Festa di sant'Agata

02agata.jpg4-5 ferbbraio 2020 

E' la terza festa religiosa più famosa al mondo. Paragonabile solo alla festa della settimana Santa a Siviglia in Spagna e alla festa del Corpus Domini che si svolge in Perù a Cuzco. Per Catania è la festa religiosa più importante“

Si celebra in onore della santa patrona della città. Si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto. La prima data è quella del martirio della Santa catanese, mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni.


Videopromozionale della festa di sant'Agata

Dal 3 al 6 febbraio giungono a Catania pellegrini, turisti e curiosi provenienti da tutta l'Italia e in particoòare dalla Sicilia.

Insieme con il Patrimonio dell'Umanità delle città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale) conferito dall'UNESCO nel 2002, la festa di sant'Agata risulta "bene etno antropologico patrimonio dell'umanità" della Città di Catania nel mondo.

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Vita di sant'Agata

La giovane Agata visse nel III secolo. Esponente di una famiglia patrizia catanese, sin da giovane consacrò la sua vita alla religione cristiana. Venne notata dal governatore romano Quinziano che decise di volerla per sé. Al rifiuto di Agata, la perseguitò in quanto cristiana e, perdurando il rifiuto della giovane, la fece martirizzare e mettere a morte il pomeriggio del 5 febbraio 251. Subito dopo la morte cominciò ad essere venerata da gran parte della popolazione anche di religione pagana. Da qui si sviluppò il culto di Agata che si diffuse anche fuori dalla Sicilia e ben presto il papa la elevò alla gloria degli altari.

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Le origini della festa

Le origini della venerazione di sant'Agata si fanno risalire all'anno seguente il martirio, ovvero al 252. Il popolo nutrì subito una grande devozione per la vergine Agata che si era votata al martirio pur di difendere il suo onore e per non abiurare alla sua fede. I catanesi furono orgogliosi di questa giovane che si rivoltò contro il volere del proconsole romano. In questo si dovette innestare l'odio per l'oppressore straniero.

Per quanto attiene la festa vera e propria è molto difficile stabilire quale fu l'anno di inizio delle celebrazioni. Secondo alcune testimonianze ancora prima della nascita di Agata veniva celebrata una festa pagana durante la quale un simulacro di una vergine veniva portato in processione per le vie della città.

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Un'altra tradizione viene riportata da Apuleio ne "Le metamorfosi", secondo la quale la festa della dea Iside nella città greca di Corinto avrebbe molti punti di contatto con la festa catanese. In particolare il popolo vestito di una tunica bianca che partecipava ai festeggiamenti viene accostato al saccu, la tunica di cotone bianco indossata in processione dai devoti, che tirano i cordoni del fercolo, per trainarlo lungo il percorso.

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Sicuramente i primi festeggiamenti a sant'Agata, anche se non programmati, avvennero spontaneamente il 17 agosto 1126 quando le spoglie della Santa catanese, trafugate nel 1040, furono riportate in patria da due soldati, Gilberto e Goselino, dalla città di Costantinopoli. Il vescovo di Catania Maurizio che si recò al castello di Jaci per accoglierle. Sparsasi la voce, nel corso della notte, i cittadini si riversarono nelle strade della città per ringraziare Dio di aver fatto tornare, dopo 86 anni, le spoglie dell'amata martire Agata.

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I festeggiamenti erano per lo più di natura liturgica e si svolgevano all'interno della cattedrale. Ciò sarebbe dimostrato in maniera indiretta da quanto avvenne il 4 febbraio 1169, quando un tremendo terremoto rase al suolo la città di Catania seppellendo sotto le macerie il popolo di fedeli che si trovava all'interno della cattedrale, in preghiera, per la celebrazione del martirio di sant'Agata. In quella occasione, secondo alcune cronache dell'epoca, perirono oltre 80 monaci ed alcune migliaia di fedeli sotto le volte del tempio crollato.

Soltanto nel 1376, anno di costruzione della vara (fercolo), in legno, si presume che siano iniziati i festeggiamenti con la processione per le vie della città. Dal 1209 al 1375 avvenivano processioni con il velo della santa. Il fercolo attuale, tutto in argento su di un telaio in legno, fu ricostruito nel 1946 dopo che nel corso di un intenso bombardamento da parte dell'aviazione britannica, avvenuto il 17 aprile del 1943, era stato seriamente danneggiato quello preesistente, inaugurato nel 1519.

