Messinaierieoggi.it Come giocavamo

Come giocavamo

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Il gioco è l’espressione più autentica della cultura umana, è sempre “figlio del tempo” e si adatta al contesto sociale in cui si svolge. Il recupero dei giochi tradizionali rappresenta pertanto la riscoperta della propria storia, delle proprie origini e del senso di appartenenza. Il gioco stimola l’inventiva, la curiosità, la manualità, l’ingegno; con il gioco il bambino si adatta e si avvicina alla società degli adulti. In queste pagine prendiamo in esame i giochi degli anni cinquanta e sessanta.
Negli anni cinquanta si usciva dalla guerra ma i bambini si costruivano da soli i loro giochi con i materiali che c’erano a disposizione e la fantasia diventava la materia primaria. I giochi si facevano prevalentemente per strada o negli ampi spazi dei cortili, c’era il piacere di fare parte del gruppo di mettersi alla prova riuscendo a superare le difficoltà. Molti giochi hanno un fondo comune di tradizione, in quanto l’uno l’ha imparato dall’altro e spostandosi lo ha modificato e adattato al nuovo ambiente e alle nuove abitudini.

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L’era della Tv dei Ragazzi

Tutto Inizia alle ore 17 del 3 gennaio del 1954, sulle frequenze dell’unico canale che allora entrava nelle famiglie italiane. Programmi educativi ma anche di intrattenimento, per lo più di provenienza statunitense. Tra i telefilm più amati c’erano Rin Tin Tin, Lassie, Zorro, Penna di Falco, Furia.In quei tempi il televisore non era presente in tutte le case e allora i meni fortunati venivano ospitati dai compagni di gioco che ne possedevano uno, non esisteva nemmeno il registratore e allora non bisognava perdere nemmeno una puntata. Finito il telefilm, soprattutto d’estate, tutti all’aria aperta a giocare ai banditi e agli indiani. Anche la Rai allora aveva creato propri personaggi come Giovanna la nonna del Corsaro Nero, Topo Gigio; personaggi certamente un po’ ingenui, ma che sapevano offrire ai ragazzi valori positivi. La televisione ben presto si impadronì anche degli adulti, il mezzo televisivo nella nostra terra, appena uscita dal dramma dell’alluvione, più che nelle case era presente nei luoghi di pubblico ritrovo e nei bar. Il 26 novembre 1955 nasce “Lascia o raddoppia?” e fu subito un grande successo; il giovedì sera in molti cinema interrompevano addirittura la regolare programmazione cinematografica per trasmettere “Lascia o raddoppia?” che divenne, nei 4 anni di programmazione, un fenomeno di costume della società italiana. Nasce il personaggio Mike Bongiorno, ma anche la figura del notaio televisivo e il mito della valletta muta, impersonata prima da Maria Giovannini per alcune puntate e dalla mitica Edy Campagnoli.
Oggi i giochi sono prodotti dalle industrie, la Tv e i computer hanno ucciso la creatività dei ragazzi, eliminando i segni educativi del gioco: il movimento, la comunicazione, la fantasia, l’avventura, la costruzione, la socializzazione. Un tempo con poco si sopravviveva alla noia, oggi purtroppo ciò non avviene più, come, a causa dell’aumento del benessere e del traffico non si gioca più nelle strade e i giochi tradizionali continuano a vivere solo nella memoria dei più anziani.
Lo scopo di questa nota è quella di iniziare a registrare questi vecchi giochi tradizionali per non farli cadere definitivamente nell’oblio.

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Legnetto

Il gioco consiste nel far saltare in aria un corto bastoncino battendolo con un legno a una delle estremità appuntite e nel percuoterlo poi a volo, per mandarlo il più lontano possibile.

Per giocare occorrono:
La Mazza: piccola mazza di legno, il più possibile rettilinea e cilindrica, del diametro di non più di 3 cm. e lunghezza compresa tra 50 e 60 cm.; spesso veniva ricavato da un manico di scopa non più utilizzata.
Il Legnetto: tronchetto di legno, dello stesso diametro lungo circa 15 cm., La casa: la sede della squadra battitrice, costituita da un cerchio, del diametro di circa 90 cm. o poco più, tracciato per terra con un legnetto appuntito, se il campo di gioco è in terra battuta, oppure con una scheggia di laterizio (mattone) se il campo da gioco è in cemento.

Regolamento del gioco:

SQUADRE: Si affrontano due squadre, di 2 giocatori ciascuna; all'inizio del gioco si sorteggia chi sta in casa (squadra battitrice) e chi fuori casa (squadra ricevente).
All'interno di ogni squadra i giocatori stabiliscono l'ordine secondo cui si alternano nel gioco.

PARTITA: Una partita è composta di più "mani". Si stabilisce un punteggio da raggiungere (ad es. 1000 punti). Vince la squadra che raggiunge o supera per prima il punteggio prefissato.

