(17/04/19) I Forti uniscono lo Stretto di Messina e lo proiettano in Europa

FIRMATO IL PROTOCOLLO INTERNAZIONALE PER LA VALORIZZAZIONE D...
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(12/04/19) La processione delle Barette il Venerdì Santo

  Una delle processioni più sentite e suggestive a Me...
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(08/04/19) Forte Castellaccio

Antichissimo d'origine (Giuseppe Buonfiglio, nella sua "M...
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(08/04/19) Castello Gonzaga

Il Castello Gonzaga è una fortezza posta in posizione do...
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C'era una volta...
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Messina nei secoli d'Oro
L'Agosto Messinese
Il Carnevale Messinese

La pesca del Pesce Spada
Le gare automobilistiche a Messina
La Fiera Campionaria Internazionale
La Rassegna Cinematografica Internazionale
Il Pilone dell'elettrodotto di Torre Faro a Capo Peloro
I Ferry-boat nello Stretto di Messina

La Sanderson
Il malocchio
I Vespasiani a Messina
Antichi mestieri a posto fisso e ambulanti.

Sezione dedicata ad eventi, manifestazioni e curiosità che c'erano una volta a Messina...

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Distrutta da due terremoti e dalla guerra, Messina è risorta più forte e più gagliarda; più gaia e più sorridente. Le piazze, il Lungomare, la Fiera, gli Istituti di studio e delle attività economiche e commerciali, le Industrie, l'artigianato sono tornati a pulsare, a far sentire il ritmo verso un domani migliore. Messina ha vinto il Suo destino. Come ieri, come sempre.

Dopo gli anni '70, il lento e inesorabile declino. La città è letteralmente invasa dai TIR; si chiudono quelle poche industrie che c'erano come la Pirelli, la Sanderson, la F.lli Cucinotta legnami, la F.lli Feltrinelli e la Giuseppe Feltrinelli,  la Birra Messina, la Molini Gazzi, il pastificio Santoro. Chiudono attività commerciali storiche come Rotino, Carifi, Piccolo, Rinciari, Siracusano, Roberto, Gervasi, De Dominici, De Domenico, Arcidiacono, Cavallaro, Marchese, Belponer, D'Urso, Amabile, Di Stefano, i Grandi Magazzini Upim, Standa e UPB ;  finisce l'Agosto Messinese; il Governo rappresentato dal Ministro Martino, figlio di questa terra, chiude l'Ammiragliato per spostarlo ad Augusta; l'Esercito sposta l'Ospedale Militare a Catania; si sposta il Davide di Donatello a Roma che era il cuore pulsante della Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina e Taormina; si dismette l'attraversamento elettrico tra la Calabria e la Sicilia; la Fiera Campionaria Internazionale diventa lentamente sempre più un mercato rionale fino alla totale chiusura nel 2013.

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Le Ferrovie dello Stato dismettono lentamente il collegamento ferroviario e navale con il continente eliminando la continuità territoriale tra la Sicilia e la Calabria per darlo in mano ai privati; al Nord si parla di TAV in Sicilia si viaggia in treno con un solo binario, si impiega 4 ore per arrivare a Palermo  da Messina; dal 1860 si parlava di Ponte, il Governo Monti ha bruciato in pochi giorni il lavoro preparatorio di  trent'anni; dopo venti anni si riesce ad inaugurare mezzo svincolo per allegerire la città dal traffico veicolare e ridotto a una corsia il viadotto Ritiro per mancanza di manutenzione; il nuovo Museo Regionale finito ma chiuso da oltre 20 anni sempre in fase di riadeguamento alle norme; la Casa dello Studente chiusa e devastata; la città ha un servizio di trasporto pubblico di soli 20 autobus funzionanti e 5 tram, tutte le strade precededntemente rattoppate oggi  si sono bucate e diventate voragini . Di contro la nuova amministrazione si preoccupa di varare piste ciclabili e isole pedonali.

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Malgrado tutto chi arriva a Messina la trova sempre gaia ed accogliente. Chi vi si sofferma non vorrebbe più allontanarsi. Ha una potenza di attrazione e di fascino non comune alle altre città, ha una riviera di 13 Km. a Nord della città. Per  questo è meta ambita di cittadini e di turisti di ogni nazione.

E' stata definita Porta della Sicilia, Regina dello Stretto, Città d'Arte...



Il Carnevale Messinese
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Il Carnevale Messinese negli anni '60 con Carri in Fiore, Carri Allegorici, Gruppi in Maschera e Maschere in Motociclo (i gruppi in maschera erano organizzati dall'ENAL di Messina), Veglioni alla Camera di Commercio rigorosamente in abito da sera(con Fred Buscaglione, Mario Riva, Van Wood, Bruno Martino, al Savoia, alla Fiera e sul traghetto delle FS Reggio che navigava tutta la notte nelle acque dello Stretto di Messina.

Un amico di Facebook, Antonio Crisafulli mi ha mandato un messaggio dicendomi che aveva lavorato alla CATRI Pubblicità che era la società che organizzava il Carnevale.

Il tutto avveniva nei padiglioni della Fiera sotto lo sguardo vigile di due funzionari della Azienda Provinciale Turismo i dottori Aquila e Grasso che affiancavano i dipendenti della CATRI nella costruzione dei carri e che a loro volta erano sotto la direzione dei famosi fratelli Avanzini che venivano da Viareggio con al seguito dei carri allegorici dell'anno precedente di Viareggio e maschere in cartapesta.

