Castello del Santissimo Salvatore

Per volere di Carlo V, l’imperatore “sui cui domini non tramontava mai il sole”, nel 1546 veniva soppresso e demolito uno dei primi conventi cristiani di monaci basiliani dedicato al SS. Salvatore, posto sulla punta della penisola falcata di San Raineri.

Al suo posto, andava sorgendo l’omonimo forte progettato dall’architetto Antonio Ferramolino, pensato per munire l’imboccatura del porto che, in precedenza, era stato presidiato dalla non più efficiente e superata torre medievale di S. Anna.

L’architetto militare bergamasco ideava un complesso fortificato bastionato che si spingeva verso l’interno della penisola, inglobando la torre che rimase memorabile per la difesa contro i francesi nella guerra del Vespro (1282), al comando di Alaimo da Lentini.

Nel secolo XVII, il forte San Salvatore venne ingrandito con l’aggiunta di nuove opere fortificate e sulla porta principale spagnola, sotto un grande stemma di re Filippo III d’Austria, venne collocata una lapide con iscrizione che ricorda i nuovi apporti difensivi attuati nel 1614. Presidiato dagli spagnoli nel 1674 al tempo della rivolta antispagnola, si arrese ai messinesi e dopo la costruzione della Cittadella, ne seguì i destini e con essa si arrese nel 1719, 1735 e 1861.Recintato d’altissime muraglie a strapiombo, rafforzato da baluardi a cuneo in pietra viva e presidiato da garitte in aggetto sulla sottostante scogliera, il forte era accessibile da terra, oltre che dalla porta bugnata che rappresenta un pregevole esempio di architettura tardo-manierista, dalla cosiddetta “Porta Polveriera” fiancheggiata da due semicolonne ioniche ad anelli e con forte arco a bugne. Accanto, è murata un’altra targa marmorea con iscrizione datata 1752 e relativa alla realizzazione di un cantiere navale di riparazioni, voluto da Carlo III di Borbone. Sull’antico mastio si erge, adesso, la stele votiva a sezione ottagonale sulla quale è posta la statua in bronzo dorato della Madonna della Lettera benedicente, opera dello scultore nativo di Nizza di Sicilia (Me) Tore Edmondo Calabrò che nel realizzarla, si ispirò al simulacro d’argento raffigurante la Madonna della Lettera (opera di Lio Gangeri del 1902) che viene portato in processione il 3 giugno, giorno dedicato alla Patrona di Messina. Su progetto dell’ing. Francesco Barbaro, direttore dell’ufficio tecnico arcivescovile, la superba stele rivestita di pietra di Trapani raggiunge l’altezza complessiva di metri 60, dal piano delle fondazioni che scendono per 7 metri sotto il livello del mare. Venne inaugurata la domenica del 12 agosto 1934, alle ore 20, con la solenne benedizione del Papa Pio XII  che la illuminò, direttamente dalla villa pontificia di Castel Gandolfo a Roma, mediante un’apparecchiatura ad onde ultracorte predisposta da Guglielmo Marconi.