Apocalisse

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Se solo fosse più facile da noi. Basterebbe quel pizzico di orgoglio, quell’appartenenza alla nostra cittadina che necessita di tante cure.

Come una mamma vorremmo la sua protezione, affidandoci alla Madonna che ogni anno trasciniamo.

Ma Messina ha bisogno di noi, delle nostre cure, del nostro rispetto, delle nostre idee e dei nostri talenti che vengono sperperati senza senso.

Oggi guardo Messina da una prospettiva diversa. Vivo al nord da tanti anni e i paragoni sono stati forzati, ma non voglio e non ho mai voluto condividerli, perché non si tratta di una partita, di una lotta alla supremazia.

Vorrei soltanto che Messina abbia più cura di se stessa. Delle sue vie, dei monumenti, di tutte quelle bellezze che la natura gli ha donato, ma soprattutto dei suoi messinesi.

Di quelle persone che lavorano 12 ore al giorno per un misero stipendio, di quelle che rischiano la vita lavorando in nero, di quelle che pur avendo tanto da donare non hanno la possibilità di esprimersi e quelle che sono costrette ad andare via.

  • Oh! mia cara Madunnina

    che la littira purtasti

    dallu bottu e lu tremori

    cu na grazia ni sarvasti

    lu manciari e medicini

    cun la lave ni mannasti

    cun lu spirito pilota

    quatta quatta attraccasti

    Con amuri e sofferenza

    A to manu ni susteni

    Cu sti figli in penitenza

    Ca ti vonnu sempri beni

    Cu la tua benedizioni

    Nu messaggiu ni lassasti

    Beneditti li to figli

    E la terra che sarvasti.

    VOS ET IPSAM CIVITATEM BENEDICIMUS.

La tradizione, suffragata da un'importante testimonianza risalente allo storico Flavio Lucio Destro (II sec. d.C.), narra che san Paolo, giunto a Messina per predicare il Vangelo, trovò la popolazione ben disposta a lasciarsi convertire. Ben presto molti cittadini aderirono all'invito convertendosi al cristianesimo, nel 42, quando Paolo si accingeva a tornare in Palestina, alcuni messinesi chiesero di accompagnarlo per poter conoscere la Madonna di persona. Così una delegazione di messinesi si recò in Palestina con una missiva, nella quale i molti concittadini convertiti alla fede di Cristo professavano la loro fede e chiedevano la protezione di Maria.

Maria li accolse e, in risposta alla missiva, inviò indietro una sua Lettera, scritta in ebraico, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. La delegazione tornò a Messina l'8 settembre del 42 recando l'importante missiva: in essa Maria lodava la loro fede, diceva di gradire la loro devozione ed assicurava loro la sua perpetua protezione.

Così termina la Lettera: Vos et Ipsam civitatem benedicimus, ovvero Benedico voi e la vostra città.

Giovani Caruso

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