"Dieci ore"di magia a Messina quando i bolidi correvano nella notte

 

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di Antonino Sarica

Tanti anni fa (ma sembra ieri), a Messina, un manipolo di appassionati, che "avevano l'automobile nella testa e le corse nel cuore", partorì un'idea a dir poco ambiziosa: dar vita ad una gara di velocità per vetture di formula, di serie e gran turismo, in un circuito cittadino di faccia allo Stretto e al porto falcato, nel cuore dell'estate. Si voleva che fosse una corsa lunga e impegnativa, tecnicamente ineccepibile; e si prendevano a modelli, e senza il minimo imbarazzo, addirittura la 24 Ore di Le Mans o la 12 Ore di Sebring, in Florida. L'idea era fin troppo allettante, e non tardò a concretarsi. Sicché, alle dieci della sera di sabato 24 agosto 1952, il classico colpo di petardo segnò l'avvio della prima 10 Ore notturna messinese.

Delle sei edizioni di quella mirica competizione, dopo oltre mezzo secolo ancora ben presente nei ricordi dei messinesi meno giovani, da ampiamente conto Nino Minutoli in "Bolidi di notte. Storia della Dieci Ore di Messina", recente volume assai curato nella veste grafica, 39. titolo della collana 'Messina e la sua storia" (diretta da Franz Riccobono) delle Edizioni Dr. Antonino Sfamerà (Edas).

Minutoli ha già pubblicato un interessante volume dedicato alla leggendaria Targa Florio, anche quello, come l'attuale, frutto di pazienti ricerche anzitutto nelle cronache sportive di vecchi giornali, oltre che in archivi e collezioni private. La 10 Ore di Messina - egli nota intanto - si programmava nell'ambito dell'Agosto messinese, che offriva per di più spettacoli musicali, di prosa, folcloristici di ottima qualità, sempre affollatissimi e di risonanza non soltanto locale. Detto manipolo di appassionati di cui dicevamo altro non era che il diretrivo dell'Aci messinese: Racchiusa Pirrone, Alessi, De Natale, Irrera ecc, precisa l'autore. Immenso il loro entusiasmo al termine della prima eccellente 10 Ore, che vide il trionfo del grande Gemente Biondetti (in coppia con Franco Cornacchia), stradista insuperabile vincitore di quattro Mille Miglia. Ma la corsa peloritana - che Gaetano Starrabba, pilota dal palmares straordinario, nella preserii-ìHone definisce "magica" - era destinata a concludersi con la sesta edizione, del 1958. Dunque, la speranza dei messinesi, alimentata anche dalla partecipazione alia 10 Ore di scuderie e piloti di assoluto prestigio, di vedere 'la città sportiva proiettata nell'elite delle competizioni automobilistiche internazionali", fatalmente svanì. Era forse inevitabile: i tempi rapidamente cambiavano - commenta Nino Munitoli -, "e la crescita delle città e del traffico automobilistico", nonché l'esigenza "di precise garanzie di sicurezza sui circuiti, rendevano ormai anacronistica ogni gara su strada, almeno con la formula velocistìca".

Ogni edizione della Dieci Ore di Messina, dall'iniziale del 1952 alla conclusiva del 1958, è descritta nel libro con notevole precisione. Non mancano, naturalmente, fondamentali dati tecnici, considerazioni sulle condotte di gara, sulle personalità di alcuni piloti. Le testimonianze dirette e, qua e là, i gustosi aneddoti rendono ancor più gradevole la lettura. Splendido il corredo iconografico, decisamente appropriate le didascalie.

Felice la scelta di Nino Minutoli di concludere il libro con alcuni articoli apparsi allora nella "Gazzetta del Sud". Spiccano le firme di Vittorio Risica, Giovanni Canestri, Nino Calarco, Salvatore Barbera, Filippo Gullì.

 

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