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Savoca

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Savoca è un comune italiano di 1.747 abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.
Arroccata sopra un colle bivertice roccioso prospiciente il litorale ionico, Savoca è un borgo d'arte - inserito nel circuito de I borghi più belli d'Italia[4] - che conserva nel proprio territorio vestigia di origine medievale, rinascimentale e barocca.

La cittadina è nota per le diciassette mummie custodite nella cripta del convento dei Cappuccini, oggetto di studi di un team di ricerca internazionale , nonché per essere stata scelta come set di alcuni film di grande successo, come il pluripremiato Il padrino di Francis Ford Coppola (1972).

Savoca fa parte del comprensorio turistico della Valle d'Agrò ed è altresì comune aderente all'unione dei comuni delle Valli joniche dei Peloritani.

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Il comune di Savoca ha un'estensione di circa 8 km². L'abitato è costituito da un centro storico e da tante frazioni più o meno piccole immerse nella campagna. La vegetazione presente è quella tipicamente mediterranea: nelle zone pianeggianti ci sono dei rigogliosi agrumeti, mentre nelle zone collinari sono presenti vasti vigneti ed uliveti.
Il capoluogo comunale si trova a 303 metri s.l.m., conta circa cento abitanti ed è costituito da un borgo medioevale ormai scarsamente popolato.

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La maggior parte della popolazione abita le frazioni di Rina (498 abitanti), San Francesco di Paola (407 abitanti) e Contura, che si trovano nei pressi della Fiumara d'Agrò nell'omonima valle. Le altre frazioni sono: Scorsonello, Cucco, Màllina, Ròmissa, Mancusa, Mortilla, Botte, Rogani e Cantidàti Superiore; ormai del tutto spopolate ed abbandonate sono le frazioni di Barone, Cannùli, Malèrba e Rapone.

La storia della cittadina di Savoca affonda le sue radici nell'Epoca romana, quando, secondo alcuni storici, fu fondato il primo nucleo dell'attuale centro storico. Il sito venne frequentato in Epoca bizantina e successivamente venne valorizzato in Epoca araba, a partire dal IX secolo.

Fu però nel XII secolo che la cittadina collinare assurse a centro principale della Valle d'Agrò e della riviera ionica della Provincia di Messina (insieme a Taormina) acquistando il prestigio che le consentì di raggiungere tra il XV e il XVIII secolo un notevole sviluppo politico, religioso, economico e culturale.

Nel XIX secolo iniziò la decadenza, lo spopolamento dovuto alla migrazione degli abitanti verso i centri rivieraschi o fuori dalla Sicilia ha messo in serio pericolo la sopravvivenza di Savoca, che ad opera del regime fascista perse la sua autonomia comunale nel 1929 con l'aggregazione a Santa Teresa di Riva, riconquistandola solo nel 1948. Solo negli ultimi 45 anni, questa decadenza sembra essersi arrestata, grazie alla scoperta del turismo.

Ad oggi Savoca è una Città d'arte inserita nel circuito dei Borghi più belli d'Italia e dal 2016 ricopre il terzo posto nella classifica dei 10 villaggi più belli del mondo.

 

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Convento dei Cappuccini

Il convento e la chiesa dei Cappuccini di Savoca sono due edifici religiosi che sorgono sopra un colle, nelle vicinanze del centro storico della cittadina.

I frati cappuccini, su iniziativa di padre Girolamo da Montefiore e di padre Girolamo da Castello, fondarono in Savoca, nel 1574, il loro primo convento, edificandolo su di un terreno donato dal sacerdote don Giovanni Coglituri; era dedicato a sant'Anna. Si trovava ad una certa distanza dal centro abitato, in località Cucco-Santa Domenica. Ai primi del Seicento, però, questo sito dovette essere abbandonato, poiché estremamente soggetto a frane, si optò per un luogo più sicuro e più vicino al centro abitato.

