Aeroporto a Messina

 

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Tutti d'accordo in Giunta e Consiglio comunale, potremmo esclamare: finalmente.
Altri tempi, roba da uomini di stampo buono. Conservatori? Tuttaltro a giudicare dalla richiesta fatta al Governo nazionale. Erano tempi in cui l'imperativo era il progresso socio economico della città: le beghe e i dissidi politici erano roba spicciola.

Nei loro programmi la nuova città doveva essere al passo con i tempi moderni, doveva offrire efficienti servizi al pari o più di altre città, poiché si voleva ripristinare il fulcro della centralità di Messina nel Mediterraneo.
Ma cosa avevano chiesto: un aeroporto, e siamo nel 1919!

".. .Considerato il grandioso progresso raggiunto dalla aereonavigazione e che ormai essa si impone quale il mezzo più rapido nei servizi civili nei quali ha già avuto la sua pratica applicazione. Considerato che urge trasformare i bellici strumenti in preziosi strumenti di civiltà atti di arrecare il massimo utile [...] Delìbera di far voti al Governo perché sia costruito in Messina un campo di aviazione e uno scalo aereo, interessando perché voglia altresì deliberare la creazione in questa città di un campo scuola per pilotaggio di aeroplani ed idrovolanti, nonché un'officina per le costruzioni di idrovolanti e motori d'aviazione".

Questa è una parte della delibera trascritta dalla Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 9 marzo 1919 (emeroteca del Gabinetto di Lettura). Fu una richiesta campata in aria? Non del tutto, vedi aeroporto di Reggio Cai. Probabilmente avevano individuato alcune aree pianeggianti e sufficientemente adatte agli aerei del tempo: a Sud da Tremestieri a Giampilieri, a Nord da Mortelle a Tono.
Il risultato sta nel significato di "Roma è lontana1", come sempre.
Andrea Bambaci

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