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Come giocavamo
Trottola
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La trottola, in messinese 'u paloggiu, è un gioco per bambini conosciuto in tutto il mondo fin dai tempi antichi. Risale a più di 6000 anni fa, alcune trottole perfettamente conservate, con le fruste utilizzate per metterle in moto, sono state ritrovate durante gli scavi di Ur in Mesopotania.

Altri esemplari sono stati rinvenuti negli scavi dell'antica Troia, a Pompei, in alcune tombe etrusche, e in Cina, in Giappone ed in Corea. Il gioco della trottola era famosissimo nell'antica Grecia e a Roma: Platone, Aristotele, Plinio, Virgilio e Ovidio tutti subivano il fascino ed il contagio della trottola, in latino chiamata "turbo". Catone il Censore consigliava ai genitori il gioco della trottola, perché lo riteneva molto più adatto ai bambini di quanto lo fossero i dadi.

La trottola era di uso corrente in Inghilterra nel XIV secolo: ogni parrocchia possedeva la propria trottola e, nel Martedì Grasso, si svolgevano sulle strade gare di trottole. Si cantava stornelli, alcuni dei quali ancora restano vivi. In Oriente si trovano trottole di tutte le forme e di tutte le misure. In alcune regioni rurali sono fatte di conchiglie. I giapponesi fabbricano diversi tipi di trottole moderne, tra le quali una, la "trottola-levatrice" che contiene tante trottoline, le quali escono dalla grande quando questa si mette a girare. Ci sono in Italia persone che continuano la tradizione delle trottole: le costruiscono in legno, le vendono, le fanno conoscere insegnando l'arte di questo gioco ai bambini di oggi.  

Ultimamente abbiamo potuto vedere queste fasi nelle scene iniziali e finali del film Baarìa in cui addirittura il fabbro, mentre innestava la punta di ferro nel paloggiu, inseriva anche una mosca viva e alla fine, quando la trottola veniva spaccata, l'insetto riprendeva a volare anche dopo tanto tempo rimasto dentro (nei film tutto è possibile!).

Come si gioca:

Attorno alla trottola viene avvolta, in modo da formare una spirale che va dalla punta ( in metallo) alla parte più alta e larga, una corda che permette, nell'atto del lancio, di far ruotare la trottola. I ragazzi facevano vere e proprie competizioni per vedere chi riusciva a farla girare più a lungo. I più bravi passavano alla fase successiva. Si sfidavano a colpire, lanciando il proprio giocattolo sopra quello dell'avversario, fino a spaccarlo in due per prendersi come trofeo il chiodo ormai libero.

Una curiosità: A Montedoro in Sicilia esiste un monumento dedicato alla trottola, segno evidente dell’importanza di questo gioco nella tradizione popolare

 

 
Schiaffo al soldato
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Lo schiaffo del soldato, in messinese "a moffa o suddatu", era un gioco molto diffuso e molto divertente da praticare con una numerosa compagnia. Un solo giocatore, estratto a sorte, si posizionava di spalle, con gli occhi coperti e il palmo di una mano rivolto verso gli altri partecipanti; uno di questi colpiva la sua mano con uno schiaffetto e, a quel punto, il giocatore doveva girarsi e indovinare di chi si trattasse. Se indovinava, il giocatore 'colto sul fatto' prendeva il suo posto; in caso contrario avrebbe dovuto riprovare.
Spesso, però, capitava che ci si mettesse d'accordo, usando questo gioco come 'arma' per prendere in giro un amico, continuando a sostenere che sbagliava anche quando in realtà indovinava.

Le origini del gioco si perdono nei secoli, ma è l'Italia che presenta le opere più antiche al riguardo. Sebbene conosciuto con vari nomi, presumibilmente varianti del ludo, troviamo la sua rappresentazione in dipinti e affreschi come ad esempio, il ciclo di Villa La Pelucca di Bernardino Luini (1520 circa). Di seguito, forse ispirata alle opere italiane del Rinascimento, la Francia esordisce con la serie dei Giochi di società di Jean-Honoré Fragonard (1775-1780 circa) e il dipinto ad olio di Paul Charles Chocarne-Moreau del 1901

 
Quatro cantoni
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I quattro cantoni è un gioco da bambini tradizionale; lo si gioca in genere all'aperto o in una stanza abbastanza grande, bisogna essere almeno in cinque.

Un giocatore, scelto in genere a caso, "sta nel mezzo". Mentre gli altri stanno nei quattro cantoni o angoli dello spazio di gioco che è più o meno un quadrato. Lo scopo del gioco è scambiarsi di posto occupando il cantone libero senza farsi anticipare da chi sta nel mezzo. Chi rimane senza angolo sta nel mezzo. Se i giocatori sono molti sono possibili varianti aumentando il numero dei cantoni e anche quanti stanno nel mezzo.

 
Palla prigioniera
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Palla prigioniera è un gioco all'aperto per ragazzi. Viene talvolta confuso con un altro gioco, piuttosto diverso, detto palla avvelenata.

Ogni partita avrà la durata di 10 minuti con cambio campo al 5° minuto. Il gioco avrà inizio solo dopo che i capitani delle due squadre avranno effettuato il sorteggio. Si può scegliere campo/palla/risposta. Il campo di gioco (palestra) è diviso da una riga in due parti uguali. Ogni metà campo avrà una zona delimitata da un nastro bianco a terra chiamata prigione.

I giocatori/trici che scenderanno in campo per effettuare la partita saranno quattro. Gli altri componenti della squadra saranno le riserve. Il capitano della squadra dovrà obbligatoriamente far giocare tutti i componenti della propria squadra. Devono giocare tutti. Prima di tirare la palla alla squadra avversaria si devono effettuare tre passaggi al volo. Vincerà solo la squadra che al termine della partita avrà un numero maggiore di giocatori/trici e prigionieri rispetto all'altra squadra. VITTORIA: PUNTI 3, SCONFITTA: PUNTI 0,un giocatore può andare in prigione solo quando la palla tocca il corpo avversario.

Una variante, invece, prevede il termine della partita con la "cattura" del capitano avversario, che naturalmente è "in incognito" per gli avversari. Un'altra variante di questo gioco è la palla avvelenata. Il dodgeball è una disciplina sportiva derivata dalla palla prigioniera; le regole sono state formalizzate originariamente negli Stati Uniti, e successivamente importate in altri paesi, inclusa l'Italia.

 

 
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