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Centenario dell'Acquedotto Civico di Messina
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a cura di Paolo Ullo

 Le opere acquedottistiche, realizzate nel tempo attorno alla città di Messina per servirla dell’acqua proveniente  dai Monti Peloritani, costituiscono anche un elemento significativo del patrimonio storico di questi monti.

Per questa ragione il CAI – Sezione di Messina, ricorrendo in questi anni il centenario della realizzazione di queste opere, ha inteso ricordare la circostanza con visite agli impianti in montagna ed in città e con incontri di soci allargati alla cittadinanza. In ciò assistita dll’AMAM, che oggi gestisce il servizio idrico.

Nel quadro di questa iniziativa, la Sezione ha anche dato vita ad una speciale rievocazione storica, tenutasi nella Sala delle Bandiere del Municipio di Messina il 6 Maggio 2005, cent’anni dopo il completamento dei serbatoi di raccolta, fatto che rese “stabile” la fornitura dell’acqua alla città.

Dal nostro punto di vista, di appassionati della montagna e delle sua storia, con quel completamento si rese anche stabile un collegamento “ideale” della cittadinanza con i luoghi di provenienza dell’acqua, con i Monti Peloritani appunto che, più di altri, appartengono alla tradizione del CAI di Messina.

Poiché il senso di questo collegamento ideale rimane valido oltre la considerazione riservatagli nella ricorrenza del centenario, intendiamo adesso riproporlo in una forma più durevole, attraverso questo opuscolo, realizzato con la partecipazione dell’AMAM, che raccoglie le immagini ed i testi sui quali si è basata la rievocazione del Maggio 2005.

  Bruno Biondi - Presidente del Club Alpino Italiano - Sezione di Messina


Una iniziativa del Club Alpino Italiano - Sezione di Messina che vuole essere espressione dell’impegno del sodalizio per il recupero della memoria storica degli ambienti vicini alla nostra città. Nel caso presente questo impegno si estrinseca con la proposta di un modo diverso di accostarsi ad alcuni luoghi familiari alla cittadinanza, riscoprendo in essi le sedi di vecchie opere di importanza fondamentale per la città, in quanto funzionali al suo sistema acquedottistico. Per riscoprirli anche sotto il profilo dell’”archeologia industriale”, oggi divenuta di stimolo per i cultori dell’ambiente e della storia ed, in particolare, per gli escursionisti del CAI.

Un’occasione, quindi, per “rivisitare” alcuni momenti della storia della città e del suo circondario, del suo sviluppo imprenditoriale all’inizio del ‘900, anche attraverso le testimonianze di persone in qualche modo legate a coloro ai quali si deve la realizzazione di quelle opere.

In questo spirito assume particolare risalto la comunità di Santo Stefano di Briga, il villaggio della periferia Sud della città da cui provennero tante di quelle risorse umane che operarono per la realizzazione dell’Acquedotto di Messina. Per questo motivo in questa manifestazione vogliamo parlare anche attraverso i figli di questa comunità

Club Alpino Italiano – Sezione di Messina

Le fotografie storiche della costruzione dell'acquedotto


QUESTA E’ UNA STORIA D’ALTRI TEMPI, VECCHIA DI CENTO ANNI, MA ATTUALE E FRESCA COME L’ACQUA DI CUI SI PARLA.

Alla Sezione di Messina del Club Alpino Italiano riesce facile parlare, e non solo parlare, di Montagna; un po’ meno agevole potrebbe essere il compito di trattare di Acqua. Ci proveremo senza il timore di non riuscirci perché, in fondo alla questione, l’Acqua, della quale ci serviamo in ogni momento della nostra giornata, è figlia della Pioggia e della Montagna…Quasi quasi, va a finire che siamo parenti stretti, noi testardi escursionisti e l’acqua: frequentiamo gli stessi luoghi e poi, la sera, ci ritroviamo a casa sotto la doccia o al rubinetto della cucina… Ma più che per fare poesia, se ne potrebbe fare tanta giocando di fantasia, sui fenomeni che, comunque, come appassionati della Montagna, ci legano alla natura, oggi ci è toccato il ruolo degli storici di turno, un po’ improvvisati ed occasionali.

Questa occasione ci è offerta da un “Centenario” tirato fuori dal cassetto non solo per mettere in piedi l’ennesima, quella di Sabato 7 Maggio, escursione, ma soprattutto per dare ad avvenimenti accaduti cento anni fa il giusto e meritato posto nella nostra memoria.
Parleremo di Acqua e di Acquedotto…non nel senso di bollette da pagare…del primo “Vero Acquedotto” che ha portato nella nostra città le acque del versante occidentale di Monte Poverello, a noi molto noto.
L’”Acquedotto Civico”, così si chiamava, è entrato in funzione cento anni fa, ufficialmente il 6 Agosto 1905, con l’apertura dei rubinetti… e che rubinetti!.. dei Serbatoi Gonzaga, Noviziato, Torre Vittoria e Trapani…Serbatoi che Sabato 7 Maggio andremo a visitare per esclusiva e cortese concessione della Direzione dell’AMAM.