Ricordo che un anno,con il primo carro, hanno avuto problemi perchè troppo grande tanto che lo hanno finito di montare sul Viale Europa e da li la partenza con al seguito tutti gli altri.

Venivano ingaggiati tanti ragazzi per lavorare sui carri con una marea di coriandoli.

L'ultimo veglione di Carnevale si tenne nel 1969 a bordo della nave traghetto Reggio poi la fine...come tutte le belle cose di Messina vedi l'Agosto Messinese, le gare Motonautiche nel Porto di Messina, la Coppa Cesare Lo Forte, il Festival della Canzone (nato prima del Festival di Sanremo),il Raduno Internazionale del Costume, Raduno degli Zampognari, Raduno internazionale delle Bande Militari, il Premio Davide di Donatello, la Rassegna Internazionale Cinematografica nata nel 1955.

 

 
Messina nei secoli d'oro
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Messina fu originariamente fondata da coloni e da Calcidesi nel 757 a.C., con il nome di Zancle (dal greco Ζὰγκλης, che riprende un termine siculo che significa "falce", perché la penisola di San Raineri, porto naturale della città, somiglia ad una falce).

Assunse il nome di Messene quando Anassilao di Reggio, intorno al 491 a.C., la conquista ai danni dei Milesii, dei Samii, e dall'esercito di Ippocrate di Gela, e la ripopola con, tra gli altri, elementi provenienti dalla Messenia.

I Romani la conquistarono nel 264 a.C. e nel 241 a.C. la ribattezzarono Messana, dopo la vittoria nella Prima guerra Punica e dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente fu prima in possesso dei Bizantini che la ribattezzarono Messina, dagli arabi che la conquistarono nell'843 d.C..

Nel 1061 venne conquistata dai Normanni, con l'aiuto di Ruggero d'Altavilla.

Sotto i dominî svevo-angioino-aragonese, Messina raggiunse grande prosperità, divenendo capitale del Regno di Sicilia assieme a Palermo.

La città, col suo fiorente porto fu anche legata alla lega anseatica.

Nel 1674 si ribellò alla Spagna, nella repressione che ne seguì la città perse ogni forma d'autonomia, senato compreso.

Fu colpita da un grave terremoto nel 1783. Entrò a far parte del Regno d'Italia dopo la spedizione dei Mille garibaldina del 1860.

Nel 1908 subì le distruzioni di un altro terribile terremoto e ancora dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una pagina significativa dell'amicizia fra la città ed il popolo russo è legata al tragico: il terremoto del 1908. I primi soccorritori giunti a Messina furono proprio i marinai della flotta imperiale russa, che si trovava nel porto di Augusta per delle esercitazioni.

Il terremoto di Messina è considerato uno degli eventi più catastrofici del XX secolo. Si verificò alle ore 05:21 del 28 dicembre 1908 e in 37 "lunghissimi" secondi danneggiò gravemente le città di Messina.

A Messina, maggiormente sinistrata, rimasero sotto le macerie ricchi e poveri, autorità civili e militari. Nella nuvola di polvere che oscurò il cielo, sotto una pioggia torrenziale ed al buio, i sopravvissuti inebetiti dalla sventura e semisvestiti non riuscirono a realizzare immediatamente l'accaduto. Alcuni si diressero verso il mare, altri rimasero nei pressi delle loro abitazioni nel generoso tentativo di portare soccorso a familiari ed amici. Qui furono colti dalle esplosioni e dagli incendi causati dal gas che si sprigionò dalle tubature interrotte. Tra voragini e montagne di macerie gli incendi si estesero, andarono in fiamme case, edifici e palazzi ubicati nella zona di via Cavour, via Cardines, via della Riviera, corso dei Mille, via Monastero Sant'Agostino.

Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con ondate devastanti stimate, a seconda delle località della costa orientale della Sicilia, da 6 m a 12 m di altezza.

Messina fu uno dei più importanti porti del mondo.

Il ministro Giuseppe Natoli, riportò Messina ai fasti del passato, appena eletto deputato di Messina al neo costituito Parlamento siciliano fece la mozione
(31 marzo 1848) per restituire a Messina il porto franco soppresso sessant'anni prima dai Borboni; la proposta fu approvata all'unanimità.

 
Il "Malocchio"
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C'era una volta...l'antico, caro e vecchio "Malocchio".

Filmato di Matteo Arigo da YouTube

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Il malocchio era una delle tradizioni popolari più antiche, che trattava la superstizione del potere dello sguardo di produrre effetti sulla persona osservata; tale effetto poteva essere negativo, come portare malasorte su persone invidiate o detestate, o più raramente positivo, ad esempio la protezione della persona amata.

Tale forma di superstizione, priva di alcuna validità scientifica o di riscontri oggettivi, era diffusa a molte culture presenti e passate, sopravvivendo ostinatamente agli sviluppi storici e scientifici dell'Occidente. Gli effetti immaginari del malocchio consistevano in una serie di presunte "disgrazie" che, improvvisamente e in breve lasso di tempo, sarebbero accadute alla persona colpita, la quale poteva anche suggestionarsi.

Contro il malocchio la cultura popolare usava e usa ancora un amuleto portafortuna,in Italia si usa fare le corna con le dita della mano, o toccare un oggetto in ferro o legno, o toccarsi i genitali, o portare addosso un corno di corallo.

A Messina, come in tutte le città del meridione, era radicata l'usanza di togliere il "Malocchio" rivolgendosi generalmente a qualcuno che era in grado di toglierlo che il più delle volte era un'anziana parente.

Si faceva ricorso a tale pratica, quando si manifestava un mal di testa attribuibile al "malocchio" stesso. Solitamente generato da sguardi o commenti dettati da invidia. La persona era invidiata per le sue proprietà, il suo lavoro, i suoi figli e, in genere, qualsiasi cosa o situazione, capace di scatenare desiderio da parte di una o più persone.

La dove era diffuso vi erano persone che ritenevano di avere la capacità di sapere se una certa persona era stata colpita da malocchio.

Generalmente si trattava di donne piuttosto anziane che tramandavano poi il loro “potere” a persone di loro fiducia, solitamente familiari.

 

Il metodo più facie e più diffuso era quello con piatto, olio e sale.

La persona colpita dal malocchio doveva stare seduta. Chi lo doveva togliere riempiva un piatto fondo con dell’acqua, con questo piatto eseguiva per tre volte il segno della croce verso la fronte del soggetto; mentre tracciava i segni della croce sul piatto ripeteva mentalmente o comunque sottovoce le parole segrete previste dal rito.

Dopo che aveva terminato tracciava su sé stessa, sempre per tre volte il segno della croce e, toccando i bordi del piatto, eseguiva ancora il segno della croce ripetendo ancora mentalmente le altre parole segrete previste dal rito. La formula segreta veniva ripetuta tre volte.

Terminata questa procedura si sapeva se c'era il malocchio versando nel piatto alcune gocce di olio di oliva prese da un contenitore apposito preparato in precedenza. Man mano che le gocce cadevano nell’acqua si osservavano: se l’olio si allargava era malocchio; poteva succedere che l’olio addirittura sembrava scomparire questo significava che la persona era stata colpita da malocchio già da diverso tempo e era più difficile da trattare, se invece l’olio si allargava poco voleva dire che era nelle prime fasi, piuttosto leggera e, conseguentemente, scompariva più facilmente.

Nel caso che l’olio restava a galla normalmente vuoleva dire che la persona non era stata colpita da malocchio e la cosa fininiva lì.
Se la persona invece aveva il malocchio si deve gettare via l’acqua nel water, fare scorrere l'acqua e ricominciare fino a quando l'olio non si allargava o scompariva più.

Dopo aver gettato l’acqua si deve ripetere nuovamente il rito per altre due volte; già la seconda volta gli “occhi” che compaiono nell’olio dovrebbero essere più piccoli, mentre alla terza volte non dovrebbe esserci più niente. Se gli “occhi” compaiono anche durante la terza ripetizione del rito, significa che il malocchio trasmesso è piuttosto forte ed è necessario seguire una determinata procedura; si “tagliano” gli “occhi” con le forbici e si ripete il rito il giorno dopo. Preferibilmente il rito andrebbe ripetuto da persone diverse, una dopo l’altra. È importante che, una volta iniziato il rito contro il malocchio, esso non venga mai interrotto.
Sembra che i guaritori siano in grado vedere se chi ha fatto il malocchio sia una donna o un uomo; dipende da come si presentano le gocce dell’olio; se le gocce hanno accanto piccoli cerchietti allora il malocchio è responsabilità di una donna (o di più donne); se invece  le gocce sono normali la responsabilità e da attribuirsi a uno più uomini.
Se tutto era andato bene, la persona colpita dal malocchio cominciava a sentirsi subito meglio.

ANTICA FORMULA PER ELIMINARLO

Prima di pronunciare l’orazione del malocchio si recita la preghiera Cattolica del Credo.
Poi viene recitata la formula del malocchio:
“In nome di lu patri, di lu figghiu e di lu spiritu santu
Ti parru cu prutesta occhi brutti
Ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ……… (si dice il nome della persona a cui si sta togliendo il malocchio) avi u malocchio a mari mi sinni va.
Scunciuru la ‘nvidia, scunciuru lu mummuru, scunciuru lu malocchio, scunciuru li malilingue, scunciuru la jettattura, scunciuru la mavaria, io ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ……. avi u malocchio a mari mi sinni va.
Cincu foru chi ti vittunu, quattru foru chi ti ducchiaru, tri foru chi ti luvaru
U Patri, u figghiu, u Spiritu Santu e la Santissima Trinità, si ……. avi u malocchio a mari mi sinni va.
Fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria.”

Traduzione:

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Ti parlo con disprezzo occhio brutto
Ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.
Scaccio l’invidia, scaccio i mormorii, scaccio il malocchio, scaccio le malelingue, scaccio la jettatura, scaccio la mavaria, io ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.
Cinque sono stati che ti hanno visto, quattro sono stati quelli che t hanno adocchiato, tre sono stati quelli che ti hanno scacciato. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e la Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.
Fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria.”
Mentre si pronuncia l’ultima frase si lasciano cadere dal dito mignolo 4 gocce di olio a forma di croce, dentro un piatto riempito d’acqua.
Se le gocce di olio si allargano significa che c’era il malocchio, se le gocce restano ferme non c’era nessuna jettatura.
Una volta finita l’orazione, in presenza di malocchio, il piatto viene lasciato a riposare per un paio d’ore, di modo che l’olio di possa allargare del tutto nel piatto, poi il contenuto viene buttato nello scarico in modo che possa finire in mare e disperdersi.

Oggi tutto questo si è quasi perduto, perdendo un pezzo della nostra antica cultura popolare.

 
Il Pilone dell'eletrodotto di Torre Faro a Capo Peloro
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C'era una volta...l'attraversamento elettrico dello Stretto di Messina tra Scilla e Cariddi.

Le torri dello Stretto di Messina

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La  più ardita,  la  più   grande   realizzazione  della  tecnica odierna  e dell'ingegneria,  il  più  sostanziale  apporto dell'iniziativa
a privata allo sviluppo industriale ed all'economia della Calabria e di tutta l'Isola sono stati dati dalla Società Generale Elettrica Siciliana con l'attraversamento dello Stretto di Messina mediante l'Elettrodotto che rappresenta il trionfo della tecnica  e  della scienza.

Questa imponente, ciclopica opera, frutto di profondi e pazienti studi, di spirito di sacrificio, di amore per la Sicilia, al di sopra e al di fuori di interessi particolari, costituisce, indipendentemente del suo valore tecnico, una vera "Meraviglia,per la sua arditezza di stile, per la sua mole architettonica, per i suoi congegni, per tutto il suo complesso tanto da acuire sempre più e sollecitare l'interesse e la curiosità di tecnici, di gente di studio, di turisti di ogni nazione del mondo che non lasciano Messina se non dopo di avere visitato ed essersi resi conto della " Meraviglia dello Stretto " ormai nota tra tutte le genti di ogni continente.

L'Elettrodotto, questa colossale, imponente geniale opera della S.G.E.S., è un'altra gemma che abbellisce e rende preziosa Messina, "Regina dello Stretto".

L'Attraversamento dello Stretto aveva finito per diventare mitico quanto le favole di Ulisse e di Giasone. Le prime sfide al tetro scoglio di Scilla e ai malevoli gorghi di Cariddi risalgono al 1921, quando il completamento dei primi impianti silani mise in maggiore evidenza lo squilibrio tra la povertà idrografica dell'Isola e la relativa  ricchezza di  acque del Continente. Il desiderio di attingere alle fonti silane e in seguito, con il perfezionamento delle reti di trasporto, a tutte le fonti continentali, è stato per decine di anni lo spunto e l'incentivo per affrontare con sempre nuove energie e metodi il problema.

Il filmato della illuminazione notturna del Pilone di Torre Faro.

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Sin da allora si presentò l'alternativa: terra, mare, cielo?

La prima proposta fu tradizionale: terra, cioè un cunicolo sotterraneo come ne erano già stati realizzati al di sotto di alcuni corsi d'acqua. Ma la seconda, quasi contemporanea, balzò direttamente all'estremo opposto: una linea aerea a 2 terne, sostenute da 12 torri, una torre per sponda per ogni conduttore, progetto che raggiungeva per quei tempi una notevole arditezza.

In seguito si dedicò maggiore attenzione allo studio della soluzione allora attuale per i cavi telegrafonici, ma si dovette rinunciare allo stendimento di cavi subacquei per l'ingombro costituito dai molti cavi telegrafonici esìstenti e per la difficoltà di realizzare cavi elettrici ad altissima tensione in grado di funzionare a oltre 300 m. sotto il livello del mare con correnti che superano i 10 kw/h mutando senso ogni 6 ore.

La speranza poi di unire l'Isola al Continente con un cunicolo o con un qualsiasi manufatto interessante il terreno subacqueo cadde definitivamente quando l'ultimo sondaggio, spinto in zona di Ganzirri a 230,45 m. sotto l. m., rivelò la presenza di sabbia almeno fino a quella mai prima raggiunta profondità.

Poiché le soluzioni terra e mare presentavano, e presentano tuttora, allo stato attuale della tecnica, delle grosse incognite, quando, nel 1946, il problema si presentò come una esigenza improrogabile, si puntò decisamente sulla soluzione che, pur apparendo la più ardita, presentava ìe sue difficoltà in campi ormai entrati sotto il dominio della tecnica moderna.

Mentre all'inizio degli studi appariva necessario adottare una coppia di torri per ogni terna, il progresso della tecnica costruttiva e l'arditezza dei progettisti hanno reso possibile concentrare tutto l'impianto, per il quale nel 1921 erano previste 12 torri alte 277 m. su 2 sole torri alte 224 m. capaci ognuna di sostenere 6 conduttori.

La radicale riduzione della distanza tra i conduttori è stato l'elemento che ha reso possibile tale semplificazione; eseguendo ricerche di carattere analitico e deduttivo è stato possibile dimostrare che la distanza di 25 m. è largamente sufficiente ad evitare che i conduttori vengano, sotto la spinta del vento, a toccarsi nel mezzo della campata.

Il dimensionamento delle membrature delle torri le mette in grado di resistere, oltre che alle sollecitazioni normali, a quelle provocate da un vento di 150 km/h o dal terremoto. Particolare cura si è avuta nello studio del loro comportamento in caso di sisma: esse possono sostenere una scossa del grado X° della Scala Mercalli, anche se questo si mantenesse per 5 periodi in una stessa direzione ed alla frequenza propria delle torri, la quale peraltro è sensibilmente diversa da quella dei terremoti.

Il traliccio siciliano, detto "pilone di Torre Faro" (in dialetto reggino e messinese "u piluni"), fu progettato e costruito tra il 1948 ed il 1956 dalla Società generale elettrica della Sicilia (SGES), inaugurato nel maggio 1956, dall'allora presidente della regione siciliana Giuseppe Alessi, ed è alto 225 metri, più otto della base di calcestruzzo armato che lo sostiene, per totali 233 metri. Il traliccio calabrese, situato sulla sommità della collina di Santa Trada, è identico, ma con i 169 metri sottostanti di promontorio, svetta a ben 394 metri sullo specchio d'acqua dello Stretto. Proprio l'altezza della torre calabra, è stata utilizzata dal giornalista Francesco Romeo per entrare nel Guiness dei primati europeo, realizzando la più alta trasmissione televisiva continentale in una struttura aperta. Il sette ottobre del 2011 infatti, Romeo e la sua troupe realizzarono lo speciale Tv "Il Superattico più bello del Mondo", dedicato all'incredibile spettacolo che si ammira dalla sommità del pilone.

I piloni sono stati realizzati sul modello dei tralicci del primo attraversamento sul fiume Elba, in Germania e, fino al completamento del secondo attraversamento su questo corso d'acqua, hanno vantato il record di più alti piloni del mondo. Dopo il loro completamento, la durata ed estensione delle oscillazioni delle strutture sono stati determinate in un modo molto insolito: i tecnici hanno montato tre razzi con una spinta di 9800 kN sulle parti superiori dei piloni e li hanno accesi. I conduttori, dovendo sorpassare la superficie marina ad una quota sufficientemente alta, dovevano essere mantenuti in alta tensione per gli oltre 3 km della campata. Per questo non furono impiegati normali cavi conduttori, ma cavi d'acciaio. La scarsa conducibilità elettrica dell'acciaio ha reso particolarmente costosa la trasmissione dell'elettricità.

La resistenza richiesta alle forti raffiche di vento non ha inoltre consentito l'uso di conduttori intrecciati riducendone la capacità di trasporto. La mensola alla sommità misura 75 metri, così che i tre cavi fossero distanti 25 metri l'uno dall'altro per non collidere in caso di forte vento, fattore usuale nello stretto di Messina. La scarsa conduttività dell'acciaio dei cavi, ben inferiore al rame come trasmissione di energia, determinò la dismissione nel febbraio del 1992 della connessione aerea in favore di quella sottomarina, con il passaggio di un cavo rivestito che servisse la zona orientale della Sicilia. I due piloni conducevano circa 190.000 terawatt in esercizio.

L'impianto è rimasto in funzione fino a settembre del 1994, anno in cui, grazie ad una operazione molto delicata e pericolosa, dopo l'evacuazione degli abitanti del luogo, furono tolti i conduttori e  adagiati lungo il fondale marino che unisce le due sponde. Oggi, i due piloni, sono stati venduti simbolicamente dall’ Enel ai rispettivi comuni di Messina e di Villa San Giovanni che ne dovrebbero curare la manutenzione. Il pilone di Torre Faro dopo la dismissione è stato subito riverniciato quello di Santa Trada no. Dopo la vendita simbolica al Comune di Messina anche il Pilone di Capo Peloro non ha più avuto nessuna manutenzione. Se la ruggine, dovuta principalmente alla salsedine, lo aggredisce sicuramente dovrà essere smontato per evitare pericoli.

Attraverso un concorso internazionale d’idee, l’Amministrazione comunale di Messina, in occasione del Grande Giubileo del 2000, ha intrapreso un’importante iniziativa realizzando “l’illuminazione artistica del Pilone” esaltando la struttura del pilone anche di notte, ottenendo così uno spettacolo molto suggestivo, visibile anche dalla sponda calabrese.Ma come tutte le cose di Messina questo tipo di illuminazione ha provocato reazioni tra gli ambientalisti e il WWF che asserendo che quel tipo di illuminazione disturbava la migrazione degli uccelli che in certi periodi dell'anno passano sopra i piloni di Santa Trada e Torre Faro. Così l'Amministrazione è stata costretta, per arginare la protesta ad effettuare un nuovo tipo di illuminazione con una potenza di illuminazione molto più bassa.
Altro tentativo di spegnere l'illuminazione del Pilone è stato fatto dall'Amministrazione Accorinti nel 2013 tramite l'assessore all'ambiente Ialacqua, ma la violenta reazione della cità e dei Social Network hanno fatto si di ristabilire l'illuminazione.

Non hanno costruito il Ponte sullo Stretto ma il Pilone di Torre Faro e Santa Trada restano intoccabili perchè simbolo di Messina e Reggio.

Nel 2006 l'amministrazione Genovese apre il pilone al pubblico per un paio di stagioni: la visita richiedeva di salire una scala di 2.240 gradini per raggiungere la piattaforma più alta. L'impegno dell'aministrazione era quello della progettazione di un ascensore che arrivasse fino in cima al pilone e la chiusura della prima piattaforma con locali commerciali e ristoranti.

Non se ne è fatto niente, Messina aspetta ancora...

Le fotografie del Pilone a Capo Peloro

 
La Fiera Campionaria Internazionale
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La Fiera di Messina "ieri e oggi"

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C'era una volta...la Fiera nelle tradizioni e nella sua antica storia. Dalla nascita alla chiusura.

E' sorta dove un tempo, e per molti secoli, fu il "Giardino a mare", la Villa civica che costituiva il ritrovo ideale nella stagione estiva. Quella località era assai preferita per i convegni d'arte e di mondanità, oltre che luogo di svago per i bimbi che le mamme vi conducevano ogni giorno e li facevano permanere per lunghe ore, data la varietà e la ricchezza esistente di animali acquatici nelle ampie ed artistiche vasche, soprattutto per la salubrità dell'aria anche per quell'ossigeno che si sprigionava dagli alberi  secolari  adombranti  i  numerosi  viali.

