle lave, a 3.000 metri, come dei Pinguini che se ne infischiano del vento gelido, raggiungiamo il Rifugio Sapienza, "In Nome di Dio e di Maria!" e ringraziandoli per la loro protezione.

Ullo Paolo


 
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