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L'odierno convento venne edificato tra il 1603 ed il 1614, ad opera del padre generale Lorenzo da Brindisi e del padre provinciale Girolamo da Polizzi. Si costruì su un vasto terreno donato ai cappuccini dal nobile savocese Antonio Crisafulli con atto del notaio Cesare Petrafitta. È una struttura imponente che domina il centro abitato e le valli che lo circondano. È composto da due piani fuori terra, al piano terra si trovano la biblioteca, il refettorio e la cucina, mentre al primo piano sono allocate le venti celle dei frati. Nella biblioteca rimane ben poco dell'immenso patrimonio letterario un tempo presente, tuttavia, nel refettorio, si possono ancora ammirare alcuni affreschi dipinti da Frà Gaetano La Rosa nel 1608. Accanto al convento c'era un grande orto che veniva coltivato e contribuiva al sostentamento dei frati.

Al 3 marzo 1650, nel convento dimorano 10 frati, i quali "si sostentano delle elemosine del popolo".

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Il convento dei cappuccini, al pari di quello dei domenicani, tra il XVII ed il XIX secolo, ebbe grande rilevanza culturale nell'ambito della società savocese, costituendo il punto di riferimento per la formazione umanistica, scientifica e giuridica dei pochi privilegiati che in quegli anni avevano la possibilità di studiare. Le statistiche cappuccine relative ad un lungo arco di tempo compreso tra il 1616 ed il 1978, riportano i nomi di ben 31 religiosi di rilevante importanza, vissuti nel convento savocese. Tra i tanti frati che anticamente dimorarono nel convento, si ricordino: frà Francesco da Savoca (+1654), padre Giovanni da Giampilieri (+1665), padre Antonio da Savoca (+1751), autore di un manoscritto inedito di filosofia, frate Benedetto Scarcella da Savoca (+1761) ed infine, padre Placido Prestipino (1690-1754) e frà Bernardo da Limina (1693-1777); la salma mummificata di quest'ultimo religioso si trova esposta nella cripta del convento. Nel 1866, il Regno d'Italia incamerò il convento e l'orto dei cappuccini di Savoca, i quali, tuttavia, poco tempo dopo, "vennero ricomprati dai frati".

Da non dimenticare, tra i frati vissuti nella prima metà del XX secolo, padre Giampietro Rigano da Santa Teresa di Riva (1881-1950) e padre Basilio Gugliotta da Naso (1880-1964) entrambi autori di svariate monografie sulla storia di Savoca e dintorni. L'ultimo frate cappuccino che visse nel convento fu padre Anselmo da Savoca, al secolo Salvatore Trischitta (1895-1978). Nel 1990, gran parte dell'orto del convento viene espropriato dal comune di Savoca, che vi realizzò il parco comunale. Il convento è in ottimo stato di conservazione, è gestito da un'associazione religiosa ed è messo a disposizione di gruppi e di villeggianti.

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Annessa al maestoso edificio del convento, è dedicata a San Francesco d'Assisi. Al suo interno racchiude varie opere di grande pregio artistico e storico.
L'opera più antica è sicuramente la tela ad olio della Madonna di Loreto, della prima metà del Cinquecento. Commissionata dalla nobile famiglia savocese dei Trimarchi, è attribuita ad Antonino Giuffré, anche se alcuni esperti ritengono sia opera di Antonio di Saliba nipote di Antonello da Messina. Proveniente dall'antica chiesa di Santa Domenica, in contrada Cucco, venne qui collocata nella prima metà del Seicento. Detta opera è stata oggetto di una grande devozione da parte del popolo savocese, soprattutto nei periodi di grande siccità, quando venivano organizzate processioni e preghiere per chiedere la pioggia (che poi si verificava puntualmente).