Lo conosciamo tutti come “Acquedotto della Santissima”, ma prima di giungere all’attuale nome di battesimo sono accaduti tanti di quegli avvenimenti, che stasera illustreremo a parole e per immagini, la cui comprensione ci aiuteranno a capire che niente è stato facile a far giungere l’acqua nei rubinetti di casa…Se poi riusciremo a far digerire meglio la necessità ed il dovere di pagare la bolletta dell’acqua faremo contenti anche i Gestori di questo importante e vitale servizio pubblico…
Faremo spesso parlare, attraverso scritti e documenti raccolti un po’ ovunque, i protagonisti che hanno contribuito ad alleviare la sete dei Messinesi dal 1905 in avanti, sperando di cogliere intatto quell’entusiasmo che li ha stimolati a rendere un servizio alla città.
Per le immagini d’epoca, preziosa è stata la collaborazione e la disponibilità della Direzione della Biblioteca Regionale Universitaria di Messina, e di eredi e soci della nostra Sezione che custodiscono gelosamente preziosi cimeli riguardanti la costruzione dell’Acquedotto.

Numerose Relazioni Tecniche, a firma dell’Ingegnere Pietro Interdonato, autore del Progetto Particolareggiato, sono tuttora conservate presso le Biblioteche dell’Università di Padova, del Politecnico di Milano ed alla Biblioteca Centrale di Firenze. L’Ingegnere ha avuto l’accortezza, quasi una lungimiranza, un presagio, di inviare i suoi scritti anche lontano dalla città, preservandoli così dalla tragedia del terremoto del 1908.
Così scriveva sul Monitore Tecnico, prestigiosa rivista di Ingegneria, del 30 Marzo 1905:

“La soluzione del problema dell’Acquedotto di Messina è passata attraverso a non poche difficoltà tecniche od amministrative prima di giungere all’attuale stadio risolutivo.

Fin dal 1882 il Municipio concedeva ad una ditta locale la costruzione di un acquedotto; ma vuoi per impreparazione tecnica del progetto, vuoi per la mancanza di mezzi nella ditta concessionaria questa non diede alcuna esecuzione al contratto.
Nel 1894 gl’Ingegneri Caselli e Interdonato per incarico dell’Amministrazione del Comune presentavano, dopo un lungo esame dei luoghi ed aggiungendo nuovi dati ai pochi già esistenti, un progetto di massima per la conduzione a Messina di 10.000 mc. d’acqua al giorno delle sorgive del Niceto, dimostrando la possibilità di estendere a 15.000 mc. la provvista con allacciamento di sorgive secondarie.

L’acquedotto si compone essenzialmente:

1. Delle opere di presa e di allacciamento.
2. Dell’acquedotto principale della lunghezza complessiva di Km. 23,295 comprendente N°. 04 gallerie con uno sviluppo di m. 11.754 e N°. 10 sifoni sviluppanti m. 4.402 in tutto.
3. Dei quattro serbatoi di distribuzione della capacità complessiva di 15.000 mc..
4. Della rete di distribuzione interna avente uno sviluppo complessivo attuale di Km. 43,000.”


GLI ANTECEDENTI  TENTATIVI MAL RIUSCITI.

Si possono fare risalire alla seconda metà del secolo precedente i primi tentativi per la costruzione di un Acquedotto per Messina. E' del 20 Aprile 1883 un contratto di lavoro stipulato fra il Comune di Messina e la Ditta Antoci; con esso, si sanciva l'impegno di portare nella nostra città, in quindici mesi di lavoro, salvo casi di forza maggiore, le acque delle sorgive dell'ex Feudo della "Santissima".

E' difficile immaginare che tipo di Acquedotto sarebbe stato, considerando i tempi di realizzazione preventivati, non avendo neanche l'appoggio di una documentazione che faccia cenno al progetto, se questo è stato fatto. La ditta Antoci non iniziò mai i lavori; chi non mantenne l'impegno è difficile dirlo. Non ne conosciamo i motivi, anche se non è azzardato affermare che la ditta appaltatrice abbia peccato di presunzione e il Comune di Messina abbia commesso un errore di ingenuità.

Le sorgive del gruppo della Santissima, denominate "Sambuco", "Lamari o Grotta Margi”, "Lamari o Latte", hanno dovuto aspettare ancora 39 anni, da quel 20 Aprile 1883, prima di essere raccolte e assumessero le caratteristiche di Acquedotto. Dalla stessa data occorsero ancora 17 anni affinchè le acque, che si perdevano inutilizzate nelle sperdute vallate tirreniche di Monte Poverello, venissero imbrigliate e dirette verso Messina.

ARRIVA L’INGEGNERE…E FA METTERE GLI SCARPONI AI PIEDI ANCHE AL SINDACO.

Dopo questa prima scaramuccia andata a male, fa il suo ingresso in scena l’Ingegnere Pietro Interdonato, Reggente della Direzione dell’Ufficio Tecnico Comunale dal 1894 al 1902. Me lo immagino escursionista come noi; scarponi ai piedi e lo zaino pieno di strumenti per misurare la portata delle sorgive; un cercatore d’acqua, prima un “solitario della montagna” in esplorazione, in “pre-escursione”, come diciamo noi del CAI Messina, per disegnare e costruire nella sua mente quello che poi sarà un vero capolavoro di Ingegneria Idraulica.
Nel Settembre 1894, per convincere della bontà del suo disegno, si porta in montagna una Commissione di Ingegneri e lo stesso Sindaco della Città, Gaetano D’Arrigo e così si esprimeva nella sua Relazione:

“Tutte queste sorgive a differenza della generalità di quelle esistenti nei nostri monti, le quali sono il risultato di numerose permeazioni, si presentano sotto forma di vere e proprie vene liquide di considerevole portata.”

