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Fondali marini - Fondali marini

FONDALI MARINI

 

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Banco di Santa Croce - Banco di Santa Croce

Immersione alle Gorgonie rosse e gialle di Civitavecchia purtroppo per poterle vedere nella loro piena bellezza la visibilità scarseggia dovuto al fondo marino fangoso fluttuante dovuto ad una leggera corrente, di diverse grandezze formano una prateria molto affascinante con una profondità che varia da 20 a 27 mt. circa.

 

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Nave traghetto Cariddi - Nave traghetto Cariddi

Cariddi1.jpg

La nave traghetto "Cariddi"

Forse alcuni di noi la ricordano quando era in servizio da villa san Giovanni a Messina e viceversa, io personalmente la ricordo bene, presa due volte, una in macchina e l’altra col treno.
Arrivati in Sicilia io e Roberto Serani programmando i relitti che avremmo dovuto fare in quei giorni decidemmo insieme a Domenico Majolino Titolare dell' Ecosfera Diving che dopo l’immersione sul Valfiorita, avremmo fatto questa immersione come seconda. Dismessa nel 1991 e successivamente venduta alla Regione Sicilia e poi dichiarata bene d’interesse storico con l’ idea di farne un museo del mare fu dimenticata dalle istituzioni e nel 2006 affonda in un cantiere a Messina con parte della poppa fuori dall’acqua e la prua adagiata intorno ai 42 metri.
Nel rivederla da relitto mi ha riportato vecchi ricordi… La storia di questa nave è interessante molti la ricordano come la nave che visse due volte.
Varata a Trieste nel 1930 all’epoca fu la prima nave ad essere dotata di motori diesel-elettrici.

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Negli anni 40 fu impiegata per usi bellici, cosi nel 43 quando le truppe alleate erano alle porte di Messina, la Marina Militare ordinò al comandante di autoaffondare la nave, la Cariddi si ritrovò su un fondale di 20 metri rovesciata e vi rimase per 6 anni, nel 1949 le FS decisero il recupero e successivamente trasferita a La Spezia dove fu tagliata in due per aumentare la lunghezza di 11 metri cosi i binari diventarono 4 e tra i due tronconi aggiunsero un fumaiolo allungata la piattaforma era capace di ospitare fino 15 autovetture,cosi da 111,4 metri di lunghezza divento lunga 124,2 metri e cosi inizio la sua seconda vita.

Nel 1990 la nave venne definitivamente alienata e nel 1992 venne acquistata dalla Provincia di Messina con l'intento di trasformarla in un museo galleggiante. Il 14 marzo 2006, però, la Cariddi affonda nello specchio d'acqua antistante il molo degli ex Cantieri Navali Picciotto all'esterno del porto di Messina, dove era ormeggiata da diversi anni.

Nel 2012, la Provincia Regionale di Messina assegna alcuni reperti della nave all'Istituto Nautico Caio Duilio di Messina. A marzo 2013, delle 5 scialuppe recuperate dopo l'affondamento (la dotazione iniziale di bordo era di 6), tre vengono demolite e due donate ad associazioni marinaresche.

Il destino ha voluto che la Cariddi restasse in fondo al mare malgrado le promesse...promesse non mantenute...promesse da marinaio come si usava dire una volta, la classe politica messinese dopo tanti progetti non è stata capace a realizzarne nessuno.  

 

 

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Formiche di Grosseto

Formiche di Grosseto 2018
Le Formiche di Grosseto sono tre isolotti che si ergono da una profondità di oltre cento metri , regalando forti emozioni per le loro verticali pareti. Gli incontri sono molteplici per la biodiversità che vive quel luogo.
con Roberto Serani Lucac Cotroneo Sabrina Ciardella Alberto Checchi
Grazie a "Il Sestante Diving" di Castiglione della Pescaia

 

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Isola di Giannutri - Isola di Giannutri

ISOLA DI GIANNUTRI

 

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1 - Messina 1900 - 1960 - 1 - Messina 1900 - 1960

1 - Messina 1900 - 1960 

 

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2 - Messina 1900 - 1960 - 2 - Messina 1900 - 1960

2 - Messina 1900 - 1960

 

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3 - Messina 1900 - 1960 - 3 - Messina 1900 - 1960

3 - Messina 1900 - 1960

 

