Quando Halloween si festeggiava in Italia

aa.png

Una delle critiche che spesso vengono mosse nei confronti di Halloween afferma che si tratterebbe di una "festa americana, lontana dalla nostra cultura" e che quindi non va festeggiata perché non è roba nostra, un po' come il Thanksgiving statunitense o il Diwali indiano.

Naturalmente non è affatto così, anzi! Halloween in Italia c'è sempre stata, solo che ce ne siamo dimenticati in seguito ad alcuni fatti storico-sociali.

Ancor prima di Halloween con il suo « dolcetto o scherzetto », in Sicilia c’era e c’è tra le tante ricorrenze più sentite, la Festa dei Morti. Beh, detto così può far tremare un po’ ma chi è siciliano come me sa che è tutto tranne che qualcosa di cui spaventarsi. È una vera e propria festa!

Frutta_Martorana1.jpgFrutta Martorana

Io ricordo solamente che da bambino, io e mio fratello, aspettavamo la mattina del 2 novembre per scoprire quali regali ci avevano portato la notte del 1 novembre i nostri cari defunti.

thFGTFVO49.jpg
Pupi di zucchero prevalentemente prodotti nel palermitano

I miei genitori ed ancor più i miei nonni raccontano che anticamente in questo giorno di festa che veniva dedicato alla commemorazione dei propri cari, i bambini erano i più felici di tutti perché nell’occasione, se “avevano fatto i bravi”, ricevevano in dono dei cestini colmi di doni ma soprattutto di golosità come l’ossa dei morti (piccoli biscottini molto duri a base di farina, zucchero, chiodi di garofano, acqua e cannella, oggi morbidissimi), la tradizionale e coloratissima frutta martorana, i pupi di zucchero (anticamente a  forma di bersagliere, paladino o bambola, adesso delle più svariate forme).

7074741_fa7b5.gif

 

1halloween1.jpg

Ma facciamo un passo indietro.

Halloween deriva dalla frase "All Hallows Eve" che tradotta significa "Notte di tutti gli spiriti sacri", dove spiriti sacri indicava i defunti e più in generale gli spiriti ultraterreni che popolavano le leggende, e non i santi cattolici come spesso sentiamo dire. Seppur trattandosi di un termine tardo nato in epoca cristiana[1], esso faceva riferimento alla notte in cui anticamente i Celti celebravano i propri antenati, ovvero normali persone defunte e passate, per così dire, "al di là" della vita terrena. La comunione con l'idea cristiana arrivò molto lentamente fino a prenderne il posto che occupa oggi, ma per molto tempo Halloween è stata - e in molti luoghi ancora è - la festa cristiana del mondo anglosassone.

tenor.gif

Halloween, come ormai tutti dovrebbero sapere, proviene dall'antica festa irlandese chiamata Samhain (da sam fuin= fine dell'estate), una ricorrenza stagionale che segnava l'arrivo dell'inverno e la transumanza del bestiame. Samhain segnava dunque il capodanno celtico e l'arrivo dell'inverno - ovvero della stagione morta - che, per associazione di idee, si trasformò in un momento in cui ricordare i propri cari passati a miglior vita.

MatureHopefulAlpaca-small.gif

Tra gli antichi Romani c'erano diverse feste dedicate alla commemorazione funebre disseminate durante l'anno, ma naturalmente in autunno si concentravano per numero e per concetto spirituale. Il 5 e il 6 ottobre si celebrava il Mundus Patet e il Dies Ater. Il primo contemplava l'apertura di una fossa nella terra che metteva in comunicazione con il mondo dei morti. La seconda era semplicemente un giorno dedicato ai Manes, le anime dei defunti, che in alcuni casi venivano identificati con le divinità dell'Oltretomba. Invece alla fine di ottobre, più precisamente il 29, si onorava Vertumno, dio del mutamento stagionale e associato alla maturazione dei frutti autunnali in virtù del suo legame ierogamico con Pomona, dea dei frutti celebrata tra settembre e ottobre in occasione del raccolto degli ulivi. Ed è quest'ultimo evento che andò a fondersi con il Samhain celtico, infatti nel corso dei secoli gli scambi commerciali e culturali con i Celti favorirono la fusione di queste festività.

Le tradizioni funebri, come tutte le tradizioni pagane antiche, non persero mai appeal sulla popolazione che anno dopo anno le onorava con la stessa devozione di sempre. La Chiesa, che aveva tollerato per secoli queste manifestazioni, a un certo punto decise di prendere provvedimenti e nell'anno 738, Papa Gregorio III fece appositamente spostare festa dei Santi dal 13 maggio al 1° novembre per sovrapporla a quella pagana. Tuttavia i rituali, i travestimenti, i falò, i lumini e le offerte di cibo continuarono per molto tempo, poiché la popolazione era legata ad essi da secoli e non aveva alcuna intenzione di rinunciarvi. Fu così che nel X secolo la Chiesa aggiunse anche la "Festa dei Morti" al 2 novembre: una festa dedicata ai morti terreni che in qualche modo andava a giustificare e tollerare gli antichi rituali pagani ancora in auge.

giphy.gif

A partire dal 1600, grazie al colonialismo britannico, la festa di Samhain/Halloween fu esportata nel "Nuovo Mondo" e in quell'ambiente, così lontano dall'Europa e dalla Chiesa, si evolse per proprio conto. I coloni però non trovarono le rape che erano soliti intagliare per porvi il lumino al loro interno, così utilizzarono le zucche che invece abbondavano in Nord America.
(Foto a sinistra: una tradizionale rapa irlandese di Halloween in mostra nel Museo della Civiltà Contadina, Irlanda).

