Messina e la sua storia urbana

Sin dall’epoca neolitica (4000 a.C.) l’uomo ha abitato il territorio messinese, in prossimità di Capo Peloro e nella penisola falcata di San Raineri, con una concentrazione avente i caratteri di villaggio capannicolo nell’area delimitata, oggi, dalla via Primo Settembre a nord, via La Farina ad est, via Santa Cecilia a sud e dalla via Cesare Battisti ad ovest. Dovette trattarsi, presumibilmente, di un ambiente acquitrinoso con localizzati pianori sui quali si attestarono gli insediamenti: ciò spiegherebbe la vastità territoriale di questo nucleo preistorico. E’, questo, il periodo dei miti sull’origine della città: dalla fondazione ad opera del dio Saturno, a quella dei Lestrigoni, giganti nomadi provenienti dall’Epiro che le diedero il nome di Zancla, fino all’altro mitico gigante, Orione, che fortificò la città e ne ristrutturò il porto naturale.

I Siculi, verso il 1270 a.C., la occuparono mantenendone il nome di Zancla o Zancle poiché, nella loro lingua, il toponimo significava “falce”, con evidente allusione alla forma del suo porto. Ma fu intorno alla metà dell’VIII sec. a. C. che coloni cumani e calcidesi dettero vera forma di città a tali insediamenti sparsi, con la fondazione di Zancle tra il 770 ed il 757-56 a.C. (secondo il Bèrard) e il 753 a.C. (secondo il Manni).  Il tessuto cittadino occupò, verso la fine del VI sec. a.C., un territorio di forma semicircolare il cui diametro costituiva un fronte di un chilometro e mezzo verso nord-est e si estendeva sulla falce.

Nel 491 a.C. Anassila, figlio di Cratino e originario di Messene nel Peloponneso, già tiranno di Reggio nel 494 a.C., si impadronisce di Zancle cacciando i Sami che vi si erano stabiliti tra il 494 e il 493 a.C., instaurandovi la sua tirannide (contro il regime oligarchico). Con l’avvento di Anassila, Zancle muta il nome in “Messene”, in omaggio alla sua patria d’origine e durante la sua tirannia, fra il 491 e il 480 a.C., viene coniato il “Messenion d’oro”, la prima e unica moneta d’oro battuta a Messina.

Morto Anassila nel 476 a.C., la città è insanguinata da lotte cruenti fra Dori e Ioni, e, nel 396 a.C., le distruzioni operate dai cartaginesi di Imilcone impongono una drammatica cesura alla espansione urbana che riprenderà in epoca ellenistica, attestandosi tra gli alvei dei torrenti Portalegni (attuale via Tommaso Cannizzaro) e Boccetta e inglobando, a sud-ovest, la collina di Montepiselli.  Occupata da guerrieri Mamertini nel 289 a.C., così chiamati dal nome del loro dio, Marte (in lingua osca, “Mamerte”), che ne cambiarono ulteriormente il nome in “Mamertina”, la loro alleanza con Roma diede l’avvio alla Prima Guerra Punica contro Cartagine, nel 264 a.C.. Fu, a seguito di questa alleanza, dichiarata dai romani “Città Nobile”, capitale dell’Isola con proprio Senato e proprie leggi autonome e federata a Roma, cioè, esentata dal pagamento di qualsiasi tributo. I romani troveranno una città consolidata il cui incasato è concentrato nella zona dell’attuale Palazzo Municipale. Messina avrà anche il privilegio di “Oppidum Civium Romanorum” e attraverserà una fase di rilancio urbanistico con la realizzazione di importanti arterie di traffico (la Consolare Valeria e la Consolare Pompea), di templi e ricche residenze patrizie (famosa la casa di Eio Mamertino che sorgeva sull’attuale via Primo Settembre, all’altezza delle Quattro Fontane di via Cardines, ornata di statue degli scultori Policleto, Mirone e Prassitele).

