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Tusa
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Comune con 3.179 abitanti a 162 Km da Messina, sulle pendici settentrionali dei Nebrodi, sorge in una zona litoranea collinare, posta a 614 metri sopra il livello del mare.

Non si ha certezza sulle origini del nucleo abitato. Secondo alcuni studiosi sarebbe stata fondata subito dopo la distruzione dell’antica Halaesa fondata nel 403 a.C. da Archonides, tiranno di Herbita (le cui rovine sono state portate alla luce in un’area sita a nord-est di Tusa, gravitante sulla chiesa di Santa Maria di Palate), secondo altri, invece, in epoca bizantina fra il sec. VIII e il IX.

Tipico centro urbano di età classico-ellenistica, Halaesa fu fiorente in epoca romana e bizantina fino ad essere distrutta durante l’invasione araba nel IX sec. d.C..

Gli scavi archeologici hanno consentito di individuare ed enucleare un lunghissimo tratto di cinta muraria (quello orientale) con torrioni quadrangolari e due porte di accesso, quella di sud-ovest e quella di sud-est. Le mura, collocabili al IV sec. a.C., perimetravano la città sui versanti sud, est e nord; quello occidentale era già protetto dalla difesa naturale dovuta alla particolare morfologia accidentata del terreno.

 In posizione extra-moenia, secondo l’usanza del tempo, era ubicata la necropoli (città dei morti) ad est, dove è stato individuato un colombario di età romana. Nella zona rappresentativa del centro urbano, che aveva sviluppo longitudinale sud-nord secondo l’impianto urbanistico a scacchiera regolare ippodameo (da Ippodàmo da Mileto, filosofo, fisico ed architetto greco), sorgeva l’Agorà, la piazza pubblica dove si affacciavano gli edifici più importanti, lastricata e chiusa da portici.

 Sulla collina che sovrasta l’abitato, si trovano gli avanzi di un grande tempio, presumibilmente dedicato ad Apollo e citato nella cosiddetta “Tavola Alesina”, frammento di una planimetria catastale risalente al II sec. a.C. e andato, purtroppo, disperso.

Tusa fu città feudale e dal 1408 al 1669, assoggettata al dominio dei Ventimiglia, quindi, dei Torre e dei Branciforte.


Nella Chiesa Madre dedicata a Maria SS. Assunta che risale al sec. XV, con tre navate e un bel portale ogivale, si conservano un pregevole Coro ligneo intagliato del Seicento; due statue di Scipione Li Volsi (sec. XVII); un Trittico marmoreo del 1525 di Domenico Gagini; una Madonna col Bambino di fattura gaginesca (sec. XVI) e una Madonna marmorea del 1477.


Nel 1736 venne rifatta su progetto dell’architetto Don Francesco Ferrigno.

Interessanti le chiese di San Pietro (sec. XVI) che custodisce una tela con la “Consegna delle chiavi a San Pietro” attribuita al monrealese Pietro Novelli (sec. XVII); di San Michele col Convento San Salvatore degli Agostiniani; della Beata Vergine Assunta; di San Leonardo; della SS. Trinità; di San Nicola (sec. XII); di S. Antonio (sec. XVI); di San Giovanni (sec. XIII); di San Giuseppe (sec. XVII); di Santa Caterina (sec. XIII); il Monastero medievale delle Benedettine; l’Abbazìa di Santa Maria di Palate fondata nel 575 e l’Oratorio del Sacramento con facciata barocca sovrastata da un alto fastigio a volute su cui si innalza una slanciata edicola.

 Di particolare importanza sono le sculture visibili nella fiumara di Tusa, tra cui "La materia poteva non esserci" di Pietro Consagra, il "Monumento per un poeta morto" di Tano Festa, il labirinto intitolato "Arianna" di italo Lanfredini, facenti parte del grande Museo all’aperto “Fiumara d’Arte”, voluto dal mecenate Antonio Presti.  


 
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