Sorgente Bocche d’Acqua

Dopo aver descritto le caratteristiche geologiche dei luoghi cosi continuava:

“Si può concludere che le sorgive dei due versanti hanno unica origine e che per la natura dei terreni in cui nascono, per il modo di scaturigine, per la bassa temperatura vanno annoverate fra le sorgive profonde e sulle quali si può fare assegnamento per l’alimentazione di una città.”

Dopo avere raggruppati i dati ottenuti con le misurazioni dirette eseguite sui luoghi, concludeva:

“In vista delle considerazioni precedentemente fatte sulla formazione geologica, in cui hanno origine le sorgive si può ammettere con fondamento che con opportune opere il volume misurato possa crescere notevolmente.
Le sorgive misurate presentano tali caratteri di stabilità che uniti agli altri riguardanti la qualità eccellente dell’acqua, oramai nota per apposite analisi, le rendono molto adatte ad assicurare l’alimentazione della città di Messina.”

In data 1 Luglio 1895 l’Ufficio Tecnico Comunale aveva pronto un Progetto di Massima, che per contorte ragioni politiche e burocratiche fu preso a base per un Contratto di Concessione, un Appalto, si direbbe oggi, fra il Sindaco D’Arrigo ed il Concessionario Vanni il 26 Febbraio 1897.  Evitiamo di impelagarci in quel difficile periodo per l’Amministrazione della città; diciamo solo che portò ad una crisi politica con Commissariamento della carica di Sindaco, un po’ come ai tempi nostri e di acquedotto si parlò solo nelle aule del Tribunale.
Pietro Longo giornalista, così sintetizzava la situazione:

“I lavori vennero allora rallentati dalle laboriose pratiche burocratiche, dal sopraggiungere della crisi amministrativa e sopra tutto dalla olimpica inattività della gestione straordinaria.”
 …Un po’ come in tutte le gestioni  straordinarie…La storia si ripete…

Il 4 Agosto 1900 la crisi politica viene superata con l’elezione a Sindaco di Messina di Antonino Martino, dopo una intermedia Amministrazione Marullo. L’Ufficio Tecnico viene incaricato di un Progetto Particolareggiato con la libertà di metterlo in atto senza ricorrere ad avventurieri e speculatori.

Tutto e messo sulla carta e si può cominciare.
A conclusione del Progetto Particolareggiato, l’Ingegnere Pietro Interdonato scriveva:

“L’opera è tenue rispetto all’importanza della Città che, per quante ansie abbia provato, si mostra tuttavia larga d’incoraggiamento e promettitrice di gratitudine a chi realizzerà questa modesta aspirazione della sua cittadinanza.
Hoc opus hic labor.

Messina 14 Dicembre 1900
L’Ingegnere di Sezione
PIETRO INTERDONATO
L’Ingegnere Capo
LEANDRO CASELLI
Collaboratori:                                                                     
L. Borzì, Ing. di Sezione, A. Galbo, Ingegnere, A. Russo, Ingegnere.”

Una nota particolare sull’Ingegnere Borzì:

Ha avuto la sua famiglia distrutta dal terremoto del 1908, ma sei giorni dopo, il 3 Gennaio 1909 fu in grado, con l’aiuto di una squadra di militari del Genio di far giungere in alcune fontanelle la prima acqua per i terremotati ed i soccorritori.

La prima picconata fu data il 25 Maggio 1901 con l’inizio della perforazione della Galleria Grioli, che abbiamo percorso il 27 Maggio del 2001, ricordate?..
Ecco alcune testimonianze di quando i nostri Monti Peloritani erano animati dal vociare allegro delle maestranze, sotto l’attenta sorveglianza di tecnici ed Ingegneri. Molte di queste note sono tratte da “L’Acquedotto Civico di Messina” di Pietro Longo, giornalista molto in voga a quei tempi; lo scritto è conservato alla Biblioteca Regionale Universitaria, all’Archivio Storico del Comune ed al Gabinetto di Lettura di via Sacchi, 12.
 

Pietro Longo scriveva:

“Ovunque un’attività febbrile, animosa che conduceva le scorte dei minatori, in alterni periodi, nelle viscere delle montagne penetrate dal piccone, squarciate dai colpi della dinamite rintronanti senza posa a rompere l’altissimo silenzio delle notti, a svanire per le vallate solitarie con tutti gli echi e con tutti i fremiti del meriggio.
Ed alle campagne soleggiate od alle avanzate anguste delle gallerie, ai fianchi delle quali bisognava addossarsi con l’impressione di un incubo per lasciar libero il passo ai traini dei detriti, ovunque l’azione si esplicava, ovunque essa procedeva, la mente vigile dell’Ingegnere Pietro Interdonato sovrastava al progredire dell’opera con una tensione non comune di forza; così che il complesso del lavoro ed il dire che le grandi linee come i punti trascurabili di esso entrano direttamente ed integralmente nel prodotto del suo studio, danno la misura di ciò che fu la sua energia e la sua volontà.”