MANO: La squadra che sta in casa inizia la mano. Il primo battitore butta in aria il ligneddu (legnetto) e lo colpisce al volo con la mazza, cercando di scagliarlo più lontano possibile. Se uno dei giocatori della squadra ricevente riesce a prendere il legnetto al volo, la squadra battitrice viene estromessa e si scambia con la squadra ricevente. La mano termina senza variazioni di punteggio e se ne inizia un'altra con le squadre scambiate.
Se invece il legnetto arriva a terra, un giocatore della squadra ricevente lo prende dal punto dove si è fermato e, da lì, lo lancia verso la casa, cercando di colpire la mazza appoggiata sulle due pietre.
Se ci riesce, la squadra battitrice viene estromessa e si scambia con la squadra ricevente e la mano termina senza variazione di punteggio e se ne inizia un'altra con le squadre scambiate.
Se il giocatore ricevente non riesce a colpire la mazza (o a entrare nel cerchio), il battitore inizia a dare tre colpi, cercando di scagliare il legnetto il più lontano possibile dalla casa. Dopo aver dato i tre colpi, la squadra battitrice dichiara la distanza, stimandola a occhio in numero di mazze. Se la squadra ricevente accetta la stima, il numero rappresenta il
punteggio di mano, la mano termina e se ne inizia un'altra con la squadra di casa che mantiene la battuta.
Se la squadra ricevente non accetta la stima, si procede alla verifica. In tal caso, se il risultato è favorevole alla squadra battitrice, il punteggio conquistato è pari al numero effettivo di mazze conteggiate e la squadra di casa che mantiene la battuta. Se invece il risultato è sfavorevole alla squadra battitrice, in quanto il numero di mazze conteggiato è inferiore a quello dichiarato, la squadra battitrice non raccoglie punti e viene estromessa dalla casa e sostituita dalla squadra ricevente.
Si procede nel gioco fino a quando una delle due squadre raggiunge o supera il punteggio prestabilito.

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Bandiera (Rubabbannera)

Come si gioca:
Giocatori: il numero può variare in funzione dei partecipanti.
Il campo di gioco deve essere grande circa come un campo da tennis diviso a metà da una linea, un prato va benissimo, ma anche una strada. Con una conta decidete che deve fare il "porta bandiera". Formate poi due squadre ( ogni squadra composta di almeno 5 giocatori). Il " porta bandiera" si mette a una estremità della linea al centro del campo di gioco. Le squadre, invece, in fila l'una di fronte all'altra, distanti ognuna circa 15 passi dalla linea al centro del campo. Ogni giocatore ha un numero, che cambia a seconda della posizione che occupa nella fila.
Ad esempio: i primi della fila delle due squadre sono i numeri 1, i secondi sono i numeri 2, e così via. Il " porta bandiera" tiene la bandiera (un fazzoletto bello grande) con il braccio teso e chiama un numero a caso: due!
I numeri 2 delle due squadre devono scattare in avanti, raggiungere la bandiera senza superare la linea che divide il campo (altrimenti sono eliminati) cercare di prendere la bandiera prima dell'avversario e tornare di corsa al proprio posto senza mai farsi toccare dall'avversario durante l'inseguimento. Assegna un punto alla propria squadra chi riesce a conquistare la bandiera tornando al proprio posto senza farsi prendere. Se il giocatore è invece raggiunto prima di mettersi in salvo, il punto è assegnato all'altra squadra. A questo punto i giocatori riprendono il loro posto nelle rispettive file e il " porta bandiera" chiama un'altra coppia. Vince la squadra che raggiunge per prima almeno 15 punti. Attenzione non bisogna toccare l'avversario prima che quest'ultimo abbia preso il fazzoletto in mano, pena la perdita del punto.



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La trottola (Paloggiu)

La trottola è un gioco per bambini conosciuto in tutto il mondo fin dai tempi antichi. Risale a più di 6000 anni fa, alcune trottole perfettamente conservate, con le fruste utilizzate per metterle in moto, sono state ritrovate durante gli scavi di Ur in Mesopotania.

Altri esemplari sono stati rinvenuti negli scavi dell'antica Troia, a Pompei, in alcune tombe etrusche, e in Cina, in Giappone ed in Corea. Il gioco della trottola era famosissimo nell'antica Grecia e a Roma: Platone, Aristotele, Plinio, Virgilio e Ovidio tutti subivano il fascino ed il contagio della trottola, in latino chiamata "turbo". Catone il Censore consigliava ai genitori il gioco della trottola, perché lo riteneva molto più adatto ai bambini di quanto lo fossero i dadi.

La trottola era di uso corrente in Inghilterra nel XIV secolo: ogni parrocchia possedeva la propria trottola e, nel Martedì Grasso, si svolgevano sulle strade gare di trottole. Si cantava stornelli, alcuni dei quali ancora restano vivi. In Oriente si trovano trottole di tutte le forme e di tutte le misure. In alcune regioni rurali sono fatte di conchiglie. I giapponesi fabbricano diversi tipi di trottole moderne, tra le quali una, la "trottola-levatrice" che contiene tante trottoline, le quali escono dalla grande quando questa si mette a girare. Ci sono in Italia persone che continuano la tradizione delle trottole: le costruiscono in legno, le vendono, le fanno conoscere insegnando l'arte di questo gioco ai bambini di oggi.