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Alla festa puramente religiosa si affiancò una festa più popolare, voluta dal Senato della città e anche dalla popolazione. A questo punto, per evitare problemi di ordine pubblico, venne creato un regolamento al quale dovevano attenersi gli organizzatori dei festeggiamenti. Pertanto in abbinamento alla processione della vara per le vie cittadine, si inserirono spettacoli di natura diversa per intrattenere i fedeli che arrivavano da ogni parte della Sicilia.

Fino al 1692 la festa si svolgeva in un giorno solo il 4 febbraio. Dal 1712 la festa assunse un'importanza maggiore venendo strutturata su due giornate di festeggiamenti, il 4 e 5 febbraio; forse anche per il fatto che dopo il terremoto del 1693, che rase al suolo tutta la città, Catania venne ricostruita attuando una pianta ortogonale che rese la viabilità più facile con strade più larghe e ordinate, ma soprattutto la città si era espansa e il giro dei quartieri cittadini non poteva più essere effettuato in un solo giorno. Verosimilmente la festa dovette subire delle interruzioni negli anni successivi a due eventi drammatici che distrussero la città:


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Nel 1669, in seguito a una eruzione catastrofica dell'Etna che ricoprì di lava gran parte della città rendendo impraticabile oltre il 50% della viabilità cittadina.

Nel 1693, come già detto, per un terremoto di enorme magnitudo che sconvolse il Val di Noto distruggendo completamente la città.

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La festa ai giorni nostri

I festeggiamenti si svolgono nella città di Catania dal 3 al 5 di febbraio.

La giornata del 3 febbraio si apre con la processione per l'offerta della cera a cui sono presenti oltre che cittadini e turisti, le più alte cariche religiose ed istituzionali della città, concludendosi la sera in Piazza Duomo con il caratteristico e molto atteso spettacolo pirotecnico dei fuochi.

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La vera festa religiosa ha però inizio la mattina del 4 febbraio con la messa dell'Aurora, quando il busto reliquiario di sant'Agata dopo un anno di attesa per tutta la città viene portato fuori dalla stanza che lo ha custodito, e "consegnato" ai devoti che lo porteranno in processione lungo un percorso esterno della città che si concluderà con il rientro nella Basilica Cattedrale in tarda notte, spesso alle prime luci dell'alba.

Nella mattina del 5 febbraio, presso la basilica cattedrale ha luogo la messa del Pontificale presieduta dalle più alte cariche religiose locali e non e dal clero. Durante tutta la giornata il busto reliquiario di sant'Agata rimane esposto presso la Cattedrale e infine nel pomeriggio dopo la santa messa viene nuovamente affidato ai devoti per un'ultima processione lungo un percorso interno della città che lo vedrà concludersi nella tarda mattinata del giorno successivo 6 febbraio.

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In tutte le strade principali del centro storico di Catania vengono approntate delle illuminazioni artistiche che danno una particolare luce di festa a tutta la città. Tutti gli anni vengono variati i motivi ornamentali ma l'effetto è sempre molto coinvolgente e suggestivo.

Il culmine di queste luci si ha alla sommità di via Di San Giuliano, dove viene realizzato un enorme pannello, largo quanto tutta la strada, che, come un grande mosaico di luci colorate, raffigura una scena della vita di sant'Agata. Esso, per le sue dimensioni, è visibile da lontano e rappresenta un grande affresco sullo sfondo del cielo stellato. Il tema di tale fondale cambia tutti gli anni e rappresenta come una storia a puntate della epopea di sant'Ajtuzza, vezzeggiativo con cui è chiamata dai catanesi la vergine e martire Agata.

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Molto antica è la tradizione dei cerei o cannalori. In principio, forse già nel XV secolo erano quasi dei carri allegorici di Carnevale cambiavano foggia ogni anno ed erano più di trenta. Al giorno d'oggi sono dodici e rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Si tratta di grosse costruzioni in legno riccamente scolpite e dorate in superficie, costruite, generalmente, nello stile del barocco siciliano, e contenenti al centro un grosso cereo. Questi imponenti ceri dal peso che oscilla fra i 400 ed i 900 chili, vengono portati a spalla, a seconda del peso, da un gruppo costituito da 4 a 12 uomini, che le fa avanzare con un'andatura caracollante molto caratteristica detta 'a 'nnacata.

