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Lo sviluppo della stampa periodica messinese.
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di Pizzi Anna Maria

Posto di grande rilievo nella storia della vita culturale messinese va certamente dato alla produzione della stampa periodica, notevolmente ricca per numero e qualità delle testate.

L’importanza è data dal suo porsi nelle vicende cittadine come specchio fedele degli avvenimenti politici e civili, delle tensioni sociali e della specifica vocazione marittima e commerciale di Messina, “città mediterranea”. E’ anche testimone delle istanze di cambiamento rispetto alle contraddizioni di una realtà che emerge come dimenticata dal governo piemontese; di un malcontento espresso talvolta  come forte autocritica diretta a colpire alcuni atteggiamenti dei concittadini. 

Prima città in Sicilia in cui fu avviata l’arte tipografica, la città di Messina vanta un vero e proprio giornale politico dal titolo Giornale di Messina che viene pubblicato nel periodo delle rivolte contro la Spagna, dal 29 ottobre 1675 al 24 aprile 1677, grazie al quale conquista anche il primato  di aver introdotto nella regione queste genere di pubblicazioni popolari.

Dopo più di cento anni la ripresa della produzione dei periodici si svolge nella direzione di asservire il potere dei borboni e l’alleato inglese rispetto ai fermenti di cambiamento suscitati dalla rivoluzione francese connotandosi di conseguenza per l’assenza di notizie di cronaca e di dibattiti con l’amministrazione comunale.

Fra i tanti, il COMPENDIO DELLE NOTIZIE PIÙ RECENTI del 1793 ed il CORRIERE DI MESSINA che vede la luce lo stesso anno, che si fondono poi nel COMPENDIO DELLE NOTIZIE PIÙ RECENTI DEL CORRIERE DI MESSINA; LA  PORTATA, del 1796, che  si rivela  particolarmente utile nel raccogliere i dati riguardanti il movimento del “porto franco” di Messina; l’OSSERVATORE PELORITANO, del 1797 e la GAZZETTA BRITANNICA, che il 18 giugno 1814 diventa la GAZZETTA DI MESSINA.

I fogli venuti alla luce negli anni successivi rappresentano una fase gloriosa del giornalismo periodico affiancando il nascente movimento risorgimentale italiano, sia pure dentro gli angusti limiti della censura impostagli dal governo borbonico.

Dopo il NUNZIO PACIFICO del 1820 ed il MERCURIO MESSINESE del 1829 non si può tralasciare di menzionare l’importantissimo MAUROLICO, giornale del Gabinetto Letterario, fondato il 5 ottobre 1833 da un gruppo di giovani intellettuali fra cui Giuseppe La Farina, Felice Bisazza, Raffaele Villari, Riccardo Mitchell, collaboratori in futuro di diversi periodici, e altri fra i migliori ingegni di Messina.

Annoveriamo ancora  LO SPETTATORE ZANCLEO (1831), pubblicato fino al 1847, al servizio anch’esso della causa rivoluzionaria, e costretto ad assumere un nuovo titolo, IL FARO, dal 1836 al 1839, essendo stato colpito dai rigori della censura; IL MONITORE  ECONOMICO TECNOLOGICO AGRARIO, organo della Società Economica della Valle di Messina; L’AMICO DELLE DONNE, stampato per otto numeri dal 20 gennaio 1835 e L’INNOMINATO, giornale di scienze, lettere ed arti apparso fra il 1835 ed il 1839 ed anch’esso facente capo, come L’AMICO DELLE DONNE alla scapigliatura messinese.

Nell’insieme dei fogli apparsi in quel periodo (....si vuole siano stati 528 in tutta la Sicilia ...), la stampa messinese è presente col suo valido contributo di circa 60 giornali.

Troviamo ancora: IL POSTIGLIONE DI SICILIA (periodico commerciale), L’AGENTE DOGANALE DEL COMMERCIO e LA TRINACRIA, tutti del 1836; il GIORNALE DI LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA, del 1838; LA SENTINELLA DEL PELORO  del 1839, con il motto “Avanti”; SCILLA E CARIDDI (1843), che costa al suo fondatore, l’abate Carmelo Allegra, la persecuzione da parte della polizia.

Fallita la rivoluzione del 1848-49 ebbe luogo una feroce censura che rese impossibile il normale sviluppo dell’attività giornalistica.

Si annoverano così diversi periodici, a cui nella maggior parte dei casi viene inflitto il divieto di pubblicazione  dopo appena qualche numero. Sorte che colpisce, tra il 1850 ed il 1851, LA LUCCIOLA, L’EMPEDOCLE, diretto da Padre Domenico Celesti dei Minimi Conventuali e LA PROVA, che non pubblicava le firme del direttore e dei redattori. Maggiore fortuna hanno: L’ALBO GIUDIZIARIO, pubblicato dal 1851 al 1854; l’ECO PELORITANO, nato nel 1853 e particolarmente rilevante ai fini della lotta cospirativa; il satirico IL TREMACOLDO e l’EDUCATORE DEI GIOVINETTI, del 1858. 