EIBQfKKWsAE2VhB.jpg

E così arriviamo ai primi decenni del '900, quando in molte parti d'Italia i festeggiamenti a cavallo tra il 31 ottobre e il 2 novembre ricalcavano ancora fedelmente gli antichi usi pagani: zucche intagliate, bambini travestiti che andavano a chiedere i dolcetti porta a porta, le anime dei morti che portavano doni ai più piccini e via dicendo. Insomma non era cambiato nulla.
Solo una cosa era cambiata: il nome.

source.gif

A causa della frammentarietà regionale che da sempre caratterizza l'Italia, ogni regione chiamava Halloween in maniera diversa. Ancora oggi troviamo Is Animeddas e Su Mortu Mortu in Sardegna e la Notte delle Lumere (le zucche con il lumino) in Sicilia e in Lombardia. Anche la comunione con i defunti attraverso l'offerta di cibo non è cambiata così abbiamo le Ossa dei Morti e il Pane dei Morti in Umbria, Marche, Lombardia e Veneto; in Piemonte si aggiunge un posto a tavola per gli spiriti; in Liguria i bimbi ricevono un dolcetto chiamato il Ben dei Morti; in alcuni paesini della Calabria si imbandisce un piccolo banchetto accanto alle tombe dei defunti, proprio come facevano gli Etruschi. A Manfredonia qualcuno ancora appende al muro la cosiddetta "Calza dei Morti" che nella notte tra il 1° e il 2 novembre viene riempita di dolci per i più piccoli.
In alcune regioni i nonni raccontano che da bambini si travestivano da fantasmi per spaventare i passanti e intagliavano le zucche con facce mostruose.

EIAWetLWkAIVKCD.jpgEH_3VmiXkAAI4Wk.jpg

In tutte le regioni c'era una tradizione pagana locale, ma alcune sono andate irrimediabilmente perdute ed è un vero peccato che molti Italiani si lamentino di Halloween parlandone in toni sprezzanti come se i loro nonni non l'avessero mai festeggiata. Se con i film degli anni '80 la nostra ingenuità ci ha portato a pensare che Halloween fosse una festa tutta americana, oggi sappiamo bene che le cose stanno diversamente, eppure alcuni gridano al pericolo culturale come se solo adesso ci trovassimo di fronte a una vera e propria invasione americana... e tuttavia fanno finta di non ricordarsene ogni volta che entrano da McDonald. Altri suggeriscono di non festeggiare Halloween perché abbiamo le "nostre tradizioni", che - a detta loro - sono italiane a differenza di Halloween. Ciò nondimeno continuano a festeggiare il Natale addobbando l'albero, facendo regali e comprando il vischio: antichi rituali anch'essi pagani.

EIBo0H6XkAAU0nG.jpg

E' chiaro che la confusione regna sovrana e purtroppo la rete non ha affatto giovato al chiarimento della questione, anzi, se possibile l'ha persino peggiorata. Nella foto qui accanto leggiamo "Halloween? Meglio Mortu Mortu! E' Sardo! Fate a meno di imitare ciò che è straniero" il che è assurdo se pensiamo che la rapa/zucca intagliata è un'eredità irlandese! Quella frase la dice lunga sul livello di travisamento storico che la festa di Halloween ha subito. Ci chiediamo se tutto questo sia dovuto al semplice fatto che il termine Halloween sia inglese e che se ai tempi avesse trovato una traduzione univoca comune a tutte le regioni, oggi non staremo qui a dover fare lezioni di storia a un popolo che ha dimenticato le proprie radici.

bf8654fb52b60f62e0817305e07dda9d.gif

 

Fatto sta che in qualche punto della storia, più o meno a partire dal boom economico in poi, le nostre tradizioni popolari (non solo quelle relative ad Halloween) hanno subito l'oblio degli Italiani che dalla vita agricola sono passati in blocco a quella cittadina, dove i preziosi rituali legati alla terra non facevano più parte del vivere quotidiano; e così anche le affascinanti usanze vecchie di millenni sono state inesorabilmente dimenticate in virtù di Levi's, Topolino, Coca Cola e altri costumi tutt'altro che italiani.

Alla luce di quanto detto sinora vorremmo concludere con un pensiero rivolto a chi oggi sostiene che dobbiamo tornare alle origini. Ebbene il termine "origine" deriva dal latino "or" ovvero nasco e la nascita di qualunque cosa prevede la combinazione di due parti procreatrici. Nel caso di Halloween sono stati tanti i genitori che hanno contribuito alla sua venuta al mondo e uno di questi genitori ha orgogliosi geni italiani. Pensateci la prossima volta che addentate un hamburger sorseggiando una Coca.

10649606_375357149299644_6647426692614660161_n.jpg

 ANDREA CAMILLERI CI RACCONTA: "IL GIORNO DEI MORTI"

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari.

Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi.

Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa.

Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?».
Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

(da "Racconti quotidiani" di Andrea Camilleri)

Menu Video

Gallerie Fotografiche

Il Santo del giorno

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire