S.Elia

Imperversando la peste a Messina, nel 1743, il Senato elesse S. Elia copatrono della città, insieme alla Madonna della Lettera. Una bella chiesa era già stata dedicata al santo ed è la stessa che ancora oggi sorge, sopravvissuta agli scempi ed agli sventramenti del dopo terremoto, sull’omonima via, accanto al palazzo sede del Comando Brigata Aosta e del Circolo ufficiali del Presidio militare.

L’interno è tutto un tripudio di decorazioni a stucco, probabilmente degli Amato che, insieme ai Biundo ed ai Viola, dominarono il panorama artistico dell’epoca, al punto da essere definiti “incisores lapidarum messanensis”.

Questa tipica, esplosiva e fortemente plastica decorazione, proseguiva e portava alle estreme conseguenze nel 1694, anno in cui veniva realizzata in S. Elia, quell’incisiva corrente decorativa derivata dall’arte dell’architetto bergamasco Cosimo Fanzago (1591-1678). Arte suggestiva e virtuosistica, introdotta nella nostra città dal fiorentino Innocenzo Mangani nel 1653 e da Andrea Gallo nel 1657, che si svilupperà e manterrà per tutto il Seicento e parte del Settecento.

Intimamente legati agli stucchi, in una felice commistione di pittura e scultura, sono gli affreschi raffiguranti la “Natività,” l’”Adorazione dei Magi”, “Gesù Bambino nel Tempio” ed il “Battesimo di Cristo”, opere dei fratelli Antonio e Paolo Filocamo realizzate nel 1706.

Questa complessa decorazione – che risente di un gusto fortemente spagnolesco – composta da putti, festoni di frutta, ricamatissimi ornati fitoformi, elaborati capitelli e colonne dove l’architettura entra in intimo dialogo con la scultura, a causa dei noti fatti distruttivi, costituisce oggi un unicum mentre prima del 1908 rappresentava la norma per quasi tutte le chiese cittadine.

La facciata conserva il pregevole portale tardo seicentesco in cui, l’ignoto autore, dimostrò di avere ben assimilato la grande lezione dell’architetto modenese Guarino Guarini (1624-1683) – autore a Messina di ben tre chiese - e molto simile a quello che il dotto monaco teatino realizzò nel suo Palazzo Carignano a Torino.

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