Segnano la fine della lotta risorgimentale: IL PATRIOTA, giornale del Comitato di Messina, avente il compito di allarmare tramite false notizie, le truppe borboniche rinchiuse nel castello di Milazzo, in cui veniva introdotto da falsi amici della monarchia, IL TELEGRAFO, l’umoristico LA TRAPPOLA ed IL GARIBALDI.  

All’indomani dell’unificazione assistiamo ad una straordinaria fioritura della stampa periodica nelle sue più varie tipologie: dalla testata politico-amministrativa al numero unico diffuso per il dibattito di una particolare questione, dalla rivista scientifica ai giornaletti satirici e letterario-artistici: LA STELLA POLARE; IL DON MARZIO, che va  a formare con l’ABBICI e L’AQUILA LATINA,  una forte opposizione al partito cavouriano; IL MARCHESINO; POLITICA E COMMERCIO; LA CODA DEL DIAVOLO; CAMERA DI COMMMERCIO ED ARTI DI MESSINA; IL MEFISTOFELE;  L’INDICATORE SICILIANO; la GAZZETTA DI MESSINA;  L’IMPARZIALE; IL PENSIERO DI MESSINA; IL DICEARCO; IL NUOVO IMPARZIALE;  L’ORDINE; LA SENTINELLA; IL FIGARO; LA CRONACA SICILIANA.

I giornali sono indirizzati quasi esclusivamente ad un’élite urbana notevolmente moderna dal punto di vista economico e sociale, ed estremamente diversificata in gruppi e partiti fra cui si apre una lotta per un maggiore potere nella gestione della cosa pubblica. Il periodico viene utilizzato per diffondere le idee proprie di ciascun gruppo e formare i vari orientamenti nell’opinione pubblica, in un periodo in cui cominciano ad apparire le prime organizzazioni politiche di massa. 

Uno studio delle testate rende evidente l’importanza che le organizzazioni massoniche e cattoliche assumono nel corso della seconda metà dell’Ottocento ed il crescente peso dei gruppi socialisti.

In mancanza degli odierni mass-media, le testate vengono utilizzate come strumento di propaganda politica sostenendo apertamente i vari candidati con vere e proprie campagne elettorali.

In particolare, la lettura dei periodici commerciali è di grande utilità al fine di ricostruire il conflittuale tessuto sociale di Messina. E’ facilmente intuibile che in una città in cui il commercio ha un ruolo preminente, proprio in tali testate emergano le istanze delle varie élites sulle scelte economiche più importanti; da ciò deriva la forte connotazione politica dei periodici commerciali, i quali sostengono le diverse posizioni nei momenti cruciali della vita nazionale e cittadina.

La notevole quantità dei periodici di orientamento economico pubblicati a cavallo fra Otto e Novecento rappresenta di per sé un dato signifi-cativo che ne testimonia la profonda connota zio-ne commerciale e marittima.

L’intensa vita economica della città, dovuta primariamente al suo porto e alle connesse molteplicità di traffici e di professioni, è dedotta da un pullulare di fogli che ne documentano con costanza e precisione, lo sviluppo, le problematiche e nel contempo i fattori che ne determinano la decadenza.

Dalle pagine di questi giornali è possibile conoscere l’andamento dei traffici portuali anno per anno, nonchè i dati riguardanti le esportazioni, le importazioni ed i prezzi dei principali prodotti.

Anche gli inserti pubblicitari si rivelano utili alla ricostruzione del tessuto economico cittadino, in quanto oltre a reclamizzare gli articoli, i negozi più disparati, le numerose tipografie e le varie ditte di trasformazione dei prodotti, rilevano la crescita delle attività speculative collegate al movimento del porto. Si può notare, difatti, la presenza accanto alle agenzie di navigazione, di numerose compagnie di assicurazione, nonché il sorgere dei ceti emergenti facenti capo alle professioni liberali e impiegatizie.

Ancora, gli annunci della Camera di Commercio ed Arti, i dispacci delle agenzie con le più importanti notizie da tutto il mondo, la registrazione puntuale della borsa italiana ed estera, rendono i periodici commerciali una fonte eccezionale per lo studio dell’evoluzione della struttura politica ed economica della città di Messina, del resto della regione e nazionale.