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4 - Messina 1900 - 1960 - 4 - Messina 1900 - 1960

4 - Messina 1900 - 1960

 

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Messina nei secoli d'oro - Messina nei secoli doro

MESSINA NEI SECOLI D'ORO

 

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L'Istituto Marino di Mortelle - LIstituto Marino di Mortelle

LIstituto Marino di Mortelle

In quel lembo di terra che si estende tra Mortelle e la Torre del Faro, quasi incuneato tra il Mare Tirreno ed il Lago di Ganzirri, sorge l’Istituto Marino di Mortelle, su una superficie di circa ventimila metri quadrati.
A un piccolo nucleo di anguste e disadorne baracche ridotte, dal tempo, a veri e propri ricoveri di fortuna, l’infinita pietà e la inesauribile munificenza del non mai abbastanza compianto N. H. Comm. Dott. Giuseppe Bosurgi —  nel 1928- fecero sostituire un complesso di padiglioni in muratura imponenti nella mole e superbi nell’attrezzatura.
L’attuazione della provvida iniziativa, della quale fu entusiastica secondatrice la Eletta Compagna del Grande Industriale Scomparso, N. D. Adriana Caneva, succedutaGli nella Presidenza della Pia Istituzione, per perpetuarne i gesti generosi e continuarne la gestione saggia, costituì una esemplare manifestazione di alta solidarietà civile ed umana che, ammirata con entusiasmo nel momento in cui si rivelò, oggi si rievoca con infinita tenerezza.

L’Istituto, eretto in Ente Morale con R. D. Agosto 1925, amministrato da un Consiglio di Amministrazione, composto del Presidente e di quattro membri.
Al servizio sanitario sono preposti un direttore - un medico interno (pediatra) - un radiologo - un chirurgo ortopedico - uno specialista in analisi cliniche - un odontoiatra - un oculista ed un otorinolaringoiatra. Inoltre sono consulenti dell’Istituto i professori direttori delle varie cliniche della locale R. Università.
L’assistenza ai ricoverati è affidata ad un numero variabile di infermieri e di assistenti di ambo i sessi. I ‘istituzione attualmente si compone di otto ampi padiglioni, completamente attrezzati.

                                                                                                                   

 

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Itinerari messinesi prima del 1908 - Itinerari messinesi prima del 1908

Itinerari messinesi prima del 1908

 

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Il lavoro a Messina nel 1902 - Il lavoro a Messina nel 1902

IL LAVORO A MESSINA NEL 1902

 

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Alla fine dell'800, quando Gaetano La Corte Cailler cominciò ad operare, Messina viveva una delle sue piu brillanti stagioni.
Si era da poco pervenuti all'Unità d'Italia e, malgrado la perdita del privilegio del Porto Franco, la città era in grande sviluppo. Città non grande, strettamente a misura d'uomo (contava 147.106 abitanti all'alba del secolo, mentre la
piu grande città d'Italia, che era Napoli, ne contava 547.503).
Lo speciale regime di franchigie aveva attirato molti capitali stranieri che avevano reso la città un vero e proprio emporio commerciale. I diversi banchi privati favorivano ogni iniziativa commerciale ed industriale, consentendo appunto che attività, già artigianali, venissero ad assurgere a vere e proprie attività industriali. Oltre all'industria della seta si ebbero veri e proprii opifici industriali per la lavorazione dei filati e tessuti di cotone, concerie, saponifici, fabbriche di cremor di tartaro, di estratto di sommacco (legate strettamente all'industria conciaria), alimentari come pasta e biscotto per le navi, letti in ferro ed in rame, mobili,guanti, finimenti in cuoio, carri e carrozze, ecc. A questo si aggiunga il movimento portuale che vide il suo massimo splendore, proprio nell'ultimo ventennio del secolo, con una marineria, anche velica, che portava lavoro per tutti.

È oggi impensabile ed indescrivibile, la massa di lavoro e di benessere che ne ricavava la città che era tutta protesa attorno al suo porto. Le necessità erano immense e c'era lavoro per tutti. Le navi si dovevano rifornire dagli alimentari alle verdure fresche, cordami, vernici, parti metalliche, vele e bandiere, fanali; insomma una infinità di prodotti che sarebbe impossibile descrivere.