Ultimamente abbiamo potuto vedere queste fasi nelle scene iniziali e finali del film Baarìa in cui addirittura il fabbro, mentre innestava la punta di ferro nel paloggiu, inseriva anche una mosca viva e alla fine, quando la trottola veniva spaccata, l'insetto riprendeva a volare anche dopo tanto tempo rimasto dentro (nei film tutto è possibile!).

Come si gioca:

Attorno alla trottola viene avvolta, in modo da formare una spirale che va dalla punta (in metallo) alla parte più alta e larga, una corda che permette, nell'atto del lancio, di far ruotare la trottola. I ragazzi facevano vere e proprie competizioni per vedere chi riusciva a farla girare
più a lungo. I più bravi passavano alla fase successiva. Si sfidavano a colpire, lanciando il proprio giocattolo sopra quello dell'avversario, fino a spaccarlo in due per prendersi come trofeo il chiodo ormai libero.

Una curiosità: A Montedoro in Sicilia esiste un monumento dedicato alla trottola, segno evidente dell’importanza di questo gioco nella tradizione popolare.

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Girotondo

E’ un gioco molto semplice che si faceva nei cortili degli asili, le attuali scuole dell’infanzia, e delle scuole elementari. Vi Partecipavano molti (bambini e bambine) che formando un grande cerchio umano si tenevano per mano e cominciavano a girare in tondo sempre nello
stesso verso.

Si cantava la seguente filastrocca alla fine della quale ognuno si doveva sedere velocemente per terra: “Giro, giro tondo casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra”. Perdeva chi era l’ultimo a sedersi.

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Figurine (Sciuscia)

La passione per le figurine è sempre stata molto grande nei bambini e nei ragazzi ed è legata all’album messo sul mercato dalla Panini. Come si giocava: le figurine venivano lanciate dall’alto, da una sedia o da un muretto con un piccolo colpo delle dita.
Se una di queste figurine finiva sopra ad un’altra, anche solo in parte, il vincitore aveva come premio le figurine che si trovavano per terra. Si poteva giocare sia al chiuso che all’aperto. I giocatori usavano ovviamente le figurine doppie con lo scopo,in caso di vincita, di implementare il proprio album.

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Biglie

Con le biglie si possono fare dozzine di giochi diversi.Il più conosciuto è quello della “buca” .
Il gioco consiste nel colpire le biglie degli avversari diventandone proprietario. Prima di poterle colpire però bisogna far entrare la propria biglia in una buca precedentemente preparata (di solito si sceglie uno spiazzo di terra dove si scava una buca del diametro di più o meno una spanna). Alla partenza, a turno, si tira la propria biglia, colpendola con il pollice o l’indice, e si cerca di entrare in buca. Quando uno riesce ad entrarci può, con un tiro successivo, mirare le altre biglie tirando la sua dal bordo della tana oppure verticalmente (il giocatore si pone presso una biglia avversaria qualsiasi e lascia cadere la propria biglia dall’altezza del torace). Se riesce a colpirla guadagna la biglia avversaria e continua il gioco, in caso contrario il gioco passa agli altri giocatori. Ad ogni tiro è concesso di spostare in avanti la propria biglia di una spanna.

Un altro vecchio gioco con le biglie di terracotta è il Castelletto veniva già praticato dagli antichi romani. Ogni giocatore mette in campo quattro palline, costruendo un castello con alla base tre palline e al vertice una. Il campo di gioco è costituito da un cerchio e due giocatori, a distanza di 3 o 4 metri, tirano una biglia a turno, cercando di abbattere il castello avversario. Si tratta di un gioco di grande abilità, perché bisogna possedere una buona mira e una mano ferma e sicura.
In Sicilia si giocava anche con le nocciole. Il gioco delle biglie si perde nella notte dei tempi, era infatti già noto in Egitto e a Roma.

Curosità : L’imperatore Augusto portava sempre con sé alcune biglie e ogni qual volta incontrava bambini per strada che stavano giocando, si aggregava a loro.
Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto meglio conosciuto come Ottaviano o Augusto, fu il primo imperatore romano. (Roma 23 settembre 63 a.C. – Nola 19 agosto 14 d.C.) L'età di Augusto rappresentò un momento di svolta nella storia di Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al principato. La rivoluzione dal vecchio al nuovo sistema politico contrassegnò anche la sfera economica, militare, amministrativa, giuridica e culturale.

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Tappi

Il gioco dei tappi consiste nel tracciare una pista per terra con curve e rettilinei posizionando all'inizio della pista dei tappi di latta delle gazzose.
Ogni bambino che possiede un tappo ha diritto ad un tiro ad ogni turno. Lo scopo è quello di arrivare primi al traguardo. Il tiro si effettua spingendo il tappo con uno scatto dell'indice. Se il giocatore tira il tappo al di fuori della pista si torna indietro rincominciando dall'ultimo tiro effettuato.