Inaugurazione della II Fiera di Messina allocata sul Corso Cavour

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Oggi, al posto di quel romantico "Giardino a mare" che i vecchi Messinesi rievocano spesso con nostalgia nei loro ricordi con riferimenti a caratteristici episodi ed avvenimenti, c'è la "Campionaria". Ma lo spazio era quello che era, pertanto, la Fiera si è sempre dibattuta in una lotta continua onde potersi estendere oltre i confini, aldilà di quel torrente S. Francesco il cui terreno è ancora occupato da un cantiere navale in attività limitata e dalle officine della Centrale del Gas di Città. Veramente snervante, complessa, irta di opposizioni e di difficoltà a catena è stata la lotta per espropriare questo terreno assolutamente  indispensabile per  lo  sviluppo della Fiera.

La Campionaria occupava circa 80 mila metri quadrati di terreno. Tale spazio l'ha conquistato non senza difficoltà e lotte perché tutti hanno voluto non ricordarsi che l'istituzione apparteneva a Messina, al patrimonio di Messina, alla vita economica di Messina. Lo spazio che la Campionaria aveva bisogno era di circa altri 100 mila metri quadrati. Non esisteva altra soluzione, qualora si avesse in animo di farla progredire. Ciò sarebbe stato possibile se si sarebbe posta in grado di passare il Rubicone consistente, precisamente in quel torrentello S. Francesco e potersi così spingere oltre i Cantieri Picciotto e la Centrale del Gas sino alla Rotonda di S. Francesco. Allora soltanto la Campionaria poteva degnamente svilupparsi ed avere sede in uno scenario tra i più belli del mondo.

Qualcuno si domanda perché, prevedendo lo sviluppo che la Campionaria avrebbe avuto, fu fatta sorgere in quel sito incantato, cioè tra il mare e l'abitato e non in altra località più adatta alla sua funzione ed alla sua espansione? Esistono in proposito ragioni storiche ed anche sentimentali. Il  sentimentalismo  a  volte  offusca  la  ragione! Quella località precisamente fu scelta dai nostri antenati, 700 anni or sono, quando cioè nacque, fiorì e progredì la "Fiera del Santo Sepolcro". Infatti il famoso capitolo del 2 aprile del 1296 di Federico d'Àragona dice testualmente che quelle concessioni erano state disposte perché la Fiera doveva tenersi ogni anno, per 15 giorni, dal 23 aprile in poi sulla Riviera del Ringo.

L'inaugurazione della Fiera di Messina dopo la ricostruzione nel 1946

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Fu proprio in quella località che la Fiera rappresentò la massima espressione dell'attività commerciale messinese e ben presto ebbe un ruolo ancor più impegnativo che venne a conferirle lustro e decoro, ripercuotendosi beneficamente su tutta la economia cittadina. Raggiunse l'apogeo della fama e della sua migliore attività nel XV secolo perché l'industria serica era qui sviluppata e perfezionata sì da rendere il prodotto finemente lavorato e perciò assai ricercato, specialmente dalla raffinata società del Rinascimento.
I mercanti di quell'epoca infatti qui convenivano assiduamente da ogni parte del continente e persino dalla lontana Inghilterra e sempre più numerosi nel periodo riservato alla Fiera del Santo Sepolcro, essendo quello il tempo del commercio su larga scala della produzione della seta e di tutti gli altri prodotti egualmente ricercati.

Dopo questo primo periodo storico di ascesa e di massime splendore ebbe inizio quello della decadenza della Fiera. A ciò influirono le lotte intestine, il malgoverno ed anche i riflessi della grave crisi economica che si sviluppò in tutto il bacino del Mediterraneo; crisi che si riflette notevolmente sul nostro mercato talché la Fiera non potè più svolgere la funzione economica per cui era stata istituita ed era riuscita a prosperare raggiungende i limiti massimi dello sviluppo. Ogni istituzione segue inevitabilmente il ritmo della vita degli eventi della città e del luogo ove essa ha sede sicché le Fiera non potè esimersi dalle conseguenze che derivarono da tutta una serie di epidemie, di sciagure e di disastri che si susseguirono in Messina e furono causa di lutti ed anche del crollo della fio rente attività industriale e marinara della città. La Fiera risentì grandemente in quel periodo di crisi e nemmeno sotto il governo borbonico potè risollevarsi, nonostante lì ottenuta concessione del porto franco che si credette dovesse decisamente influire per la ripresa ed il rifiorire delle attività economiche.

Furono anni duri di crisi paurosa e l'attesa fu lunga per il ritorno alla vita intensa del commercio e di tutta l'attività industriale, specialmente di quella marinara che rappresentava la fonte delle maggiori ricchezze per la gamma assai estesa delle produzioni.

Il 27 luglio, alle ore 3 del pomeriggio, Giuseppe Garibaldi entrò a Messina alla testa delle sue camicie rosse dalla Via di Giostra fra il delirante amore del popolo. Poi, con i mezzi che la città gli apprestò, passò lo Stretto sbarcando in Calabria per continuare la conquista che  si  concluse  al Volturno. Il 9 agosto si ricostituì il Consiglio Comunale di Messina ed il 13 esso tenne la sua prima adunanza nell'aula dell'Oratorio della Pace sotto la Presidenza del Barone Silipìgni, acclamato Sindaco. II 28 agosto un deliberato nominò Garibaldi cittadino onorario.