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Le candelore, oltre a precedere la processione di sant'Agata nei giorni 4 e 5 febbraio, già dieci giorni prima iniziano a girare per la città portandosi presso le botteghe dei soci della corporazione a cui appartengono, scortate da una banda che suona allegre marcette. I dodici cerei hanno una posizione ben codificata nell'ordine da tenere nel corso della processione alla quale partecipano:

Le candelore in via Etnea il giorno 3 precedono la processione per l'Offerta della cera a sant'Agata

1)Cereo di Monsignor Ventimiglia o di sant'Aita. È il più piccolo e fu donato nel 1766 da Monsignor Salvatore Ventimiglia allora arcivescovo di Catania.

2)Cereo dei rinoti. Questa è la prima delle grandi cannalore in processione, essendo la più antica, ed è costruita in stile barocco.

3)Cereo dei giardinera. Costruito in stile gotico, è sormontato da una corona ed è per questo motivo che è soprannominato la regina delle cannalore.

4)Cereo dei pescivendoli. In stile rococò, detta anche "a bersagliera", si distingue per una corona floreale, pendente dagli altorilievi del secondo ordine, che conferisce una sensazione di movimento durante le evoluzioni dell'annacata.

5)Cereo dei fruttivendoli. Detto 'a signurina per la sua semplice bellezza. Si distingue per essere realizzato su di una base costituita da quattro cigni.

6)Cereo dei macellai. Poggia su di una base costituita da quattro leoni ed ha, nella parte alta, una statua di San Sebastiano patrono della corporazione.

7)Cereo dei pastari. E'l'unico che ha tuttora il candelone centrale in cera, le altre candelore hanno un cereo in plastica (l'ultima candelora che effettuò il cambio fu quella dei fruttivendoli, il vecchio cereo è visibile nella cappella dell'addolorata nella parte destra della basilica cattedrale di Catania, vicino alla cappella di Sant'Agata, risale ai primi anni del settecento ed è costruito in stile barocco).

8)Cereo dei pizzicagnoli. E' costruito in stile art nouveau o liberty ed è realizzato su di una base costituita da quattro cariatidi.

9)Cereo dei bettolieri. E' realizzato in stile impero ed è costruito su una base rappresentata da quattro leoni e da quattro aquile. È il secondo più pesante dopo quello dei panificatori ed è portato da 10 persone.

10)Cereo dei panificatori. E' il più grande e pesante di tutti ed è trasportato da ben 12 portatori o vastasi. La prima sua costruzione risale al XVIII secolo ed è costruito su di una base costituita da quattro statue di Atlante.

11)Cereo del Circolo sant'Agata. E'il meno anziano degli undici ed è realizzato in stile neoclassico. In esso sono raffigurati, oltre a sant'Agata, l'altro martire catanese sant'Euplio, è il meno pesante tra i ceri grandi.

12)Cereo del Villaggio Sant'Agata. È il più nuovo dei ceri grandi, voluto dal sig. Salvatore Russo ed inaugurato nel 2010, ha ricevuto il benestare dal comitato dei festeggiamenti per partecipare alle processioni dei tre giorni nel 2012 e il 3 febbraio 2012 ha fatto la sua prima uscita in occasione dell'offerta della cera.

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Il fercolo di sant'Agata o vara, prima del 1379 era in legno dorato molto pregiato, è un tempietto di argento che ricopre una struttura in legno, riccamente lavorato, che trasporta il busto-reliquiario della santa catanese e lo scrigno, in argento, entro cui sono custodite tutte le reliquie di sant'Agata. Costruito nel 1518, in puro stile rinascimentale, è finemente cesellato e ornato, sul tetto di copertura, da dodici statue raffiguranti gli apostoli. Ha forma rettangolare ed è coperto da una cupola, anch'essa rettangolare, poggiata su sei colonne in stile corinzio. Fu costruito dall'artista orafo Vincenzo Archifel operante a Catania dal 1486 al 1533. Il fercolo, in gran parte ristrutturato dopo i bombardamenti della guerra, è d'argento massiccio. Si muove su quattro ruote (rulli cilindrici in acciaio con battistrada in gomma piena) e viene trainato tramite due cordoni, al cui capo sono collegate quattro maniglie, lunghi ciascuno circa 130 metri, dai cittadini nel caratteristico saccu. Ogni cordone presenta in testa un sistema di quattro corde con maniglia che permette di tenere costantemente e regolarmente in tensione il cordone stesso. Venne, in gran parte, ricostruito nel 1946 dopo i danni subiti da un bombardamento nel corso della seconda guerra mondiale.

