Gli antenati dei tir: i carrumatti

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di Antonino Sarica

I carrumatti alla Dogane Quei mezzi di trasporto... verso il passato.

Guardare al passato anche per ridar luce a certe smarrite costumanze all'apparenza marginali, non ci pare esercizio vano e nemmeno fuorviante; come taluni al contrario s'affannano a sostenere in ossequio alla modernità dilagante, che in verità non concede di frugare troppo nella memoria. Apprezzabile dunque il convegno sui cosiddetti carrumatti tenuto a Messina (mercoledì 18 maggio) nel tempio di Santa Maria Alemanna, organizzato dal Museo storico di Forte Cavalli, afferente all'associazione «Comunità Zan-cle», dall'assessorato comunale alle Politiche del mare, dalla Fondazione Bonino-Pulejo.

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Tema specifico del convegno, appunto, «Gli antenati dei tir: I carrumatti alla Dogana», svolto adovere da qualificati relatori, presenti il prefetto Francesco Alecci, diverse autorità civili e militari, un pubblico folto e palesemente interessato. I carrumatti erano tìpici robustissimi mezzi di trasporto a trazione animale, largamente impiegati a Messina.
Affollavano anzitutto l'area portuale, la Marina; lì recavano le merci da imbarcare, e provvedevano a distribuire quelle sbarcate nei magazzini del retroterra. I meno giovani ricordano ancora l'incessante lento procedere dei carrumatti lungo le ampie rotabili ai margini del centro urbano, nella Via La Farina, per esempio, o nella via Catania. Vi stavano aggiogati una o più coppie di buoi capaci di sforzi immani, imponenti e singolarmente docili.

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Nell'Alemanna, al tavolo dei lavori, Pippo Isgrò, assessore alle Politiche del mare, Vincenzo Caruso, direttore del Museo di Forte Cavalli, Angelo Privitera, che ha donato alla «Comunità Zancle», assieme ai suoi fratelli Andrea e Francesco, un carrumattu di «famiglia»; moderatore, il giornalista Enrico Casale. «Mezzo di trasporto arcaico, il carrumattu ebbe un ruolo importante nell'economia di altri tempi - ha osservato l'assessore Isgrò - ed è perciò giusto parlarne». E Angelo Privitera s'è detto felice che un proprio carrumattu, di certo tra i pochissimi ancora conservati, faccia ora bella mostra di sé nel Museo di Forte Cavalli del villaggio di Larderia. «Era in cattive condizioni, ha precisato, ma è stato restaurato a regola d'arte da maestranze specializzate dell'Arsenale di Messina».

I_carrumatti.jpgDel carrumattu rimangono comunque innumerevoli raffigurazioni: disegni, dipinti, incisioni e soprattutto fotografie. Vincenzo Caruso ne ha mostrate non poche, alcune inedite e tutte di spiccato valore documentario, provenienti dalle raccolte di Angelo Grasso, Giovanni Molonia, Nino Principato, Franz Riccobono, Francesco Savasta. Ha pure proiettato un filmato prodotto dal museo Cultura e musica popolare dei Peloritani del Villaggio Gesso, dedicato al compianto Turiddu Currao, carrettiere-cantore di Salice. Caruso ha inoltre ricordato un fondamentale articolo sui carrumatti di Bruno Villari, apparso nella «Gazzetta del Sud» nel 1986. Da cui si ricavano preziose notizie relative alla struttura dei carri, ai legni utilizzati per costruirli, alla qualità degli animali da aggiogare, alle tariffe per diversi servizi di trasporto e così via.

Aspetto degno di nota, «negli ultimi venfanni dell'Ottocento, i carrumatti delle ditte messinesi (Arni! Miloro, Scimone...) lavorarono pe il Genio militare, trasportando ma teriali da costruzione e artiglieria sulle alture dei Peloritani», dove si andavano edificando le fortificazioni permanenti dello Stretto, vale a dire i Forti umbertini. Questo spiega l'esposizione nel Museo dell'umbertino Forte Cavalli proprio di un autentico carrumattu, che potrà esseri là ammirato sin da oggi, dalle 10.30 quando avrà luogo la cerimonia di presentazione.
La poetessa Maria Morganti Privitera ha chiuso il convegno declamando un suo componimento, intitolato ai carrumatti.

Antonino Sarica
da Gazzetta del Sud

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