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Tamburello

Il gioco del tamburello è un gioco di coppia originario di certe regioni italiane. Gioco di antichissima origine, una varietà del quale era già praticata dai Romani; si è sviluppato in Italia e da qua si è diffuso nel resto del mondo.
Il tamburello è un gioco che prende il nome dall'attrezzo che si usa per colpire palla e bambini e adulti praticavano questo gioco sulla spiaggia nel periodo estivo.

Dopo il 1896 è diventato una attività sportiva a tutti gli effetti.

Una prima forma del campionato italiano di tamburello si svolse nel 1896; un regolamento definitivo del gioco fu stabilito nel 1920 e dopo il 1930 i tamburellisti divennero professionisti nelle specialità a 5 e 3 giocatori per squadra.

Attualmente è praticato da uomini e donne in molte nazioni, soprattutto in Francia e Italia, inoltre è stato un gioco del programma dei Giochi del Mediterraneo. In Italia è attiva la F.I.P.T. ossia Federazione Italiana Palla Tamburello, che organizza, sia in ambito maschile che femminile, i campionati di serie A, B, C, D, di categoria ossia giovanili, amatori, veterani, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. Potrebbe sembrare uno sport semplice, ma in realtà richiede una grande forza e soprattutto riflessi sempre pronti.

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 Cerchio, cerchietti e birilli

Il cerchio era un gioco diffuso in tutta Italia.
Chi non aveva la disponibilità economica di comprare un cerchio di legno si procurava un cerchio di bicicletta al quale venivano tolti i raggi e di un bastone. Quest'ultimo (di legno o ferro) veniva dotato di una forcella ad una estremità che serviva a guidare il cerchio durante la corsa.
Si lanciava il cerchio, facendolo rotolare, quindi si agganciava con la forcella e si spingeva per proseguire la corsa.
Si giocava in vari modi, facendo delle gare sulla distanza (con tanto di traguardo) oppure gare di abilità, cercando di far rotolare il cerchio per più tempo possibile su un percorso rettilineo o con curve, salite, discese ostacoli ecc.

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I Cerchietti

Vi ricordate il vecchio gioco dei cerchietti? Uno di fronte all’altro i due giocatori febbraio (sarebbe meglio dire le due giocatrici, perché era considerato un gioco da “bambine”) allargando con forza due bacchette di legno incrociate si lanciavano un cerchietto di legno che doveva essere raccolto sempre con una delle bacchette.

 

 

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I Birilli

Il gioco dei birilli era molto diffuso in Italia nel periodo medievale e rinascimentale. Col passare del tempo è divenuto poco praticato e relegato comegioco per bambini. Resta vivo fra gli adulti solo come gioco da spiaggia. Ti spiego quali sono le regole principali per provare a giocare, magari scoprirai che è divertente! Questo antico gioco è conosciuto anche come bowling e viene praticato in campi adatti e uniformi con pavimento solitamente in legno con cera e due canali sui bordi che portano la palla via senza toccare i birilli in caso di tiro in direzione errata.

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Telefono a barattoli

Un gioco che si avvale delle leggi della fisica...
Si prendevano due barattoli di latta, aperti da un lato. Sul fondo, al centro veniva fatto un forellino nel quale veniva fatto passare un capo di uno spago. Si faceva un nodo per non far uscire lo spago dal foro.
Due bambini tenevano in mano un barattolo ciascuno e si allontanavano fino a tendere lo spago, dopodichè uno dei due teneva il barattolo all'orecchio mentre l'altro lo teneva davanti alla bocca parlandoci dentro.
Il bambino che ascoltava poteva sentire distintamente quello che diceva l'altro.
Funziona in quanto le vibrazioni della voce si propagano sullo spago fino al barattolo opposto, a patto che lo spago rimanga teso. I barattoli fanno da cassa acustica.

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Bolle di Sapone

La bolla di sapone è un fine strato di acqua e sapone che forma una sfera dalla superficie iridescente. Le bolle di sapone spesso rimangono in formazione sferica solo per pochi secondi poi, o scoppiano da sé o dopo il contatto con altri oggetti in grado di assorbire il liquido che le circonda. In genere le si usa come passatempo per i bambini ma il loro sfruttamento in performance artistiche professionali dimostra la loro capacità di affascinare anche gli adulti. Le bolle di sapone possono aiutarci inoltre a risolvere complessi problemi matematici riguardanti lo spazio poiché rappresentano sempre la più piccola area di superficie tesa tra due punti o due confini e, soprattutto, il concetto di "sfera perfetta"

 

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La Campana (Sciancatedda)

Il gioco della campana è fra i più antichi e diffusi che si conoscano al mondo.
Non sappiamo dove sia nato questo gioco che è praticato, con leggere varianti, in numerosi paesi: dall'Inghilterra alla Tunisia, dall'India alla Cina, dalla Russia al Perù.
Le varianti non esistono solo tra i vari paesi, ma anche all'interno dello stesso paese o persino della stessa città! A San Francisco negli Stati Uniti sono stati registrati 19 modi diversi di giocare a "hopscotch", che è il nome inglese della campana.