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Dall'addobbo floreale della vara si può riconoscere se si è alla processione del giorno 4 o a quella del giorno 5 febbraio. Infatti, i fiori che addobbano il fercolo, sempre garofani, sono di colore rosa nella processione del giorno 4 febbraio e di colore bianco nel giro interno del giorno del martirio che si festeggia il 5 febbraio.

Lo scrigno che contiene le reliquie di sant'Agata è una cassa d'argento in stile gotico, realizzata intorno alla fine del XV secolo dall'artista catanese Angelo Novara. Il coperchio anch'esso in argento fu realizzato dallo stesso artista che costrui la vara. Esso è riccamente istoriato con immagini della vita di sant'Agata e contiene le sue reliquie racchiuse in diversi reliquiari. Esse sono costituite dalle due braccia con le mani, dalle due gambe con i piedi, dai due femori e dalla mammella oltre al santo velo. I reliquiari che le contengono sono tutti di diversa fattura in quanto costruiti in epoche differenti.

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Il busto della santa, completamente in argento, è stato realizzato nel 1376 e contiene anch'esso delle reliquie di sant'Agata. Infatti nella testa, ricoperta da una corona donata dal re inglese Riccardo Cuor di Leone di passaggio a Catania di ritorno da una Crociata, è stato inserito il teschio della santa catanese, mentre nel busto è inserita la cassa toracica. Il busto fu realizzato dall'artista Giovanni di Bartolo, su incarico del vescovo di Catania, Marziale che esaudì un desiderio di Papa Gregorio XI, ed è ricoperto da oltre 300 gioielli ed ex voto. Oltre alla già menzionata corona, si possono citare alcuni dei più importanti gioielli donati alla santa: due grandi angeli in argento dorato che sono posti ai lati del busto di Sant'Agata; una collana del XV secolo incastonata di smeraldi, donata dal popolo di Catania anche se molti attribuiscono questo dono al viceré Ferdinando De Acuna; una grande croce riccamente lavorata del XVI secolo; il collare della Legion d'Onore francese appartenuto al musicista catanese Vincenzo Bellini; croci pettorali appartenute a vescovi di Catania, Dusmet, Francica Nava, Ventimiglia; un anello appartenuto alla regina Margherita che lo donò nel 1881 nel corso di una visita a Catania.

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I devoti che trainano il fercolo, vestono un saio di cotone bianco detto saccu, un copricapo di velluto nero detto scuzzetta, un cordone monastico bianco intorno alla vita, dei guanti bianchi e un fazzoletto, anch'esso bianco, che viene agitato al grido Tutti devoti tutti, cittadini viva sant'Aita.

L'origine ed il significato di questo saio bianco è molto dibattuta. Alcuni lo fanno risalire al fatto che nel 1126 al ritorno delle spoglie della santa a Catania, la cui notizia si sparse durante la notte, il popolo si riversò per le strade in camicia da notte. Ma questa versione cozza contro la storia in quanto l'invenzione della camicia da notte risulta essere successiva a quell'epoca. Altri sostengono che si riferisca al culto di Cerere di cui si è detto prima.

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Probabilmente nessuna di queste ipotesi è quella vera e occorre dare conto alle testimonianze di alcuni cronisti del tempo. Nel XVI secolo la vara veniva trasportata dagli ignudi. Nel seicento, Pietro Carrera scriveva quanto secondo lui era accaduto la notte del 17 agosto del 1126:
"imperoché all'hora gran parte de' cittadini (intendo dei maschi) andò ignuda a ricevere il santo corpo [...]; al che ciascun si mosse sull'esempio del vescovo Maurizio, che vi andò a piedi scalzi e ciò fu fatto per volontaria afflizione e penitenza presa per puro affetto e devotion della Santa".

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Il giorno 3 febbraio si ha l'inizio dei festeggiamenti religiosi con la processione dell'offerta della cera a sant'Agata, detta anticamente la processione della luminaria. La processione, alla quale partecipano il clero, le autorità cittadine con in testa il sindaco e la giunta comunale, gli antichi ordini militari e cavallereschi, parte dalla Chiesa di Sant'Agata alla Fornace in Piazza Stesicoro, detta a caccaredda, ovvero la fornace in cui sarebbe stata martirizzata sant'Agata, per raggiungere, attraverso la via Etnea e piazza Duomo, la Cattedrale di sant'Agata.

