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Spadafora
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Sulla costa tirrenica, tra Rometta Marea e Venetico Marina, si estende il Comune di Spadafora. Il ritrovamento nel 1898, di una fornace per la costruzione di laterizi, fa risalire le origini storiche del territorio ad epoca pre- romana.

Solo dopo il 1800 il territorio cominciò a crescere essendo, lo sviluppo urbano, legato alla felice posizione geografica vicina al mare lungo la fascia costiera tra Messina e Milazzo. La grande strada di comunicazione che unisce Messina a Palermo favorì, poi, lo sviluppo demografico ed economico. Questa collocazione geografica invogliò molti abitanti dei vicini centri collinari a trasferirsi a Spadafora, e, tra la fine del Settecento e l'Ottocento, da piccolo borgo con poche case divenne  il centro abitato più popoloso della fascia costiera. L'industria del pesce e dei laterizi offriva anche lavoro ai giovani che  volentieri vi si trasferivano.

Nel 1817 Spadafora divenne comune autonomo; nel 1820 venne istituito il primo Ufficio Postale, o meglio, "Officina Postale", così come recita il decreto del 10 novembre 1819 di Ferdinando I, re delle Due Sicilie, che istituiva lungo l'asse Messina - Milazzo l'unico centro di raccolta proprio a Spadafora.

L'8 dicembre 1888 venne concessa alla Società Anonima Estera Tramways Siciliens, la costruzione di una tramvia che da Messina giungeva a Barcellona Pozzo di Gotto attraversando Spadafora.

Il terremoto del 1908, che colpì particolarmente Messina, diede grande impulso all'economia locale con la ricostruzione iniziata nel 1909 per la buona qualità dell'argilla che veniva fornita tramite le industrie di laterizi locali.

Dal 1928 e fino al 1940 i Comuni di Venetico e Valdina vennero aggregati al Comune di Spadafora, per poi ridiventare Comuni autonomi. Dal 1940 ad oggi Spadafora si ingrandisce, fiorisce l' attività peschereccia che è una delle più tradizionali del paese, sempre attivo il commercio dei laterizi, degli agrumi e di piccole industrie di manufatti in terracotta.

Il monumento più importante e famoso di Spadafora è il castello. Quando, intorno al 1583-84, l’architetto fiorentino Camillo Camiliani viaggiava per i litorali della Sicilia in compagnia del capitano Giovan Battista Fresco per “[…] riconoscere insieme la circonferenza del Regno & descriverla in carta, specificando tutte le Cale, & i luoghi dove siano le Torri & i Porti maritimi, & dove si designerà fare altre Torri seguendo il principio dato dal Cavaglier Tiburtio”, su ordine della Deputazione del Regno di Sicilia, la zona costiera di Spadafora era probabilmente ancora spopolata. Non esisteva un nucleo urbano e l’unico complesso edificato di una certa importanza era costituito da una torre difensiva con annesso fondaco (il fondaco, dall’arabo “funduq”, era un posto di sosta e ristoro per viandanti e carrettieri, ubicato lungo le grandi vie di comunicazione e di attraversamento del territorio).

 La torre difensiva, della quale abbiamo accennato, forse sorta alla fine del Quattrocento e voluta dagli stessi Spadafora per controllo della marina e protezione di uno spazio di lavoro, che il Camiliani rileva e riporta in un disegno manoscritto facente parte di una serie di 304 tavole ritrovate a Torino da Marina Scarlata, è proprio il nucleo centrale del castello attuale, bastionato in seguito a posteriori trasformazioni.  

Un intervento sull’esistente, quindi, quello del Camiliani, e, comunque, non sulla globalità dell’architettura del castello come oggi si vede. Sugli spigoli della medievale torre difensiva con fondaco vennero innestati, così, quattro bastioni scarpati, anacronistica applicazione tardiva di quel sistema “bastionato italiano” che ebbe la massima diffusione nell’architettura fortificata del primo Cinquecento. Baluardi con la caratteristica forma a cuneo e con due facce sporgenti rettilinee il cui compito era quello di dividere le forze nemiche d’assalto e deviare i proiettili dell’artiglieria pesante. Risulta, così, chiara l’evoluzione morfologica del castello di Spadafora: un’originaria torre medievale a pianta quadrata, riadattata dal Camiliani per la difesa e la segnalazione costiera alla fine del Cinquecento, ulteriormente fortificata con l’aggiunta di bastioni nel secolo successivo, trasformata infine in residenza nobiliare nel Settecento, forse da quello stesso Guttierez Spadafora le cui insegne araldiche, insieme ai Branciforte, Moncada, Ruffo e Gatto, si associano nello stemma che sormonta il portale bugnato d’ingresso al castello, a testimoniare la supremazia di una famiglia dalle antiche ed alte tradizioni nella nuova “Terra di Spadafora”.

Oggi, il castello di proprietà della Regione, è tornato a nuova vita dopo i restauri della Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina, e ancor più per essere al centro di numerosi eventi culturali che vedono impegnati l’Amministrazione comunale di Spadafora e la “Pro Loco”che organizza mostre, convegni, momenti culturali e musicali.

Ogni anno, la terza domenica di luglio, si celebra la festa di San Giuseppe, Patrono della cittadina. La particolarità di questa festa, oltre alla fiera del bestiame del giovedì e il grosso mercato, è quella che il fercolo del Santo, dopo l'uscita dalla chiesa, viene condotto in processione a spalla e posizionato su un grosso barcone in mare con la Banda musicale locale, seguito da numerosissime barche e dai fedeli. Riportato in processione sulla terra ferma, ogni cento/duecento metri i portatori lanciano in aria il fercolo per poi riprenderlo sulle spalle.   

Spadafora  è oggi  uno dei più grossi centri per la balneazione residenziale estiva, con il suo splendido  lungomare e le spiagge che offrono momenti di vero relax al villeggiante o al turista in transito.

Indescrivibili i tramonti con lo sfondo di Capo Milazzo. Si presta ad escursioni nelle vicine Isole Eolie, Milazzo, Barcellona, Tindari e in molti centri del Parco dei Nebrodi. 

Le fotografie di Spadafora e del Castello


 
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