Nel 407 Messina viene eletta città principale dell’Impero, col titolo di Protometropoli, dall’imperatore Arcadio, grato del risolutivo aiuto ricevuto dai messinesi che lo liberarono dalla prigionia a Tessalonica (l’odierna Salonicco). Arcadio esentò la città anche da ogni imposizione fiscale e consegnò a Metrodoro, Stratigò (capo cittadino) di Messina, un vessillo con la croce d’oro in campo rosso, insegna imperiale che da allora divenne lo stemma civico.

Dall’età imperiale (secondo una pia tradizione, nell’anno 42 San Paolo predicò ai messinesi il Cristianesimo) alla normanna, i fenomeni urbani si svolgono ancora entro gli ambiti dei torrenti Portalegni e Boccetta e la struttura cittadina si consolida in età bizantina, difesa da robuste mura che resistono all’assedio di Totila.

Con la conquista dei normanni sugli arabi che avevano iniziato a dominare la Sicilia a partire dall’843, avvenuta ad opera del Gran Conte Ruggero dal 1061, con la liberazione di Messina, vengono ricostruite e rafforzate le mura urbiche. Esse hanno avvìo dal Palazzo Reale (attuale Dogana) e corrono lungo il litorale fino alla foce del torrente Boccetta, allora denominato “Cannizzaro”. Salgono, quindi, lungo l’argine destro rinserrando la fortezza di Matagriffone (attuale Sacrario di Cristo Re), il colle della Caperrina (dove oggi sorge il Santuario di Montalto) e i quartieri

sulla riva sinistra del torrente Portalegni (attuale via T. Cannizzaro). Scendono poi verso il mare circondando la contrada del Paraporto dove sono stabiliti numerosi mercanti stranieri interessati alle attività portuali: greci, genovesi, amalfitani, fiorentini, pisani, veneti ed anche ebrei. Si concentrano in prossimità dell’ansa portuale le funzioni caratteristiche della città: il Palazzo Reale, l’Arsenale, il Duomo, l’Arcivescovado.

Dal settembre 1190 all’aprile 1191 vi soggiornò Riccardo I duca di Normandia e conte d’Anjou, re d’Inghilterra meglio noto col soprannome di “Cuor di Leone”, perché Messina era stata scelta, per la capienza del suo porto, quale punto di riunione insieme all’esercito del re di Francia Filippo II Augusto per la partenza verso la Terrasanta, in occasione della Terza Crociata.

In epoca sveva, il fatto più saliente è il consolidamento di un processo di espansione dell’abitato dentro e fuori la cinta muraria fortificata, un fenomeno già in pieno svolgimento agli inizi del secolo XIII come attestano alcuni contratti di vendita, uno del 1200 e un altro del 1220. In essi si accenna a case site “in nova urbe Messanae”.

Gli anni della dominazione angioina ed aragonese (Messina dà un suo valido contributo ai Vespri Siciliani del 1282), fino alla fine del secolo XIV, vedono consolidarsi i fenomeni di espansione urbana e già nel Quattrocento, oltre al naturale ampliamento dell’insediamento entro le mura normanne, in aree ancora coltivate ad ortaggi (“viridaria”) ed incolte (“terre scapole”), si registra una più consistente ed organica espansione extra-moenia verso nord. Ciò comporterà la necessità di ampliare le mura medievali per inglobare i nuovi quartieri che nel frattempo si erano formati. Ed è con la venuta dell’imperatore Carlo V a Messina nel 1535, reduce dalle strepitose vittorie in Africa contro i musulmani, che viene dato il via ai lavori per la costruzione di una nuova cinta muraria, iniziata nel giugno del 1537 su progetto dell’architetto e ingegnere militare Antonio Ferramolino da Bergamo. A nord viene inserito nella cortina fortificata l’abitato venutosi a formare nella zona degli “Orti di San Giovanni” (attuale Villa Mazzini); ad ovest vengono compresi il quartiere del “Tirone” e quello della “Giudecca” fino alla collina del Noviziato; ad est, infine, si include tutto il “Piano di Terranova” fra il Palazzo Reale e il mare.