Da noi, esistevano 44 modi diversi di giocare. Uno dei disegni più antichi della campana è tracciato sulla pavimentazione del Foro Romano a Roma. Durante il periodo dell'Impero, le legioni romane costruirono grandi strade selciate per collegare i paesi del Nord Europa con quelli mediterranei e dell'Asia Minore. Le superfici lisce di queste grandi vie rappresentarono il posto ideale per questo gioco. Si dice che furono i soldati romani a far conoscere la Campana ai bambini dei paesi conquistati.

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Come si gioca:

Per giocare a campana serve solo tracciare a terra un semplice disegno. Quando si gioca sulla strada , per disegnare la campana si utilizza un gessetto. Sulla terra, invece, si
possono tracciare le linee con il piede oppure con la punta di un bastone.Per giocare, oltre a disegnare la campana, ogni giocatore deve procurarsi una pietra che deve essere piatta, non troppo grande e neppure troppo liscia, per evitare che scivoli.

Si gioca saltellando su una gamba sola. Per decidere chi sarà il primo a iniziare il gioco, si fa la conta. Il giocatore entra nella casella Terra e tira la pietra nella casella con il numero 1. Saltando su una gamba sola va dalla Terra alla casella 1, raccoglie la pietra, gira su se stesso e torna alla Terra.

Poi tira la pietra nella casella 2, salta nella casella 1 e poi nella casella 2, raccoglie la pietra e, sempre saltando, torna indietro fino alla Terra. Continua tirando la pietra nella casella 3 e va avanti allo stesso modo, fino alla casella Cielo. Poi deve giocare in senso contrario, quindi dal Cielo lancia la pietra nella casella 8, poi nella casella 7 e così via fino a tornare sulla Terra. Nelle caselle 4 - 5 e 7 - 8, si possono appoggiare entrambi i piedi. Ma attenzione, in nessun caso la pietra o il giocatore possono toccare le righe che delimitano le caselle. Non pestare mai le righe! Se la pietra cade in una casella sbagliata o sopra una riga, il giocatore perde il turno e può ricominciare,partendo dalla casella dove ha commesso l'errore, soltanto dopo che tutti gli altri hanno
giocato. Vince chi finisce per primo.

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Altalena

E’ un gioco antichissimo e sempre attuale, l’altalena si trova praticamente in tutti i parchi gioco per bambini. Una volta bastava un albero con un ramo resistente, una fune ed un pezzo di tavola.
La fune veniva fissata al ramo dell’albero con le due estremità e la tavoletta alla base della fune in modo da realizzare una superficie su cui sedersi. A questo punto bastava un’energica spinta, un po’ di coraggio e si iniziava a volare. Bisognava però tenere sempre sotto osservazione il ramo dell’albero per evitare cadute rovinose.

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Pari e Dispari (Morra)

Si gioca in due e si può giocare ovunque al chiuso e all’aperto. I due giocatori chiudono la mano destra a pugno e la agitano nell'aria; uno di essi dichiara "pari", e l'altro risponde dichiarando "dispari", o viceversa. I due giocatori quindi aprono contemporaneamente la mano, mostrando con le dita un numero da 0 a 5. Talvolta, per garantire la contemporaneità del gesto, i due giocatori recitano una formula ad alta voce all'unisono; una delle formule tradizionali è "bim... bum... bam!", con il numero mostrato in corrispondenza del "bam!". La formula "bim bum bam" è nota in una grande quantità di varianti locali, talvolta vere e proprie filastrocche. Se la somma dei due numeri mostrati è pari, vince il giocatore che aveva dichiarato "pari", e viceversa.
Curiosità: Gli antichi Romani anziché puntare con le dita, nascondevano nelle mani delle conchiglie, o sassolini, o noci in un certo numero, e l’altro doveva indovinare se il numero era pari o dispari. Questo gioco veniva praticato anche dagli adulti che mettevano in palio denaro, scrisse Augusto:” “Diedi 250 denari a mia figlia Giulia nel caso che durante la cena giocassero a pari e dispari”.
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 Nascondino (mucciadedda)

Noto anche come "Rimpiattino" è un gioco fatto di niente ma col quale ci si divertiva in un modo incredibile. Scelta la cosiddetta "tana" (un tronco d'albero, la porta di una casa, un'automobile, ecc.) si designava chi doveva "stare sotto" tramite la "conta", ossia una filastrocca che si concludeva per lo più con una frase del tipo "tocca a te!". Il prescelto doveva poi contare ad occhi chiusi fino ad un numero concordato tutti insieme (30, 40, 50anche 100, anche di più) mentre gli altri partecipanti al gioco andavano a nascondersi. Una volta concluso di contare, chi "stava sotto" iniziava a cercare i compagni di gioco. Avvistatone uno doveva gridarne il nome (a volte anche toccarlo) e correre fulmineamente verso la "tana" insieme al giocatore appena scoperto. Il primo dei due che raggiungeva la "tana" doveva toccarla e gridare a squarciagola "tana!".
Di conseguenza il meno veloce dei due doveva "stare sotto" a sua volta e riprendere la caccia ai giocatori nascosti. Chi riusciva a raggiungere la "tana" con successo poteva così gustarsi il resto del gioco da puro spettatore. L'obiettivo dei giocatori nascosti era di cercare di lasciare i rifugi senza essere visti o toccati e di raggiungere il punto di tana gridando "tana" per liberare sé stessi, oppure il favoloso "tana liberi tutti". Ogni mano si concludeva quando tutti i giocatori erano stati scoperti e ne restava uno "sotto", non necessariamente quello che era stato designato inizialmente con la conta.

