L'antica chiesa di San Giacomo Apostolo

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di Elvira D'Amico

Nell’estate del 2000, una trincea di scavo voluta dal Comune per svuotare dall’acqua la cripta della Cattedrale, portò alla scoperta di un’altra cripta settecentesca, edificata sui resti di una preesistente e antica chiesa “consacrata a S. Giacomo Apostolo” (Samperi).

Una parte significativa dell’antico monumento è stata messa in luce in due campagne di scavo condotte nel 2000 e nel 2004/05 dal Servizio Archeologico della Soprintendenza ai Beni Culturali (D’Amico 2012).

1.Pianta_ricostruttiva_della_chiesa.jpg

La chiesa (fig. 1), a pianta rettangolare poco allungata, si sviluppava su un impianto basilicale triabsidato, con le navate separate da pilastri a sezione ottagonale e quadrata. Considerata la notevole difficoltà nell’esecuzione di saggi in profondità, a causa della falda acquifera affiorante, e tenuto conto del fatto che è ancora in corso lo studio dei contesti di scavo, si può, al momento, ipotizzare una datazione del primo impianto in un periodo compreso tra la seconda metà dell’XI e il XII secolo. Su un’origine “normanna” della chiesa si esprimono anche gli eruditi locali dei secoli XVII-XVIII (Samperi, Pirri, Buonfiglio Costanzo, Gallo).

02.Particolare_della_seicentesca_Carta_di_Leyda.jpgfig.2

Le carte storiche di Messina confermano la presenza, immediatamente alle spalle delle absidi del Duomo, della piccola chiesa di “S. Iacomo”,  che la settecentesca “Carta di Leyda” (che riprende rilievi cinquecenteschi, fig. 2) rappresenta come un edificio triabsidato con la navata centrale sopraelevata. Nella planimetria di Messina, eseguita da Gianfrancesco Arena all’indomani del terremoto del 1783 (fig. 3), abbiamo la più antica pianta della chiesa, inglobata in un caseggiato che si sviluppava alle sue spalle, verso Est (Cartografia di un terremoto).

03.Stralcio_dalla_pianta_di_Gianfrancesco_Arena_con_evidenziata_la_chiesa_dietro_il_Duomo.jpg
fig.3

 

Particolari stilistici, come la tipologia dei pilastri (fig. 4) che separano le navate, la tecnica di costruzione delle strutture murarie, la povertà delle prime pavimentazioni (massetto di malta e cocciopesto, mattonelle in cotto),  sono tutti elementi che sorreggono la datazione proposta. Mentre per alcuni dettagli si avvicina alla chiesa di S. Maria della Valle (“la Badiazza”, fig. 5), maggiori affinità (la pianta centralizzante, la sopraelevazione del presbiterio, la forma dei pilastri, il rigore volumetrico) la legano alla chiesa normanna di S. Giovanni dei Lebbrosi a Palermo (fig. 6).

4.interno_chiesa.jpg
fig.4

La chiesa subì diversi interventi di restauro delle strutture ed innalzamento del piano di calpestio, con rifacimento della pavimentazione: uno di essi, databile ancora entro il XIII secolo, seguì di certo ad un’alluvione, legata ad uno dei frequenti straripamenti del vicino torrente S. Giacomo, affluente del Portalegni che fino al 1548 scorreva in questa zona della città, prima di essere deviato con la costruzione della nuova cinta di mura ad opera degli Spagnoli.

5.Interno_della_Badiazza.jpg
fig.5

Tra il XV e il XVIII secolo sono databili le numerose sepolture rinvenute sotto i pavimenti, sia in ossari in muratura, che nella nuda terra.

Nel XVIII secolo, l’edificio subì una radicale ricostruzione ad una quota molto più alta,  con un sensibile spostamento dell’asse. Alla metà del Settecento si rese necessaria la costruzione di una vera cripta per i defunti: negli Annali della Città di Messina il Gallo ne descrive la costruzione, fornendoci anche la data (1753). La cripta sotterranea, a pianta rettangolare, voltata a botte e provvista di due serie di nicchie con colatoi ed altare rettangolare sulla parete di fondo (fig. 7), rinvenuta nel 2000, è identificabile con la sepoltura descritta dal Gallo.

6.s.giovannideilebbrosi.jpg
fig.6

Essa fu edificata all’interno della navata laterale destra della prima chiesa, appoggiata alla faccia intonacata del muro di perimetro meridionale, e a Nord ad uno dei pilastri ottagonali.

