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Castroreale

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E' situato a 394 m.s.m. su uno sprone del versante settentrionale dei monti Peloritani, alla sinistra del torrente Longano. Centro agricolo con 2.894 abitanti, si sviluppa con una superficie di 75,2 kmq.

Nella frazione Castroreale Bagni si trovano sorgenti di acqua solfurea (soprattutto per bagni) e bicarbonata (per bibite e bagni), indicate nelle malattie croniche delle articolazioni, del ricambio, del tubo digerente.

L'abitato è d'impianto medievale, signoreggiato da un Castello edificato da Federico II d 'Aragona intorno al 1324 e di cui rimane la sola torre a pianta circolare, dominante le valli circostanti e il mare.

Il successivo frazionamento del territorio già appartenente al teniménto, vallo, castellania e capitania, comarca, distretto, circondario, in qualità di città demaniale, casale, feudo, città regia, sottointendenza non esclude, cancella o trascura gli insediamenti preistorici, le rovine, le vestigia, i resti d'epoca greco - romana, bizantina, araba, sedimentate nei secoli nel comprensorio, peculiarità storico - artistico - monumentali transitate nelle nuove entità amministrative di recente costituzione.

Le prime notizie storiche certe si rinvengono in un diploma datato 1324 con cui Federico III d'Aragona ordina la ricostruzione di un preesistente castello.L'abitato che si sviluppò intorno al fortilizio venne rinominato Castro ed in seguito Castroreale perché residenza preferita del re Federico III d'Aragona e rimase sempre città demaniale accrescendo nel corso dei secoli la propria importanza, prosperità economica ed estensione territoriale grazie anche alla posizione strategica che rivestiva sia nel sistema di fortificazioni poste sul versante tirrenico a difesa della Piana di Milazzo che nel sistema dei collegamenti con i centri fortificati del litorale ionico, tramite i percorsi interni alla catena dei Peloritani.

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La Chiesa Madre dedicata all'Assunta risale al secolo XV e venne ingrandita nel Seicento. Accanto, si erge la torre campanaria edificata nel 1518. Nel 1853 vi veniva tracciata sul pavimento una meridiana da Nicolò Perroni Basquez, ad imitazione di quella esistente nella Cattedrale di Messina, opera di A. M. Jaci. All'interno sono da osservare le statue marmoree della "Madonna col Bambino" di Antonello Gagini (1534); quella di "San Giacomo" di Andrea Calamech (sec. XVI); di "San Pietro" (1586) attribuita a Rinaldo Bonanno; della "Madonna di Loreto" (sec. XVI) di Francesco Molinaro; di "S. Tommaso Apostolo" (1607) di scuola napoletana; di "Santa Maria di Gesù" (1501) e di "S. Caterina D'Alessandria" (sec. XVI), entrambe di Antonello Gagini.

Fra i dipinti, degni di nota sono un'"Addolorata con Gesù" del Cardile; i "Santi Cosma e Damiano" di Filippo Jannello; la "Nascita del Salvatore" del Bonfiglio; la "Circoncisione" di Antonello Riccio; la "Vergine del Rosario e Santi " (1655); l' "Agonizzante"  (1680) e le "Anime Purganti", del pittore Filippo Jannello. Notevoli anche la Cantoria e il Coro in legno intagliato (sec. XVII). Nella chiesa di S. Maria degli Angeli si conserva la "Natività" di Marco Pino, mentre , in quella di S. Agata, un' "Annunciazione" di Antonello Gagini (1589) ed una pregevole tavola quattrocentesca raffigurante "S.Agata" con scene del martirio.

Dopo aver ammirato la Porta Raineri (1808), sono da visitare le chiese del  SS. Salvatore (sec. XIII – XV); della Candelora (sec. XV); dell'Immacolata (sec. XV); di S. Maria di Gesù (sec. XV); di S. Agata (sec. XVI) e di S. Marina (sec. XII – XVI). Importante il Museo Civico che ha sede nell'ex Oratorio dei PP. Filippini  (1632), ordinato e curato con passione  e competenza dal prof. Antonino Bilardo. Fra le tante opere esposte, notevoli sono un capitello (sec. XVI); una targa scartocciata (1580); una "Madonna in trono con Angeli e l'Eterno Padre" in marmo bianco (sec. XVI – XVII); una lapide sepolcrale del not. Domenico Aliquò (1678); un "Crocifisso" in legno policromo (sec. XV); un Tronetto (sec. XVII); una Custodia (sec. XVIII); un dipinto con la "Madonna col Bambino"  di Antonello De Saliba (1503 - 1505) e un "Salvator Mundi" di Polidoro Caldara da Caravaggio (1489 circa).  

