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(01/06/19) La Festa della Madonna della Lettera a Messina

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(23/05/19) La Cardiochirurgia a Messina.

Regione Sicilia Azienda Ospedaliera "Ospedali Riuniti Papa...
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(08/05/19) Un amarcord chiamato "Olimpia"

Il Cinema Olimpia di Egidio Bernava Erano  gli anni ...
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C'era una volta...
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Messina nei secoli d'Oro
L'Agosto Messinese
Il Carnevale Messinese
La pesca del Pesce Spada
Un amarcord chiamato "Olimpia"
Le gare automobilistiche a Messina
La Fiera Campionaria Internazionale
La Rassegna Cinematografica Internazionale
Il Pilone dell'elettrodotto di Torre Faro a Capo Peloro
I Ferry-boat nello Stretto di Messina
La Sanderson
Il malocchio
I Vespasiani a Messina
Antichi mestieri a posto fisso e ambulanti.

Sezione dedicata ad eventi, manifestazioni e curiosità che c'erano una volta a Messina...

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Distrutta da due terremoti e dalla guerra, Messina è risorta più forte e più gagliarda; più gaia e più sorridente. Le piazze, il Lungomare, la Fiera, gli Istituti di studio e delle attività economiche e commerciali, le Industrie, l'artigianato sono tornati a pulsare, a far sentire il ritmo verso un domani migliore. Messina ha vinto il Suo destino. Come ieri, come sempre.

Dopo gli anni '70, il lento e inesorabile declino. La città è letteralmente invasa dai TIR; si chiudono quelle poche industrie che c'erano come la Pirelli, la Sanderson, la F.lli Cucinotta legnami, la F.lli Feltrinelli e la Giuseppe Feltrinelli,  la Birra Messina, la Molini Gazzi, il pastificio Santoro. Chiudono attività commerciali storiche come Rotino, Carifi, Piccolo, Rinciari, Siracusano, Roberto, Gervasi, De Dominici, De Domenico, Arcidiacono, Cavallaro, Marchese, Belponer, D'Urso, Amabile, Di Stefano, i Grandi Magazzini Upim, Standa e UPB ;  finisce l'Agosto Messinese; il Governo rappresentato dal Ministro Martino, figlio di questa terra, chiude l'Ammiragliato per spostarlo ad Augusta; l'Esercito sposta l'Ospedale Militare a Catania; si sposta il Davide di Donatello a Roma che era il cuore pulsante della Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina e Taormina; si dismette l'attraversamento elettrico tra la Calabria e la Sicilia; la Fiera Campionaria Internazionale diventa lentamente sempre più un mercato rionale fino alla totale chiusura nel 2013.

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Le Ferrovie dello Stato dismettono lentamente il collegamento ferroviario e navale con il continente eliminando la continuità territoriale tra la Sicilia e la Calabria per darlo in mano ai privati; al Nord si parla di TAV in Sicilia si viaggia in treno con un solo binario, si impiega 4 ore per arrivare a Palermo  da Messina; dal 1860 si parlava di Ponte, il Governo Monti ha bruciato in pochi giorni il lavoro preparatorio di  trent'anni; dopo venti anni si riesce ad inaugurare mezzo svincolo per allegerire la città dal traffico veicolare e ridotto a una corsia il viadotto Ritiro per mancanza di manutenzione; il nuovo Museo Regionale finito ma chiuso da oltre 20 anni sempre in fase di riadeguamento alle norme; la Casa dello Studente chiusa e devastata; la città ha un servizio di trasporto pubblico di soli 20 autobus funzionanti e 5 tram, tutte le strade precededntemente rattoppate oggi  si sono bucate e diventate voragini . Di contro la nuova amministrazione si preoccupa di varare piste ciclabili e isole pedonali.

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Malgrado tutto chi arriva a Messina la trova sempre gaia ed accogliente. Chi vi si sofferma non vorrebbe più allontanarsi. Ha una potenza di attrazione e di fascino non comune alle altre città, ha una riviera di 13 Km. a Nord della città. Per  questo è meta ambita di cittadini e di turisti di ogni nazione.