I Monti Peloritani sono la nostra palestra, per noi del CAI Messina, ed i luoghi teatro dei lavori per l’Acquedotto ci sono familiari e ci riempiono di ammirazione ogni volta che li  percorriamo e non possiamo che esser concordi con questa descrizione, che è anche uno stato d’animo ed una garanzia sull’origine, qualità e purezza dell’acqua che è arrivata in città cento anni fa:

I luoghi che da tempo immemorabile costrinsero le nostre acque all’inutile via, bisogna ammirarli nella grandiosità della loro rovina. Una sequela di montagne granitiche, squassate da secolari forze titaniche, che lanciano al cielo come una sfida l’audacia dei loro culmini, senza vegetazione e senza vita che animi l’immobile bellezza delle cose, dalle quali di tanto in tanto solo il corvo esce nel sole, dai silenzi dell’effuso azzurro, distendendo, come nell’immagine del Carducci, “In tarde ruote digradanti, il nero volo solenne”.

“Il tracciato dell’acquedotto si svolge per circa 24 chilometri in uno sviluppo alternato di trincee, sifoni e gallerie. “

Un ruolo determinante per il buon funzionamento dell’Acquedotto lo hanno avuto, in un passato non troppo remoto, gli angeli custodi degli impianti lungo il tracciato, i “Cantonieri”, figure d’altri tempi alle quali io personalmente devo molto per la costruzione di questa trattazione.

I miei nonni, ed anche mio padre ne era convinto, raccontavano che il tracciato dell’Acquedotto Civico e poi della Santissima sia passato nei territori del versante Est dei Peloritani per volontà dell’allora Sindaco Antonino Martino, originario di Santo Stefano Medio, per dare lavoro ai suoi paesani della Valle di Santo Stefano, suo bacino elettorale. Li devo smentire, perché l’intendimento e la professionalità dell’Ingegnere Pietro Interdonato non avrebbero mai sottostato a nessuna pressione politica, fosse stata, ma non lo è stato, anche quella del Sindaco, futuro padre e nonno di due Ministri della Repubblica.

L’Ingegnere Pietro Interdonato sul perché del tracciato proposto scrive:

 “Tenendo presenti questi criteri di base fu possibile ridurre il percorso dalle Bocche d’Acqua a Messina a soli m. 24.697 ed a meno di ore sette il tempo occorrente perché la desiderata acqua nelle migliori condizioni di isolamento dalle influenze termiche giunga a Messina col maggior grado di freschezza.”

Pietro Longo:

 “L’acqua segue il suo corso, attratta dal desiderio fatto più vivo dai sacrifici di tanti anni, precipitando nella caduta di Larderia, chiedendo col suo fragore di determinare in tempo non lontano l’uso di essa come forza motrice.”

L’Ingegnere Pietro Interdonato, oltre che provvedere alla distribuzione d’acqua da Giampilieri a Cariddi, mi piace chiamarla così:

 “Pel momento basterà solo di accennare che la posizione e la quota dei serbatoi è stata coordinata a questo servizio, al quale, ad acquedotto ultimato, si provvederà con l’erogazione giornaliera di mc. 1.600 e nel primo periodo con una dotazione proporzionalmente ridotta da distribuirsi agli abitanti dei villaggi in parola le cui condizioni d’alimentazione (il ripeterlo fino alla sazietà non è ozioso) sono le peggiori possibili.”

Mirava anche a servirsi della caduta di Monte Cicirello, nei pressi di Larderia, per produrre energia elettrica; è il caso di dirlo, due piccioni con una fava:

 “Dalla sommità del Monte Cicirello fino al piano sottostante al Villaggio Larderia veniva progettata una caduta di m. 380 di altezza capace di sviluppare una forza di 700 cavalli destinabili a scopi industriali e ad usi civici d’illuminazione od altro.”

L’impianto di generazione di corrente elettrica non è mai stato fatto; prima il terremoto del 1908 e poi una deviazione di tracciato resosi necessario nel 1935 ne impedirono la realizzazione.  

I SERBATOI GONZAGA, NOVIZIATO, TORRE VITTORIA E TRAPANI:

L’ACQUA ABITA QUI, SUL TETTO DELLE CASE DI MESSINA. L’ACQUA E’ NOSTRA E GUAI A CHI CE LA TOCCA!!!

Nel frattempo, oltre ai cantieri aperti lungo il tracciato dell’Acquedotto sui Monti Peloritani, si preparavano i Serbatoi in città.

I serbatoi in costruzione.


IL SERBATOIO GONZAGA - LA VASCA GRANDE DEI MESSINESI
- Pietro Longo lo riassume in questo modo:

 “Il Serbatoio massimo, destinato a servire come riserva agli altri tre, è stato scavato nelle viscere del Colle Gonzaga a m. 109,50 sul livello del mare. Esso consta di due vasche parallele distanti nei loro assi 15 metri, lunghe circa 100 metri, alte m. 6,50 e larghe m. 6,00. La loro complessiva capacità è di mc. 6.000.”

IL SERBATOIO NOVIZIATO - LA VASCA PICCOLA A SUD DELLA CITTA’

 “Poco distante dal Gonzaga e sulla stessa Via Militare alla quota 71,20 comune anche agli altri serbatoi, vi è il serbatoio Noviziato.   di mc. 2.500.
Questo serbatoio è dotato di una Casa Cantoniera che prospetta la Via Militare e viene dall’ultima galleria collegato al serbatoio Torre Vittoria.”

E’ il più fotografato…e pensare che non era prevista la sua costruzione…

“Questo serbatoio si compone di due vasche uguali capaci di contenere insieme 4.000 metri cubi d’acqua.”