 

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Messinesi al mare - Messinesi al mare

Messinesi al mare

 

Negli anni'60 i messinesi che si recavano al mare si ripartivano in città tra il Lido Sud in fondo al Viale Europa; i Bagni Vittoria e i Bagni Principe Amedeo sul Viale Principe Amedeo; al Lido di Mortelle e al il Lido del Tirreno a Mortelle subito dopo i Laghi di Ganzirri. Chiaramente il tutto era legato alla disponibilità economica delle famiglie.

I più attezzati erano i Lidi di Mortelle che avevano oltre al Bar e punti di ristoro anche le piscine sulla spiaggia per i bambini. 

 

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La Regia Università - La Regia Università

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La Regia Università di Messina aveva anche "La Casa dello Studente - Domus Mea", stanze singole con acqua corrente in tutte le stanze, assistenza sanitaria gratuita, menza , sala congressi e ingresso dalla via Casare Battisti a poca distanza degli istituti Universitari, pensionecompleta £ 300. 

 

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Milazzo ieri e oggi - Milazzo ieri e oggi

Milazzo ieri e oggi

 

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Milazzo è un comune italiano di 31 030 abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.
Dopo Messina e la vicina Barcellona Pozzo di Gotto è il terzo comune per popolazione della città metropolitana, nonché uno dei più densamente popolati, dietro Giardini-Naxos e Torregrotta.
La città è posta tra due golfi, quello di Milazzo a est e quello di Patti a ovest.
Fondata dai Greci intorno al 716 a.C.e dal 36 a.C. riconosciuta come civitas Romana, la città è stata al centro della storia anche durante la Prima Guerra Punica (260 a.C.), e nel luglio 1860 con l'arrivo delle camicie rosse nella grande Battaglia di Milazzo. Numerose sono le testimonianze e i simboli della storia millenaria della città. A tal proposito sono in corso[quando?] progetti mirati ad inserire il Castello, la città fortificata e il borgo antico tra i siti UNESCO ed a costituire la Riserva Marina del Promontorio di Capo Milazzo.
La cittadina fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia in qualità di Ospite Onorario.
Meta turistica e ideale punto di partenza per le Isole Eolie, il Parco dei Nebrodi, Tindari, Milazzo ha un'economia abbastanza varia: oltre al turismo comprende dall'agricoltura (e in particolare il vivaismo) alla pesca, dal commercio ai servizi, dai trasporti su gomma e via mare all'industria pesante e non.

Milazzo ha un clima di tipo Mediterraneo con evidenti caratteristiche subtropicali, caratterizzato da escursioni termiche molto contenute in tutto l'anno. Secondo la classificazione dei climi di Köppen la città fa parte della fascia climatica Csa.

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La Bowesfield - La Bowesfield

La Bowesfield fu varata il 16 novembre del 1880 e affondata nel 1892 riposa da 124 anni sul fondale davanti la chiesa di Torre Faro oggi si presenta così! Con Domenico Majolino Salvatore Valletti Vanio Svè Romanazzi

 

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Forte Cavalli - Forte Cavalli

FORTE CAVALLI

I primi forti ad essere costruiti, per i quali i lavori iniziarono nel 1884, furono il Forte Polveriera (Masotto) e il Forte Matiniti Superiore (Siacci) rispettivamente sulla sponda messinese e calabrese. L'ultimo fu quello di Sbarre, posto a sud di Reggio, che fu ultimato nel 1914, a ridosso dell'inizio della I Guerra Mondiale.

I forti che si affacciano sullo Stretto furono armati con obici da 280, cannoni da 149 e da 75 mm, ad eccezione dei forti, Antennamare, Campone, Ferraro e dei Centri (costa siciliana) armati solo con artiglierie di piccolo calibro perché avevano invece una funzione di controllo su eventuali attacchi di fanteria.

Il Sistema difensivo dello Stretto risulta unico nel suo genere perchè, a differenza di quelli italiani ed europei, non ha come oggetto la difesa della città, bensì lo specchio d'acqua dello Stretto, con una cinta di forti che, partendo a sud da Forte Cavalli (ex Batteria Monte Gallo), gira intorno a Messina, si estende a nord fino a Punta Faro, attraversa il mare e ritorna a sud, sulle colline della costa calabra, fino a Reggio.