E' stata definita Porta della Sicilia, Regina dello Stretto, Città d'Arte...



Un amarcord chiamato "Olimpia"
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Il Cinema Olimpia

di Egidio Bernava

Erano  gli anni ’50………gli anni della nascita e del declino del “ miracolo economico”. Come per gran parte dell’Italia, anche per Messina gli anni ‘50 furono caratterizzati da profonde trasformazioni sia di ordine sociale , ma anche di ordine economico e culturale, il tutto però non cancellava totalmente i gravi danni e squilibri creati fin dal secondo dopoguerra.

Si era proiettati in un mondo nuovo, dove i vecchi-giovani o giovani già vecchi, si ritrovavano in un mondo sereno trasformandosi in imprenditori. Questi potevano avvalersi  di una grande disponibilità di manodopera a basso costo ed al contempo di una sempre maggiore circolazione di liquidità. Erano gli anni in cui si ricostruiva Messina , gli anni dell’entusiasmo e della voglia di fare.

La città pullulava di iniziative culturali e di spettacolo. A Piazza Municipio veniva costruito il teatro dei dodicimila, una struttura ad anfiteatro in legno  che ospiterà i più importanti gruppi canori e teatrali dal quartetto Cetra a Nilla Pizzi, presentati da Nunzio Filocamo e Franco Romano. La Fiera campionaria di Messina era all’apice della popolarità e negli anni sessanta noi bambini , aspettavamo con ansia lo schiudersi delle porte dell’antico chalet per immergerci in giochi, divertimenti e curiosità .

Dai primi del mese, fino a Ferragosto dalle 10 del mattino sull’unico canale Rai In occasione della ventiduesima fiera campionaria Internazionale per Messina e zone collegate trasmettevano  film d’epoca. Erano gli  anni sereni dopo la tempesta, delle fughe, della guerra, dello sfollamento per i bombardamenti. La città viveva un susseguirsi di attività imprenditoriali, erano gli anni dell’apertura dei cinema storici: Lux, Metropol, nuovo Odeon, Apollo Olimpia e tanti altri.

Ma la guerra aveva portato anche un pizzico di saggezza ed intelligenza, si era capito che bisognava  usare  moleskine gli uomini per quel che sapevano fare.

Nasceva quindi, oltre la già citata classe imprenditoriale, nel commercio:  Siracusano, Rinciari, Rotino, Garifi… Nella gastronomia (Nunnari, Borgia, dell’intrattenimento (Irrera). Una classe politica di grande livello: Ferdinando Stagno d’Alcontres, Gaetano Martino , Salvatore Pugliatti , Michele Ballo, Peppino Rescifina, Vincenzo Ardizzone , uomini che crearono la nuova Messina, fra questi menti illuminate, come Filippo Rovigo e Vincenzo Pantano ebbero il compito di ridisegnare Messina, le piazze, i locali di attrazione, i palazzi che fecero epoca.

Correva  l’anno 1953 quando mio padre Salvatore col fratello Virgilio, sollecitati da un amico ed imprenditore intelligente, il rag. Giuseppe di Stefano, cinematografaro puro gestore delle sale Metropol , Garibaldi ed Excelsior, decisero di entrare in quel mondo sofisticato ed onirico del cinema, cercando uno spazio adeguato per costruire il Cinema Olimpia.

I mezzi c’erano, l’idea pure  e fu allora che Salvatore propose di rivolgersi “o patrozzu” (il padrino), avendolo cresimato appena tornato dalla guerra: Filippo Rovigo. In poco più di due anni nel dicembre 55 veniva inaugurata la moderna sala, avveniristica nello stile funzionale e nello sfruttamento degli spazi. Io in quel palazzo ci sono nato e tutt’ora ci vivo. Tutti gli angoli furono sfruttati al massimo pure a discapito della praticità. Tra sala e tribuna il cinema costava di 350 posti, diversificati anche dal costo del biglietto.

