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Sicilianu sugnu e mi nni vantu.
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SICILIANU SUGNU E MI NNI VANTU

Siciliano sono e me ne vanto

    di   Casimiro Bellone  

     

Nuova IPSA Editore

 

 "Lo Staff di MessinaIerieOggi.it, nel ringraziare l'autore per la fiducia accordataci, si limita a pubblicare solo qualche pagina del libro e qualche poesia in dialetto siciliano."  

L'autore nato a Palermo, per lavoro si trasferisce a Messina e oggi risiede a Patti. Da quando è in pensione dedica parte del suo tempo alla famiglia, ai nipoti, alla pesca e alla poesia.     

Questa è la mia la mia Sicilia, Vi presento in racconto e poesia, l’amore per la mia terra,  la mia città Palermo,  Basico’, Montalbano, Patti  e  comuni limitrofi in provincia di Messina, le persone, i sapori e la rabbia da me conosciuti  durante   una vita di emigrato in Patria, con tanta realtà miscelata ad un  poco di fantasia.                                       

 

Miscelando tanta realtà in poca fantasia, vi racconto questa terra mia, una terra calda, ammaliante e ruffiana, che ti entra nel sangue  prendendoti corpo e anima.

Sicilia  un angolo di paradiso in terra  

Voglio raccontarvi la mia Sicilia, la Sicilia che ho vissuto, amato, e spesso  detestato in momenti di sconforto, specie quando ho assistito impotente al martirio di tanti uomini onesti e valorosi, o quando vedevo le sofferenze fisiche di mio Padre e le difficoltà della mia famiglia, contrastare con la sordità e la cecità delle istituzioni.

Una Sicilia dove nonostante le difficoltà  in cui sono cresciuto, grazie alla guida morale di un Padre e una Madre retti ed onesti, m’ha dato la possibilità di scegliere di fare una  vita onesta, con tanto sacrificio ma senza dovere scendere mai a compromessi con il malaffare, e come  me tutti i miei fratelli, i tantissimi amici compagni di gioventù  e tanta   gente onesta, venuta su con sacrifici, cercando di prendere sempre il meglio di quel poco che avevamo avuto dalla vita.

Ho  amato ed amo con tutto me stesso come  fosse mia Madre, questa terra per la quale darei la mia vita, una terra abitata da uomini e donne dedite al lavoro, terra piena di tante  tradizioni, odori, sapori, suoni, usi e costumi   unici al mondo, terra ricca d’arte, monumenti e testimonianze di un glorioso passato, a partire dall’inizio della civiltà, se ti fai un giretto in Sicilia potrai ammirare le tante meraviglie partendo dai tempi più remoti, vedrai ad Agrigento la Valle dei Templi, il Teatro Greco di Siracusa,  di Taormina, di Tindari località di Patti in provincia di Messina, rovine di Selinunte, Noto capitale mondiale del Barocco, Palermo con la sua Cattedrale, il palazzo Reale, il Duomo di Monreale, le centinaia di chiese bellissime tipo la Martorana,  la cupola di San Giovanni degli Eremiti, le Catacombe dei Cappuccini,  la grotta di Santa Rosalia a Monte Pellegrino,  il Castello Arabo della Zisa, la Palazzina Cinese, il Teatro Massimo, il Teatro Politeama, le tante chiese dentro gli antichi quartieri come il Capo, ho avuto modo di vedere per la prima volta la chiesa dell’Immacolaca Concezione,  è una meravigliosa testimonianza di antico splendore della città, e cosa dire poi dei luoghi dei posti incantevoli.

Le tante spiagge siciliane, non posso elencarle tutte ma cito la prima che mi tenne a battesimo nel fare il mio primo bagno di mare Mondello, poi a seguire Isola delle Femmine, Sferracavallo dove puoi fare un pranzo da capogiro con pochi spiccioli. Capaci, Carini, Terrasisni, Balestrate, San Vito Locapo, Bagheria, Porticello, Santa Flavia con spiagge esotiche e paesi ricchi di cultura marinaresca, Termini Imerese, la meravigliosa e conosciutissima Cefalù con un borgo marinaresco bellissimo e un paese antico con i tanti musei e localini piccoli e intimi oltre i grandi alberghi, Finale, per poi passare alla provincia di Messina  con Caronia, Santo Stefano famosa per le sue ceramiche artistiche e decorative, Acquedolci, Sant’Agata Militello, Capo D’Orlando con il suo porticciolo turistico la sua spiaggia lunga chilometri  che culmina con la contrada  San Gregorio, è un paese vivo e pulsante di vita importante  centro commerciale oltre che bel posto di mare.