Fra gli anni immediatamente precedenti l’effettiva abolizione delle franchigie doganali (31 dicembre 1879) e l’ulteriore svolta protezionistica del governo nel 1887, i temi maggiormente agitati dai periodici, si possono così riassumere: Anzitutto il generale coro di proteste volto contro la cessazione del "porto franco" e la sua incidenza negativa sull’esportazione di numerosi prodotti tipici della città, la crisi vinicola che sopraggiunge anche in conseguenza del parassita della fillossera che si abbatte sulle coltivazioni, i dibattiti intorno al diritto di richiesta del "punto franco" (ne prevede la possibile concessione la legge del 7 agosto 1876), l’invocata realizzazione dei magazzini generali e degli altri necessari ammodernamenti portuali, il problema posto dal miglioramento delle strade che collegano Messina alla provincia e all’interno e dalla costruzione di nuove linee ferroviarie, nonchè la reclamata applicazione delle tariffe differenziali.

Va aggiunto, che già intorno al 1878 incomincia a farsi strada l’intuizione che per il futuro dell’economia messinese, è indispensabile appoggiare l’iniziativa privata nel campo dell’industria e favorire l’istruzione professionale.

Uno degli aspetti preminenti dei periodici è certamente quello di essere denuncia dei "mali" di una realtà economica e sociale, per molti aspetti in declino rispetto agli anni precedenti. Suscita forte impressione leggere pagine da cui sembra levarsi un grido antico e attuale al tempo stesso, quasi sempre inascoltato, diretto non solo a chiedere l’attenzione di un governo spesso sordo ai suoi appelli ma anche a colpire la passività e l’indifferenza con cui i concittadini assistono alla rovina di una Messina, di cui si compiangono amaramente le glorie passate.

I toni diventano sarcastici anche nel commentare la mentalità dei giovani messinesi, così come riecheggia dalle pagine de L’INDICATORE SICILIANO, gestito analogamente al CRONISTA da Giovanni Leggio e stampato anch’esso dalla tipografia Alighieri: " ..... sarebbe necessario l’impianto in Messina di un buon istituto nautico, che fosse il semenzaio di ottimi capitani e quindi sprone potentissimo a rialzare la spenta industria marittima. Doveroso a dirsi! Non si riuscì mai a rafforzare quest’idea con l’appoggio deliberato di parecchi consiglieri, di modo che ottenesse almeno l’onore della discussione. E si che in altri tempi il nostro bilancio non presentava, com’oggi un deficit di lire 342.000! E si che si trattava di cosa di una incontrastabile utilità pratica! Ma se quando eravamo ricchi, in confronto dell’oggi non si trovarono sostenitori alla proposta di fondare un istituto che, qual calamita avrebbe attirato a noi la maschia presenza di tutti i migliori marinai delle provincie meridionali, in compenso si trovarono voti a josa per far pagare al municipio e a molto caro prezzo, un immigrazione periodica di locuste umane, non meno voraci e dannose delle terribili sterminatrici dei nostri campi. Non già che la morale ne venisse in alcun modo offesa! Erano tutte oneste fanciulle di rango francese, di rango italiano e d’altri nobili ranghi, le quali venivano a dettare lezioni d’etica e metafisica ai figli di famiglia e talvolta agli stessi padri della patria! Se il danaro del povero era proffuso almeno il senso morale era salvo e la castigatezza dei costumi se ne avvantaggiava! Perché mo si dovrebbe oggi rompere così brillanti tradizioni? Per la bagattella di lire 342.000? Non val la pena di occuparcene. L’essenziale è di non lasciar abbattere gli animi dei buoni cittadini di Messina, ma di infondere la vita, a furia di spettacoli e di orgie, nelle nostre mura rese squallide dal deperimento commerciale ..... la nostra gioventù passeggia oziosa per le vie di Messina o sdraiata nei caffè conta le spire voluttuose in cui si aggira il fumo della sigaretta? E che perciò? In attesa di tempi migliori, di giorno, avrà campo di esercitarsi nell’arte della contemplazione, di notte si dedicherà allo studio sperimentale della storia naturale. È vero che accolta in un istituto nautico vi imparerebbe il modo di divenire utile a se ed agli altri per le vie che resero Genova, sopra le altre città d’Italia ricca e potente. Ma questo sarebbe ridicolo spirito di imitazione o gara di campanile. Lungi da noi tale obbrobrio. A noi le rati gentili della musica, della danza e della pantomima. Alla rozza natura dei liguri lasciamo dunque la cura di guidar navi e incallire le mani sul timone e sui remi ....."1.

Nonostante i numerosi fattori negativi, non si possono non notare dei segni positivi.

Notevolmente florido è il settore degli agrumi, che va a compensare negli anni compresi fra l’Unità e il grande terremoto le attività che versano ormai in una crisi irreversibile, rendendo Messina la più importante piazza agrumaria del Mediterraneo e limitando la disoccupazione causata in particolare dal decadimento dell’industria tessile, grazie alla nascita di numerose case di esportazione ed agli stabilimenti di trasformazione dei prodotti agrumari.