 

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La Fionda ( a ciunna)

. Uno dei giochi maschili per eccellenza era la fionda. Tutti, o quasi, i bambini si costruivano una fionda, per cacciare uccelli o per tiri di precisione. Veniva utilizzato un ramo biforcuto . Due elastici, ricavati dalle camere d'aria delle ruote delle biciclette venivano ben legati ai bracci della fionda e ad un pezzetto di pelle che si ricavava da scarpe o borse in disuso. 

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 Aquilone (Planeta)

I ragazzi si costruivano da soli il proprio aquilone. Erano necessari due bastoncini incrociati, che si potevano ricavare dalla canna oppure dai gambi secchi delle ortiche. Dopo averli fissati
solidamente al centro, si ricoprivano con un foglio di carta velina leggerissima o una pagina di giornale. Il tutto veniva tenuto insieme da una colla preparata con un impasto di farina bianca
ed acqua, opportunamente diluito. All’aquilone si appendevano delle lunghe code, fatte con anelli di carta colorata. La guida dell’aquilone avviene mediante un lungo filo, ricavato dai gomitoli di cotone che solitamente si trovavano in casa.
L’abilità del costruttore stava nel dare il giusto equilibrio all’aquilone, bilanciandolo tra la testa e la coda, in modo che potesse prendere agilmente il volo e salire sempre più in alto,
fino quasi a scomparire in cielo Curiosità: Le origini dell’aquilone vanno ricercate in Cina dove veniva realizzato con bambù e seta e, lasciato librare nel cielo, assumeva significati religiosi, il suo volo rappresentava una sorta di collegamento tra gli uomini e il cielo e quindi con le divinità.

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Arco

L’arco è senz’altro una delle armi più antiche e leggendarie. I ragazzi se lo costruivano da soli usando materiale semplice, bastava un pezzo di legno flessibile (salice o sanguinella) curvato ed uno spago. Come frecce venivano spesso usati i ferri che compongono il telaio di un vecchio ombrello non più utilizzabile. L’uso dell’arco era prevalentemente finalizzato
a gare di precisione.

 

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Fucile ad elastici

Anche questo era un gioco molto praticato dai bambini. Il fucile veniva direttamente costruito da loro utilizzando una tavoletta, una molletta da biancheria ben fissata fungeva da grilletto per far partire l’elastico. Con questi fucili di legno, esisteva anche la variante pistola, si giocava alla guerra ma soprattutto si organizzavano gare di tiro al bersaglio.

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La Cavallina (uno monta la luna)

Era un gioco molto diffuso tra i bambini anche perché per poter giocare non serviva proprio nulla nel senso che un gruppo di ragazzi si trovava e bastava dire “giochiamo alla cavallina”. Un volontario allora si metteva inginocchiato con le mani per terra e a turno si faceva saltare dai compagni vocianti che lo sormontavano di corsa sulle spalle come fosse un quadrupede. Questo gioco lo si praticava sui prati o sulle banche degli argini del Po, tanti erano i ruzzoloni sull’erba e spesso si tornava a casa con le ginocchia dei pantaloni colorate dal verde dell’erba per la “gioia” della mamma.

Acqua, fuoco e fuochino

E’ un gioco molto semplice, occorre un qualsiasi piccolo oggetto.Si coprono gli occhi con una benda ad un bambino, mentre un altro bambino nasconde l’oggetto stando attento a non fare rumore. Si toglie la benda al bambino ed a questo punto il gruppo degli altri bambini lo aiuta a ritrovarlo utilizzando le parole “acqua… acqua” se il cercatore si allontana dal nascondiglio; “fuochino …. fuochino” se si sta avvicinando;“fuoco… fuoco” se è molto vicino. Il bambino allora cercherà solo in quella zona finché lo avrà trovato. Un grido di gioia segnala il ritrovamento. A questo punto si potrà ripartire con un altro giocatore. E’ questo un gioco che si pratica all’aperto.



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Mosca cieca

La mosca cieca è un tradizionale gioco da bambini diffuso in molti paesi del mondo. Lo si gioca all'aperto o in una stanza abbastanza grande vuota. Un giocatore scelto a sorte viene bendato e diventa quindi la "mosca cieca", e deve riuscire a toccare gli altri, che possono muoversi liberamente all'intorno.
Nella variante più comune, se la "mosca" tocca un giocatore, quest'ultimo prende il suo posto. Alcune varianti prevedono che la "mosca" debba riconoscere il giocatore catturato (senza togliersi la benda) affinché la cattura abbia effetto.
La mosca cieca è un gioco molto antico, lo citava nel V secolo lo scrittore romano Microbio, ebbe una grande diffusione e popolarità nell’Inghilterra Vittoriana dove era praticato anche dagli adulti.