La processione ha inizio con la sfilata in corteo delle undici cannalore, questa volta non seguite dalla banda. Seguono l'arcivescovo metropolita, i capitoli delle basiliche Cattedrale e Collegiata, il sindaco con la giunta comunale, autorità civili e militari oltre al clero dell'arcidiocesi. Il sindaco si reca alla chiesa di San Biagio su di una carrozza settecentesca del Senato catanese assieme ad alcuni membri della giunta mentre altre autorità prendono posto in una seconda carrozza più piccola. Da alcuni anni le due carrozze sono esposte in permanenza nell'atrio del Palazzo degli Elefanti, la sede del municipio di Catania.

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I festeggiamenti del giorno 4 hanno inizio con la messa dell'aurora. Essa rappresenta la prima funzione religiosa in onore della santa e anche il primo incontro, molto intimo, fra la santa e i suoi devoti. La chiesa è invasa dai fedeli con il camice bianco già dalle ore piccole (03.30) e sono momenti caratterizzati da forte attesa spasmodica nella quale i devoti esprimono tutta la loro devozione con grida e canti. Così, una volta arrivate in cattedrale le alte autorità comunali che custodiscono le chiavi del sacello, si procede all'apertura dello stesso, potendo così assistere prima all'uscita del mezzobusto reliquiario e dello scrigno dalla stessa camera blindata in cui vengono conservati. Ancora una breve attesa e poi finalmente Sant'Agata si mostra nella sua meraviglia, venendo fuori dai cancelli neri e rivolgendo il suo sguardo benevolo prima alla navata destra e poi a quella centrale. La scena è molto toccante e suggestiva con migliaia e migliaia cittadini(così vengono chiamati i devoti) che sventolando il fazzoletto bianco esplodono nell'urlo:

 

Jè chiamamula ccu 'razzia e ccu cori,
pì sant'Àjtuzza bedda, ca stà niscennu,
cittatini!
semu tutti divoti, tutti?
cittatini, cittatini!
evviva sant'Àjta
cittatini!
evviva sant'Àjta.
tutti divoti, tutti?
cittatini, cittatini!

 

Chiamiamola con grazia e con cuore,
per sant'Agatuccia bella, che sta uscendo,
cittadini!
siamo tutti devoti, tutti?
cittadini, cittadini,
evviva sant'Agata,
cittadini!
evviva sant'Agata.
tutti devoti, tutti?
cittadini, cittadini!

Viene poi portato il mezzobusto contenente le reliquie sull'altare maggiore ed ha inizio la messa detta dell'aurora, mentre fuori il fercolo (il carro con la quale la santa sarà portata in processione) viene posizionato per l'imminente uscita. Sono le ore 06.00. Durante il tragitto dalla camera del tesoro all'altare maggiore viene intonato l'inno di sant'Agata:

Inneggiamo alla martire invitta

Rifulgente di luce divina
Inneggiamo alla grande eroina
Presso l'ara cosparsa di fior
Anelante di palpiti sacri
Si diffonda la gioia nel cielo
Ed all'ombra del mistico velo
Sorga l'inno festoso dei cuor

Tu che splendi in paradiso
Coronata di vittoria
O sant'Agata la gloria
Per noi prega, prega di lassù

Esultante nei duri tormenti
Luminosa nel carcere oscuro
Ella affronta con animo puro
Le minacce di un uomo crudel
Non ascolta le vane lusinghe
Le promesse di un sogno radioso
Vince il fuoco e del cielo armonioso
L'innamora l'eterno splendor

Tu che splendi in paradiso
Coronata di vittoria
O sant'Agata la gloria
Per noi prega, prega di lassù

Per i secoli vola il Suo nome
E risuona pei monti e sul mare
Circonfuso di sole è l'altare
Il suo corpo conserva fedel
Su! leviam cittadini l'evviva
Al valor centenario possente
Di colei che pregava morente
Il signor della vita immortal

Tu che splendi in paradiso
Coronata di vittoria
O sant'Agata la gloria
Per noi prega, prega di lassù.

 Alla fine della messa, Sant'Agata viene portata in trionfo al fercolo, salutata da assordanti fuochi e, preceduta dalle cannalore, inizia il giro esterno della città. La prima parte del percorso si snoda sotto Porta Uzeda con 'a calata da marina e poi in via Dusmet passando sotto i bastioni delle cinquecentesche mura di Carlo V. Qui fino agli anni settanta avveniva un lancio di fettucce colorate da parte dei seminaristi. I platani sottostanti, spogli di foglie data la stagione, si rivestivano così di nastri colorati creando una fantastica immagine cromatica.

