(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
Il mistero della sepoltura di Antonello.
AddThis Social Bookmark Button

di Nino Principato

Scarica tutto il documento

15 maggio 2006 le fotografie del luogo della sepoltura di Antonello

3 febbraio 2010 pulizia del luogo di sepoltura effettuato dallo staff di Liberi e Forti di TCF

“…Antonello se ne tornò di Fiandra per riveder la sua patria, e per far l’Italia partecipe di così utile, e bello e commodo segreto. E stato pochi mesi a Messina, se n’andò a Vinezia dove, per essere persona molto dedita a’ piaceri e tutta venerea, si risolvè abitar sempre, e quivi finire la sua vita dove aveva trovato un modo di vivere a punto secondo il suo gusto.” (1): con questa categorica affermazione Giorgio Vasari (1511-1574) creava di fantasia un clamoroso falso storico che, ancora oggi, induce in errore quanti ripetono pedissequamente ciò che lui scrisse, e cioè che Antonello morì e fu sepolto a Venezia. E nella sua stringata biografia del grande pittore messinese (quando, di contro, nelle “Vite” si dilunga molto su artisti di mediocre qualità, per non parlare della sua lunghissima e ruffiana autobiografia) si spinge anche oltre, riportando una fantomatica iscrizione lapidaria che secondo lui era collocata sulla presunta tomba veneziana, senza peraltro precisare il sito dove si sarebbe dovuta trovare: “Quando poi gl’erano state allogate dalla Signoria alcune storie in palazzo, le quali non avevano voluto concedere a Francesco di Monsignore veronese, ancora che molto fusse stato favorito dal duca di Mantoa, egli si ammalò di mal di punta, e si morì d’anni 49 senza avere pur messo mano all’opera. Fu dagl’artefici nell’essequie molto onorato, per il dono fatto all’arte della nuova maniera di colorire, come testifica questo epitaffio:

 

D.O.M.
Antonius pictor
praecipuum Messanae suae
et Siciliae totius ornamentum
hac humo contegitur.
Non solum suis picturis
in quibus singulare artificium
et venustas fuit
sed et quod coloribus oleo miscendis
splendorem et perpetuitatem
primus
Italiae picturae contulit
summo semper artificum studio
celebratus.” (2)

_____________

(1) Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, Firenze 1568. Ristampa “Grandi Tascabili Economici Newton”, Roma 1991, pag. 399

(2) Giorgio Vasari, ibidem, pag. 400

 

Si può presumere, tutt’al più, che tale epitaffio (se realmente esistito) venne letto e trascritto in una chiesa messinese e poi comunicato al Vasari, che lo inserì nella sua monumentale opera senza specificare, per tale motivo, di quale chiesa veneziana si fosse trattato. Tutto sta, allora, nel capire in quale chiesa messinese poteva essere stata allogata questa iscrizione lapidaria, se in Santa Maria di Gesù Superiore o Inferiore, dal momento che nel suo testamento dettato al notaio Antonio Mangianti il 14 febbraio del 1479, Antonello omise di precisare in quali delle due chiese disponeva di essere sepolto. E’ sintomatico, intanto, rilevare che uno degli scrittori più antichi di cose messinesi, Giuseppe Buonfiglio, nella sua Messina città nobilissima del 1606 ignora la chiesa e convento di Santa Maria di Gesù Inferiore di cui non fa alcun cenno. Di contro, invece, descrive l’omonimo complesso religioso “Superiore” di Ritiro sull’argine sinistro del torrente San Michele, ritenendolo, evidentemente, più importante e degno di nota rispetto all’altro per la sua antichità: “Et per donare di volta, e salire per il torrente all’insù si vede dal lato destro il Monastero de Frati Zoccolanti detto di Santa Maria del Gesù il superiore, e questo fù il primo fondato in Sicilia di questa osservanza da Fra Matteo d’Agrigento compagno di San Bernardino. Questo fu prima residenza delle Monache nomate di Santa Maria del monte Carmelo, ma quando questi Frati vennero quivi, fù l’anno 1418.” (3). Sull’origine della chiesa di Santa Maria di Gesù Inferiore in città, Placido Samperi così scrive nella sua “Iconologia” del 1644: “Avevano i Frati dell’osservanza di S. Maria di Giesù il Superiore una picciola habitatione, non lungi dalle mura della Città, dove alcuno de’Frati infermo, ò convalescente curare agevolmente si potesse; così per la commodità de’ Medici, e delle medicine, come per le larghe limosine de’ Cittadini; li quali vedendo, come dice il Gonzaga, i copiosi frutti, che largamente dalla loro santa conversatione, e prediche raccoglievano, fecero ogni sforzo, ch’in luogo comodo si fondasse à publiche spese un altro Convento, dentro alle mura della Città, per potere partecipare più d’appresso de’ loro Religiosi ministerij, & esempij di sante virtù. Mà essi con rigoroso zelo di Regolare osservanza, ricusarono ciò gagliardamente, non volendo per niun modo interrompere la loro pace, e tranquillità in mezzo de’ popolareschi tumulti. Mà essendo dalla divotione de’ Cittadini con ogni efficacia costretti, si contentarono, che si fondasse il secondo Convento, da cento passi lontano dalle mura, verso la parte settentrionale della Città, ove era il detto luogo degl’infermi, & haveva à canto un Sacrario alla Visitatione di Nostra Signora dedicato, il quale era Iuspatronato dell’antichissima famiglia de’ Trimarchi; & essendo stato a’ Frati conceduto, fù da essi ampliato, e cangiato nel titolo di S. Maria di Giesù,…” (4).