7.Interno_della_cripta_settecentesca.jpg
fig.7

All’epoca del Gallo la chiesa medievale era completamente sottoterra, e di essa si era perduta la memoria, tant’è che egli ne descrive le rovine ipotizzando che si tratti di “di un Tempio assai più antico, e forse degl’Idoli, che oggi resta sotterra”, la cui esistenza trovava conferma secondo lo studioso nella presenza di un “marmo antichissimo che da tempo immemorabile è conservato in un cantone di questa chiesa”, raffigurante, a basso rilievo, l’apoteosi di un eroe (secondo il Gallo) o più verosimilmente il mito di Icaro. Il bassorilievo (fig. 8), che apparteneva in origine ad un sarcofago romano, è oggi custodito presso il Museo Regionale di Messina.

8.Bassorilievo_romano_rinvenuto_nella_chiesa_in_una_riproduzione_settecentesca_di_J._Houel.jpgfig.8

Dagli autori ottocenteschi abbiamo ulteriori notizie sulla chiesa di S. Giacomo. Il Grosso Cacopardo (1826) cita ancora la “pieve di S. Giacomo” come esistente a quest’epoca. Essa era ancora aperta al culto nella prima metà dell’Ottocento, come attestano il La Farina (1840) e l’Amico (1856). Alla metà dell’Ottocento la sede parrocchiale fu trasferita nella chiesa dedicata alla Madonna dell’Indirizzo, in via Cardines, in un’area oggi in parte occupata dal Palazzo di Giustizia (Molonia 1985). L’antica chiesa di S. Iacopo non esisteva più con certezza nel 1902, se al suo posto sorgeva una civile abitazione, “la casa del Cav. Ruggero Anzà, dietro il Duomo” (guida Messina e dintorni).

                                                                                                                                

                                                                                                          Elvira D’Amico

Bibliografia:

Amico V., Dizionario topografico della Sicilia, tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di Marzo, Palermo 1856, vol. II, p. 84

Aricò N.- Bellantoni E.- Molonia G. - Salemi G., Cartografia di un terremoto. I quindici comparti, in “Storia della Città”, n. 45, Milano 1988, pp. 59-60, n. 11.

Buonfiglio Costanzo G., Messina Città nobilissima, Venezia 1606 (rist. anastatica Messina 1976), libro 4, p. 64, 6.

D’Amico E., L'antica chiesa di S. Giacomo Apostolo a Messina, in “Archivio Storico Messinese” 93, 2012, pp. 7-64.

Gallo C. D., Gli Annali della Città di Messina, Napoli 1755, Messina 1877 (ristampa anastatica Bologna 1980), vol. I, p. 134.

Grosso Cacopardo G., Guida per la città di Messina, Messina 1826 (rist. anastatica Bologna 1989), p. 59.

La Farina G., Messina e i suoi monumenti, Messina 1840.

Samperi P., Iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina, Messina 1644 (rist. anast. a cura di G. Lipari-E. Pispisa-G. Molonia, Messina 1990), vol. I, cap. XXI, p. 526.

Pirri R., Sicilia sacra disquisitionibus et notis illustrata, Palermo 1733 (rist. anastatica, con uno scritto di F. Giunta su R. Pirri, s. l. né d.), vol. I, p. 445.

didascalie immagini:

Fig. 1. Planimetria ricostruttiva schematica della prima chiesa di età normanna (realizzazione grafica di G. Cucinotta).

Fig. 2. Particolare della Carta “di Leyda” con evidenziata la piccola chiesa di “S. Iacomo” (Anonimo olandese, Messana urbs Siciliae, Leiden 1723).

Fig. 3. Stralcio dalla pianta della città settecentesca ad opera di G. F. Arena (da Cartografia di un terremoto, Storia della Città, 45).

Fig. 4. Interno della prima chiesa, con due dei pilastri che separavano le navate (foto di F. Marcellino).

Fig. 5. Interno della Badiazza.

Fig. 6. Interno della chiesa di S. Giovanni dei Lebbrosi a Palermo (foto archivio I.C.C.D).

Fig. 7. Riproduzione del bassorilievo romano da S. Giacomo ad opera di Jean Hoüel (La Sicilia di Jean Houel all'Ermitage, Palermo 1989).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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