In tribuna si pagava 100 lire, in sala  70. Gli spettacoli iniziavano alle 10 del mattino e subito si capì che l’Olimpia sarebbe diventato e ricordato per molti,  come il cinema delle scappatelle da scuola. Le coppiette si sedevano nelle ultime file a sbaciucchiarsi, mentre i bambini correvano durante gli intervalli, inseguiti dalle maschere. Il cinema si riempiva con velocità, la gente entrava senza curarsi se il film fosse iniziato o meno, probabilmente, più che andare a vedere un film, si andava al cinema  come luogo di incontro.

Alla fine degli anni 50 l’avvento della televisione portò ad uno strano connubio tra la diffusione audiovisiva  e cinematografica. Al cinema si proiettava  “Lascia o raddoppia” con Mike Bongiorno ed intere famiglie, che ancora non avevano il televisore affluivano per assistere, tifare ed  impersonare i concorrenti del gioco a quiz che sfidavano la sorte. Pur non ricordando quei momenti per un semplice dato anagrafico, ricordo che me ne parlava sia  mio padre che  mio zio.

Mi  raccontavano di una sala gremita, dove la sera si incontravano gli artefici di quel sogno con Filippo Rovigo in testa .

Da quel sogno mio padre con altri quattro amici Arturo Arena (cinema Garden), Cicitto Bellamacina (cine-teatro Savoia) Giuseppe Di Stefano (cinema Metropol) ed Enzo Calveri  ebbero una grande intuizione che fu la Rassegna Cinematografica di Messina, poi affidata a Michele Ballo, presidente E.p.t. …ma quella è un altra storia.

Egidio Bernava

 
Il Carnevale Messinese
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Il Carnevale Messinese negli anni '60 con Carri in Fiore, Carri Allegorici, Gruppi in Maschera e Maschere in Motociclo (i gruppi in maschera erano organizzati dall'ENAL di Messina), Veglioni alla Camera di Commercio rigorosamente in abito da sera(con Fred Buscaglione, Mario Riva, Van Wood, Bruno Martino, al Savoia, alla Fiera e sul traghetto delle FS Reggio che navigava tutta la notte nelle acque dello Stretto di Messina.

Un amico di Facebook, Antonio Crisafulli mi ha mandato un messaggio dicendomi che aveva lavorato alla CATRI Pubblicità che era la società che organizzava il Carnevale.

Il tutto avveniva nei padiglioni della Fiera sotto lo sguardo vigile di due funzionari della Azienda Provinciale Turismo i dottori Aquila e Grasso che affiancavano i dipendenti della CATRI nella costruzione dei carri e che a loro volta erano sotto la direzione dei famosi fratelli Avanzini che venivano da Viareggio con al seguito dei carri allegorici dell'anno precedente di Viareggio e maschere in cartapesta.

Ricordo che un anno,con il primo carro, hanno avuto problemi perchè troppo grande tanto che lo hanno finito di montare sul Viale Europa e da li la partenza con al seguito tutti gli altri.

Venivano ingaggiati tanti ragazzi per lavorare sui carri con una marea di coriandoli.

L'ultimo veglione di Carnevale si tenne nel 1969 a bordo della nave traghetto Reggio poi la fine...come tutte le belle cose di Messina vedi l'Agosto Messinese, le gare Motonautiche nel Porto di Messina, la Coppa Cesare Lo Forte, il Festival della Canzone (nato prima del Festival di Sanremo),il Raduno Internazionale del Costume, Raduno degli Zampognari, Raduno internazionale delle Bande Militari, il Premio Davide di Donatello, la Rassegna Internazionale Cinematografica nata nel 1955.

 

 
Messina nei secoli d'oro
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Messina fu originariamente fondata da coloni e da Calcidesi nel 757 a.C., con il nome di Zancle (dal greco Ζὰγκλης, che riprende un termine siculo che significa "falce", perché la penisola di San Raineri, porto naturale della città, somiglia ad una falce).