___________

(3) Giuseppe Buonfiglio, Messina città nobilissima, Venezia 1606, pag. 6b

(4) Placido Samperi, Iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina, Messina 1644, pag. 148.

Ristampa anastatica Intilla Editore, a cura di Giuseppe Lipari, Enrico Pispisa, Giovanni Molonia, Messina 1990

 

E, più avanti, “Fù fabricato questo Convento à spese publiche, & il suo Tempio, con molta solennità, dedicato dall’Arcivescovo di Messina Iacopo Tedesco nell’anno 1463, regnando in Sicilia Giovanni d’Aragona, e sedendo nella Sedia di S. Pietro Pio II, come in una Tavola di marmo vicino alla porta maggiore si leggeva, la quale per la struttura della nuova Chiesa in più augusta forma, si tolse via, & era del tenore seguente.

D. O. M.
ANNO DOMINICAE INCARNATIONIS MCCCCLXIII
PONTIFICATVS S.D.N. PII PAPAE II. ANNO
QVINTO, MESSANENSIS REVERENDVS ANTISTES
D. IACOBVS TVDISCUS SICVLVS, IN DECVS
DEI GENITRICIS DE IESV, II SEPTEMBRIS HOC
VENERABILE TEMPLVM SOLENNITER DEO
DICAVIT, SVB APOSTOLORVM VENERANDIS
RELIQVIIS PHILIPPI, ET MATTHIAE, MARTIANI
QVOQVE, ET BLASII MARTYRVM, ATQVE PONTIFICVM,
LEONARDI, MARIAE MAGDALENAE,
ATQVE AGATAE NOSTRAE SICANIAE CORVSCAT.
CONCESSIT ETIAM QUADRAGINTA DIERVM
INDVLGENTIAM PERPETVO CELEBRANDAM
DOMINICA PRIMA POST FESTVM NATALIS
MARIAE HORA QVALIBET CANONICA IPSIVS
DIEI.” (5).


Da questa descrizione risulta perlomeno strano che il Samperi, altre volte attento nel citare i sepolcri marmorei di illustri personaggi (come in Santa Maria di Gesù Superiore), non accenni minimamente ad un monumento funerario di famiglia dove si sarebbero potute trovare le spoglie mortali di Antonello. E il dotto gesuita dava alle stampe la sua “Iconologia” nel 1644, appena un anno dopo, cioè, degli interventi di rifacimento della chiesa (certamente quella della vedova del pittore, Giovanna Cuminella - di cui parleremo più avanti - essendo tomba di famiglia del secondo marito Nicola Isaja, anche ammesso, ma è improbabile, che sarebbe stata distrutta durante i rifacimenti, non avrebbe costituito testimonianza importante da ricordare). Cajo Domenico Gallo, nel 1755, menziona alcuni monumenti funerari patrizi in Santa Maria di Gesù Inferiore (“…nella Tribuna vi si vedono due ragguardevoli Sepolcri marmorei con statue di singolar manifattura, l’uno della Casa Barresi dei Baroni di Noto, e l’altro della Casa Marchese dei Baroni della Scaletta.” (6)), ma, nessun accenno o ricordo di un monumento sepolcrale con le spoglie di Antonello.

______________

(5) Placido Samperi, ibidem, pag. 149

(6) Cajo Domenico Gallo, Apparato agli Annali della Città di Messina, Napoli 1755, ristampa fotolitografica con introduzione e indice dei nomi e delle cose notevoli a cura di Giovanni Molonia, Edizioni G.B.M., Messina 1985, pp. 192-193

Scarica tutto il documento

15 maggio 2006 le fotografie del luogo della sepoltura di Antonello

3 febbraio 2010 pulizia del luogo di sepoltura effettuato dallo staff di Liberi e Forti di TCF


 

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.