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Terremotando
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Prima, durante e dopo "Terremotando"  

I cento anni dal Terremoto del 28 Dicembre 1908 si presentano come un’occasione unica ed irripetibile per rinnovare una memoria storica che è toccato a noi tramandare. Solo il doveroso rispetto per un passato che, comunque, ci appartiene e non una ripetitiva ricerca del “Centenario” di turno, da estrarre dal cassetto dei ricordi, ci ha spinto a lanciarci in questa nuova, nuova per tutti, esperienza.

Il loro modo di ricordare i morti ed i sopravvissuti del Terremoto del 28 Dicembre del 1908 ha spinto, un gruppo di ragazzi di Santo Stefano Briga, in questa nuova esperienza sotto la magistrale guida di Paolo Ullo. 

“I Ragazzi di Terremotando”:

ALOISIO LUIGI, CARUSO GAETANO, CRUPI GIUSEPPE, FOTI MARIANNA, GERACI MARIACHIARA, MAGAZZU’ TANIA, MANGANARO VALERIA, RACITI COSIMO, SANTORO ELSIDE, SERGI GIOVANNI, TRIMARCHI GIUSEPPE, ULLO CONCETTA LORENZA. 

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Adesso che l’avventura si è conclusa felicemente, mi lancio in una lettura di “Terremotando”, una visione completa sul progetto che mi ha visto impegnato per un anno e forse più. Ci sono dentro emotivamente e la mia analisi potrebbe risultare di parte; per non cadere nell’errore di interpretazioni fasulle e fantasiose come solo i “critici” di qualsiasi genere sanno fare, mi limiterò a raccontare come si è giunti alla realizzazione di un lavoro che, sembra, ha lasciato soddisfatti chi ha avuto l’opportunità di vederlo e giudicarlo.

“Terremotando” non si è originato da mania di protagonismo o di dover mettersi in mostra a tutti i costi.

Per quel “senso della Storia” già espresso in altre occasioni, nasce l’idea di dedicare una doverosa attenzione anche ad un “Centenario” prossimo venturo. I cento anni dal Terremoto del 28 Dicembre 1908 si presentano come un’occasione unica ed irripetibile per rinnovare una memoria storica che è toccato a noi tramandare. Solo il doveroso rispetto per un passato che, comunque, ci appartiene e non una ripetitiva ricerca del “Centenario” di turno, da estrarre dal cassetto dei ricordi, ci ha spinto a lanciarci in questa nuova, nuova per tutti, esperienza.

Ma come fare? Mancava più di un anno, nell’Ottobre del 2007, al 28 Dicembre 2008 e accetto la sfida, promettendo di pensarci, anche se non sapevo da dove cominciare, se anche altri, come per un lavoro di gruppo, si spremeranno le meningi.

Dalla mia spremuta è uscito un testo “Terremotando”; è subito piaciuto e le altre “spremute di meningi”, ammesso che siano cominciate, si sono fermate. … E se fosse un film?!.. Che film sia!… Di fronte a tanto entusiasmo non si può che buttarsi a capofitto e senza esitazione perché il Centenario incalza pur avendo la sensazione che i margini di tempo siano ancora gestibili. Avevamo quasi tutto: una telecamera amatoriale, eccezionali precedenti di ripresa e tanta voglia di provarci. …E gli attori?… Già, gli attori e le attrici!… E qui cominciano le dolenti note.

La storia da raccontare prevede l’utilizzo di 12 Ragazzi, 6 femmine e 6 maschi, in età scolastica, possibilmente alla fine del corso di studi di Scuola Superiore ed anche un po’ oltre.

I dialoghi e le azioni sono pensati per diciottenni e più. Preparo un elenco delle difficoltà, alle quali bisognerà andare incontro per la riuscita dell’impresa, e propongo l’idea ed il progetto ad un gruppo parrocchiale con le caratteristiche richieste.

