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Un quadro di Andrea del Sarto a Messina.
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A Messina, capita sovente scoprire qui o là oggetti restituiti alla luce. Talora conservati in depositi di privati ignari del valore storico artistico, talora esposti in casa come oggetti di antiquariato dei quali, si sconosce l'origine così il valore, talora nelle viscere di questa o quella terra destinata alla ricostruzione di un nuovo edificio.

Ogni manufatto, frutto del lavoro umano ha una sua origine, un suo artefice. A volte questi ha un nome, a volte rimane per molto tempo, forse per sempre, "anonimo". Gli studi condotti su una pittura che si trova in una collezione privata della nostra città, una Madonna con Bambino di anonimo copista cinquecentesco, mi fanno risalire alla mano di Andrea del Sarto: esattamente alla Pala con la Madonna e otto Santi, altrimenti detta "Pala di Sarzana".

Secondo il Vasari fu ordinata da Giuliano Scala ad Andrea del Sarto. Il committente era Benedetto Celsi e detta pittura sarebbe così come andò collocata, nella chiesa di San Domenico in Sarzana. Nel 1789 passò nelle mani di una collezione privata di Genova quindi, nelle collezioni di Lapérière e Lafitte di Parigi.

Successivamente, nel 1836, fu acquistata dallo Staatliches Museum di Berlino. L'opera,in pessime condizioni, fu restaurata definitivamente nel 1888. Nell'incendio del predetto museo, però, andò  perduta. E' da precisare che quest'opera è composta da due tavole una delle quali, quella superiore raffigurante l'Annunciazione è ancor oggi conservata a Palazzo Pitti,a Firenze.

Sono trascorsi molti anni da quando la tavola (la parte sottostante) fu ritenuta perduta e, proprio a Messina, una famiglia aventi origini tedesche, con attività imprenditoriale a Genova, Messina ed in Germania, imparentata con i proprietari della banca di Casareto, oggi banca Carige, tiene esposta a parete quale bell'ornamento, un ovale, costituente la parte centrale (la Madonna col Bambino) della parte di questa pittura andata perduta.

La raffinatezza e la rapidità d'esecuzione con andamento a V, se si osserva l'opera nella propria completezza, ci riconduce ad esperienze architettoniche michelangiolesche dell'artista. E' il momento in cui Andrea del Sarto, da autentico cinquecentesco, concreta l'idea spaziale nella pittura con una geniale fantasia. Il tutto reso così finemente espressivo e delicato da prevalere, come artista, nel novero dei propri pittori coevi.

A noi, della completa opera ci resta soltanto la Madonna col Bambino. Ma dall'esame obiettivo del quadro si può assumere con considerevole certezza la autenticità dell'opera.

E ciò sia per la capacità espressiva in essa contenuta che un copista, anche tra i migliori, non può realizzare, sia per la documentazione storica che accompagna l'opera avvicinandola, estremamente, da Berlino attraverso Genova, sino ad arrivare a Messina.

Tale tavola ha subito dei restauri che ne hanno, per certi versi, coperto il senso eccezionale della composizione, ma anche eluso l'effettiva autenticità connessa al tema originale sartesco (si osservino le mani e la parte sinistra del volto della Madonna).

A noi, messinesi, la consapevolezza di essere a conoscenza di possedere un'altra testimonianza artistica attestante che contro i disastri naturali si oppone l'uomo, che con la propria logica tende a scoprire, preservare e valorizzare quanto altri uomini, prima, hanno col proprio genio realizzato e usato, al fine di far rivivere, nella memoria di chi resta, nel nostro caso di noi messinesi, l'immortalità ed il valore dell'arte.

Claudio Calabrò

 


 

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