 

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Il gioco del pallone

Non c’erano campi di calcio o parchi attrezzati, ma si giocava dove c’era un prato, uno spiazzo, un campo di erba medica appena tagliata, una banca dell’argine del Po. Berretti, maglioni, le cartelle di scuola o due bastoncini diventavo la porta. Qualcuno portava il pallone e il gioco aveva inizio. I palloni erano prevalentemente di plastica e si rompevano irrimediabilmente quando finivano su di un filo spinato. Era una grande festa quando qualcuno portava il famoso pallone di cuoio numero 5. Questo pallone era bellissimo di cuoio marrone che però in breve tempo si rovinava e diventava biancastro e ruvido. Quando lo prendevi di testa lasciava un bel livido, ma non contava nulla, era roba da grandi. Lo si gonfiava con la pompa della bicicletta. A volte capitava che si litigava o si rimproverava più del dovuto per una brutta giocata il proprietario del pallone, ciò era molto rischioso perché questo bambino affermava: “… allora me ne vado e porto via il pallone”.

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Giochi con la corda

A volte bastava una semplice corda per improvvisare giochi singoli o di gruppo. Una corda lunga e almeno tre bambini e il gioco è fatto. Due facevano girare la corda e gli altri tentavano di saltarla senza inciampare. La corda doveva essere saltata quando sbatteva sul terreno. Chi inciampava sulla corda veniva eliminato. Il gioco è molto semplice ma ha bisogno di una grande concentrazione. Quando la corda era corta si giocava da soli, saltando a piedi uniti o alternati, facendola girare attorno al proprio corpo.

 

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Cerbottana

Il termine cerbottana deriva da una parola araba, zarbatana, che indicava un’antica arma composta da un lungo tubo, utilizzato per lanciare soffiando delle piccole frecce. Era arma letale in Oriente e in Amazzonia. Da noi è un semplice gioco di bambini e bambine; c’è stato un periodo che era in vendita un po’ ovunque ma i bambini spesso se costruivano da soli, era semplice bastava una canna domestica, un vecchio tubo o ancora più semplicemente un foglio di carta arrotolato a tubo. Le pallottole venivano costruite con carta arrotolata a cono e tenuta unita con la saliva. Si facevano gare, vinceva chi lanciava più lontano; oppure si mettevano in atto piccole battaglie innocue tra squadre di bambini e bambine.

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La corsa nei sacchi

Per partecipare basta avere alcuni sacchi di juta nei quali i concorrenti s’infilano, reggendoli all’altezza del petto, e poi, in tale posizione, essi saltano a piedi uniti verso la linea di arrivo. Vince chi raggiunge per primo il traguardo. Chi cade non è eliminato, perde solo del tempo prezioso. Può, infatti, rialzarsi e continuare.
Questo gioco rientra nella tipologia delle “corse difficoltose”, la cui variante più diffusa è quella della corsa detta a “tre gambe”, dove si partecipa a coppie: in ciascuna coppia si lega la caviglia sinistra d’un giocatore a quella destra del compagno, poi si corre a “tre gambe”.

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Tiro alla fune

Il tiro alla fune è uno sport di origine contadina che vede contrapposte due squadre che si sfidano in una gara di forza. Esistono ancora oggi club sportivi di tiro alla fune in molte nazioni; viene praticato sia dagli uomini che dalle donne. E’ stato sport olimpico dal 1900 al 1920. Secondo il regolamento ufficiale della disciplina sportiva, due squadre di otto persone, il cui peso totale non deve superare quello massimo stabilito per la rispettiva categoria, si allineano ai due capi di una fune di circa 10 centimetri di circonferenza. Sulla fune è marcato il punto centrale; inoltre, viene marcato il punto su ogni lato distante 4 metri dal centro. La sfida inizia con il punto centrale sistemato in corrispondenza del centro del campo da gioco; l'obiettivo di ogni squadra è tirare l'altra squadra dalla propria parte in modo che il punto marcato più vicino agli avversari attraversi il centro del campo. Una squadra può vincere anche perché l'avversario ha commesso tre falli (che avviene, ad esempio, quando un concorrente cade o si siede). Il tiro alla fune veniva praticato anche da bambini e ragazzi. Quando d’estate ci si dava appuntamento sulle spiagge del Po per fare il bagno e prendere il sole spesso bambini ed adulti si divertivano anche con il tiro alla fune.

