Castello Gonzaga

Il castello Gonzaga venne eretto nel periodo che va dal 1537 al 1544, come si può constatare da una lettera dei giurati di Messina al Vicerè, datata 10 aprile 1544, nella quale si dice che “…al presente la fortezza de Gonzaga è quasi finita, et per lo presente mese sarà in tutto finita”.

L’imponente costruzione sorge sul colle del Tirone in contrada detta “Vignazza” o “della vigna del re” (l’attuale Montepiselli), a 150 meri sul livello del mare e in un punto la cui grande importanza strategica è stata riconosciuta in ogni epoca. Infatti, qui si accampò l’esercito di Gerone II nel 264 a. C. durante la guerra contro i Mamertini; qui Carlo d’Angiò organizzò il suo quartiere militare nella guerra del Vespro del 1282 e da qui il generale Cialdini, nel 1861, bombardò senza sosta la Cittadella in mano borbonica.

Autore di questa imponente fortezza fu l’architetto e ingegnere militare bergamasco Antonio Ferramolino, progettista anche della cinta muraria, ed essa prese il nome dall’allora Vicerè di Sicilia don Ferrante Gonzaga che vi soggiornò anche per un breve periodo.

L’edificio, di grosse dimensioni, presenta una pianta stellare composita con un grande baluardo rivolto verso il porto, e, la sua tipologia, evidenzia come già l’uso dell’artiglieria si fosse imposto in maniera decisiva nelle battaglie campali. Di tutto il complesso, solo la parte relativa al baluardo era abitata. Vi si accede tramite un grande portale dalle sobrie e dimesse linee architettoniche, privo di elementi decorativi. L’interno è variamente articolato da ampie stanze fra le quali spicca, su tutte, quella che originariamente doveva essere presumibilmente la sala d’armi, con il pavimento ligneo ed il soffitto voltato a crociera. Da una piccola camera vicino al portale, percorrendo uno stretto corridoio, si perviene agli ingressi di due gallerie il cui tracciato segue il perimetro del castello. Strette e basse, coi soffitti a botte, le gallerie si allargano in alcuni punti formando delle camere che fungevano da magazzini e depositi di materiale. E’ tradizione (e parecchi storici locali lo confermano) che alcune di esse collegassero il castello Gonzaga col Castellaccio (oggi “Città del Ragazzo”) e, addirittura, con il porto.

Dalla suggestiva scala posta nella zona centrale del baluardo, si arriva al primo piano, da cui, mediante quattro porte dislocate alle estremità dei bracci di un ingresso a pianta di croce greca, si accede a due vastissime sale avvolgenti di cui una, con il camino ancora esistente, era probabilmente adibita ai consigli di guerra ed al ricevimento degli ospiti di riguardo. Interessanti sono sette cellette sparse lungo il perimetro e ricavate posteriormente utilizzando le rientranze del muro in corrispondenza delle finestre.

Salendo ancora per la scala si passa al piano del terrazzo, ricoperto da una fitta vegetazione, dove si trovano un pozzo e una guardiola circolare con accanto due grossi elementi decorativi in pietra a volute. Più in là, è ubicata una chiesetta ad unica navata ed unica abside la cui facciata è sormontata da una targa marmorea datata 16 ottobre 1753: la lunga iscrizione ricorda, in tono minaccioso, come questa chiesa seu cappella non gode dell’immunità chiesiastica in virtù di Breve Pontificio di S.S. Benedetto XIV…”: in parole povere, il malcapitato perseguitato dalla giustizia che vi si rifugiava, non poteva invocare la protezione della chiesa e sfuggire, così, al proprio destino di futuro galeotto.

Adibito a polveriera in un recente passato, è stato smilitarizzato nel dicembre 1976 e si attende, ancora oggi, un suo pieno utilizzo