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Tra le tradizioni religiose di Castroreale la festa in onore del SS. Crocifisso, nel dialetto locale “U Signori longu” occupa, sin dalla metà del XIX secolo il posto principale, sia per il suo significato religioso-folcloristico, sia per la grande affluenza di pubblico, che giunge da tutte le parti.

L’istituzione della festa risale al 1854, l’anno in cui una terribile epidemia di colera infierì nella città di Messina, falciando, nello spazio di appena due mesi, circa trentamila persone. Alle prime avvisaglie del male molti messinesi avevano cercato di sfuggire al contagio riparando nelle campagne e nei paesi più vicini della provincia. A Castroreale giunse fra gli altri la signora Giuseppina Vadalà, moglie del cittadino messinese Orazio Nicosia, che allora vi risiedeva per ragione d’impiego. Appena giunta, la signora si rivelò già colpita dal male e la notizia, diffusasi rapidamente tra la popolazione, che fino a quel momento era rimasta immune, seminò allarme e costernazione.

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Si pensò di ricorrere in quel grave frangente all’aiuto divino, portando in processione il simulacro del Crocifisso venerato nella chiesa di S. Agata, al quale il popolo era solito ricorrere nelle varie calamità. Era il 25 agosto. Quando la processione giunse presso la casa, in cui abitava il signor Nicosia, questi , allontanandosi dal letto, su cui giaceva la moglie ormai moribonda, assistita da un sacerdote, andò ad inginocchiarsi sul balcone e, volgendo gli occhi pieni di lacrime alla sacra immagine, implorò il miracolo. In quel momento sentì la voce della moglie, che da qualche ora non parlava più, e, corso al capezzale, la trovò seduta sul letto e come tornata alla vita.

Il miracolo riempì di gioia la cittadina, nella quale in quell’occasione non si registrò alcun altro caso di colera.
A partire da allora la giornata del 25 agosto è stata consacrata alla festa del SS. Crocifisso, la cui solennizzazione ha sostituito nella devozione popolare le feste patronali di S. Silvestro (31 dicembre) e dell’Assunzione 15 agosto.

I festeggiamenti durano tre giorni e si aprono nel pomeriggio del 23 agosto con la traslazione del Crocifisso dalla chiesa di S. Agata alla Chiesa Madre, dove rimane esposto al culto fino al pomeriggio del 25 successivo, quando viene solennemente riportato in processione alla sua chiesa.

Per la sua unicità la processione costituisce l’attrazione principale. Il simulacro a grandezza naturale del Crocifisso, opera espressionistica di ignoto plasticatore del secolo XVII, unitamente alla croce su cui è collocato, viene montato sull’estremità di un alto e robusto palo sfaccettato, dipinto in nero e munito sulle facce anteriore e posteriore di grossi chiodi conficcati ad intervalli regolari. Mediante una peritissima manovra di pertiche di varia lunghezza terminanti in forcine di ferro, che vengono appuntate sotto i predetti chiodi, il lungo legno viene inalberato, messo a piombo e quindi fissato con due perni di acciaio su un pesante fercolo, che viene poi portato a spalla per le principali vie cittadine.

La croce così inalberata raggiunge l’altezza di circa quattordici metri e supera tutti gli edifici, ad eccezione della Chiesa Madre, all’interno della quale, con la sua estremità superiore sfiora quasi le travature del tetto della navata centrale. Il trasporto processionale per vie che presentano notevoli pendenze è basto su un complesso gioco di equilibrio reso possibile dal sostegno delle pertiche suddette, che puntellano l’altissima croce durante il percorso in salita e in discesa. L’emozionate processione si muove quindi con grande compostezza e assai lentamente e tiene col fiato sospeso i fedeli e i turisti che accorrono numerosi a vederla.

Sono quelli dei festeggiamenti i giorni in cui Castroreale diventa meta continua di visitatori, anche stranieri, attirati sul luogo dal sentimento religioso, ma anche dalla curiosità e dal carattere sobriamente spettacolare della manifestazione. La ricorrenza richiama in primo luogo una folla di cittadini di Castroreale e di oriundi emigrati anche all’estero e costituisce il legame più sentito con la propria terra e con le proprie radici per chi dalle necessità della vita è stato sbalzato lontano. Nel pomeriggio del 25 agosto è imponente la moltitudine delle persone, che da tutti i paesi della zona raggiunge Castroreale; e la cittadina vive in quel giorno, anche dal punto di vista economico, il suo momento più importante

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