Assunse il nome di Messene quando Anassilao di Reggio, intorno al 491 a.C., la conquista ai danni dei Milesii, dei Samii, e dall'esercito di Ippocrate di Gela, e la ripopola con, tra gli altri, elementi provenienti dalla Messenia.

I Romani la conquistarono nel 264 a.C. e nel 241 a.C. la ribattezzarono Messana, dopo la vittoria nella Prima guerra Punica e dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente fu prima in possesso dei Bizantini che la ribattezzarono Messina, dagli arabi che la conquistarono nell'843 d.C..

Nel 1061 venne conquistata dai Normanni, con l'aiuto di Ruggero d'Altavilla.

Sotto i dominî svevo-angioino-aragonese, Messina raggiunse grande prosperità, divenendo capitale del Regno di Sicilia assieme a Palermo.

La città, col suo fiorente porto fu anche legata alla lega anseatica.

Nel 1674 si ribellò alla Spagna, nella repressione che ne seguì la città perse ogni forma d'autonomia, senato compreso.

Fu colpita da un grave terremoto nel 1783. Entrò a far parte del Regno d'Italia dopo la spedizione dei Mille garibaldina del 1860.

Nel 1908 subì le distruzioni di un altro terribile terremoto e ancora dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una pagina significativa dell'amicizia fra la città ed il popolo russo è legata al tragico: il terremoto del 1908. I primi soccorritori giunti a Messina furono proprio i marinai della flotta imperiale russa, che si trovava nel porto di Augusta per delle esercitazioni.

Il terremoto di Messina è considerato uno degli eventi più catastrofici del XX secolo. Si verificò alle ore 05:21 del 28 dicembre 1908 e in 37 "lunghissimi" secondi danneggiò gravemente le città di Messina.

A Messina, maggiormente sinistrata, rimasero sotto le macerie ricchi e poveri, autorità civili e militari. Nella nuvola di polvere che oscurò il cielo, sotto una pioggia torrenziale ed al buio, i sopravvissuti inebetiti dalla sventura e semisvestiti non riuscirono a realizzare immediatamente l'accaduto. Alcuni si diressero verso il mare, altri rimasero nei pressi delle loro abitazioni nel generoso tentativo di portare soccorso a familiari ed amici. Qui furono colti dalle esplosioni e dagli incendi causati dal gas che si sprigionò dalle tubature interrotte. Tra voragini e montagne di macerie gli incendi si estesero, andarono in fiamme case, edifici e palazzi ubicati nella zona di via Cavour, via Cardines, via della Riviera, corso dei Mille, via Monastero Sant'Agostino.

Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con ondate devastanti stimate, a seconda delle località della costa orientale della Sicilia, da 6 m a 12 m di altezza.

Messina fu uno dei più importanti porti del mondo.

Il ministro Giuseppe Natoli, riportò Messina ai fasti del passato, appena eletto deputato di Messina al neo costituito Parlamento siciliano fece la mozione
(31 marzo 1848) per restituire a Messina il porto franco soppresso sessant'anni prima dai Borboni; la proposta fu approvata all'unanimità.

 
Il "Malocchio"
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C'era una volta...l'antico, caro e vecchio "Malocchio".

Filmato di Matteo Arigo da YouTube

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Il malocchio era una delle tradizioni popolari più antiche, che trattava la superstizione del potere dello sguardo di produrre effetti sulla persona osservata; tale effetto poteva essere negativo, come portare malasorte su persone invidiate o detestate, o più raramente positivo, ad esempio la protezione della persona amata.

Tale forma di superstizione, priva di alcuna validità scientifica o di riscontri oggettivi, era diffusa a molte culture presenti e passate, sopravvivendo ostinatamente agli sviluppi storici e scientifici dell'Occidente. Gli effetti immaginari del malocchio consistevano in una serie di presunte "disgrazie" che, improvvisamente e in breve lasso di tempo, sarebbero accadute alla persona colpita, la quale poteva anche suggestionarsi.