E' anche la cittadina  che ha visto nascere la prima associazione Anti Racket Italiana fondata da Tano Grasso, oltre ad avere una squadra di bascket in serie A , Gliaca di Piraino localita turistica con i suoi tanti villaggi,  Gioiosa Marea con i tanti villaggi turistici ed il suo carnevale famosissimo, le spiagge di Capo Calavà, Capo Skino, Villa Ridente e San Giorgio, quest’ultimo posto conosciuto da tanti italiani e stranieri, frequentatissimo nei mesi estivi, Patti, con Patti Marina e Mongiove, inserite in un golfo da favola che va da Gioiosa Marea a Capo di Milazzo con le isole Eolie dirimpettaie, Oliveri un paese che sembra una cartolina  e come Mongiove  ai piedi del monte Tindari, dove insiste il  Santuario della Madonna Nera di  Tindari, meta di pellegrinaggio nel mese di settembre  per decine di  miglia di fedeli provenienti da ogni parte del mondo, non potè mancare, essendo noto a tutti la Sua devozione per Maria Santissima, Papa  Giovanni Paolo II, Pellegrino tra i pellegrini, a pochi metri dal Santuario il magnificoTeatro Greco di Tindari che ospita ogni anno tante manifestazioni culturali,  la stagione teatrale vede la partecipazione dei nomi più noti dello spettacolo italiano.

Poi passiamo a  Furnari con Saiatine e Portorosa, Tonnarella con un bel porto turistico, Terme Vigliatore , il Capo di Milazzo,  Rometta, Taormina famosa in tutto il mondo, le spiagge del Siracusano,  le tante isole  come le isole Eolie con Lipari, Vulcano,Stromboli, Alicudi, Filicudi, Panarea e Salina, le isole Egadi con Favignana, Marettimo, Levanzo, le isole di Ustica di Pantelleria, e  le  tantissime altre spiagge siciliane, che dire poi di posti meravigliosi come i suoi tanti boschi dei monti come Le Madonie, i monti Peloritani e i monti Nebrodi, i suoi fiumi, vedi l’Alcantara con le sue gole e le sue fredde acque che scendono giù dal più bel monte della Sicilia, con la sua cima cuasi perennemente innevata fonte di vita per gran parte dei comuni nati ai suoi piedi, l’Etna, l’entroterra poi con i suoi tanti comuni, antichissimi insediamenti con  testimonianze di antico splendore economico e culturale, è questa  la Sicilia di cui voglio parlarvi, una terra calda, ruffiana ed ammaliante, come una donna vogliosa d’amore che ti prende e ti stringe a se stordendoti, ubriacandoti e conquistandoti, e quando quel rapporto, quegli incontri, quella fonte d’amore si allontana ne senti la mancanza e ti prende la nostalgia.

Nonno Casimiro, era un uomo che aveva intensamente vissuto la propria vita, nato a Torretta un centro a pochi chilometri da Palermo, era venuto su con la sagezza degli uomini di quelle parti, famiglia benestante, fu vittima alla morte di suo padre nei primi anni del 1900, da parte di personaggi mafiosi che lo mandarono sul lastrico insieme ai suoi fratelli, ebbe la forza di risollevarsi, ma le guerre per l’impero lo dirottarono altrove, lui infatti ha partecipato alla prima guerra mondiale e alle  guerre in Africa, era stato emigrato per tanti anni in America, tanto che a Cruillas lo chiamavano    “U Miricanu” l’americano, conosceva il mondo e gli uomini, raccontava con enfasi elogiando la giustizia americana  un fatto accadutogli  negli anni trenta, essendo stato arrestato per essere stato colto a giocare al lotto, in America gioco clandestino in quegli anni, in un solo giorno fu arrestato, processato, condannato e scarcerato. Questo  la dice lunga su come dovrebbe cambiare anche  in Italia la giustizia.

Nonno Casimiro, negli assolati pomeriggi primaverili,  era solito riunirci nel piccolo terrazzo davanti casa all’ombra di un bel cespuglio di zagara regina, cespuglio che tanto si era ingrandito da  sembrare  un albero e sul quale si era inerpicata una pianta di gelsomino, e lì  all’ombra profumata  di quel cespuglio soleva  raccontarci tante storielle.