Il fercolo prosegue poi per le altre strade del giro esterno della città fra due straboccanti ali di folla. Nel corso del giro effettua una sosta in piazza Carlo Alberto davanti al Santuario della Madonna del Carmine. Raggiunge poi la piazza Stesicoro dove si trovano i luoghi che ricordano il martirio di sant'Agata. Qui infatti esistono la Chiesa di Sant'Agata al Carcere e la Chiesa di Sant'Agata alla Fornace in cui la vergine Agata subì il martirio. A questo punto c'è l'avvenimento più caratteristico della giornata. Lungo "'a cchianata de' Cappuccini",il fercolo di sant'Agata viene trainato di corsa fino al culmine della stessa, giungendo così dinanzi alla Chiesa di san Domenico, nella omonima piazza. Negli ultimi anni tuttavia la salita non viene più percorsa di corsa.

Raggiunta la Chiesa di Sant'Agata la Vetere,la prima cattedrale di Catania, la processione si ferma qui per alcune ore. Verso sera, dopo una messa nella piccola Chiesa di Sant'Agata la Vetere, riprende il giro esterno della città che attraversa i quartieri dell'antico corso, dei cappuccini, du futtinu (il fortino) di san Cristoforo e degli Angeli custodi, per rientrare in cattedrale, alle prime luci dell'alba e negli ultimi anni la mattina del giorno 5. Qui si dà luogo a fantasmagorici spettacoli di fuochi pirotecnici.

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Il giorno della festa.

 

La festa ha inizio il 5 febbraio con il solenne pontificale, concelebrato dai vescovi di tutta la Sicilia, in presenza del legato pontificio che è solitamente un cardinale.

Nel 2014 è intervenuto il Cardinale Bagnasco presidente della CEI, che così ha commentato i festeggiamenti per sant'Agata:"È una festa di popolo che ha una grandissima tradizione in Sicilia,la cui eco è per tutta l’Italia.Una manifestazione di fedeli che esprime la devozione,la fede radicata nella terra siciliana,e in particolare in questa arcidiocesi”.

L’arcivescovo di Genova, anche lui presente a Catania ha detto: "Questo è di esempio per tutta la nostra amata Chiesa in Italia, di come la fede e le devozione a Gesù e alla Santa Vergine possano ispirare la storia e la società secondo i valori evangelici e la vita "buona"di cui il Vangelo è ispiratore. Sono molto contento di questa mia presenza e incoraggio i catanesi a continuare su questa strada di fede e civiltà”.

Alla processione partecipano il clero catanese al completo, le autorità civili e militari ed il popolo dei fedeli. Nel pomeriggio, verso le diciotto, ha inizio il giro interno della città. Il fercolo percorre la via Etnea fino al Giardino Bellini, per deviare poi in via Caronda che percorre fino ad arrivare in piazza Cavour o, come dicono i catanesi, 'u bbuggu dove, davanti alla Chiesa di Sant'Agata al Borgo, ha luogo uno spettacolo pirotecnico.

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Alla fine la processione scende, lungo la via Etnea, verso la cattedrale fino ai Quattro canti dove gira a destra per effettuare di corsa a "cchianata 'i Sangiulianu". Questo è il momento magico dal punto di vista spettacolare.
Il fercolo veniva trainato di corsa dai cittadini, lungo la via Marchese di Sangiuliano, fino a raggiunge la sommità della salita fra due ali di folla plaudente.Dopo un incidente avvenuto nei primi anni del XXI secolo, nel quale perse la vita un giovane, la salita viene fatta velocemente ma non più di corsa per motivi precauzionali.
Per via Dei Crociferi, la più bella strada barocca di Catania, il fercolo si avvia verso la cattedrale.
Viene effettuata l'ultima sosta davanti al convento delle suore benedettine che, da dietro i cancelli del sagrato del loro monastero, intonano dei canti a sant'Agata.
Quindi, quando il sole sta per sorgere (o, più spesso, quando è già sorto da molte ore), sant'Agata fa rientro in cattedrale il 6 Febbraio salutata da un nutrito spettacolo pirotecnico.