 

IL SERBATOIO TRAPANI - LA VASCA PICCOLA A NORD DELLA CITTA’

  “Anche il Serbatoio Trapani è costituito da due vasche parallele, separate però da un grosso massiccio di muratura di pietrame con malta di calce e pozzolana.
Questo serbatoio ha pure la Casa Cantoniera ed il costo complessivo è di Lire 103.000.”

LA RETE DI DISTRIBUZIONE E I TUBI VENUTI DA LONTANO.

Ci affidiamo alla testimonianza di Pietro Longo:

 “La fornitura dei tubi di ghisa e pezzi speciali per la rete di distribuzione della Città e per i sifoni, è stata eseguita dalla Società Siderurgica di Savona per 23.000 quintali e dalla Società Alti Forni e Fonderia di Piombino per 6.600 quintali.”

Giungevano a Messina con velieri mercantili , depositati sotto apposite tettoie fatte costruire dall’Amministrazione Comunale nell’area portuale, trasportati fin dove era possibile con carri trainati da buoi; dopo… dopo c’erano le spalle dei trasportatori….
I tubi venivano poi messi a dimora nelle gallerie, nei sifoni e nelle trincee e cuciti insieme, venivano “piombati”

ARRIVA L’ACQUA.

Tutti i serbatoi erano pronti e già dal Febbraio 1905 furono riempiti per le prove di tenuta che continuarono fino all’Estate. In Agosto tutto era pronto per l’apertura delle saracinesche verso la rete di distribuzione in città
Tutti aspettavano l’acqua che iniziò a scorrere ufficialmente il 6 Agosto 1905
L’Ingegnere Pietro Interdonato senza toni trionfalistici così scriveva sul “Monitore Tecnico”:

 “L’acqua che già fin dal 6 Agosto è arrivata in città ed è servita per le manovre e per le prove, sarà sostituita all’antica potabile (per modo di dire).”

Occorreva festeggiare:
Era tanta e tale l’attesa e bisognava festeggiare alla grande come l’avvenimento meritava.

L’ACQUA… IL RE… E LA REGINA

Dagli Atti Comunali si legge :

Messina 25 Luglio 1905,
In occasione dell’imminente inaugurazione dell’Acquedotto il Consigliere Monforte fa rilevare che il Sindaco in visita a Roma nel mese di Febbraio ha relazionato a Sua Maestà il Re sull’andamento dei lavori, invitandolo in modo informale alla prossima inaugurazione. Il Consigliere Monforte suggerisce al Consiglio Comunale di formulare un invito ufficiale.

Il Consiglio Comunale di Messina, deliberando di inaugurare solennemente l’apertura del grande Acquedotto Civico, plaudendo all’invito del Sindaco Conte Salvatore Marullo, che insieme alla Giunta, a nome della città e restando interprete del suo desiderio, invitava il Re Vittorio Emanuele III perché l’augusta presenza rendesse più solenne tale atto di civile rigenerazione, unanime fa voto perché Sua Maestà voglia insieme alla Augusta Regina far coro altissimo ed onorare il suolo di questa città dinanzi già annunziato dal Sindaco.

Il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena di Montenegro non furono presenti alla Cerimonia, non sappiamo perché; la Coppia Reale a Messina mise piede tre anni dopo fra le macerie della Città distrutta dal terremoto. Non siamo qui a parlare del Terremoto del 28 Dicembre 1908, ma approfittiamo del riferimento per scherzare su un atteggiamento poco regale che Vittorio Emanuele III assunse, era solito farlo, guardando sconsolato la Città da una montagnola di macerie. I primi fotografi e cineoperatori lo ritrassero con le mani in tasca, non era “da Re” e forse fu lì che nacque uno dei primi fotomontaggi: la foto fu corretta, il protocollo salvato e alla stampa fu consegnata una foto più consona al soggetto ritratto. Mi chiedo come si sarebbe potuto correggere una foto del Re gocciolante d’acqua dopo un tuffo poco regale nel Serbatoio Gonzaga?!  Meno male che non è venuto… Anche perché i consiglieri comunali all’opposizione sostenevano che il clamore che avrebbe suscitato la sua visita avrebbe fatto sapere a tutto il mondo che Messina non aveva ancora un acquedotto… E come si lavavano i Messinesi?...Considerazioni assurde…Ma andiamo avanti!....
Se fossimo al cinema o in un teatro potremmo dire che qui facciamo finire la prima parte della serata, ma vogliamo essere incalzanti e non vi concediamo di fare un intervallo per non interrompere i ritmi della storia…Spero mi perdonerete e così Sabato 7 Maggio cercherò di stare zitto e di non riempirvi di chiacchiere.

ORE 5,21 DEL 28 DICEMBRE 1908:




IL TERREMOTO CAMBIA IL VOLTO DI MESSINA E LA CITTA’ DA QUEL GIORNO RICOMINCIA A FARSI BELLA COME OGGI LA CONOSCIAMO.
LA NOSTRA MEMORIA VADA AI MORTI ED AI SUPERSTITI CHE L’HANNO RICONSEGNATA ALLA STORIA…

Le fotografie di Messina prima e dopo del terremoto del 1908

galleria 1
galleria 2
galleria 3


L’Acquedotto Civico diventò “Acquedotto della Santissima”.