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L’albero della cuccagna

Si tratta di un alto palo in cima al quale, da una ruota, spesso recuperata da una vecchia bicicletta, pendono prodotti alimentari, salami, prosciutti salsicce. Giovani robusti ed atletici si arrampicano sul palo per staccare i premi. Non è certo facile perché il palo è stato preventivamente ricoperto di abbondante grasso. Capita quindi che il giocatore arrivato in prossimità del premio scivoli inesorabilmente verso il basso. E’ un gioco che si fa prevalentemente a squadre ed è molto spettacolare. Oggi esistono della squadre composte a veri e propri acrobati. A Papozze nel mese di agosto dal 2008 l’albero della
cuccagna viene riproposto dall’associazione “Papucia” e riscuote ancora un notevole
successo di pubblico.
L’albero della cuccagna per la sua struttura era praticato nelle feste di quartiere più importanti.

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Rottura delle pignatte

Delle pignatte in terracotta vengono legate ad una fune e sospese ad una altezza di pochi metri. Questi contenitori vengono riempiti con premi ma anche con scherzi (acqua, farina,cenere, coriandoli, ecc.).Ogni giocatore viene bendato, gli si consegna una mazza, lo si fa girare su se stesso più volte per disorientarlo, e quindi lo si lascia libero a menare colpi nell’intento di fracassare le pignatte. Per il giocatore il divertimento sta nel rompere la pignatta con il premio più ambito, il pubblico invece si diverte nel vederlo finire, dopo una grande fatica, sotto uno scroscio d’acqua o interamente ricoperto di farina.
Anche questo era un gioco che usualmente veniva usato nelle feste rionali di quartiere.

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Schiaffo al soldato

Lo schiaffo del soldato era un gioco molto diffuso e molto divertente da praticare con una numerosa compagnia. Un solo giocatore, estratto a sorte, si posizionava di spalle, con gli occhi coperti e il palmo di una mano rivolto verso gli altri partecipanti; uno di questi colpiva la sua mano con uno schiaffetto e, a quel punto, il giocatore doveva girarsi e indovinare di chi si trattasse. Se indovinava, il giocatore 'colto sul fatto' prendeva il suo posto; in caso contrario avrebbe dovuto riprovare.
Spesso, però, capitava che ci si mettesse d'accordo, usando questo gioco come 'arma' per prendere in giro un amico, continuando a sostenere che sbagliava anche quando in realtà indovinava.

Le origini del gioco si perdono nei secoli, ma è l'Italia che presenta le opere più antiche al riguardo. Sebbene conosciuto con vari nomi, presumibilmente varianti del ludo, troviamo la sua rappresentazione in dipinti e affreschi come ad esempio, il ciclo di Villa La Pelucca di Bernardino Luini (1520 circa). Di seguito, forse ispirata alle opere italiane del Rinascimento, la Francia esordisce con la serie dei Giochi di società di Jean-Honoré Fragonard (1775-1780 circa) e il dipinto ad olio di Paul Charles Chocarne-Moreau del 1901

I quattro cantoni

I quattro cantoni è un gioco da bambini tradizionale; lo si gioca in genere all'aperto o in una stanza abbastanza grande, bisogna essere almeno in cinque.

Un giocatore, scelto in genere a caso, "sta nel mezzo". Mentre gli altri stanno nei quattro cantoni o angoli dello spazio di gioco che è più o meno un quadrato. Lo scopo del gioco è scambiarsi di posto occupando il cantone libero senza farsi anticipare da chi sta nel mezzo. Chi rimane senza angolo sta nel mezzo. Se i giocatori sono molti sono possibili varianti aumentando il numero dei cantoni e anche quanti stanno nel mezzo.
 

Palla prigioniera

Palla prigioniera è un gioco all'aperto per ragazzi. Viene talvolta confuso con un altro gioco, piuttosto diverso, detto palla avvelenata.
Ogni partita avrà la durata di 10 minuti con cambio campo al 5° minuto. Il gioco avrà inizio solo dopo che i capitani delle due squadre avranno effettuato il sorteggio. Si può scegliere campo/palla/risposta. Il campo di gioco (palestra) è diviso da una riga in due parti uguali. Ogni metà campo avrà una zona delimitata da un nastro bianco a terra chiamata prigione.

I giocatori/trici che scenderanno in campo per effettuare la partita saranno quattro. Gli altri componenti della squadra saranno le riserve. Il capitano della squadra dovrà obbligatoriamente far giocare tutti i componenti della propria squadra. Devono giocare tutti. Prima di tirare la palla alla squadra avversaria si devono effettuare tre passaggi al volo. Vincerà solo la squadra che al termine della partita avrà un numero maggiore di giocatori/trici e prigionieri rispetto all'altra squadra. VITTORIA: PUNTI 3, SCONFITTA: PUNTI 0,un giocatore può andare in prigione solo quando la palla tocca il corpo avversario.

Una variante, invece, prevede il termine della partita con la "cattura" del capitano avversario, che naturalmente è "in incognito" per gli avversari. Un'altra variante di questo gioco è la palla avvelenata. Il dodgeball è una disciplina sportiva derivata dalla palla prigioniera; le regole sono state formalizzate originariamente negli Stati Uniti, e successivamente importate in altri paesi, inclusa l'Italia.

 

 

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