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“IL RICOVERO ANTIAEREO” E “SULLE ROTTE DEL MITO”

In occasione della 4^ Notte della Cultura l’Arsenale Militare di Messina, ha inaugurato la mostra sul tema: L’arsenale Militare tra storia e archeologia industriale, evento di particolare rilevanza organizzato dall’amm. Gianfrancesco Cremonini, Direttore dell’Agenzia Industria Difesa-Arsenale Militare di Messina, in sinergia con l’Associazione Culturale “Arsenale di Messina”.


Il percorso museale, articolato in quattro tappe, prevede al “Fabbricato Artiglieria” la visione e l’approfondimento di due tematiche particolari per una città a vocazione marinara come Messina. L’Associazione Culturale “Arsenale di Messina” presenterà “L’Arsenale di Messina nel XVI secolo”.

Nella seconda decade del Cinquecento, sotto l’imperatore Carlo V, si ebbe un forte impulso per la rinascita dell’Arsenale di Messina. La struttura navale messinese, sia per potenzialità che per posizione strategica, acquisì primaria importanza militare. Rapidamente potenziata e resa efficiente, incominciò a lavorare febbrilmente per costruire galee, galeotte, fuste e altro naviglio remico. Entro pochi decenni il vecchio arsenale, edificato di fianco al Palazzo Reale, si rivelò inadeguato, per le sue dimensioni, a far fronte alle necessità costruttive del momento.
Approssimativamente, sulla base della cartografia dell’epoca, risultava costituito da cinque/sei capannoni ad arcate, in grado di ospitare non più di una dozzina di scafi in costruzione o in allestimento, con pochissimo spazio libero antistante da poter sfruttare per scali o invasi all’aperto.

Nella seconda metà del XVI secolo una potente flotta ottomana assalì l’isola di Malta, sede dei Cavalieri Gerosolimitani, la quale dopo eroica resistenza si salvò per l’intervento di una squadra di galee, partita da Messina, inviata dal Viceré Don Garcia di Toledo. Questo evento indusse il Viceré a realizzare (1565) un nuovo e più grande arsenale. Si scelse un’area della zona falcata, nei pressi del forte SS. Salvatore.

Sulla base della cartografia del Cinque-Seicento, il nuovo arsenale appare come una struttura di grandi dimensioni, occupante una vasta area della “falce” portuale (fra la Lanterna del Montorsoli e il forte del SS. Salvatore), costituita da una serie di lunghi capannoni, secondo i dettami della tecnica navale dell’epoca. 

Nel 1571 con il concentramento a Messina della potente flotta della Lega Santa, i cantieri e gli arsenali mostrarono la propria efficienza e furono in grado di soddisfare le esigenze di centinaia di navi da guerra riunite sotto il comando del principe Don Giovanni d’Austria. La vittoria di Lepanto e il successivo rientro a Messina della flotta vittoriosa, che trascinò al seguito numerose galee ottomane, esaltarono le doti e le capacità organizzative delle strutture navali cittadine, nonché delle maestranze, sottoposte a un duro lavoro di rabberciamento e di riparazione delle numerose unità danneggiate in combattimento.

 

“L’arte dei remèri: immagini di lavorazioni artigianali dei costruttori di remi e imbarcazioni della laguna di Venezia” sarà proposta a cura della “Marco Polo System g.e.i.e” e dell’Associazione “El Felze” di Venezia. Raccontare le vicende dei remèri e degli altri protagonisti dell’“industria del remo” è l’occasione per considerare la rilevanza delle arti nella Venezia storica e per sottolineare il valore indiscutibile del patrimonio di conoscenze depositato nell’artigianato veneziano, culla di maestria nautica di peculiare importanza, nel corso dei secoli, nell’area del Mediterraneo. Giuseppe Buonfiglio e Costanzo, nell’opera “Messina Città Nobilissima” (Venezia 1606), parlando dell’Arsenale di Messina scrive “[…] e nelle vicine case antiche sono ancora i ritegni delle pietre, dove i remieri riponevano i remi, peroche s’armava allora all’uso Venetiano […]”.

Peculiare la sinergia posta in essere dall’Arsenale con il Museo Storico “Forte Cavalli” e l’Associazione “Ferrovie Siciliane” per l’allestimento e la fruizione del “Ricovero Antiaereo” della Seconda Guerra Mondiale, in aderenza alle numerose circolari che negli anni 1927-1943 hanno disciplinato lo specifico settore dei sistemi passivi di protezione antiaerea. Giova precisare che apposite norme regolavano l’apprestamento dei ricoveri casalinghi di circostanza (circolare n. 292 del 1/4/1943 - XXI), dei ricoveri casalinghi normali (legge 10 giugno 1936 – XIV, n. 1527 e 6 giugno 1939 – XVII, n. 1102), e dei ricoveri antiaerei pubblici e collettivi (circolare n. 304 del 4/2/1943 – XXI). In particolare, venivano definiti “pubblici” quelli destinati esclusivamente ad accogliere le persone sorprese dall’allarme lontano dalle proprie case, o gli abitanti di edifici circonvicini, sprovvisti di ricovero casalingo; “collettivi”, quelli costruiti nelle sedi di enti e uffici, statali e parastatali, aziende pubbliche e private, banche, collegi e simili.


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