Quaderni messinesi - Il cinema a Messina dagli anni 50 al 70

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di Egidio Bernava

Al cinema ci andavano tutti, “grandi e piccini” e di cinema parlavano.
Come ne “il buono, il brutto e il cattivo”, il mondo si divideva “in due grandi categorie”, quelli che parlavano di calcio e quelli che parlavano di cinema.
Il popolo affollava i cinema messinesi, proprio tutti, dai bambini agli adulti, quando avevano tempo libero a disposizione, ed il tempo per il cinema c’era sempre!
Il cinema non aveva concorrenza, i cinema del centro, erano aperti tutti i giorni, e diversi di questi dalle 10 alla fine dell’ultima proiezione che iniziava alle 22:30.
Al cinema si andava perché non si aveva niente da fare. Alle 10 gli studenti che “ sparavano” a scuola, marinavano, facevano sega. Alle 14 vi si recavano tutti quelli che aprivano i negozi, o gli studenti delle superiori prima di iniziare a studiare. Alle 16 ci andavano gli studenti per un intervallo dallo studio che avevano iniziato dopo pranzo.

Alle 18 il pubblico era meno numeroso, ma era costituito per lo più da impiegati che avevano finito il lavoro, o pensionati. Gli ultimi due spettacoli erano i più gettonati, soprattutto quelle delle 20:30, in cui nelle sale potevi incontrare molti ragazzi che prestavano servizio militare nelle numerose caserme in città (frequentemente vedevi le ronde che controllavano). Il tutto senza contare quelli, non pochi, che al cinema ci andavano per dormire, proprio come il nostro compianto Tano Cimarosa che, in Nuovo Cinema Paradiso, alla maschera (Leo Gullotta) che gli dice “Oggi facciamo due pellicole” risponde “Che me ne fotte? Tanto per dormire ci vengo”. Alle 22:30 c’era il pubblico che non aveva necessità di alzarsi presto al mattino: molti medici,avvocati,ingegneri,...

Sugli autobus dell’ATM c’erano autista e bigliettaio. Al mattino c’erano gli spazzini e non le spazzatrici rumorosissime che oggi ti svegliano. C'era a "putia" sotto casa, dove comprare lo stretto necessario, 100 grammi di prosciutto o la pasta sfusa a peso oppure il “tabacchino” dove compravi le marche oggi desetue di sigarette, in pacchetto o a numero: le Serraglio,le Nazionali senza filtro, le Alfa, le Kent o le Stuyevesant. C’erano gli impiegati, centinaia che lavoravano in Municipio, in Arsenale, nelle banche, alla Cassa di Risparmio V.Emanuele, alla Banca d'Italia,al Tribunale, all’ENEL o al Palazzo verde dei telefoni ,dove andavi a prenotare l’interurbana, e gli addetti ai centralini con le calcolatrici che compilavano le bollette.

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Per noi, che abbiamo vissuto quel periodo, è una tempesta di ricordi , di sensazioni, di umori, di odori. Si, anche di odori che ancora avverto pensando a quando entravo alla Rosticceria Nunnari per un “sano” arancino alle 10 del mattino, da Borgia per un “pitone” fritto nel pomeriggio. Ma come non ricordare i mitici panini di Triglia, in via dei Mille, i rustici di Irrera sul viale e tanti altri.

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C’era VITA, i negozi piccoli o grandi ,pullulavano di clienti. I grandi magazzini Piccolo dove trovavi di tutto, Rotino, Siracusano e …. Avevamo due grandi teatri in funzione, il Peloro in via Tommaso Cannizzaro angolo via dei Mille ed il Savoia in via XXVII Luglio.
Solo al cinema, quelli standard, come nel mio cinema, l'Olimpia, si contemplava la presenza di due o tre proiezionisti, due cassiere, tre o quattro maschere : dov’è finita tutta quella gente? Non c’è più, sostituita da una macchina ignorante e programmabile alla quale oggi si dà un’importanza eccessiva.