Era un genovese l’Ingegnere Costante Conti;

LA STORIA DELL’”ACQUA PAZZA”. HA ANCHE FATTO IMPAZZIRE NUMEROSE AMMINISTRAZIONI COMUNALI E DATO DEL FILO DA TORCERE AD INGEGNERI, COSTRUTTORI E MAESTRANZE.
PER DOMARLA E FARLA GIUNGERE A MESSINA E’ STATO NECESSARIO FARLE ATTRAVERSARE DUE VOLTE LA PANCIA DEI MONTI PELORITANI, DA EST AD OVEST, POI ANCORA AD EST.

L'innesto all'Acquedotto Civico delle sorgive della Santissima si può considerare un capitolo particolare nella storia della nostra città.

Le acque della Santissima furono una spina nel fianco per numerose Amministrazioni Comunali.

Nell'Agosto 1905, Messina ebbe il suo primo Acquedotto, pronto ad essere ampliato e potenziato in qualsiasi momento. Le acque della Santissima diventarono la bacchetta magica, tenuta in soffitta e dimenticata, fino a quando non fosse stato necessario ricorrere ad essa. Furono il terremoto ed il periodo della ricostruzione a riportare prepotentemente di attualità l'allaccio delle sorgive " Lamari, Valli e Sambuco " al mal ridotto e ormai insufficiente Acquedotto Civico.

C'era veramente bisogno dì tutto, anche delle bacchette magiche, per una città da ricostruire. Subito e senza altri rinvii, bisognava far giungere a Messina una parte o, se necessario, tutti i 10.000 mc. d'acqua della Santissima. Il rinvio, purtroppo, c'è stato; i fondi non furono concessi a causa della Prima Guerra Mondiale e la questione fu rimandata a dopo il conflitto.

Durante questo travagliato periodo della storia messinese, nel " Feudo " della Santissima erano sopravvenute delle novità, un cambio di gestione. I Signori Savona e Greco, stipulanti del contratto di vendita al Comune di Messina delle sorgive Lamari, Valli e Sambuco, non sono più i proprietari del Feudo. Gran parte delle terre della Santissima appartengono adesso al Cav. Cascio, tra l'altro primo cittadino di Fiumedinisi.

La fine della Prima Guerra Mondiale, passata l'euforia della vittoria, evidenziò, ingigantiti, gli stessi problemi lasciati irrisolti al suo inizio.

Forte dei diritti acquisiti con il contratto del 1 Agosto 1887, il Comune di Messina e, per esso, la ditta appaltatrice mise in moto il meccanismo che avrebbe portato ai primi colpi di piccone nelle silenziose valli di Monte Scuderi. La notizia della concessione del finanziamento ministeriale e del relativo, imminente inizio dei lavori, ebbe una grossa risonanza negli ambienti contadini dei villaggi vicini alla zona di operazione.

Fra la popolazione si contavano molti giovani, reduci di guerra, in cerca di lavoro. Fu proprio a Fiumedinisi, ad essere precisi, in certi ambienti del piccolo Comune, che l'imminente inizio dei lavori fu accolto con un certo riserbo.

Anche a Fiumedinisi c'erano i giovani bisognosi di racimolare qualche spicciolo, i reduci di guerra per i quali i picconi e le pesanti mazze avrebbero avuto l'effetto disintossicante da una Guerra che non li riguardava, ma che aveva voluto le loro energie. Proprio a Fiumedinisi le legittime pretese del Comune di Messina trovarono un grosso ostacolo. I primi segni di un ostruzionismo incomprensibile, certamente pilotato, si ebbero con il rifiuto della manodopera locale alla richiesta di partecipazione ai lavori, formulata dalla ditta appaltatrice.

Non fu difficoltoso trovare la manovalanza necessaria; i giovani dei villaggi di Pezzolo, Santo Stefano, Monforte San Giorgio e Pellegrino risposero prontamente all'appello e, nell'Estate 1922, la Galleria Bertuccio fu attaccata da entrambe le estremità. La mattina del 27 Luglio 1922, una folla inferocita formata da tutte donne, alcune delle quali in avanzato stato di gravidanza, distrusse le poche baracche nelle quali alloggiavano gli operai, disperse gli attrezzi da lavoro e, non ancora sazia, riportò alla luce una pergamena commemorativa murata dietro una pesante lapide, nella quale, tra l'altro, si leggeva: "… Oggi le acque della Santissima si avviano verso Messina …".

Erano trascorsi pochi giorni da quando nelle valli ai piedi di Monte Scuderi era cominciato a risuonare il cozzare dei picconi, il vociare allegro degli operai, finalmente impiegati in un lavoro tanto atteso. Ripiombò il silenzio; il lavoro di poco più di un mese era stato annullato dalla smania distruttrice di più di cento donne armate di bastoni. L'attardato intervento di una folta squadra di carabinieri non ha potuto fare altro che constatare quanto era successo. L'arresto di alcune fra le più scalmanate manifestanti e la sospensione a tempo indeterminato dei lavori suggellò uno degli episodi più brutti, in una giornata decisamente memorabile, della contorta storia delle acque della Santissima.

Strane dicerie e improvvisate giustificazioni volevano essere le motivazioni della sommossa popolare. Senza troppa convinzione, le più loquaci della manifestazione affermavano, allarmate, che un'eventuale galleria scavata sotto Piano Margi avrebbe rivoluzionato, se non, addirittura, prosciugato, le vene d'acqua di cui si servivano i contadini della Valle del Fiume Nisi.