Contro il malocchio la cultura popolare usava e usa ancora un amuleto portafortuna,in Italia si usa fare le corna con le dita della mano, o toccare un oggetto in ferro o legno, o toccarsi i genitali, o portare addosso un corno di corallo.

A Messina, come in tutte le città del meridione, era radicata l'usanza di togliere il "Malocchio" rivolgendosi generalmente a qualcuno che era in grado di toglierlo che il più delle volte era un'anziana parente.

Si faceva ricorso a tale pratica, quando si manifestava un mal di testa attribuibile al "malocchio" stesso. Solitamente generato da sguardi o commenti dettati da invidia. La persona era invidiata per le sue proprietà, il suo lavoro, i suoi figli e, in genere, qualsiasi cosa o situazione, capace di scatenare desiderio da parte di una o più persone.

La dove era diffuso vi erano persone che ritenevano di avere la capacità di sapere se una certa persona era stata colpita da malocchio.

Generalmente si trattava di donne piuttosto anziane che tramandavano poi il loro “potere” a persone di loro fiducia, solitamente familiari.

 

Il metodo più facie e più diffuso era quello con piatto, olio e sale.

La persona colpita dal malocchio doveva stare seduta. Chi lo doveva togliere riempiva un piatto fondo con dell’acqua, con questo piatto eseguiva per tre volte il segno della croce verso la fronte del soggetto; mentre tracciava i segni della croce sul piatto ripeteva mentalmente o comunque sottovoce le parole segrete previste dal rito.

Dopo che aveva terminato tracciava su sé stessa, sempre per tre volte il segno della croce e, toccando i bordi del piatto, eseguiva ancora il segno della croce ripetendo ancora mentalmente le altre parole segrete previste dal rito. La formula segreta veniva ripetuta tre volte.

Terminata questa procedura si sapeva se c'era il malocchio versando nel piatto alcune gocce di olio di oliva prese da un contenitore apposito preparato in precedenza. Man mano che le gocce cadevano nell’acqua si osservavano: se l’olio si allargava era malocchio; poteva succedere che l’olio addirittura sembrava scomparire questo significava che la persona era stata colpita da malocchio già da diverso tempo e era più difficile da trattare, se invece l’olio si allargava poco voleva dire che era nelle prime fasi, piuttosto leggera e, conseguentemente, scompariva più facilmente.

Nel caso che l’olio restava a galla normalmente vuoleva dire che la persona non era stata colpita da malocchio e la cosa fininiva lì.
Se la persona invece aveva il malocchio si deve gettare via l’acqua nel water, fare scorrere l'acqua e ricominciare fino a quando l'olio non si allargava o scompariva più.

Dopo aver gettato l’acqua si deve ripetere nuovamente il rito per altre due volte; già la seconda volta gli “occhi” che compaiono nell’olio dovrebbero essere più piccoli, mentre alla terza volte non dovrebbe esserci più niente. Se gli “occhi” compaiono anche durante la terza ripetizione del rito, significa che il malocchio trasmesso è piuttosto forte ed è necessario seguire una determinata procedura; si “tagliano” gli “occhi” con le forbici e si ripete il rito il giorno dopo. Preferibilmente il rito andrebbe ripetuto da persone diverse, una dopo l’altra. È importante che, una volta iniziato il rito contro il malocchio, esso non venga mai interrotto.
Sembra che i guaritori siano in grado vedere se chi ha fatto il malocchio sia una donna o un uomo; dipende da come si presentano le gocce dell’olio; se le gocce hanno accanto piccoli cerchietti allora il malocchio è responsabilità di una donna (o di più donne); se invece  le gocce sono normali la responsabilità e da attribuirsi a uno più uomini.
Se tutto era andato bene, la persona colpita dal malocchio cominciava a sentirsi subito meglio.

