Castellaccio

Antichissimo di origine (Giuseppe Buonfiglio, storico messinese che scriveva nel 1606, lo considera opera del mitico Orione, fondatore di Messina), costruito probabilmente su mura attribuite a popolazioni preelleniche, il forte Castellaccio si erge su una collina a 150 metri sul livello del mare, a controllo della sottostante vallata di Gravitelli. Ricostruito in varie epoche, venne poi ridotto in forma quadrata con quattro bastioni agli angoli su progetto dell’architetto e ingegnere bergamasco Antonio Ferramolino. Lo storico gesuita Placido Samperi, nel 1644, ricordava anche un oratorio della Madonna di Guadalupe esistente nella fortezza, devozione introdotta dal castellano Benedetto Ernandez che vi aveva fatto scolpire una copia della sacra immagine esistente nell’omonimo santuario spagnolo di Guadalupe.

Insieme al suggestivo Castello Gonzaga, dall’alto dei suo centocinquanta metri sul livello del mare il Castellaccio rappresentava la chiave delle difese del regno di Sicilia voluta da Carlo V, oltre che funzione di osservatorio e controllo dello Stretto e delle alture collinari di Messina.

Nel 1674, durante la rivolta antispagnola, fu preso d’assalto dai messinesi comandati dal valoroso Giacomo Avarna. Usato, in quella circostanza, come osservatorio contro gli spagnoli, avvisava con una cannonata i cittadini dei maggiori pericoli. Ancora, nel 1848, fu conquistato dal popolo sollevato contro i Borboni. Danneggiato dal sisma del 1908, fu ampiamente manomesso all’indomani delle fine del secondo conflitto mondiale, quando vi si installò la “Città del ragazzo”.

Della struttura originaria rimane la pianta quadrata rafforzata agli angoli da bastioni a cuneo, il cornicione continuo di coronamento a sezione semicircolare e le guardiole sugli spalti, anche se notevolmente rimaneggiate.