Gli anni della dominazione angioina ed aragonese (Messina dà un suo valido contributo ai Vespri Siciliani del 1282), fino alla fine del secolo XIV, vedono consolidarsi i fenomeni di espansione urbana e già nel Quattrocento, oltre al naturale ampliamento dell’insediamento entro le mura normanne, in aree ancora coltivate ad ortaggi (“viridaria”) ed incolte (“terre scapole”), si registra una più consistente ed organica espansione extra-moenia verso nord. Ciò comporterà la necessità di ampliare le mura medievali per inglobare i nuovi quartieri che nel frattempo si erano formati. Ed è con la venuta dell’imperatore Carlo V a Messina nel 1535, reduce dalle strepitose vittorie in Africa contro i musulmani, che viene dato il via ai lavori per la costruzione di una nuova cinta muraria, iniziata nel giugno del 1537 su progetto dell’architetto e ingegnere militare Antonio Ferramolino da Bergamo. A nord viene inserito nella cortina fortificata l’abitato venutosi a formare nella zona degli “Orti di San Giovanni” (attuale Villa Mazzini); ad ovest vengono compresi il quartiere del “Tirone” e quello della “Giudecca” fino alla collina del Noviziato; ad est, infine, si include tutto il “Piano di Terranova” fra il Palazzo Reale e il mare.

Il fatto urbanistico più rilevante dell’epoca è la realizzazione della strada Austria (attuale Primo settembre), in onore di Don Giovanni d’Austria reduce dalla memorabile battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 con la quale, al comando della Triplice Lega Cristiana, sconfisse definitivamente i Turchi. La nuova arteria stradale venne deliberata dal Senato messinese il 9 marzo del 1572 e realizzata dall’architetto e scultore carrarese Andrea Calamech.     Nel Seicento, grazie al forte del Santissimo Salvatore sulla punta della penisola di San Raineri, in grado di difendere egregiamente il porto e la città, la cortina muraria medievale lungo il fronte dell’ansa portuale viene demolita e al suo posto, dal 1622 al 1625, sorge la celebre e maestosa Palazzata, una serie compatta e continua di eleganti edifici opera dell’architetto messinese Simone Gullì.

La fallita rivolta antispagnola del 1674-78 determinerà una battuta d’arresto nell’espansione della città: molto si demolisce (il quartiere “Terranova”, il Palazzo Senatorio in piazza Duomo) e poco si costruisce (la formidabile fortezza della Real Cittadella, a partire dal 1682).  La ripresa edilizia nel secolo successivo, con la formazione e il completamento di nuovi borghi oltre la cinta rinascimentale (San Leone e Ringo verso nord; Zaera verso sud) e i progetti dell’architetto Filippo Juvarra fra il 1712 e il 1720, per la sistemazione urbanistica in senso scenografico della riviera nord, trovano un ulteriore, drammatico ostacolo, il 5 febbraio 1783 quando un violento terremoto manda in rovina buona parte della città: cadono il superbo campanile della Cattedrale; il Palazzo dell’Arcivescovado; il Palazzo Reale e la stupenda Palazzata.

Nel novembre del 1788, con proprio bando, il Senato cittadino informa che la ricostruzione e la creazione di nuove arterie avverrà secondo i progetti redatti dagli architetti Giovan Francesco Arena e Francesco Saverio Basile. Alla realizzazione della nuova Palazzata si giungerà, invece, nel 1809, su progetto dell’abate architetto Giacomo Minutoli.

Dopo aver dato un considerevole contributo all’Unità d’Italia con i moti prerisorgimentali del 1 settembre 1847 contro il governo borbonico, e, l’ingresso in città di Giuseppe Garibaldi il 27 luglio 1860, per tutto l’Ottocento Messina è caratterizzata da intensi fermenti culturali, da febbrili realizzazioni edilizie ed urbanistiche ( il Gran Camposanto, il Teatro Santa Elisabetta, i Quartieri Nuovi alla Mosella), dagli incrementi di attività finanziarie e commerciali nel suo porto.

Fino a quando la mattina del 28 dicembre 1908, quel percorso di crescita e di precisazione dei fenomeni urbani, che aveva scandito la sua storia plurimillenaria, si fermerà tragicamente e per sempre.