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Messina

 

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di Eleonora Crimi

Oro scintillante, puntini bianchi che maculano un fiume blu.

All’orizzonte una lingua di terra su cui si stagliano bande rosse e bianche, folate di scirocco che all’improvviso ti ricordano dove ti trovi, su quella mezza falce divenuta la porta della Sicilia, attraverso cui passarono storia, arte, cultura, personaggi ed eventi di rilevante importanza.

Qui dove i greci fondarono le loro prime colonie, dove i romani si stabilirono e poi arabi, normanni, svevi ed angioini ne sfruttarono l’eccellente posizione ed i maggiori artisti del rinascimento la fecero diventare sincretismo armonico tra il passato ed un futuro prospero che seguì una parabola ascendente bloccatasi brutalmente durante il catastrofico terremoto del 1908.

Se solo si riuscisse a continuare sulla stessa linea di quel tragico punto, anche se il tempo storico ci ha fatto cadere a tratti nell’oblio, potremmo oggi grazie alla consapevolezza ed alla MEMORIA di ciò che eravamo essere in grado di dare uno smacco a questa crisi culturale che ci intorpidisce le menti.

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Amiamo questo stretto, salvaguardiamolo, camminiamo per la città con il naso all’insù per scoprire ogni volta perle rare di bellezza nascoste dove meno ce lo aspettiamo.

Dinanzi alla precarietà, alla mancanza di baricentro, a cosa ci si può aggrappare se non al sentimento di appartenenza, a quell’esigenza radicata di sentirsi parte di qualcosa di proprio. A poco più di 150 anni dall’unità d’ Italia si fa fatica a riconoscere lo stivale quale culla di sapere, arte, coraggio ed orgoglio, ed a 105 anni dopo quel 28 dicembre 1908 sembrano quasi irriconoscibili i tratti di una Messina che forse è rimasta sepolta sotto le macerie.

Quando ci si allontana cosi tanto dal proprio essere bisogna reinventarsi con vigore, non dimenticando mai, però, di RICORDARE.

L’etimologia stessa della parola ci riporta al suo significato più intimo, dal latino “ cor cordis «cuore», perché il cuore era ritenuto la sede della memoria” , nel cuore infatti dobbiamo ricercare il moto ad adempiere ad un dovere necessario per noi stessi e per la nostra città.

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