Un giorno ci raccontò perché la Sicilia è cosi bella e martoriata, e incominciò il racconto:

Dovete sapere disse,  che quando il Padre Eterno creò il mondo, dopo tanti giorni di lavoro si stancò, essendo lontano dal Paradiso e non avendo ancora finito la sua opera, pensò di creare un angolo dove potersi  riposare un pochino, detto fatto, schioccò le dita e venne fuori la Sicilia, era un posto meraviglioso, sole, mare, fresche acque, palme, frutti, l’ideale per ritemprarsi prima di ricominciare la creazione.

Dopo qualche tempo il riposo gli venne a noia, non avendo gli angeli vicino la solitudine cominciò a pesargli e disse fra se, qui bisogna che faccia qualcosa per creare un pò di movimento, ho bisogno di qualcuno per poter parlare, giocare magari qualche briscola, non finì nemmeno di pensarlo e schioccò nuovamente le dita, vennero fuori tre esseri celestiali, tanto belli che il Padre Eterno si complimentava con se stesso per l’opera appena compiuta, poi spiegò loro le regole da rispettare per stare in questo meraviglioso posto.

L’indomani li cercò di buon mattino, aveva  in mano le carte e voleva  spiegare loro il gioco della briscola, ma lo spettacolo che gli si presentò lo lasciò di stucco, quei tre esseri belli, forti, intelligenti, si erano armati di vanghe e zappe ed erano andati nei campi ad arricchire quella già ricca vegetazione, piantarono di tutto,  mandarini, limoni, fichi d’india, noci, peschi, ulivi coltivarono i campi seminando del grano dorato e profumato, infine incominciarono a piantare tante di quelle viti per produrre un dolce succo di frutta  dal nome “ Nettare degli dei” volgarmente chiamato vino, uva da tavola bellissima come lo zibibbo,  l’inzolia e chi più ne ha più ne metta.

Il  buon Dio capì allora  che nella sua perfezione aveva sbagliato qualcosa, si apprestò con buona lena a fare altri esseri, stavolta disse fra se non sbaglierò, questi li farò  meno lavoratori, detto fatto, schioccò le dita e vennero fuori altri tre tipi, questi a differenza dei primi erano un poco più bruttini e rozzi, ma in compenso non avevano ne volontà di lavorare ne tanto meno di rendersi utili in un qualsiasi modo alla comunità di appartenenza, volevano solo giocare, mangiare e bere, giocavano a carte, bevevano il vino prodotto dai loro fratelli e si sbronzavano continuamente.                                          

Con il passare dei giorni la loro arroganza, la loro prepotenza e la loro mancanza di rispetto, irritò tanto il Padre Eterno che in cuor suo aveva deciso di eliminarli, ma poi ebbe pietà  di quei tizi e nella sua bontà infinita decise di tornarsene nel suo Paradiso, lasciando però nei guai quei siciliani perfetti che aveva creato per primi, e lasciando che la progenie di quei mostri che lo fecero incavolare e lo  fecero andar via,  prosperasse alle spalle di quei tanti bravi ed onesti lavoratori.

Sono passati molti anni  prima che capissi, nonno Casimiro non aveva inventato quella storiella  così per caso, ma aveva voluto darci i primi segni di ciò che sarebbe stata la vita in questa nostra meravigliosa regione, con una  cancrena intestina che da troppo tempo ne impedisce il progresso e l’evoluzione, oltre al benessere dei suoi abitanti, la cosi chiamata Mafia, che altro non è, che la furbizia di pochi individui che milioni di siciliani hanno sottovalutato per lungo tempo.

 

 A MIA MADRE            

 

Fin da piccolo, la figura che mi sono sempre trovato accanto era la figura della Mamma, Papà stava male a causa di una cardiopatia, Lui finchè ha potuto ha lavorato e tirato il carro, non permettendo mai a mia Madre di andare a lavorare, la gestione della famiglia, dall’educazione al disbrigo di tutto ciò che si svolgeva fuori e dentro casa   era Lei che l’affrontava, era Lei che reggeva il timone, affrontando la vita e l’avversa sorte, una donna forte e coraggiosa, ha saputo lottare contro la malattia di Papà e quella di mio fratello, ha tirato su quattro figli giostrando quelle poche risorse disponibili, pensando per tutti,  una volta  per l’uno, una volta per l’altro, tempra di altri tempi, molte donne di oggi si sarebbero lasciate prendere dallo sconforto, oggi ricordo con orgoglio che negli anni in cui molti ragazzi andavano in giro con i pantaloni rattoppati e a piedi nudi, nessuno di noi quattro fratelli conobbe mai un rattoppo ai nostri semplici e modesti  abiti, con una poesia dedicata a Lei  inizio questo mio racconto.“

