Dedicato a "San Brasi" e a quelli di Altolia

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Restando in quel circondario, un'altra dedica l'avevo indirizzata "a quelli di Giampilieri", dopo il dramma dell'alluvione del 1 Ottobre 2009; questa, rivolta "a quelli di Altolia", si origina da ricordi personali, fatti storici e, per ultimo, dal Pellegrinaggio di Sabato 29 Luglio 2017, in cammino da Santo Stefano di Briga ad Altolia.

Non ho memoria di quando, da piccolo, con la salute malferma per una tonsillite, in Pellegrinaggio nella "notti 'i San Brasi" ci andavo in braccio a mia Madre o a cavalcioni, a "'ncoddu 'i ciareddu", a mio Padre.
Saranno stati gli anni fra il 1962 ed il 1964, dopo aver risolto in modo radicale il problema delle tonsille ed aver guadagnato forza fisica, che ad Altolia, da Pellegrino devoto e riverente, ci andavo con i miei piedi. Si partiva alle 3 del mattino, per attraversare Pezzolo ancora al buio e giungere all'alba, su un comodo e breve sentiero intervallivo, a Portella Sant'Andrea; da qui, la ripida discesa verso Altolia era facilitata dalle prime luci del giorno. Ormai certi delle mie capacità escursionistiche, i miei genitori mi affidavano a nonno Nino, il quale, entrando in Chiesa, si toglieva la coppola e se la rimetteva subito dopo aver varcato la soglia, in avvicinamento all'effigie di San Biagio; davanti a San Brasi, ripeteva il gesto di scoprirsi il capo, per essere certo che quel segno di devozione e rispetto, fosse meglio indirizzato al cospetto ed agli occhi di San Biagio. Ho un vivido ricordo della gradevole sosta al fresco, accanto al ruscello e sotto un pioppo al quale era legato, docile e mansueto, un asino; il profumo della carne infornata prevaleva sui bisogni di numerose bestie da soma, in raduno per la rituale benedizione degli animali. Il ritorno a casa era assicurato da automobili in servizio pubblico.

Sabato 29 Luglio 2017, tutte queste memorie sono state riportate in superficie, dalla riedizione di un Pellegrinaggio per niente anacronistico, anche se di difficile inserimento nel Calendario Liturgico dei nostri villaggi; non ho rivisto più il "parcheggio" dei muli, non c'è più nonno Nino che ossequiava San Biagio con più sincerità e rispetto di quando si levava il cappello di fronte ai "nobili" del suo tempo. Si sappia, però, che nella "notti 'i San Brasi", molti desideri si sono realizzati, lungo il cammino c'era tempo per dichiarazioni e promesse d'amore e di fronte al Santo si accendevano nuove speranze; in passato, notte magica, quella "'i San Brasi", più gradita al Santo di altre, più recenti, durante le quali c'è stato meno spazio per la preghiera ed il raccoglimento.

Valicando a Portella Sant'Andrea, alla prima apparizione del villaggio sotto un Sole cocente, in un'ora insolita rispetto al Pellegrinaggio di tanto tempo fa, mi è stato inevitabile immaginare Altolia nel fondovalle, sovrastato e circondato da alberi di gelsi; di quella importantissima coltivazione neppure l'ombra e mi chiedo se nel paese ed i suoi abitanti è rimasto il convincimento di aver contribuito con "'a frunna" ( la fronda ), così era chiamato il fogliame dei gelsi, cibo preferito dai bachi da seta, alla floridezza economica di numerose generazioni. La "Via della Seta", prima di passare da Messina, si originava da Altolia, già in tempi lontani, fino a che, in tempi relativamente recenti, la produzione d'"'a frunna" si è improvvisamente interrotta, per non ritornare più alla quantità e qualità di prima.

L'11 Settembre 1930, dalla più violenta eruzione registrata in epoca storica del vulcano Stromboli, si è originata una colonna di cenere e sabbia vulcanica, la quale, spinta dal vento, è caduta per parecchi giorni sui gelsi di Altolia, privando i bachi da seta della principale fonte di alimentazione. Anche se il confronto non regge per gli effetti devastanti derivati, in lontanissime ere geologiche è toccato ai Dinosauri soccombere per un evento naturale; la scomparsa della prima e più importante tappa della "Via della Seta", ad Altolia ha lasciato il segno sulla economia del villaggio.

Ritornando alla Festa di San Biagio, a questo Santo, quando per inchinarsi di fronte alla sua immagine era necessario un lungo e faticoso viaggio, si riferiva quel simpatico e significativo detto "così facennu, non ci 'nni potti cira a San Brasi", nel senso di mancato impegno in una azione della vita, per la quale si era promesso un cero votivo; chi vuole, continui a promettere ceri a San Brasi, mantenendo l'impegno e, se non si è in grado di farlo, non cadere in quel grande calderone di chi recita: "Non prumettiri nenti 'e picciriddi e mancu 'e Santi".
Valga per tutti i Santi, ma in questo scritto, W San Brasi!..

Ullo Paolo

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