Mi è necessario un gruppo già collaudato per facilitare il compito di aggregazione e perché il lavoro sia portato avanti in allegria, fra ragazzi ai quali, da tempo, piace stare insieme.

Dopo i primi approcci mi appare evidente di non essere stato convincente; evidentemente, a molti fa più comodo restare eternamente “ragazzi del muretto” anziché utilizzare al meglio un tempo ed un’età fantastica. Sono sicuro che se una simile occasione fosse stata proposta a me, alla loro stessa età, avrei accettato senza esitazione.

Ma andiamo oltre…Mi viene suggerito di provare con Ragazzi di età inferiore ed ecco i “Ragazzi di Terremotando”, riserve di lusso che hanno conquistato a pieno diritto il posto di titolari.

Chiedo loro di accettare o rinunciare al progetto solo dopo averne parlato in famiglia; nei lavori con i ragazzi, oltre che trovare quelli giusti, è importante capitare anche i genitori giusti, dai quali ricevere fiducia e collaborazione. La squadra lentamente si compone; dopo tentennamenti, qualche diffidenza e pause di riflessioni il gruppo dei protagonisti è completo. Non sono mancati fermi e decisi richiami all’ordine ed al mantenimento dell’impegno a prove iniziate, ma alla fine la carretta è partita decisa e dritta alla meta.

I Ragazzi e le famiglie sanno le difficoltà alle quali andranno incontro e l’entusiasmo va alle stelle quando iniziamo le prime riprese.

Registriamo nei pomeriggi di Sabato per rispettare gli impegni scolastici, conciliando anche gli impegni di lavoro, di tutti i componenti la squadra. In un precedente scritto ho voluto evitare qualsiasi riferimento su come e dove ci siamo mossi per non togliere a nessuno quel pizzico di curiosità che non guasta nella visione di un prodotto filmato.

Curiose situazioni ci hanno accompagnato per tutto il lavoro, un’aneddotica che a volte ci ha fatto ridere, altre volte ci ha messo in difficoltà. Per me è stata un’esperienza esaltante; mi auguro solo che la stessa importanza di valori espressi sia stata riconosciuta da tutti coloro che ci hanno lavorato.

A Febbraio del 2008 cominciamo ad incontrarci per definire una strategia da seguire ed una sequenza temporale da rispettare, salvo casi di forza maggiore, come si usa dire per un progetto di lavoro in grande stile.

I locali della Cooperativa Agricola a Brognina si presentano come i più idonei per le prove ed in quel luogo io mi sento a mio agio, come se giocassi in casa. Compatibilmente con i miei turni di lavoro, di volta in volta fissiamo il successivo appuntamento per le esercitazioni di lettura, dizione e movimenti. Antonio e Matteo, tecnici di lusso, mettono a puntino la loro attrezzatura e tutto sembra a posto in questo campo non mio.

I ragazzi si rendono conto che avranno da recitare se stessi seguendo il filo conduttore del copione, in una situazione ed in un luogo vero senza finzione. Saranno filmati in modo spontaneo, come previsto dalle sequenze sceniche, trascorrendo una notte, in un accampamento di tende a Dinnammare. Le condizioni climatiche durante le prove e nella realtà non saranno certamente le stesse ed è per questo che i ragazzi si dedicano ad una corretta e spigliata pronuncia dei dialoghi.

Meno impegnative si presentano le riprese che in sequenza temporale precedono e seguono la notte da trascorrere in montagna. Le affrontiamo per prime per poi puntare tutte le nostre energie e capacità organizzative su quelle 18 ore da trascorrere filmando a Dinnammare. Fra una prova e l’altra vengono contattati i nostri probabili collaboratori: un artigiano calzolaio, negozianti, la Direzione Didattica, l’Azienda Foreste Demaniali ed il Rettore del Santuario, ai quali presentiamo il progetto.

