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Ricorrendo il 70° anniversario dei bombardamenti su Messina è stata organizzata una mostra fotografica, curata e allestita da Pippo Lombardo, in occasione dell'undicesimo Congresso della Cisl di Messina.

Messina nel 1943 subì 4 bombardamenti navali e 2.805 bombardamenti aerei. Nel periodo compreso fra il 29 luglio e il 17 agosto 1943, si registrò il maggior numero di incursioni. La città, nella prima settimana di agosto, fu attaccata 121 volte di giorno e 225 di notte; dall’8 al 17 agosto ben 576 sortite e 1883 incursioni con i cacciabombardieri. Complessivamente furono sganciate 6.542 tonnellate di esplosivo. Le conseguenze per Messina furono luttuose. Furono colpiti quasi tutti gli edifici pubblici, quartieri residenziali, ospedali, chiese, impianti industriali, strade rese intransitabili e un patrimonio boschivo sui Monti Peloritani devastato dalle fiamme.

Le Fortezze Volanti bombardavano per colpire principalmente la zona portuale, la ferrovia, le invasature delle navi traghetto. Non fallirono quasi mai l’obiettivo ma non poterono evitare che le bombe devastassero la città colpendo le aree edificate in centro e in periferia che furono più colpite dei bersagli militari.  Alla fine dell’offensiva aerea del 1943 la città non sembrava notevolmente sfigurata, malgrado le migliaia di bombe di ogni calibro e da tutti gli spezzoni incendiari ricevuti. Messina aveva dimostrato di essere una città costruita in solida muratura secondo le più rigide norme antisismiche. Con le palazzine costruite su due piani, suddivise in isolati sempre di pochi piani, le strade ampie e dritte che fungevano da tagliafuoco e evitando così la propagazione degli incendi.

La città era stata colpita duramente e inesorabilmente svuotata. I piloti degli aerei attaccanti, definirono Messina “Città Fantasma” perché dall’alto le case apparivano sempre intatte ma in realtà la città era svuotata all’interno e quasi simile a quella in cui fu ridotta con il terremoto del 28 dicembre 1908.Ancora oggi, dopo settanta anni, è difficile stabilire fino a che punto la devastazione contribuì alla vittoria degli Alleati nel Mediterraneo in considerazione che la porta della Sicilia restò sempre aperta al traffico militare.  

Nel rifugio Santa Maria o Santa Marta (la galleria rifugio ha due ingressi) migliaia di persone vissero per quasi sette mesi in condizioni imposibili e umilianti uscendo dalla galleria solo ad incursioni terminate per respirare aria pulita e per trovare qualcosa da mangiare.


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copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
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