*Questa festa è forse la più antica nel tempo, in quanto si rifà ai festeggiamenti spontanei che si verificarono nella notte del 17 agosto dell'anno 1126 quando le spoglie della santa martire catanese vennero riportate a Catania da Costantinopoli, dai due soldati Gisliberto e Goselmo.
La festa si svolge in maniera ridotta rispetto ai grandiosi festeggiamenti di febbraio, ma attira comunque nel centro storico migliaia di fedeli, turisti e curiosi. Oltre alla messa in onore di Sant'Agata, nel tardo pomeriggio si svolge una breve processione con lo scrigno contenente le reliquie e il mezzobusto reliquiario, nei dintorni della Cattedrale, in Via Dusmet procedendo poi per Piazza San Placido e facendo ritorno in chiesa per Via Vittorio Emanuele con straordinari giochi pirotecnici in un'area riservata al Porto di Catania e, cosa molto particolare, sul tetto della chiesa di San Placido*.

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A precedere la santa il cereo del Villaggio sant'Agata, l'ultimo riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa catanese. Racconta Fabrizio Lanzafame, uno dei responsabili della candelora:"Il nostro principale obiettivo è quello di rappresentare il quartiere. Della nostra presenza durante la festa, dobbiamo ringraziare sicuramente il nostro presidente, che si è impegnato sia spiritualmente che economicamente. I lavori per costruire questa candelora sono durati tre anni. Per noi è quindi un grande onore precedere Agata".

Nonostante la giovane età, il cereo ha tuttavia una sua storia particolarissima: "Sì - racconta Lanzafame - il nostro quartiere, già negli anni 80, aveva un suo cereo, anche se piccolino, ma non riconosciuto dalla chiesa catanese, e quindi non scendeva in processione. Girava solo tra le strade del villaggio. Successivamente si è optato affinché venisse costruito un vero cereo da offrire ad Agata. E abbiamo iniziato un percorso di istituzionalizzazione". Finita la festa, l'attività dei portatori, continua :"Sant'agata rimane sempre nel nostro cuore, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Dopo il sei, ci riorganizziamo per quella successiva".

Fabrizio Lanzafame ha inoltre spiegato alcuni dettagli tecnici che fanno luce sullo sforzo di porta il cereo in processione: "Siamo in otto a portarlo. Il peso complessivo è di circa 580 chilogrammi. E non è diviso, purtroppo, in parti uguali. Le stanghe, quelli che portano il sacco sulla testa, chiamata vaddedda, che portano all'incirca 90 chilogrammi. Poi abbiamo la curia davanti, quel cinturone mastodontico, che viene portato appunto dai portatori, che è il timone della candelora, e determina la sagghiata, ovvero il movimento di sollevamento della candelora. Questo porta circa 40 chilogrammi. Poi ci sono due lati, che hanno il compito di mantenerla in verticale. Per loto il peso è di circa 35 chilogrammi".

Lanzafame spiega pure la tradizionale annacata: "Ci sono dei canoni da seguire. Sta al capo ciurma dare i segnali giusti, e fare riposare le stanghe e i lati, per dare quel senso gioioso e danzante che in gergo si chiama la tunnata. Vi vuole sicuramente molta esperienza per fare questo tipo di lavoro. E devo dire che tutte le candelore sono bravissime in questo".

Ed è tutto concentrato innanzi al Duomo il fiume dei devoti, "quelli col sacco" ma anche quelli – e sono tanti – che esprimono in maniera non vistosa la propria fede. Tutti in attesa del solenne pontificale.

La Festa di Sant’Agata 2020 entra nel vivo e tutta la città è in fermento per l’evento più atteso dalla comunità catanese. Sono numerosi, infatti, gli eventi che stanno facendo da preludio ai festeggiamenti veri e propri di inizio febbraio, tra mostre d’arte, concerti, messe e iniziative nelle scuole. Ogni anno la Festa di Sant’Agata attira milioni di visitatori da tutto il mondo, oltre a coinvolgere i cittadini etnei, che durante i tre giorni si riversano per le strade di Catania, colorandola di folklore, religiosità e cultura. Tra il 3 e il 6 febbraio, comunque, sono diversi i momenti che affascinano i visitatori e coinvolgono la collettività, diventando istanti preziosi e imperdibili. Scopriamo, quindi, quali saranno i momenti salienti della Festa di Sant’Agata 2020 da non perdere assolutamente.