Nel contempo, va rilevata l’importanza e la crescita dei ceti legati alle attività di intermediazione finanziaria, che operano spesso con la collaborazione di famiglie straniere, per lo più inglesi, ormai residenti a Messina. Accanto all’incremento delle compagnie di navigazione e delle società di assicurazioni, vanno menzionate a testimonianza della consistenza delle operazioni finanziarie e commerciali, la costituzione della Banca Siciliana nel 1872 e la Banca Popolare di Messina, fondata nel 1878.

Malgrado il generale rimpianto del "porto franco" e delle attività di esportazione, la decisa reazione della borghesia armatoriale e il fiorente mercato degli agrumi, costituiscono due dei più importanti fattori che permettono la ripresa dell’economia cittadina e impediscono che il Mediterraneo possa diventare, così come teme IL NUOVO IMPARZIALE, un lago francese, mentre l’Adriatico possa ridursi a un "lago austriaco".

Ma vi è da dire che le ragioni di crisi, sono da ricercare pure, come considerano L’IMPARZIALE, ed IL NUOVO IMPARZIALE, nella mancanza di credito razionalmente elargito ed amministrato, nella deficienza assoluta dello spirito di associazione e cooperazione2 - danno non meno grave - del malgoverno comunale e nazionale. "Lo spirito di associazione difetta, e le leggi stesse non sono atte a verificarlo. Non appena dei capitali si uniscono per creare un’industria viene il fisco e ne inaridisce le fonti" …."Il mondo dell’infinitamente piccolo, la micromania, trionfano nel mondo non solamente fisico"3

Alti si levano i cori di protesta contro la temuta soppressione delle facoltà minori dell’Università messinese. Nell’ultimo ventennio del secolo la stampa locale condanna all’unanimità la minaccia del ridimensionamento, a causa degli elevati costi, di un’istituzione che vanta una gloriosa tradizione, esprimendo l’impossibilità a rassegnarsi di fronte all’ennesima umiliazione patita4, e proponendo riforme basate sull’autonomia degli istituti. L’unico vantaggio riconosciuto a questa minaccia, è "......di avere finalmente - anche per l’avvenire - svegliata la cittadinanza e scosso saltuariamente i nostri deputati e senatori per ricordarsi che Messina ancora esiste e che ad essa bisogna pensare davvero e che alle camere e negli uffici del potere esecutivo, la loro voce e i diritti dei rappresentanti devono avere tutto quel peso che meritano; io ne sarei grandemente lieto, e con me tutti coloro che vorrebbero veder tornare allo antico splendore la bella ed ormai infelice città del faro....."5 L’eco di queste denunce ci raggiunge con forza ancora oggi e ci consente di cogliere le premesse di decadenza, non solo economica ma anche culturale, di cui il grande terremoto fu un fattore potentissimo di accelerazione.

A cura di Pizzi Anna Maria

Scarica qui il testo integrale.

 

Note


1 L’INDICATORE SICILIANO , "Prodigalità da Scapati" num.7, 29 marzo 1876
2 IL NUOVO IMPARZIALE, "Cooperazione", num. 110, 11 ottobre 1890; "Cooperazione", num. 111, 12 ottobre 1890; "Cooperazione", num. 114, 16 ottobre 1890; "La cooperazione nell’agricoltura", num. 250, 28 ottobre 1893
3 L’IMPARZIALE, dicembre 1891; vd. anche i seguenti art. pubblicati da IL NUOVO IMPARZIALE: "Tema doloroso", num. 87, 15 settembre 1890; "La voce del paese", num. 132, 6 novembre 1890; "j", num. 110, 11 ottobre 1890;
4 Si rinvia, ai seguenti art. di POLITICA E COMMERCIO che ha dibattuto in maniera particolare la questione: "La nostra Università", num. 188, 12 agosto 1879; "Cose universitarie", num. 143, 21 giugno 1880; "La nostra Università", num. 259, 2 novembre 1886; "La nostra Università", num. 260, 4 novembre 1886; "La nostra Università", num. 261, 6 novembre 1886; "La nostra Università", num. 266, 12 novembre 1886; "La nostra Università", num. 271, 18 novembre 1886; "La nostra Università", num. 274, 22 novembre 1886; "La nostra Università", num. 276, 24 novembre 1886; "Gli studenti calabresi e la nostra Università", num. 288, 9 dicembre 1886; "L’insegnamento industriale nella nostra Università", num. 10, 14 gennaio 1887; "La questione dell’acqua e l’Università", num. 294, 15 dicembre 1887
5 L’IMPARZIALE, 31 GENNAIO 1893


 

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