Le opere di fatto realizzate a partire dal 1884, per la sistemazione della Difesa della Piazza di Messina, sono riportate nel seguente elenco il quale consente finalmente di documentare, in modo certo, le batterie da costa e i forti per la difesa del fronte di terra effettivamente costruiti, sotto la direzione del Genio, sulle due sponde dello Stretto.

Forte Cavalli originariamente denominato Batteria Monte Gallo e intitolato successivamente al generale piemontese Giovanni Cavalli (1808-1879), è una delle 22 batterie facenti parte del Sistema Difensivo dello Stretto di Messina, realizzato dallo Stato Maggiore dell’Esercito tra il 1884 e il 1914, con lo scopo di difendere una parte del territorio meridionale da paventati sbarchi francesi, impegnati in quel periodo, in una politica espansionistica coloniale verso la Tunisia.

Questa opera fortificata, capace di resistere al terremoto del 1908 e che ha superato indenne le due guerre mondiali, una volta dismessa dalla Marina Militare nel 1954, è stata sottoposta ad un lungo periodo di abbandono e di degrado.

Dichiarato bene storico-artistico, il Forte è stato recuperato e reso fruibile alla collettività dall'Associazione "Comunità Zancle" - ONLUS, che lo ha ottenuto in concessione demaniale nell'anno 2000.

Il grande lavoro di poche e motivate persone, costituitesi in Associazione ONLUS, mirato a restituire alla città un pezzo di storia dimenticata e a riconquistare spazi artistici e culturali, porta finalmente i suoi frutti.

Contro ogni aspettativa, Forte Cavalli è oggi sede di iniziative che coinvolgono scuole, famiglie, ragazzi appartenenti all'associazionismo giovanile e cittadini desiderosi di riappropriarsi di un patrimonio che appartiene ad una città privata della sua storia dal terremoto del 1908 e desiderosa di riconquistare l'immagine dignitosa che le compete per il suo passato e per la sua posizione climatica e geografica nel Mediterraneo.

 

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Monumento alla Batteria Masotto - Monumento alla Batteria Masotto

Il Monumento alla Batteria Masotto nella battaglia di Adua nel 1896, fu realizzato dallo scultore Salvatore Buemi.
La scultura in bronzo raffigura tre militari in guerra posti su una base quadrangolare dove vi sono poste delle targhe con in nomi degli ufficiali e dei soldati caduti in quella battaglia, inoltre ai lati del monumento si trovano i cannoni delle Batterie recuperati dai soldati.
Infine ogni anno viene organizzata una manifestazione di commemorazione, in cui viene posta una corona di alloro ai piedi del monumento, dal 24° reggimento artiglieria Peloritani, con la partecipazione della Banda Musicale della Brigata Aosta.

 

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Il Teatro Vittorio Emanuele - Il Teatro Vittorio Emanuele

IL TEATRO VITTORIO EMANUELE

 

Voluto da Ferdinando II di Borbone nel 1842, fu inaugurato nel 1852. Realizzato su progetto dell'architetto napoletano Pietro Valente in stile neoclassico. In precedenza "Teatro Sant'Elisabetta", cambiò nome dopo lo sbarco dei Mille a Messina. Danneggiato dal terremoto di Messina del 1908 è stato oggetto di un restauro che lo ha quasi interamente ricostruito, i lavori furono portati a termine definitivamente nel 1980. Il teatro fu ampliato all'interno in maniera considerevole e la nuova inaugurazione ripropose l'Aida (il 25 aprile 1985), la stessa Opera che era stata l'ultima rappresentazione prima del terremoto con Angelo Gamba e Flora Perini.

Il 16 novembre 1987, in collegamento, per la diretta televisiva su Rai Tre, si svolse il consueto programma "La fabbrica dei sogni", dove vide in gara, la Sicilia e la Toscana. Ospite e rappresentante della Sicilia, fu la cantautrice palermitana Giuni Russo.

In questo teatro, il 30 marzo 1870, fece il suo debutto il celebre soprano canadese Marie-Louise-Emma-Cécile Lajeunesse meglio conosciuta con il nome d'arte di Emma Albani. In quell'occasione interpretò il ruolo di Amina nell'opera La Sonnambula di Vincenzo Bellini.

Caratterizzato da un portico di ingresso a tre arcate, sulla sommità campeggia un'importante scultura in marmo raffigurante "Il tempo che scopre la Verità e Messina" realizzata dallo scultore messinese Saro Zagari.
Il soffitto interno è decorato da Renato Guttuso rappresentando la leggenda di Colapesce.