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Sull'altare maggiore troneggia la tela della Madonna e il Bambino tra gli angeli con san Francesco e santa Chiara che rappresenta la Madonna col bambinello Gesù in braccio che benedice la città di Savoca, riprodotta ai suoi piedi; venne dipinta da Domenico Guargena nel 1661 e ci fa comprendere la struttura urbana del centro storico savocese nel XVII secolo.
Sulle pareti laterali della chiesa si ammirano due dipinti a olio su tele centinate raffiguranti rispettivamente una Visione di fr. Felice da Cantalice di Ludovico Svirech del 1755 e i Santi Anna e Gioacchino in visita a Maria dipinta da frate Umile da Messina nel 1637, dello stesso autore (allievo di Alonso Rodriguez, che fu discepolo del Caravaggio) anche un cenacolo del 1634 ed un'altra tela raffigurante la Vergine degli Angeli. Si possono altresì ammirare due altari in marmo ed in legno, nonché una pregevole statuina seicentesca raffigurante Santa Maria Bambina.

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Infine, all'interno della chiesa sono presenti cinque sepolture: una a sarcofago, appartiene all'imprenditore don Antonino Russo Gatto (1809-1868); le altre quattro sono al livello del pavimento, nella prima troviamo sepolti i frati che nel corso dei secoli vissero nel convento, poi troviamo quella dell'avv. Domenico Scarcella (1779-1850) del 1843, segue quella dell'arciprete Giuseppe Trimarchi (1786-1863) del 1845, infine, ai piedi dell'altare maggiore, si scorge quella del giudice Onofrio Prestipino (1768-1855), del 1843, gli ultimi tre personaggi ricoprirono tutti la carica di Sindaco di Savoca nel corso del XIX secolo. Molte delle opere d'arte del convento sono custodite, al fine di impedirne il furto, presso il santuario di Gibilmanna a Cefalù.

Realizzata agli inizi del Settecento nel sottosuolo della piazzetta antistante la chiesa del convento, ha un'ampiezza di 14x4,25 m. Racchiude 37 cadaveri mummificati appartenenti a patrizi, avvocati, notai, possidenti, preti, monaci, abati, medici, poeti, magistrati, una nobildonna e tre bambini, per la maggior parte appartenenti alla ricca e potente aristocrazia savocese.
Non si conosce l'origine dell'usanza dell'imbalsamazione dei cadaveri; venne forse introdotta, circa tre millenni addietro, dai Fenici, i quali l'avevano appresa dagli Egizi. Tuttavia, una tesi afferma che, nel corso del XVI secolo, i frati cappuccini avrebbero appreso le tecniche di imbalsamazione in Sud America, le quali, attraverso la Spagna, sarebbero giunte in Sicilia.

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La mummia più antica risale al 1776, ed appartiene al notar Pietro Salvadore, la più recente è del 1876 ed appartiene a Giuseppe Trischitta. Il procedimento di mummificazione durava sessanta giorni, era detto dell'essiccazione naturale; consisteva, prima nell'immergere per due giorni la salma in una soluzione di sale e aceto, successivamente, si procedeva allo scolo dei visceri nella cripta-putridarium della chiesa madre dove, sfruttando il gioco delle correnti d'aria, avveniva la naturale essiccazione del cadavere. Infine, la mummia veniva elegantemente vestita e si procedeva a traslarla solennemente nel sito in questione. Il procedimento di mummificazione veniva effettuato direttamente dai frati cappuccini ed era abbastanza costoso.

La cripta dei Cappuccini di Savoca ha suscitato, nel corso del XX secolo, l'interesse di molti illustri scrittori, come Ercole Patti, Leonardo Sciascia e Mario Praz.
Nel 2015, le mummie sono state sottoposte ad approfondite analisi antropologiche (a cura di Dario Piombino-Mascali e del National Geographic) che hanno evidenziato caratteristiche fisiche, stato di salute e abitudini alimentari delle persone mummificate; offrendo un interessante spaccato sulle classi dominanti siciliane tra il XVIII e il XIX secolo.
Tra i numerosi personaggi imbalsamati, la tradizione ha tramandato, fino ad oggi, generalità e notizie su molti di costoro, corroborate peraltro da notizie estrapolate dagli archivi ad opera dello storico locale Santo Lombardo

 

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