La notizia dell'avvenuta dimostrazione giunse rapidamente a Messina, destando grosso scalpore. Il Consiglio Comunale, riunitosi d'urgenza, si fece portavoce dell'indignazione di tutti i cittadini, con una nota di protesta nei confronti di chi, consapevolmente, aveva arrecato offesa alla città, servendosi di un centinaio di contadine indubbiamente strumentalizzate.

In una successiva riunione in Prefettura, alla presenza del Prefetto, si trovarono di fronte una delegazione di Fiumedinisi, con a capo il Sindaco Cascio. e una rappresentanza del Consiglio Comunale della nostra città. Lo scontro fu inevitabile; la delegazione messinese, dopo aver ricordato i diritti sulle acque della Santissima, acquisiti con l'atto del 1 Agosto 1887, denunciò apertamente come la manifestazione del 27 Luglio  fosse stata manovrata dai nuovi proprietari del Feudo.

Il principale accusato fu lo stesso Sindaco di Fiumedinisi cav. Cascio, nei cui confronti qualcuno osò affermare che avesse badato più ai suoi interessi di proprietario che ai suoi doveri di primo cittadino. Al termine dell'infuocata riunione in Prefettura, il cav. Cascio rassegnò, nelle mani del Prefetto, le sue dimissioni dalla carica di Sindaco di Fiumedinisi.

Le decisioni prese in quell'occasione furono l'inizio di un ennesimo rinvio, che prolungò la già lunga attesa dei Messinesi. La delegazione di Fiumedinisi, al fine di rendere infondati i timori espressi a giustificazione della violenta manifestazione, chiese ed ottenne l'invio di tecnici che verificassero eventuali possibilità di danni all'agricoltura della valle, qualora fosse nata la lunga Galleria Bertuccio sotto Piano Margi.

Fu una soluzione accettata da tutti ed ebbe anche l'effetto di allentare la tensione creatasi a seguito dello scontro verbale in Prefettura. Le due delegazioni si sono lasciate senza avere fatto una vera pace, conciliate soltanto dalla promessa del Prefetto che i lavori di scavo della galleria sotto Piano Margi sarebbero andati avanti solo dopo un'ulteriore studio sulla conformazione geologica della zona interessata. I timori espressi dai contadini furono prontamente scacciati dall'esito favorevole confermato dai geologi. Nei tre anni successivi alla manifestazione del 27 Luglio 1922, furono eseguiti lavori in superficie, che preparavano il grande salto della Galleria Bertuccio.

Le non eccessive esigenze dell'agricoltura prossima alle sorgive furono soddisfatte con una bocca tassata, che divide tuttora le acque della Santissima in quelle destinate ai bisogni della nostra città ed in quelle da riversare nel torrente, a disposizione dell'agricoltura locale. Solamente nel Marzo 1926 la Società "Imprese e Costruzioni" ha potuto iniziare gli scavi delle Gallerie Lamari e Bertuccio.

E qui ci affidiamo ai momenti ripresi dall’Ingegnere Costante Conti:

Il contratto prevedeva la consegna dei lavori entro il mese di Novembre 1928.
Il 4 Dicembre dello stesso anno, da Piano Margi, l'Ing. Costante Conti scriveva:

 “Solo un’esile diaframma divide due squadre di minatori operanti nei due sensi della Galleria Bertuccio.”

Si era andati oltre i termini previsti, ma ormai si poteva assaporare la gioia della vittoria.

Il 9 Gennaio 1929 fu una giornata tipicamente invernale; Monte Scuderi, Monte Poverello e tutta la catena dei Peloritani erano imbiancati di neve.
Nonostante le proibitive condizioni atmosferiche, il Podestà ed altre autorità cittadine raggiunsero, a dorso di mulo, il Piano di San Calorio e, da lì, a piedi, discesero verso Bertuccio.

Con molta semplicità, senza peraltro sminuire l’importanza di quanto si stava per compiere, il più anziano dei minatori, di nome Smedile, fece brillare l’ultima mina e l’esile diaframma della Galleria Bertuccio si ruppe.

Tutte le autorità intervenute, guidate dagli operai e minatori riuniti, finalmente insieme in una sola squadra, percorsero i 2.023 metri della Galleria fino alla Santissima, dove la Banda Musicale di Fiumedinisi le accolse festosamente. Da sola la Galleria Bertuccio, per la sua lunghezza, aveva assorbito tre anni di lavoro che non ha conosciuto soste.

Nei primi giorni dell’Agosto 1929, i Messinesi bevvero per la prima volta l’acqua della Santissima senza accorgersene.
L’arrivo di 10.000 mc. di acqua nuova, ma chimicamente identica a quella che si beveva dal 1905, passò quasi inosservato.

Nessun clamore per l’acqua della Santissima, sopraffatta dai festeggiamenti che la propaganda fascista aveva organizzato per l’inaugurazione del Duomo ricostruito. Meno appariscente del colpo d’occhio offerto dalla Chiesa Matrice, l’acqua giunse a Messina annunciata con poche parole dalla stampa dell’imperante Fascismo. Ingloriosamente si chiudeva così un capitolo importante della Storia di Messina.