 

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La Fontana Orione - La Fontana Orione

La fontana di Orione è una fontana monumentale di Messina realizzata da Giovanni Angelo Montorsoli (1507-1563) allievo di Michelangelo, risalente al 1553 ed eseguita in collaborazione con Domenico Vanello, è collocata in piazza Duomo.

“La più bella fontana del Cinquecento europeo”, è stata definita dallo storico d'arte Bernard Berenson, ed infatti è un'opera di una bellezza non comune, di grande significato e di forte impatto emozionale.
Fu voluta dal Senato messinese nel 1547 a scopo celebrativo, con l'idea di fissare nella memoria la realizzazione del primo acquedotto cittadino che sfruttava convogliando le acque dei torrenti Camaro e Bordonaro, iniziato nel 1530 ed ultimato nel 1547 su progetto dell'architetto taorminese Francesco La Cameola.

Con il permesso di Papa Paolo III fu demolita la medievale chiesa di San Lorenzo Martire per essere riedificata in posizione lievemente traslata la rinascimentale chiesa di San Lorenzo Martire, progetto affidato al medesimo Montorsoli.La fontana fronteggiava il prospetto del nuovo luogo di culto, edificio che rovinò col terremoto della Calabria meridionale del 1783.

Lo scultore fiorentino Montorsoli accettò l'incarico, e giunse a Messina insieme all'allievo Martino Montanini. Venne nominato capomastro scultore di fontane e incaricato di erigere in piazza del Duomo una fontana che rappresentasse Orione: mitico fondatore della città di Messina, gigante dalla sua triplice paternità generato dall'orina di Giove, Nettuno e Mercurio. Per la realizzazione, Montorsoli chiese che giungessero marmi da Carrara e impiegò numerosi scultori locali che collaborarono attivamente, realizzando in poco tempo la fontana.

La fontana presenta una struttura piramidale: in alto Orione con ai piedi il suo cane Sirio. Sotto 4 puttini che cavalcano delfini dalle cui bocche esce acqua che si riversa nella tazza sottostante. Seguono 4 naiadi e 4 tritoni in vasche sempre più grandi. Poi una grande vasca dodecagonale con 4 statue raffiguranti i fiumi Nilo, Tevere, Ebro, Camaro(quest'ultimo in realtà è il piccolo torrente che alimenta la fontana) ed otto bassorilievi con rappresentazioni di miti relativi alle trasformazioni in presenza dell'elemento acqua, tutti tratti dalle Metamorfosi d’Ovidio. Alla creazione di questa complessa iconografia neoplatonico-alchemica collaborò quasi certamente lo scienziato-umanista Francesco Maurolico, che compose anche i distici latini incisi sotto le quattro statue delle divinità fluviali. Si finisce con 4 piccole vasche e 8 mostri acquatici in pietra nera.

L'opera fu apprezzata al punto che il Senato messinese decise di commissionare allo scultore una seconda fontana, oggi conosciuta come fontana del Nettuno.

 

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Antiche carrozze Molonia - Antiche carrozze Molonia

Scuderia Carrozze Molonoa

La famiglia Molonia a Messina una splendida collezzione di carrozze d'epoca risalenti agli anni 1700 - 1800, gli anni della belle epoque.

Sono di diversi tipi e tipologie: landau, berline, coupé, milorda, brek vagonette, calessi, dottorini, baldacchini.

Tra i pezzi più pregiati la carozza coupè appartenuta a Uberto Bonino e alla moglie Maria Sophia Pulejo;la carrozza adibita a servizio pubblico e la Berlina Senatoria.

A Messina non hanno avuto uno spazio espositivo degno del valore delle stesse e pertanto non sono fruibili nè dai turisti nè dai cittadini. Alla classe politica locale non interessa, sono imopegnati in tutt'altre cose che non mettono in risalto la vera cultura, antica, aristocratica e popolare di questa città.

La famiglia Molonia, è costretta a tenerle chiuse e non visitabili.

Fino a qualche anno addietro erano conservate in un capannone della Fiera, dove le ho fotografate grazie a Paolo Molonia, ma successivamente sono stati costretti a lasciare quel deposito.