L’elenco dei cinema messinesi di allora è impressionante: partendo da quelli più “rustici” abbiamo quelli fuori centro: Lo Smeraldo a Provinciale, lo Star al XXIV Artiglieria, l'Excelsior al Dazio, il Garibaldi in via Palermo, l’Orientale a Camaro San Paolo, il Mariella al Villaggio Aldisio, ed ancora l'Iris a Ganzirri, l'Astra sul Torrente Trapani, il cinema di Castanea (a passo ridotto, cioè una pellicola che anziché avere 35mm di larghezza ne misurava 16), e tanti altri. Basti pensare che nel 1960, solo nel Comune di Messina esistevano più di 50 cinema.

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Poi c’erano i cinema estivi, come il Trinacria , dependance attigua alla sala invernale, il Giardino Corallo dal 1955, voluto dall'allora assessore Lucio Speranza e gestito fino agli anni settanta dai fratelli Pisano.
Re delle seconde visioni era il cinema Olimpia, 500 posti fra sala e tribuna, che proponeva film da poco dismessi dalle sale di prima visione ad un prezzo più basso ed era sempre gremito di gente.

I cinema “nobili”, infine, nei quali i bambini entravano raramente e accompagnati: il Nuovo Odeon, oggi chiuso e sostituito da un magazzino Zara, il Garden,del rag. Arturo Arena, anch’esso scomparso, in via A.Martino, oggi conosciuto come Bingo Garden. Il Cine teatro Savoia, gioiello della famiglia Bellamacina, costantemente attenta alle innovazioni tecnologiche,caratterizzato dal tetto apribile. A poche centinaia di metri il Trinacria, della famiglia Carnabuci, elegantissima costruzione in stile liberty del 1916. Scendendo per la via Garibaldi,incontravamo il Metropol, proprietà fratelli Marino ma, gestito da una pietra miliare dell’esercizio cinematografico messinese , il rag.Peppino Di Stefano. quindi il cinema Apollo, allora come tutti gli altri, monosala, gestito dalla sig.ra La Scala, nei cui scantinati , erano gli anni ’70, era stata realizzata una discoteca l’Eltoulà.

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I cinema non conoscevano concorrenza se non tra di loro: non c’erano DVD, videocassette, Internet coi suoi Torrent e i film in streaming, per cui un film “bello” poteva restare in programmazione anche per mesi e addirittura, quando di grande richiamo, i gestori si organizzavano per proiezioni ad orari sfalsati: in un cinema proiettava il primo tempo, mentre nell’altro il secondo e poi si scambiavano le bobine tramite un operatore che continuava a fare la spola in bicicletta tra un cinema e l’altro. Ricordo, tra i film che rimasero in programmazione per molto tempo, “Anonimo Veneziano”, al Garden per più di tre mesi.

Nelle sale di allora si poteva fumare. La cosa non dava problemi se la gente in sala era poca, cosa che non succedeva quasi mai, ma che rendeva l’aria quasi irrespirabile nel momento in cui i posti erano al completo: quando il proiezionista non riusciva a vedere bene lo schermo, attaccava gli aspiratori e nel giro di una ventina di minuti i gas venefici sprigionati dalle sigarette sparivano. Enorme la fatica delle donne delle pulizie che, al mattino, pulivano i pavimenti e cercavano disperatamente di deodorare gli ambienti.

Il giorno in cui il centro di Messina pullulava di bambini era la domenica: non avendo niente da fare, i bambini andavano al cinema e, se i ricchi si recavano a vedere i film appena usciti all’ Odeon o al Savoia, quelli poveri o di ceto medio andavano soprattutto nei cinema di seconda e terza visione, il Casalini,il Diana, l’Orfeo, il Quirinetta: costavano poco, erano vicini tra loro non più di 250 metri e soprattutto c’era la vecchina che vendeva le caramelle a metà strada che, a fine giornata, probabilmente riusciva a realizzare un guadagno che le consentiva di vivere per tutta la settimana. L’Orfeo era gestito dalla famiglia Caruso e gestiva, anche, altri piccoli cinema nei quartieri decentrati , il Bellini a Larderia o l’Olympia a Tremestieri.

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