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Palazzo nel viale San Martino

Nella parte più antica del viale San Martino e cioè quella prossima al mare, compresa fra la via Solferino e la via del Vespro con portale d’ingresso al numero civico 24, sorge un palazzo risalente alla seconda metà dell’Ottocento. Accorciato in altezza dopo il terremoto del 1908, presenta in facciata la classica spartizione compositiva con un asse di simmetria.
Il portale principale, invece, è in evidenza sul resto della compagine muraria, secondo uno schema tipologico e decorativo da configurarsi nella corrente del cinquecentismo neoclassico.
Il sistema venne introdotto a Messina dall’architetto Giacomo Minutoli ed ebbe nell’architetto messinese Carlo Falconieri la sua massima espressione teorica.
Al Rinascimento toscano si rifà, infatti, il compatto rettangolo centrale con il portale d’ingresso, dal forte bugnato continuo a solchi profondi e disposto a raggiera in corrispondenza dell’arco.
Una concezione architettonica usata anche da Leone Savoja (architetto del Gran Camposanto) nel portale di villa “Costarelli” a Messina (non più esistente), che trova larga applicazione nell’edilizia civile messinese ed altri analoghi esempi sono riscontrabili nei palazzi superstiti di via Faranda, piazza “Don Fano” e via Giordano Bruno.
Anche in questo splendido edificio, il portale principale comprende in altezza il piano terra e quello ammezzato, le aperture dei quali sono inglobate architettonicamente in un telaio-cornice con gli spigoli sommitali elegantemente decorati da raffinati motivi floreali in bassorilievo.
Lo scopo è quello di uniformare in altezza, senza scompensi visivi, il passo modulare delle bucature al pianoterra.Al primo piano, i balconi poco aggettanti delle abitazioni, si dispongono in asse con le sottostanti porte.
Una cornice continua, che è sobriamente decorata con neoclassiche allegorie di festoni e motivi fitoformi alternati, infine, conclude il primo livello e fornisce il basamento sul quale impostavano i piani successivi non più esistenti.
Il partito centrale bugnato, di grande potenza espressiva, concentra tutto il suo valore formale in uno spazio bidimensionale dai metafisici effetti scenici di quinta teatrale, rinunciando per tale motivo al consueto grande balcone in asse con il portale, per sostituirlo con una finestrella dalle sottili membrature, che, genialmente, mentre interrompe in maniera equilibrata la monotonia del lungo bugnato, allo stesso tempo, ne esalta la particolare valenza decorativa.
La finestrella, inoltre, richiama, con la minuscola ringhiera in ferro battuto a livello di facciata, le suggestioni del balcone calamecchiano (Andrea Calamech, architetto carrarese del sec. XVI che lavorò a lungo a Messina) della tradizione. 

 


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