Queste carrozze sono state utilizzate anche per la realizzazione delle scene di diversi film, l'ultimo dei quali "I Vicerè" di Roberto Faenza tatto dall'omonimo romanzo di Federico de Roberto.

 

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Forte Gonzaga - Forte Gonzaga

Forte Gonzaga (o Castel Gonzaga) è una fortezza posta in posizione dominante sulle alture di Messina. È stato costruito per ordine di Carlo V d'Asburgo e del viceré di Sicilia Don Ferrante Gonzaga da cui prende il nome.

Sorge sulla cima del Colle del Tirone (o Monte Piselli) e fu fatto costruire intorno al 1540, dal condottiero Ferrante Gonzaga Viceré di Sicilia nell'ambito della realizzazione di un imponente sistema difensivo esteso all'intera città, ordinata dall'Imperatore Carlo V d’Asburgo quando aveva visitato la città nel 1535, con grandi festeggiamenti, durante il suo viaggio in Italia. La progettazione della fortezza è attribuita all'architetto militare Antonio Ferramolino che portò nell'isola le nuove forme della fortificazione alla moderna. La fortezza fu coinvolta in episodi bellici ed attacchi durante i secoli successivi, ma è rimasta sostanzialmente integra, resistendo anche ai vari sismi che hanno interessato Messina. Rimasto in uso all'esercito fino a pochi decenni fa, oggi è di proprietà comunale,in attesa di valorizzazione.

La piccola ma imponente struttura difensiva presenta una sagoma bassa con una forte scarpata ed una pianta stellare con sei grandi bastioni angolari di forma triangolare con spigoli rivestiti di blocchi di calcare. Il perimetro del forte è circondato da fossati. La, posta in posizione di ampia visuale sulla città e lo stretto, aveva il compito di avamposto verso l'interno per ostacolare attacchi da terra, attraverso i Peloritani.

Il Forte Gonzaga è stato aperto in occasione delle Giornate di Primavera del Fondo Ambiente Italiano nel 2008 e nel 2014 e dall'associazione Gonzaga onlus.

Come sempre la classe politica messinese è refrattaria alla storia della città, non porta voti, e tutto ciò che in altre città è predominante per il turismo a Messina questi luoghi restano perennemente chiusi. Di contro frequentato da spacciatori, drogati e vagabondi in cerca di un giaciglio. I mercanti d'arte della domenica hannoi già asportato tutto quello che poteva essere commercializzato.

 

 

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Forte del Santissimo Salvatore - Forte del Santissimo Salvatore

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Il Forte del Santissimo Salvatore è una fortezza posta all'ingresso del porto di Messina.

Sorge sulla stretta penisola di San Raineri che con la sua caratteristica forma a falce caratterizza il grande porto naturale di Messina. Fu fatto costruire intorno al 1540, dal condottiero Don Ferrante Gonzaga, Viceré di Sicilia nell'ambito della realizzazione di un imponente sistema difensivo esteso all'intera città, ordinata dall'Imperatore Carlo V d'Asburgo quando aveva visitato la città nel 1535, con grandi festeggiamenti, durante il suo viaggio in Italia. La progettazione della fortezza è attribuita all'architetto militare Antonio Ferramolino che portò nell'isola le nuove forme della fortificazione alla moderna.

Il suo nome deriva dal fatto che fu costruito nel luogo in cui esisteva l'antica sede dell'Archimandritato del Santissimo Salvatore. Per ordine di Carlo V il monastero fu demolito per poter fortificare l'accesso al porto e ricostruito nell'area oggi occupata dal Museo Regionale.

La costruzione inglobò inoltre la torre medievale di sant'Anna, la cui base è ancora riconoscibile all'interno del forte.

La fortezza venne espugnata dagli insorti messinesi durante la rivolta antispagnola del 1674.

Nel 1861 la fortezza venne espugnata dall'esercito garibaldino.

La struttura subì gravi danni e successive modifiche per l'esplosione del deposito delle polveri nel XVII secolo e poi a causa dei terremoti del 1783 e del 1908.

Nel 1934 venne inaugurata la Stele della Madonna della Lettera, dedicata alla santa patrona della città, dal pontefice Pio XI che da Roma azionò un congegno costruito da Guglielmo Marconi per comandare a distanza l'illuminazione elettrica. L'opera fu voluta dall'allora arcivescovo di Messina Mons. Angelo Paino.

