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Antonio Saitta
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Da giovane iniziò la sua attività come libraio nella Libreria Ferrara, poi,  con una cooperativa di soci subito dopo il primo conflitto mondiale, nella Libreria dell' O.S.P.E. in via Tommaso Cannizzaro che, tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, si trasferì a piazza Cairoli.

Stimolato dalla frequentazione con i letterati che si incontravano in libreria, Antonio Saitta diventò anche poeta dialettale e  gallerista d'arte.

Così nacque il "Fondaco" nel vano cantinato della libreria dove si tenevano le mostre e gli incontri serali dei frequentatori abituali quali Vann'Antò (Salvatore Di Giacomo), Salvatore Pugliatti, Salvatore Quasimodo e tanti altri che si aggiungevano, dagli allievi dell'Università, docenti  pendolari, pittori, poeti, letterati, musicologi alle altre personalità che giungevano in città. Proprio qui nacque la scapigliata “Accademia della Scocca” e l’idea di celebrare le riunioni per il conferimento di onorificenze e dignità agli accademici, durante cene-conviviali nei rinomati ristoranti di Ganzirri e particolarmente nelle trattorie, visto che tutti i convitati erano raffinati esponenti della cultura che apprezzavano il buon cibo, il buon vino ed anche la chiassosa compagnia.

Una compagnia molto amalgamata e  unita, appunto, come in una "scocca" di pomodoro: per questo Saitta usò spesso l'espressione "una scocca di amici".

Era il 1949 e questi conviviali erano sempre annunciati da un invito scritto dallo stesso Saitta su carta di pasta e illustrato dagli artisti della “Scocca”, quali i fratelli Zona o Giuseppe Vanadia..

Con la morte di Antonio Saitta scomparve l'ultima delle figure mitiche, dopo Vann'Antò,  Pugliatti e Quasimodo, che fecero della libreria dell’ OSPE il centro più vivace e prolifico della vita intellettuale e culturale di Messina.

Saitta vinse diversi premi fra i quali, nel 1953,  il Primo premio di poesia «Sicilia» e il Premio De Gasperi di poesia dialettale. Nel 1956 la Camera di Commercio di Messina gli conferì la medaglia d'oro di benemerenza.

 

Il vicesindaco di Messina, On. Giovanni Ardizzone, in una nota inviata all'assessore alle politiche scolastiche Salvatore Magazzù, scrive:

“Tra gli altri, forse non molti (purtroppo), spicca il sodalizio che, attorno alla celeberrima Libreria dell’ Ospe (con le sue complementari figure associative del “Fondaco” e della “Accademia della Scocca”), si è costituito ed ha operato negli anni '50 - '80 nella nostra Città. Vann’Antò, Quasimodo, Pugliatti e Saitta sono stati fonti anche di eredità culturali non tutte valorizzate e certamente non concretamente incrementate dopo la loro scomparsa rispettivamente nel 1960, 1968, 1976 e 1987”.  

 

Pertanto, “a parte ogni altra auspicata iniziativa di rinascita di quei valori culturali che la vita di questi illustri concittadini ha saputo esprimere, è sembrato opportuno completare l’intestazione, a loro nome, di altrettanti istituti scolastici”. E a tal proposito “acquisita ormai da tempo l’intestazione di scuole a Vann’Antò, a Quasimodo ed a Pugliatti (per quest’ultimo ben 2, a Giardini Naxos e a Castanea) – scrive ancora il vicesindaco – rimane adesso da completare queste intestazioni nel nome, altrettanto illustre, di Antonio Saitta”.

“Si ricorda che proprio già all’indomani della sua scomparsa, il quotidiano locale in prima pagina ne dava la triste notizia con una fotografia che ritraeva Pugliatti, Quasimodo e Saitta (nella “terza pagina” della Gazzetta del Sud dell’11 agosto 1987, un primo articolo commemorativo di Antonio Saitta). Nel frattempo il Consiglio Comunale di Messina, riunito in seduta straordinaria, deliberava l’assegnazione all’illustre scomparso di un loculo nella zona del Gran Camposanto destinata ai messinesi illustri. Ed è proprio lì che Saitta è stato sepolto ed è oggetto di costanti manifestazioni di affetto, come fanno fede i fiori sempre freschi che adornano il loculo”.

“Sembra a questo punto doveroso -  conclude il vice sindaco -  intestare ad Antonio Saitta un plesso scolastico, che sarebbe stato individuato per il momento nella scuola elementare di S. Margherita, sita a distanza di pochi decine di metri dalla villa dove l’illustre poeta-libraio saggista trascorse gli ultimi anni della sua vita, conclusasi proprio lì il 10 agosto 1987”.


 
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