ANTICA FORMULA PER ELIMINARLO

Prima di pronunciare l’orazione del malocchio si recita la preghiera Cattolica del Credo.
Poi viene recitata la formula del malocchio:
“In nome di lu patri, di lu figghiu e di lu spiritu santu
Ti parru cu prutesta occhi brutti
Ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ……… (si dice il nome della persona a cui si sta togliendo il malocchio) avi u malocchio a mari mi sinni va.
Scunciuru la ‘nvidia, scunciuru lu mummuru, scunciuru lu malocchio, scunciuru li malilingue, scunciuru la jettattura, scunciuru la mavaria, io ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ……. avi u malocchio a mari mi sinni va.
Cincu foru chi ti vittunu, quattru foru chi ti ducchiaru, tri foru chi ti luvaru
U Patri, u figghiu, u Spiritu Santu e la Santissima Trinità, si ……. avi u malocchio a mari mi sinni va.
Fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria.”

Traduzione:

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Ti parlo con disprezzo occhio brutto
Ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.
Scaccio l’invidia, scaccio i mormorii, scaccio il malocchio, scaccio le malelingue, scaccio la jettatura, scaccio la mavaria, io ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.
Cinque sono stati che ti hanno visto, quattro sono stati quelli che t hanno adocchiato, tre sono stati quelli che ti hanno scacciato. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e la Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.
Fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria.”
Mentre si pronuncia l’ultima frase si lasciano cadere dal dito mignolo 4 gocce di olio a forma di croce, dentro un piatto riempito d’acqua.
Se le gocce di olio si allargano significa che c’era il malocchio, se le gocce restano ferme non c’era nessuna jettatura.
Una volta finita l’orazione, in presenza di malocchio, il piatto viene lasciato a riposare per un paio d’ore, di modo che l’olio di possa allargare del tutto nel piatto, poi il contenuto viene buttato nello scarico in modo che possa finire in mare e disperdersi.

Oggi tutto questo si è quasi perduto, perdendo un pezzo della nostra antica cultura popolare.

 
Il Pilone dell'eletrodotto di Torre Faro a Capo Peloro
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C'era una volta...l'attraversamento elettrico dello Stretto di Messina tra Scilla e Cariddi.

Le torri dello Stretto di Messina

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La  più ardita,  la  più   grande   realizzazione  della  tecnica odierna  e dell'ingegneria,  il  più  sostanziale  apporto dell'iniziativa
a privata allo sviluppo industriale ed all'economia della Calabria e di tutta l'Isola sono stati dati dalla Società Generale Elettrica Siciliana con l'attraversamento dello Stretto di Messina mediante l'Elettrodotto che rappresenta il trionfo della tecnica  e  della scienza.

Questa imponente, ciclopica opera, frutto di profondi e pazienti studi, di spirito di sacrificio, di amore per la Sicilia, al di sopra e al di fuori di interessi particolari, costituisce, indipendentemente del suo valore tecnico, una vera "Meraviglia,per la sua arditezza di stile, per la sua mole architettonica, per i suoi congegni, per tutto il suo complesso tanto da acuire sempre più e sollecitare l'interesse e la curiosità di tecnici, di gente di studio, di turisti di ogni nazione del mondo che non lasciano Messina se non dopo di avere visitato ed essersi resi conto della " Meraviglia dello Stretto " ormai nota tra tutte le genti di ogni continente.

L'Elettrodotto, questa colossale, imponente geniale opera della S.G.E.S., è un'altra gemma che abbellisce e rende preziosa Messina, "Regina dello Stretto".

L'Attraversamento dello Stretto aveva finito per diventare mitico quanto le favole di Ulisse e di Giasone. Le prime sfide al tetro scoglio di Scilla e ai malevoli gorghi di Cariddi risalgono al 1921, quando il completamento dei primi impianti silani mise in maggiore evidenza lo squilibrio tra la povertà idrografica dell'Isola e la relativa  ricchezza di  acque del Continente. Il desiderio di attingere alle fonti silane e in seguito, con il perfezionamento delle reti di trasporto, a tutte le fonti continentali, è stato per decine di anni lo spunto e l'incentivo per affrontare con sempre nuove energie e metodi il problema.

Il filmato della illuminazione notturna del Pilone di Torre Faro.

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Sin da allora si presentò l'alternativa: terra, mare, cielo?