Con Decreto Dirigenziale nº1 del 5 gennaio 2004 del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto è stato costituito il Reparto Supporto Navale G.C. con sede nella Base Navale della Marina Militare di Forte san Salvatore. Il Forte appartiene ancora oggi al Demanio Militare.

La struttura difensiva, costruita per difendere l'ingresso al porto, presenta una sagoma bassa ed una forma allungata essendo posta sulla punta della penisola di cui ne asseconda la conformazione. Sul culmine della fortezza si trova un bastione semicilindrico detto forte "Campana" sul quale si trova la stele dedicata alla Madonna della Lettera, alta 35 metri, costruita in cemento armato e rivestita in pietra di Trapani, sormontata dalla statua bronzea alta 7 metri raffigurante la Madonna benedicente, che è diventata uno dei simboli della città.

 

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Forte Ogliastri - Forte Ogliastri

FORTE OGLIASTRI

 

 

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Forte Batteria Umberto Masotto - Forte Batteria Umberto Masotto

Forte Batteria Umberto Masotto

E' ubicato a Curcuraci e fa parte del sistema di fortificazione denominato Forti Umbertini.

Il forte prende nome dal generale Umberto Masotto caduto in guerra nella battaglia di Adua.

Dalla fine della II guerra mondiale fino al 1986 è stata utilizzata dalla Marina Militare come deposito; da allora è in stato di abbandono.

Bene inserito nell’elenco dei beni architettonici vincolati.

 

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Forte Serra La Croce - Forte Serra La Croce

FORTE SERRA LA CROCE

 

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Forte San Jachiddu - Forte San Jachiddu
Forte San Jachiddu
 
Da deposito di auto rubarìte e smontate grazie all'impegno di Mario Albano il Forte è diventato un fiore all'occhiello della città di Messina.
Nell'arco degli anni sono riusciti anche a creare un parco ecologico. 
Il Parco Ecologico S. Jachiddu è spazio prezioso di elaborazione d’idee per un cammino di crescita comune, luogo vivo di aggregazione e socializzazione.
Sempre aperto ad ospitare chiunque voglia vivere in maniera più semplice e nella natura.

 

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Forte Castellaccio - Forte Castellaccio

FORTE CASTELLACCIO

Si erge su una collina salendo dalla vallata di Gravitelli all'interno della Città del Ragazzo. E' l'unico forte di Messina totslmente abbandonato acnhe se dal suo interno si domina tutto lo Stretto di Messina con un panorama da favola. Purtroppo in città il turismo è un optional. 

 

 

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Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani - Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani

Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani

 

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Nel suggestivo e antico casale di Gesso, sui monti Peloritani, si trova uno spazio museale che documenta la cultura popolare del territorio agro-pastorale: tradizioni, lavoro, feste religiose e profane, giochi.

Uno spazio etnografico interdisciplinare, che custodisce beni materiali e immateriali, patrimonio da valorizzare.

Sono esposti ciaramedde (zampogne), friscaletti (flauti), tammuri e tammureddi (tamburi e tamburelli), marranzani, brogne e trumme (trombe). Di particolare interesse è il laboratorio, dove i ragazzi apprendono le tecniche di realizzazione delle zampogne e dei flauti di canna.

Un ampio spazio è dedicato alla documentazione fotografica del villaggio cittadino, dal punto di vista architettonico, artistico ed etnoantropologico. C’è pure una raccolta di Pupi siciliani. E una sorpresa, le maschere della rappresentazione popolare con giochi pirotecnici detta U cavaduzzu e l’omu sabbaggiu.

Il Museo "Cultura e Musica Popolare dei Peloritani", attivo dal 1996, si configura come un'esperienza esemplare per la conservazione e la fruizione di una porzione significativa del patrimonio di cultura di tradizione orale siciliana.

Oltre a ricostruire la lunga e complessa vicenda organologica dello strumentario musicale popolare, ordinato secondo le classiche famiglie degli aerofoni, cordofoni, membranofoni ed idiofoni, il percorso espositivo evidenzia, con l'ausilio di un ricco apparato iconografico, schede didattico-informative e supporti video, i caratteri tipici di ogni strumento, ovvero le occasioni d'uso, le funzioni cerimoniali assolte, le modalità di costruzione e le tecniche di accordatura.