Il 12 marzo 1861 la Cittadella venne sgombrata dalle truppe borboniche ed occupata dai reggimenti piemontesi del Generale Cialdini. Due mesi dopo Messina esultante salutava nelle sue strade il primo Re d'Italia, Vittorio Emanuele II. Da quell'anno la città visse nel comune travaglio della Patria, contribuendo al consolidamento economico e spirituale dell'Unità italiana al quale apprestò il suo fervore patriottico e l'alacre attività mercantile, sospinta dalla millenaria tradizione. Con l'Unità d'Italia, e successivamente con l'apertura del Canale di Suez che permise al Mediterraneo di riassorbire buona parte dei traffici marittimi, anche il porto di Messina riprese il suo respiro e la città ritornò a rifiorire nelle sue industrie e nei suoi commerci. A ciò influirono le intensificate correnti migratorie e la ripresa sua larga scala degli scambi. Per circa mezzo secolo la città godette della nuova ondata di benessere e della ripresa in pieno delle attività economiche.

La Fiera ritornò a risplendere ed a rifiorire. Riprese vita. Ritornò a svilupparsi. Divenne nuovamente epicentro delle attività economiche del bacino del Mediterraneo. Ritornò nei giorni dell'agosto a richiamare da ogni località del  continente  europeo  espositori,   acquirenti,   visitatori. Ritornò ad essere quella che fu negli anni della sua maggiore fama e gloria. Ma il suo destino era segnato da quegli imperscrutabili spesso misteriosi disegni della natura. Così com'era segnato quello della città e dell'intera   popolazione   di   Messina. Il 28 dicembre 1908 segnò la fine della città. La vita sembrò finita per noi. In quella notte di tremenda tutta Messina rovinò. Perirono 80 mila cittadini.

Tutto  fu  distrutto.

Scomparve anche la Fiera. Non se ne parlò più per decenni. Nella storia erano però segnate le date più fulgide della sua vita e delle sue glorie.
I messinesi non la dimenticavano. Dominati dalla nostalgia di rivedere la loro antica e gloriosa Fiera, un bel giorno si dieddero da fare e furono gli artigiani locali i primi a scendere in campo per l'azione di riscossa e di rinascita. Si era nel 1934. Per anni, per decenni il silenzio regnò sul nome e le finalità della Fiera. Erano risorte tante altre opere ed istituzioni, ma la Fiera tardava a riprendere vita. Sembrava impresa assai audace, addirittura irrealizzabile.


La sigaretta Fiera di Messina

L'artigianato messinese scese in campo, si organizzò, volle ridare alla città la sua antica Fiera e senza altri aiuti, eccettuati quelli del sacrificio di lavoro e dei mezzi di ogni organizzato, approntò tutto. Fu una decisione che entusiasmò, galvanizzò, spinse fino al fanatismo i bravi artigiani del Messinese. Nelle fucine e nelle botteghe si lavorò a ritmo incalzante; ogni operaio sentiva di non dover mancare alla nobile azione di rinascita della Fiera ed approntò con diligenza e perizia i prodotti da esporre, frutto della sua arte, del suo ingegno, della sua fatica.


Sullo sfondo il portale d'ingresso della nuova Fiera, nei locali del Liceo Maurolico

Nei locali del Liceo Maurolico fu tutto celermente approntato; le aule trasformate prodigiosamente in stands accolsero varietà pregiate di trine, merletti, mobili finemente lavorati dalle maestranze locali, prodotti in ferro battuto di ottima fattura e tanti altri oggetti che  tuttora   costituiscono  una   prerogativa   del   nostro   artigianato. Quei lontani giorni dell'agosto 1934 segnarono veramente la data della rinascita della Campionaria dopo tanto silenzio ed oblìo. I messinesi non mancarono all'appuntamento.

Fu un plebiscito di entusiasmi e di consensi. Fu tale la prova dimostrata dall'utilità della Fiera, per il volume di affari ed il numero impressionante di visitatori, da far fermamente decidere il ripetersi della manifestazione tutti gli anni alla stessa data e nello stesso periodo di tempo. La manifestazione andò gradatamente affermandosi negli anni successivi assumendo caratteristiche sempre più rispondenti alle finalità, soprattutto riacquistando la sua precisa funzione economica  nel  grande  quadro della  economia nazionale. Metodi e sistemi adatti furono elaborati ed attuati con elevato sentimento di amore civico. Tecnici, studiosi, personalità qualificate dell'industria, del commercio e dell'artigianato. organizzatori e competenti diedero il loro valido contributo di attività ed anche di quei suggerimenti tanto opportuni che costituirono il successo della ripresa della manifestazione.
La Fiera, rispondendo alle imprescindibili esigenze di carattere geografico allargò in pochi anni la sua cerchia interessando i settori dell'industria, dell'agricoltura e del commercio, fino ad ottenere da parte del  Governo  il  riconoscimento giuridico  di  Fiera Internazionale.

Uomini seriamente pensosi del suo avvenire si sono dedicati al suo successo, scevri da ambizioni personali, fermamente decisi di superare tutte le resistenze, di non lasciare nulla di intentato affinchè la Campionaria possa marciare sicura e spedita sulla via maestra  delle  grandi   competizioni   fleristiche   internazionali. Altre manifestazioni similari sono sorte nell'Isola. Ognuna tendeva, forse, ad esercitare quelle azioni di disturbo, che se anche potevano influire, non sarebbero state certamente determinanti per fermare o rallentare il cammino dell'ascesa della Campionaria di Messina che, a differenza delle altre, fondava la ragione della sua esistenza e del suo sviluppo su quelle solidissime basi di natura storica e sulla preminente posizione geografica della città, sentinella avanzata sullo Stretto, a guardia dei traffici del Mediterraneo.