Il primo a venirne a conoscenza è stato un autista dell’A.T.M., dalla cui reazione si comprende che non siamo considerati dei pazzi. Armando, questo il suo nome, impeccabile come sempre, si mette subito a disposizione, al contrario della Direzione della sua Azienda, che ostacola nel modo più indecente il nostro impegno per il Centenario del Terremoto.

Con questo quadro generale molto incoraggiante ci lanciamo nelle riprese in una classe scolastica; a seguire, nell’arco di due mesi, presso i negozianti, il calzolaio. Fissiamo una giornata, sempre di Sabato, per filmare sull’autobus; quel giorno c’era Armando, l’autista, ma non c’era l’autobus.

E’ stato necessario puntare su un altro fine settimana per chiudere la partita, in gran segreto, con l’Azienda di trasporti pubblici, e registrare in città. Tralascio di dedicare attenzione alle trattative con la Direzione A.T.M. ed il custode del Cimitero Monumentale per non mettere in ridicolo nessuno.

Tutto era ormai pronto per la prova magna, suprema a Dinnammare. Fissiamo la data e puntiamo tutte le nostre energie per trascorrere al meglio un pernottamento, dal pomeriggio del 31 Maggio fino alla mattinata del 1 Giugno 2008. Graditissima giunge la disponibilità del Rettore del Santuario, dal quale riceviamo le chiavi per superare al meglio i problemi logistici legati ad una notte in cima ad una montagna.

Dalla Direzione delle Foreste Demaniali riceviamo un notevole quantitativo di legna da ardere per ragioni scenografiche e motivi di vera sopravvivenza. Ci muoviamo dal paese nel primo pomeriggio di Sabato 31 Maggio e sembriamo una spedizione in montagna in perfetto stile alpino.

Garantiamo che quanto visto in “Terremotando” è tutto vero: l’unicità del paesaggio, il vento, il freddo, il fumo, il fuoco, il sonno, la stanchezza, le emozioni e la consapevolezza di essere in cima ad una montagna per ricordare a modo nostro un evento eccezionale della natura cento anni dopo.

Erano passate le due di notte quando tutte le riprese, le più essenziali, erano state completate. Per curare molti dettagli, di notti a Dinnammare ce ne sarebbero volute di più; ma noi non siamo una troupe cinematografica e oltre certi limiti non ci è consentito andare.

I ragazzi, liberi da impegni scenici, vivono l’emozione di una notte in tenda, in montagna, sotto le stelle. Lasciano una tenda libera tutta per me ed anch’io, protetto dalle raffiche di vento dalle pareti del Santuario e dal telo sottile del piccolo rifugio, ripercorro tutti i miei momenti più esaltanti trascorsi sulle montagne.

Ero talmente contento dell’esito di quella nottata che sarei tornato a casa a piedi, dopo aver salutato e ringraziato tutti per la collaborazione, per gustare ancora il silenzio e la bellezza delle nostre montagne.

Non l’ho fatto perché avevo da consegnare personalmente le chiavi del Santuario di Dinnammare che, per 18 ore, la notte a cavallo fra il 31 Maggio ed il 1 Giugno del 2008, è stato tutto nostro. La missione era compiuta e tutta l’Estate è passata nel lavoro di montaggio di tutto il materiale filmato durante tutta la Primavera.

Non mi stancherò mai di ringraziare gli addetti ai lavori impegnati in quella tecnologia applicata, nella quale confesso di muovermi con molta difficoltà. Come per altri momenti di espressione, anche “Terremotando” è stato un gioco di squadra e gli applausi, meritati, di chi ha avuto l’opportunità di apprezzare l’impegno dei “Ragazzi di Terremotando”, sono rivolti a tutti coloro che lo hanno reso possibile.

Ad ulteriore dimostrazione che non siamo amorfa periferia, da più parti, anche dalla città, ci è giunta conferma che la nostra maniera di ricordare i morti ed i sopravvissuti del Terremoto del 28 Dicembre del 1908 ha colto nel segno. Grazie a tutti e alla prossima. 

Paolo Ullo

 


 
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