La prima proposta fu tradizionale: terra, cioè un cunicolo sotterraneo come ne erano già stati realizzati al di sotto di alcuni corsi d'acqua. Ma la seconda, quasi contemporanea, balzò direttamente all'estremo opposto: una linea aerea a 2 terne, sostenute da 12 torri, una torre per sponda per ogni conduttore, progetto che raggiungeva per quei tempi una notevole arditezza.

In seguito si dedicò maggiore attenzione allo studio della soluzione allora attuale per i cavi telegrafonici, ma si dovette rinunciare allo stendimento di cavi subacquei per l'ingombro costituito dai molti cavi telegrafonici esìstenti e per la difficoltà di realizzare cavi elettrici ad altissima tensione in grado di funzionare a oltre 300 m. sotto il livello del mare con correnti che superano i 10 kw/h mutando senso ogni 6 ore.

La speranza poi di unire l'Isola al Continente con un cunicolo o con un qualsiasi manufatto interessante il terreno subacqueo cadde definitivamente quando l'ultimo sondaggio, spinto in zona di Ganzirri a 230,45 m. sotto l. m., rivelò la presenza di sabbia almeno fino a quella mai prima raggiunta profondità.

Poiché le soluzioni terra e mare presentavano, e presentano tuttora, allo stato attuale della tecnica, delle grosse incognite, quando, nel 1946, il problema si presentò come una esigenza improrogabile, si puntò decisamente sulla soluzione che, pur apparendo la più ardita, presentava ìe sue difficoltà in campi ormai entrati sotto il dominio della tecnica moderna.

Mentre all'inizio degli studi appariva necessario adottare una coppia di torri per ogni terna, il progresso della tecnica costruttiva e l'arditezza dei progettisti hanno reso possibile concentrare tutto l'impianto, per il quale nel 1921 erano previste 12 torri alte 277 m. su 2 sole torri alte 224 m. capaci ognuna di sostenere 6 conduttori.

La radicale riduzione della distanza tra i conduttori è stato l'elemento che ha reso possibile tale semplificazione; eseguendo ricerche di carattere analitico e deduttivo è stato possibile dimostrare che la distanza di 25 m. è largamente sufficiente ad evitare che i conduttori vengano, sotto la spinta del vento, a toccarsi nel mezzo della campata.

Il dimensionamento delle membrature delle torri le mette in grado di resistere, oltre che alle sollecitazioni normali, a quelle provocate da un vento di 150 km/h o dal terremoto. Particolare cura si è avuta nello studio del loro comportamento in caso di sisma: esse possono sostenere una scossa del grado X° della Scala Mercalli, anche se questo si mantenesse per 5 periodi in una stessa direzione ed alla frequenza propria delle torri, la quale peraltro è sensibilmente diversa da quella dei terremoti.

Il traliccio siciliano, detto "pilone di Torre Faro" (in dialetto reggino e messinese "u piluni"), fu progettato e costruito tra il 1948 ed il 1956 dalla Società generale elettrica della Sicilia (SGES), inaugurato nel maggio 1956, dall'allora presidente della regione siciliana Giuseppe Alessi, ed è alto 225 metri, più otto della base di calcestruzzo armato che lo sostiene, per totali 233 metri. Il traliccio calabrese, situato sulla sommità della collina di Santa Trada, è identico, ma con i 169 metri sottostanti di promontorio, svetta a ben 394 metri sullo specchio d'acqua dello Stretto. Proprio l'altezza della torre calabra, è stata utilizzata dal giornalista Francesco Romeo per entrare nel Guiness dei primati europeo, realizzando la più alta trasmissione televisiva continentale in una struttura aperta. Il sette ottobre del 2011 infatti, Romeo e la sua troupe realizzarono lo speciale Tv "Il Superattico più bello del Mondo", dedicato all'incredibile spettacolo che si ammira dalla sommità del pilone.

