Quaderni messinesi 2- Ogni cinema una storia

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di Egidio Bernava

“Ho scritto dei cinema in città, e ne ho tralasciati tanti che vivono ancora nella memoria.

Ogni cinema una storia, un ricordo non sempre legato al film.
Spesso questi ricordi ti avviluppano maggiormente se questi cinema sono popolari come il “Casalini”. Questo cinema costruito negli anni venti , su un terreno comunale in Via Santa Cecilia alta, dove per diversi anni si trovò il mercato San Paolino, venne chiamato col nome di un deputato fascista , Armando Casalini, sconosciuto alla storia e soprattutto sconosciuto a noi messinesi.

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A metà degli anni cinquanta il “ Casalini” era già in decadenza, colpa dei cinema di prima visione: il “ Garden” del comm. Arturo Arena; il “Peloro” di Matteo Scozzari; il”Savoia” del comm. Giovanni Bellamacina; il “Trinacria” del Marchese Francesco Loteta; il “ nuovo Odeon”, che riapriva i battenti totalmente ricostruito dopo i bombardamenti ; il “ Metropol” gestito dal mio mentore comm. Peppino Di Stefano ed il “Lux” di Sterrantino e Crisafulli. Ma anche i cinema di proseguimento ,come si diceva allora non scherzavano: l’Arena Alba,il Corallo del curvone Gazzi, il Cristallo di via del Santo, l’Excelsior, il Garibaldi, l’Astra, il Diana, l’Orfeo, il Quirinetta a cui si aggiungevano l’Orione, il Gloria, lo Smeraldo, l’Astra ed i due cinema di proseguimento immediato l’Aurora e l’Olimpia.

Troppi cinema, come dice Nino Principato in un articolo di qualche anno fa. Il “ Casalini”era considerato il cinema più sporco della città veniva definito ‘u pitucchieddu” frequentato da anziani, militari di bassa leva ed adolescenti che trovavano rifugio per fumare indisturbatamente. Si assisteva allo spettacolo mangiando “ sangunazzo” che si vendeva in macelleria( interiora riempite con sangue animale, bollite in modo da condensarne il sangue e poi messe a freddare), per combattere il freddo.

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Si beveva gazzosa all’anice, al limone o al caffè, quella con la pallina, che per aprire avevi bisogno di spingerla verso il basso causando un piccolo botto caratteristico, una per tutte la famosa Gazzosa dei fratelli Luparello di via XXIV Maggio oppure la “ spuma” Trinacria o Malfitano. Si assisteva alla proiezione di due film diversi consecutivamente a bassissimo prezzo.

Spesso , durante lo spettacolo, entrava la “ maschera”, che era un energumeno con una lunga canna che fendeva colpi in testa ai chiassosi fanciulli al fine di riportare il silenzio. Nella stessa sala trovavi sempre vecchie prostitute pronte a ritirarsi nei servizi igienici per professare la loro antica arte lavorativa ed anche pedofili o “pedirasta” come comunemente chiamati. Capitava inoltre, ma non solo al Casalini, che la pellicola nel rullo si rompesse , iniziavano immediatamente i fischi che continuavano sino alla ripresa della proiezione.

Peppino Loteta, giornalista ,storico ed amante di Messina racconta che una volta venne per un’assemblea del P.C.I. al Casalini, nientedimeno che Palmiro Togliatti, soprannominato Ercole, sempre seguito dal mitico compagno messinese avv. Cappuccio. Successe un episodio che misura correttamente l'atmosfera che si respirava in quel tempo nella nostra città. Mentre la sala era affollata di comunisti che aspettavano l’intervento del segretario, si udì una voce levarsi alta nel brusio generale: "Togliatti è un porco. Bisognerebbe tagliare la testa a Togliatti".

Era il professore Giambelli, docente all'Università, matematico insigne e bislacco che girava per la città vestito di abiti consunti e spesso appesantito da un fiasco di vino o da una cartata di pesce stocco che fuoriuscivano da una delle ampie tasche della giacca. Seguirono attimi di gelido silenzio, di immobilità generale. Il linciaggio era nell'aria. Fu salvato da una donna che gli stava vicino e, per salvarlo, si mise ad urlare: "Pugliatti. Ha detto Pugliatti, non Togliatti. E con Pugliatti che ce l'ha". Rivalità accademiche che potevano costare caro all'eccentrico professore…

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