Da Piano Margi, nel Dicembre 1928, l'Ing. Costante Conti  così scriveva:

 “Se ne andranno in cerca di altro pane i bravi minatori di Novara Sicilia, di Santo Stefano, di Roviano…Si disperderanno ed il loro nome stesso non sarà conosciuto da noi che beneficeremo di quell'acqua che essi cercano fra le rocce infide, di quell'acqua che li ha martoriati nel loro lavoro formando ora viscide pozze fra le argille, fra docce gelate, fra i calcari…-“

Smentendo, almeno in parte, l'affermazione appena letta, questa rievocazione, oltre che un omaggio a tutti coloro, sconosciuti minatori, operai, validi ingegneri, che ci hanno regalato l'acqua, vuole essere uno stimolo affinchè la sete di Messina sia definitivamente sconfitta…
Prima di ritornare indietro ancora nel tempo, senza dilungarci più di tanto, diciamo che la storia infinita dell’Acquedotto della Santissima registra notevoli lavori di restauro e manutenzione. Negli anni dal 1933 in avanti subisce anche una variazione di tracciato… In anni molto vicini ai nostri non è più il solo a portare acqua nelle case dei Messinesi. Dell’Alcantara e del Fiumefreddo l’attuale e la precedente Direzione dell’Acquedotto sicuramente ne sanno di più.
Il nostro ruolo di storici occasionali si ferma qui, ma prima di chiudere torniamo indietro all’Agosto 1905… A quella cerimonia di inaugurazione, che Sabato 7 Maggio tenteremo di ripetere.
Pietro Longo, tralasciando di menzionare l’Ingegnere Pietro Interdonato, per il quale ci riserviamo un trattamento migliore, più vasto ed armonico, se ci riusciremo in prossimo futuro, così trionfalmente annunciava:

 “Squilli da tutte le campane e dilaghi da tutte le anime, passi per le vie e per le piazze della Città falciata, nell’incomparabile azzurro del suo cielo, tutto il fremito dell’esultanza!
Poiché giorno di festa mai fu più solenne e mai desiderio fu più intenso di quello compiuto. La tanta invocata, limpida, schietta acqua del Niceto, libera fra le eriche e le felci, spumeggiante nei frastagli delle rocce, impetuosa e scrosciante nei burroni, è stata dominata, vinta dalla forza del nostro volere e scorre vivificatrice nel grembo di Messina.”

 “E passi l’oblio per chi di oblio ha bisogno: perché se la storia, che tutto annota nel tempo ed avvalora, dovesse un giorno narrare l’avvicendarsi di questo aspro fenomeno morale, quanto amara, quanto amara sarebbe quest’acqua ai venturi.
Parli invece la storia di quel periodo in cui l’entusiasmo dell’anima popolare, raccolte le più valide energie ed irrompendo audacemente nel campo dei dubbi e delle alternative compiva l’edificio mirabile".
Parli di Antonino Martino che unì le centomila faville per la fiamma della sua fiamma; di Ludovico e Nicola Fulci che diedero all’Opera, l’uno le feconde risorse della sua mente, l’altro la molteplice attività del suo spirito; dell’alta autorità di Silvestro Picardi, della volontà decisa del Prefetto Serrao e della professionalità dell’Ing. Leandro Caselli.

Dica ancora la storia che furono molti ed i migliori quelli che operarono lentamente, costantemente, avviando la soluzione del grande problema, spronati dal vivo amor di patria, dirittamente intesi ad ottenere una vittoria e che hanno per questo solo diritto di figurare anch’essi nel libro d’oro della riconoscenza cittadina.

I lavori per la costruzione e manutenzione dell’Acquedotto Civico, poi Santissima, nell’arco di mezzo secolo hanno richiesto ed ottenuto in sacrificio anche vite umane, l’ultima il 26 Ottobre 1955, di un mio paesano Giuseppe Trimarchi.

Pietro Longo, con queste parole concludeva la sua rievocazione del Settembre 1905:

Ed ora la memoria ad un ricordo.

Per la costruzione dell’Acquedotto vi era la necessità di un rilevante numero di operai speciali, adatti ai lavori in galleria. Altrove tale bisogno sarebbe stato una difficoltà; qui bastarono pochi operai perché se ne creasse una falange. E lavorarono da provetti, lasciando la mite vanga e l’aria dei campi per l’aspro piccone e l’oppressione della galleria dove qualcuno vi perdè la vita, qualche altro la forza operosa.

Furono pochi, cinque o sei. Vada a questi morti ed a questi inabilitati un pensiero pietoso e riconoscente perché l’espressione della nostra gioia non sia grave al cuore dei loro figli.

Torniamo al presente.
Un’ultima considerazione spicciola.
Il “senso della storia” ci da la continuità con il nostro passato. Ad altri uomini è toccato portare l’acqua in Città, a noi goderne i benefici. Fossimo stati al loro posto, anche noi avremmo agito per il bene della Città di Messina: a ciascuno il suo tempo… Se la chiacchierata di questa sera servirà a dare continuità con il nostro futuro, anche noi, storici occasionali, avremo agito per il bene della Città, rinnovando un passato che ci appartiene. Qui finisce la storia...e dopo quanto detto da domani andremo a pagare la bolletta dell'acqua senza mugugnare. Grazie.

Lo Staff di MessinaIerieOggi.it, ringrazia Il Presidente e il Consiglio Direttivo del Cai per averci  permesso la divulgazione sul nostro sito dell'opera sul centenario "dell'Acquedotto Civico di Messina". 

Le fotografie storiche della costruzione dell'acquedotto
 


 

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