A  Te che mi hai dato la vita, a Te che mi hai nutrito con il tuo seno, a Te che mi hai dato il mio primo bacio e la prima carezza, a Te che ho amato in silenzio, a Te che mi hai fatto conoscere il rigore, a Te che spesso sei dovuta essere  Madre e Padre, a Te che mai potrò scordare e che sarai sempre nel mio cuore, a Te Mamma con tutto il mio amore.” 

 

MATRUZZA MIA 

 

Matruzza mia, ri quannu mi lassasti  

 

mi sentu comu un cani, senza chiù patruni   

na picuredda senza chiù pasturi                                     

na foghia o ventu sbattuta mura mura                           

 

E sulu vaiu firriannu strati strati                        

circannu mmenzu a genti a to facci                   

mi manca a to vuci a to risata                                                                         

mi manca a to ultima vasata             

 

Qualunqui cosa fazzu  iu penzu a tia                             

a tia chi mi rasti a vita a mia                                           

mi rasti a me prima vasatedda                                         

a prima carizza a prima manciatedda                           

 

Nun ti pozzu scurdari matri mia                                    

a cosa chiù bedda fusti tu pi mia                    

a fina chi iu campu rintra u cuori miu                           

ce na gniunidda china ri l’amuri tuo.                          .

     

 

Alla mia terra madre 

 

La terra dove nasci si sa è come la Madre, a Lei darai finchè vivi tutto l’amore che porti dentro, e per Lei ti batterai per difenderne  l’onore e la libertà, io la difendo con questa mia poesia.

L’amore sviscerato per la mia Sicilia, il piacere di godermi le dolci mattinate primaverili inebrianti e profumate di zagara e gelsomino, il sole che ti bacia dolcemente, quando ti assopisci in riva al mare sulla calda sabbia di una delle sue tante meravigliose spiagge, io da ragazzo andavo a Mondello, posto che con quel suo golfo meraviglioso sembra un quadro paesaggistico ottocentesco, qui nei mesi autunnali o primaverili, grazie alla temperatura mite quel mare ci permetteva  tranquillamente di fare il  bagno, spesso noleggiavamo una barca e con panini imbottiti di panelle e qualche gassosa facevamo la gita in barca e sovente il bagno, non perdo occasione ogni volta che torno a Palermo di fare una capatina a Mondello, lì vado puntualmente a mangiare un panino con panelle e crocchette, rivedendo il suo golfo, gli stessi posti dove andavo con gli amici a fare il bagno e baldoria,  ho potuto constatare che non ha perso il suo fascino e la sua bellezza, anzi sembra che si trucchi come una bella donna per farsi sempre ammirare,  nemmeno le Canarie sono più belle. 

Altre volte  all’ombra di un eucalipto in una delle colline circostanti la zona di Cruillas come Inserra o Sante Croci, Pietrazze, stavamo ore a parlare con gli amici, raccontandoci storielle parlando di misteriosi personaggi e cavalieri erranti.

I rumori dei carretti, le grida dei venditori nei  mercati lussureggianti e traboccanti di ogni ben di Dio, i tanti monumenti che fin da bambino vedevo,  sono rimasti impressi  nella memoria, come fossero un vecchio film  che di tanto in tanto chiudendo gli occhi rivedi, con quel dialetto e l’umorismo con la battuta sempre pronta della tua gente  che ti frulla  nel  cervello facendoti nascere uno spontaneo sorriso.

Questa terra,  il sapore dei suoi frutti, gli agrumi della conca d’oro o le uve dei suoi vigneti, il dolce profumo e sapore dei suoi generosi vini, i suoi frutti di mare, la vista dell’Etna con la sua cima innevata e fumante io li sento dentro me, c’è l’ho nel sangue, e credo sia difficile quasi impossibile  descriverveli in una poesia, ma  cercherò di mettere dentro un pò di sole e un pò di mare, un pò di profumo di zagara e un pò di gelsomino, un po’ di profumo dei suoi meravigliosi boschi e della sua terra bruciata dal sole, poi   tanto ma tanto  amore,  tanto quanto basta per  trasmettervi la sensazione di quanto generosa,  ammaliante e ruffiana sia questa terra mia, se chiudete gli occhi  potrete sentire il sole baciarvi la pelle ed il profumo inebriarvi.            

