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Le Chiese del periodo Normanno Svevo a Messina.
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di Nino Principato

Il 1061, con la presa di Messina, segna l’avvio della campagna normanna in Sicilia contro il dominio arabo, una guerra lunga e logorante, durata trent’anni, per la definitiva conquista dell’isola.

Al seguito dei Normanni di stirpe germanica, che avevano abitato la Danimarca e la Scandinavia, oltre ad artisti provenienti da ogni parte (“Undecumque terrarum artificiosi cementarii” scriveva il cronista Malaterra, contemporaneo del Conte Ruggero d’Altavilla), molti monaci basiliani appartenenti all’Ordine fondato da San Basilio da Cesarea (329-379) in Cappadocia, di rito greco e prima fra tutti gli Ordini religiosi, unendosi ai confratelli che li avevano preceduti in epoca bizantina prendevano possesso di cenobi preesistenti o ne fondavano di nuovi, diffondendosi in maniera capillare su tutto il territorio dell’attuale Provincia di Messina, l’antica “Val Demenna”.

Monachesimo basiliano che tanto incise nella storia di questa parte di Sicilia, sia nei delicati equilibri politici e giuridico-amministrativi, come momento di saldatura fra la cultura tradizionale autoctona e le grandi innovazioni del regno normanno; sia nella sistematica urbanizzazione e nella trasformazione agraria dei territori dove sorgevano i complessi monastici; sia nell’economia e nelle condizioni sociali di quanti erano stanziati nel raggio d’influenza dei cenobi e, non ultimo, il controllo strategico del territorio soprattutto nei fondovalle delle fiumare, vie rapide di penetrazione e di collegamento fra le coste e le montagne.

Al vertice di questa complessa ramificazione di monasteri greci, fu posto l’Archimandritato del Santissimo Salvatore fondato da Ruggero II, nel 1131, sulla punta della penisoletta falcata di San Raineri, a capo di ben 43 cenobi in Sicilia e in Calabria.
 
Nella provincia di Messina, le preziose “architetture dello Spirito” frutto del fervore costruttivo e ricostruttivo dei normanni, caratterizzano e qualificano ancora oggi i vetusti centri urbani che gravitano su di esse: “Santa Venera de Vanellu o Parasceve” presso Castroreale; “San Nicola de Ficu” (1091) a Raccuja; “San Filippo di Demenna o di Fragalà” a Frazzanò, preesistente ai normanni e da essi ricostruito; “San Pancrazio o dei Tre Santi” a San Fratello; “San Filippo il Grande” (1100) e “Santa Maria di Mili” (1092) a Messina; “Santi Pietro e Paolo“ (1093) ad Itala; “Santi Pietro e Paolo d’Agrò” (1114-1172) presso Casalvecchio Siculo, per ricordarne alcune e fra le più famose.

Splendide architetture di pietra che testimoniano, nel loro rigore formale, una mirabile fastosità decorativa ottenuta con quel particolare gusto orientale nella tecnica arabeggiante della serie di archetti ad ogiva che si incrociano presso la cuspide nei prospetti esterni, unita ad una sfavillante policromia naturale del rosso mattone, del giallo tufo calcarenitico e della dorata arenaria, della nera lava e della pomice bruna.

I video delle Chiese:

1) Santa Maria in Mili San Pietro

2) Santa Maria degli Alemanni

3) SS.Annunziata dei Catalani 

4) Santa Maria La Valle, detta "Badiazza"

5) Santa Maria del Graffeo, detta "La Cattolica" 

6) San Tommaso il Vecchio

7) Filmato completo


 

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