Festa di Sant’Agata 2020:

3 febbraio

  • Processione per l’offerta della cera e carrozza del Senato: Dopo la messa in Cattedrale, a partire dalle ore 12:00 si potrà assistere alla seguitissima processione per l’offerta dei ceri votivi. Gli ordini religiosi, ma anche le associazioni di volontariato, l’ordine dei Cavalieri di Malta e le Forze dell’Ordine sfileranno lungo via Etnea, esibendo i propri stemmi e stendardi, fino a giungere alla chiesa di San Biagio in piazza Stesicoro. Chiuderanno la processione, le due carrozze del Senato, con a bordo il sindaco Pogliese e altri esponenti del Comune di Catania. La processione farà poi ritorno in piazza Duomo.
  • Fuochi d’artificio (a sira o tri): Si tratta di uno degli eventi più attesi e amati dai catanesi, ma anche dai molti turisti in visita durante le festività  agatine. Dalle ore 20:00 da piazza Duomo sarà possibile ammirare lo spettacolo pirotecnico, seguito dal concerto in onore della Santa Patrona. Tradizione vuole che il botto dei fuochi d’artificio serva a svegliare Sant’Agata, perché possa prepararsi a ritornare tra le vie della sua Città.

4 febbraio

  • Messa dell’Aurora: è questo uno dei momenti più sentiti dai catanesi e, senza dubbio, tra i più ricchi di religiosità della festa. Prima dell’inizio del giro esterno, infatti, i fedeli riabbracciano Sant’Agata e ricevono la benedizione dell’Arcivescovo di Catania. La messa inizierà intorno alle sei di mattina e darà il via alle celebrazioni.
  • Inizio del giro esterno: Alle ore 7:00 avrà inizio il giro esterno della processione, quello che toccherà l’area della stazione, di via Umberto e via Plebiscito. Il fercolo attraverserà Porta Uzeda per poi proseguire il suo giro.
  • Salita dei Cappuccini: A pomeriggio inoltrato la processione raggiungerà piazza Stesicoro, da dove proseguirà per inserirsi in via Plebiscito. Anche questo è uno dei momenti più suggestivi della festa, quando il fercolo, di corsa o al passo veloce, risale la Salita dei Cappucini in un connubio di emozione e tensione.
  • Vespri: A conclusione della Salita dei Cappuccini, il fercolo sarà ospitato all’interno della Chiesa di Sant’Agata La Vetere, anticamente cattedrale di Catania. Qui verranno recitati i Vespri, le preghiere del tramonto, intorno alle sei e mezza, prima di proseguire con il giro esterno.
  • Fuochi di Piazza Palestro: Lo spettacolo pirotecnico di piazza Palestro avviene solitamente alle prime luci del 5 febbraio, come a voler illuminare e salutare la nuova alba in arrivo. Anche questo è uno degli eventi più seguiti della festa.
  • La discesa della Marina (a calata da Marina) e rientro in cattedrale: Ormai al mattino del 5 febbraio, il fercolo di Sant’Agata farà ritorno in cattedrale, superando gli Archi della Marina. Conosciuto come la discesa della Marina, anche questo passaggio era un tempo eseguito di corsa. Oggi, invece, si procede al passo e rappresenta la chiusura del giro esterno.

5 febbraio

  • Inizio del giro esterno: Alle ore 17:00 il fercolo si troverà in piazza Duomo per l’inizio del giro interno, dopo i consueti fuochi d’artificio. Il busto e le reliquie di Sant’Agata verranno portati in processione per tutta la notte lungo tutta via Etnea, con le Candelore e i grossi ceri votivi a precederla.
  • Fuochi d’artificio a piazza Cavour (focu do Buggu): Si tratta, forse, dello spettacolo pirotecnico più atteso di tutta la Festa di Sant’Agata. Si svolge generalmente a notte inoltrata, nelle primissime ore del 6 febbraio, in piazza Cavour, più conosciuta ai catanesi come piazza Borgo.
  • Salita di Sangiuliano: Giunto ai Quattro Canti, il fercolo viene trainato su per via Sangiuliano. Se in passato questa salita era eseguita in corsa, oggi, al contrario, si procede al passo, senza nulla togliere al fascino e al trasporto dell’evento.
  • Canto delle suore Benedettine: Ormai mattina, la processione giungerà di fronte al convento delle suore Benedettine in via Crociferi, luogo in cui le monache intoneranno un canto in latino in onore della Patrona e offriranno un omaggio floreale. Si proseguirà, quindi, per via Garibaldi fino a giungere in cattedrale, dove la processione avrà fine.

12 febbraio

  • Ottava di Sant’Agata: A otto giorni esatti dalla fine del giro interno, la comunità catanese ha un’ulteriore occasione per riabbracciare la sua Patrona. Il 12 febbraio, infatti, il busto reliquiario resterà esposto sull’altare centrale della Cattedrale di Catania, dove si alterneranno diverse messe, durante le quali saranno mostrate le reliquie di Sant’Agata.

 

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