               

SICILIA BEDDA RUCI   

                                              

U Patri Eternu quannu fici a tia                                                  

ci misi tuttu u zuccaru c’avia                                                          

ti fici bedda ruci e prufumata                                                          

e poi cu tanti ciuri culurata                                                                              

Fai ciavuru ri zagara                                                                                                        

d’aranci e di limuna                                                                          

ri mantrineddi nichi                                                                                                  

ri mennuli e di pruna                                                                                         

Stai sempri misa o suli                                                                                      

e sì tutta abbruciata                                                                          

picchistu ricu ca                                                                  

tu si a me nnammurata                                                                     

Tu si comu una zita                                                                                                    

mi stai sempri vicina                                                                                        

quannu mi pigghia a siti                                                                   

mi ru u sucu ra racina                                                                                       

Picchistu unpozzu stari                                                                                    

assai luntanu i tia                                                                                             

picchi mi pigghia subitu                                                   

a malincunia                                                                                       

E fina ca iu campu                                                                                             

vogghiu stari ccà cu tia                                                                                   

picchi mi runi u suli                                                                                          

u cielu  u mari e a terra mia                                               

Si guardu pi muntagni                                                                                      

viru lu Muncibbeddu                                                                       

chi fuma comu un turcu                                                                                   

però è sempri cchiù beddu                                                              

Si giri tuttu u munnu                                                                        

chiù bedda nu nni trovi                                                                                  

Sicilia bedda ruci                                                                               

Sicilia ru me cuori.  

 

 

VIA SAN GREGORIO

Da  adesso  in  poi  vi  racconto  la  mia  vita,  una  vita  ne  agiata  ne facile, ma bella, fatta di tanti momenti felici e spensierati, oltre che da qualche momento triste che  fa parte della mia esistenza e che è stato superato, anche se in fondo al cuore restano tanti se e tanti ma.

La mia vita inizia in via San Gregorio, una strada quasi attaccata a Piazza Verdi dove si trova  il Teatro Massimo, Teatro orgoglio dei palermitani tanto è bello, la strada inizia all’estremità della Caserma Carini, un posto centrale della Palermo antica, non appena t’inoltri per questa via,  in pochi minuti attraverso via Discesa Forno ti trovi in Piazza Saponeria, cioè nel cuore antico e sempre pulsante di vita di quel mercato che è “U CAPU”, cioè rione Al Capo.

Entrando in questi rioni respiri subito odori che tra loro si confondono, odori di tutto ciò che li puoi trovare, fritto di tutto, pesci ,melanzane , crocchette di patate, carciofi, polipi, patate, panelle, arancine, poi le cose lesse, patate, carciofi, polipi, lumachine,e ancora  cipolle e pasta al forno, pane con milza,  frattaglie che noi chiamiamo “ U  MUSSU “ altro che tavola calda, chi non ha il tempo o la voglia di cucinare li trova di tutto, per non parlare dell’abbondante pesce, centinaia di pescherie tutte ben fornite, alcune di queste se lo desideri il pesce l’arrostiscono a vista,  poi ancora le  montagne di frutta, olive sistemate a piramide alte anche un metro, il tutto illuminato da grosse lampade, decine di “Carnezzerie”, perché a Palermo non si chiamano macellerie, come nel resto d’Italia, tante salumerie con la merce in bella vista, il tutto  per un’estensione  di chilometri, il posto pullula di persone da mattina a sera, in quanto in quelle bancarelle e negozi compri meglio che altrove.

Attraversando quel mercato senti i venditori promuovere la loro mercanzia, se ascolti in totale abbandono quel gridare non senti urla o confusione ma  una dolce melodia,  sempre percorrendo il capo puoi arrivare in pochi minuti alla Cattedrale o fare un salto al mercato delle pulci, dove, se sei un intenditore d’arte ci può scappare l’affare, in quanto spesso trovi oggetti d’arte di cui i commercianti non hanno saputo comprendere il valore, o ancora tornando indietro attraverso via Sant’Agostino, dove trovi una mercanzia diversa e cioè piatti scarpe, indumenti e cose del genere  puoi arrivare in Piazza san Domenico, e all’ingresso della “Vucceria” altro mercato tipico, situato in una strada parallela a via Roma, dalla via Roma in pochi passi sei alla stazione ferroviaria.