I piloni sono stati realizzati sul modello dei tralicci del primo attraversamento sul fiume Elba, in Germania e, fino al completamento del secondo attraversamento su questo corso d'acqua, hanno vantato il record di più alti piloni del mondo. Dopo il loro completamento, la durata ed estensione delle oscillazioni delle strutture sono stati determinate in un modo molto insolito: i tecnici hanno montato tre razzi con una spinta di 9800 kN sulle parti superiori dei piloni e li hanno accesi. I conduttori, dovendo sorpassare la superficie marina ad una quota sufficientemente alta, dovevano essere mantenuti in alta tensione per gli oltre 3 km della campata. Per questo non furono impiegati normali cavi conduttori, ma cavi d'acciaio. La scarsa conducibilità elettrica dell'acciaio ha reso particolarmente costosa la trasmissione dell'elettricità.

La resistenza richiesta alle forti raffiche di vento non ha inoltre consentito l'uso di conduttori intrecciati riducendone la capacità di trasporto. La mensola alla sommità misura 75 metri, così che i tre cavi fossero distanti 25 metri l'uno dall'altro per non collidere in caso di forte vento, fattore usuale nello stretto di Messina. La scarsa conduttività dell'acciaio dei cavi, ben inferiore al rame come trasmissione di energia, determinò la dismissione nel febbraio del 1992 della connessione aerea in favore di quella sottomarina, con il passaggio di un cavo rivestito che servisse la zona orientale della Sicilia. I due piloni conducevano circa 190.000 terawatt in esercizio.

L'impianto è rimasto in funzione fino a settembre del 1994, anno in cui, grazie ad una operazione molto delicata e pericolosa, dopo l'evacuazione degli abitanti del luogo, furono tolti i conduttori e  adagiati lungo il fondale marino che unisce le due sponde. Oggi, i due piloni, sono stati venduti simbolicamente dall’ Enel ai rispettivi comuni di Messina e di Villa San Giovanni che ne dovrebbero curare la manutenzione. Il pilone di Torre Faro dopo la dismissione è stato subito riverniciato quello di Santa Trada no. Dopo la vendita simbolica al Comune di Messina anche il Pilone di Capo Peloro non ha più avuto nessuna manutenzione. Se la ruggine, dovuta principalmente alla salsedine, lo aggredisce sicuramente dovrà essere smontato per evitare pericoli.

Attraverso un concorso internazionale d’idee, l’Amministrazione comunale di Messina, in occasione del Grande Giubileo del 2000, ha intrapreso un’importante iniziativa realizzando “l’illuminazione artistica del Pilone” esaltando la struttura del pilone anche di notte, ottenendo così uno spettacolo molto suggestivo, visibile anche dalla sponda calabrese.Ma come tutte le cose di Messina questo tipo di illuminazione ha provocato reazioni tra gli ambientalisti e il WWF che asserendo che quel tipo di illuminazione disturbava la migrazione degli uccelli che in certi periodi dell'anno passano sopra i piloni di Santa Trada e Torre Faro. Così l'Amministrazione è stata costretta, per arginare la protesta ad effettuare un nuovo tipo di illuminazione con una potenza di illuminazione molto più bassa.
Altro tentativo di spegnere l'illuminazione del Pilone è stato fatto dall'Amministrazione Accorinti nel 2013 tramite l'assessore all'ambiente Ialacqua, ma la violenta reazione della cità e dei Social Network hanno fatto si di ristabilire l'illuminazione.

Non hanno costruito il Ponte sullo Stretto ma il Pilone di Torre Faro e Santa Trada restano intoccabili perchè simbolo di Messina e Reggio.

Nel 2006 l'amministrazione Genovese apre il pilone al pubblico per un paio di stagioni: la visita richiedeva di salire una scala di 2.240 gradini per raggiungere la piattaforma più alta. L'impegno dell'aministrazione era quello della progettazione di un ascensore che arrivasse fino in cima al pilone e la chiusura della prima piattaforma con locali commerciali e ristoranti.

Non se ne è fatto niente, Messina aspetta ancora...

Le fotografie del Pilone a Capo Peloro

 
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