La Fiera, forte della sua tradizione, aveva ripreso il cammino e, da manifestazione a carattere esclusivamente artigiano e locale, aveva decisamente preso il ruolo di mostra campionaria di primaria importanza. L'artigianato, il turismo, gli Istituti di Credito e di Assicurazioni, nonché vari Enti, erano presenti con mostre d'arte e di propaganda. La Fiera si estendeva per una vasta superficie, di fronte alla falce del porto, in sito incantevole, e metteva a disposizione degli espositori e dei visitatori inappuntabili servizi e piacevoli attrazioni; uffici bancari, telefono, telegrafo, agenzie di viaggio, bars, dancing e parchi divertimento. Ampie passeggiate e terrazze belvedere, dalle quali si dominava il magnifico panorama dello Stretto, rendevano estremamente suggestivo anche l'aspetto esteriore della Fiera.

Il suo sviluppo, che ogni anno diveniva sempre più grande, era dovuto in buona parte, oltre che ai criteri organizzativi, alla posizione geografica della città, centro sensibile della rinascita del Mezzogiorno e punto di confluenza e di irradiazione di complessi interessi commerciali, che trovavano nella Fiera il massimo incentivo propulsone. L'Ente Fiera si proponeva, fra l'altro: la valorizzazione della produzione del Mezzogiorno d'Italia; una maggiore conoscenza dei progressi tecnici e scientici conseguiti nel campo della produttività; una sana propaganda dei prodotti nazionali, e infine di prospettare le possibilità di sfruttamento del suolo e del sottosuolo delle provincie meridionali e di quelle isolane. Il rilancio europeo, che avvenne proprio da Messina nel corso della famosa conferenza della CECA ospitata a palazzo Zanca nel 1955, aprì improvvisamente alla Fiera nuove possibilità di progresso e di affermazione.

Messina aveva infatti una posizione geografica ideale; sorgendo al centro del bacino del Mediterraneo poteva assolvere facilmente ad un importante compito, quello cioè di "trait d'union" tra i Paesi della Comunità Europea e quelli afro-asiatici. Ma anche con i Paesi del nuovo Continente puoteva assolvere tale compito, poiché attraverso il suo porto passavano i grandi traffici marittimi per il Canada, per gli Stati Uniti e altri Paesi. Messina era anche collegata all'Australia da grandi linee italiane ed estere. E' proprio in virtù di questa invidiabile posizione che tutte le più progredite Nazioni guardavano con grande interesse alla Fiera di Messina.



Il numero dei Paesi intervenuti ufficialmente o attraverso espositori privati ad ogni edizione della Fiera aumentava e sempre si annoveravano, pertanto, merci dì nuove nazionalità partecipanti. Ciò evidentemente metteva la grande rassegna merceologica dello Stretto nella possibilità di essere effettivamente una grande Campionaria, completa e dettagliata, ove ogni anno si potevano trovare le ultime novità  dei vari settori industriali, agrìcoli, tecnici, ecc.

Il suo cammino ascensionale, come era avviato, non puoteva più subire arresti proprio per quell'importante compito che le era stato affidato dalla natura con l'ideale posizione, e dai popoli con i loro nuovi trattati di vasta e lunga collaborazione e di amicizia, che miravano a dare all'umanità un avvenire migliore, dove erano banditi i grandi conflitti e la pace si affermava sempre più, assicurando lavoro e prosperità a tutti i popoli, di qualunque razza, di qualunque continente.

La 73^ edizione della Fiera del 2012 è stata l'ultima della sua storia. La sua fine era già stata decretata il 21 giugno dal Governo regionale Lombardo che ha sancito lo scioglimento dell'Ente Fiera. L’ultima Campionaria è stata quindi organizzata nonostante lo stesso Ente fosse praticamente ormai morto. La notizia era ormai nell’aria, da tanti anni. Fabio D’Amore, ormai “ex” commissario dell’Ente, ha provato in tutti i modi, ma la fine della storica Campionaria è stata inevitabile.



Il 1 giugno del 2013 la sorprendente notizia che i locali della Fiera di Messina sono finalmente fruibili dal mattino, fino alle ore serali. Una manna dal cielo per tutti i runners, gli amanti del jogging e per tutti coloro i quali vogliano cominciare a prendere il primo sole, senza spostarsi troppo dal centro cittadino.
Gli spazi della Fiera di Messina, che ormai era diventata qualcosa di impraticabile sono stati riconsegnati alla città ed ai cittadini… Era assurdo vedere chiusa una delle aree più belle della Città per 11 mesi l’anno.

Il 12 magio 2014 la Gazzetta del Sud, quotidiano locale, così titola un articolo: Lungomare Fiera: un ghetto da risanare.

Così finisce la bella e triste storia della Fiera di Messina, posto e manifestazione tanto amata dai messinesi. Nel periodo d'apertura era normale incontrarsi con gli amici in Fiera per mangiare un arancino o un pidone, intere famiglie prenotavano i tavoli per mangiare la focaccia. Oggi poca gente frequenta quella zona, anche nei mesi più caldi della stagione estiva, è veramente desolante. Mentre scrivo i ragazzi del Pinelli l'hanno occupata per la seconda volta...

 
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