Camminando dentro il Capo, ciò che ti colpisce e l’architettura di quelle case antiche e maestose,  con quei grandi androni, le scale in marmo e ringhiere in ferro battuto come i balconi, se chiudi gli occhi e ti limiti ad ascoltare puoi immaginare di vivere in un altro tempo, speriamo che l’Amministrazione del comune di Palermo restauri e conservi quelle case e lasci il mercato immutato, in modo che, chi verrà dopo di noi possa vedere e godere di tutto ciò.

Da via San Gregorio mi sono trasferito in tenera età appena sette anni, ma una miriade di ricordi mi legano a quella strada, se chiudo gli occhi mi sembra di sentire quelle voci, quei rumori, quasi fosse tutto presente.

L’attività lavorativa principale di quella strada era legata alla produzione di calzature fatte in modo artigianale, lì lavoravano tanti calzolai, tagliatori di tomaie e le orlatrici che assemblavano cucendo le parti delle tomaie, in fondo alla strada c’era anche una fabbrica di tacchi in legno.

Quella strada era piena di vita, ogni giorno passava un tizio che per la sua stazza (era piccolo e grosso ) veniva  soprannominato Patata,  con al braccio una cesta  piena di cibo o mercanzia varia che sorteggiava, vendeva i biglietti di quella lotteria ambulante, la grandezza della cesta era legata alla merce che portava e sorteggiava, le persone si accalcavano  per assicurarsi un biglietto di quella piccola lotteria giornaliera, poi veniva estratto il numero vincente e qualcuno era felice.

In piazza San Gregorio c’era sempre una bancarella che vendeva lo “Sfincione“ una focaccia tipica Palermitana, spessa un tre o quattro centimetri e poi condita con molto pomodoro, cipolla, olio e l’origano.

L’industrializzazione fece si, che tutti o quasi gli artigiani legati al mondo delle scarpe rimasero senza lavoro, molti  furono costretti a cambiare lavoro o addirittura città in cerca di fortuna, la  strada perse a poco a poco molti suoi figli e parte della sua vivacità, qualcuno la fortuna la fece veramente diventando un personaggio nel mondo del cinema, in coppia con un altro figlio di quelle strade maestre di vita (Ciccio Ingrassia  che viveva in quella strada).

 

Un altro calzolaio che ricordo con simpatia era Fifi Bisso, viveva con la sua famiglia nella casa accanto alla mia a Cruillas, nel suo laboratorio ci riunivamo spesso a sentire le storielle che lui un po’ più grandicello di noi raccontava in modo colorito, piccolo di statura ma ragazzo in gamba, mentre eravamo nel suo laboratorio un giorno, da lontano vedemmo un fattorino delle poste che doveva consegnare un telegramma, era un caldo pomeriggio d’estate e le strade erano quasi deserte, la prima persona che il fattorino incontrò e alla quale chiese informazione fu un tizio sordomuto dalla nascita, da quel povero uomo come risposta ebbe un grido quasi animalesco.

Era cosi che il poveretto parlava, andò più avanti e casualmente incontrò l’altro fratello  sordomuto come il primo, non appena il fattorino accennò a parlare ebbe la stessa risposta avuta in precedenza, contrariato per l’accaduto e un poco incavolato si avviò alla volta del laboratorio dove eravamo seduti in tanti, Fifi, avendo visto la scena come tutti noi, ci raccomandò di non parlare nessuno se il fattorino fosse venuto a chiedere informazioni, così facemmo, il fattorino entrò con fare contrariato e chiese notizie sul destinatario del telegramma, a questo punto Fifi si alzò dal suo banchetto di lavoro brandendo il martello e gridando, imitando il verso dei fratelli sordomuti, il povero fattorino gridando e imprecando contro il paese inforcò la sua bicigletta e andò via dicendo, questo è un paese di sordomuti non ci verrò mai più, le risate alle spalle di quel poveretto furono tante, spesso uscendo dal laboratorio prendevamo un cono con gelato da dieci o quindici lire da Franco che era lì accanto con il suo Bar, poi si tornava a casa. 

 



 


 

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