Il suggestivo viaggio tra i suoni strumentali della tradizione, che si sviluppa in quattro sale, propone anche uno spazio multimediale di approfondimento, articolato in una sezione bibliografica, una postazione video ed un'area digitale per l'ascolto dei repertori strumentali e vocali di festa e di lavoro.

 

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Il Duomo e il Campanile - Il Duomo e il Campanile

Il Duomo e il Campanile

 

La basilica cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo o duomo di Messina, è chiesa madre e cattedrale dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Sorge nel centro storico di Messina, prospetta con la facciata ed il campanile sull'ampia piazza del Duomo.

Il Tempio è dedicato a Dio col titolo di Nostra Signora Assunta in Cielo altrimenti noto fino alla rivolta antispagnola (1678) come «Chiesa di Santa Maria la Nuova».

Il tempio protometropolitano è edificato durante l'Impero di Giustiniano I, sotto il pontificato di Papa Bonifacio II per opera di Belisario nell'anno 530. Anno determinato dal rinvenimento di alcune monete d'oro sepolte alla base di una delle torri del tempio.Esiodo all'inizio del VII secolo a.C. documenta il Tempio di Nettuno sulla «Riviera del Faro» . Il riutilizzo del materiale di risulta e le colonne, trasferiti nell'attuale sito, costituirono le basi per l'edificazione del tempio cristiano.

Il terremoto della Calabria meridionale del 1894 provocò dei danni nella parte superiore della facciata principale.

All'alba del 28 dicembre 1908, alle prime scosse del terremoto di Messina, l'edificio crollò quasi completamente. La ricostruzione, operata negli anni venti, riportò il tempio alle linee originarie. Grazie a pazienti opere di restauro fu possibile recuperare quasi tutte le opere d'arte.

La commissione incaricata a stilare il piano per la ricostruzione era costituita da Antonino Salinas, presidente, Giuseppe Rao e Francesco Valenti, sovrintendente ai monumenti della Sicilia, Pasquale Mallandrino, ispettore onorario ai monumenti di Messina, con la supervisione di Ernesto Basile. La ricostruzione fu avviata nel 1923 da Aristide Giannelli ex novo sul modello medievale, dopo i bombardamenti fu concepita come opera nuova sul disegno ed il ricordo di quella antica.

Una nuova distruzione e per certi aspetti più grave, la causarono gli eventi bellici. La notte del 13 giugno 1943 due spezzoni incendiari sganciati nel corso di un'incursione aerea alleata trasformarono in un rogo la cattedrale, inaugurata appena 13 anni prima: restarono solo le strutture perimetrali, mentre ciò che era stato recuperato dopo il terremoto fu quasi del tutto ridotto in cenere. Toccò all'Arcivescovo monsignore Angelo Paino, che aveva già fatto risorgere il tempio dalle macerie del terremoto, provvedere alla nuova ricostruzione. Il 13 agosto 1947 la Cattedrale è riaperta al culto e da papa Pio XII per essere insignita del titolo di basilica. Le statue, i marmi ed i mosaici sono quasi tutti pregevoli copie degli originali perduti. Nei cassettoni sono presenti dei dipinti opera di Salvatore Contino.

La mattina del 24 giugno 2011, in seguito ad una breve ma sentita cerimonia, l'antica lapide dell'imperatrice Costanza d'Altavilla, datata 1198 e conservata fino al 1908 nello stesso Duomo di Messina, è stata restituita alla Basilica Cattedrale ed esposta nei pressi del Trono Arcivescovile. Il suddetto monumento è realizzato in marmo di Paros ed è stato restaurato (2010) dal Prof. Ernesto Geraci del Museo regionale di Messina. L'antico marmo ha ritrovato una giusta riqualificazione in seguito alla sua riscoperta, avvenuta nel 2007 per opera di tre cultori di storia patria messinese, Daniele Espro, Daniele Rizzo ed Aurora Smeriglio.

 

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Navigando intorno all'Arcipelago delle Eolie - Navigando intorno all'Arcipelago delle Eolie - Navigando intorno allArcipelago delle Eolie

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Navigando intorno all'Arcipelago delle Eolie

Le Isole Eolie, sono un arcipelago dell'Italia appartenente all'arco Eoliano, in Sicilia. Amministrativamente compreso nella città metropolitana di Messina, l'arcipelago è una destinazione turistica sempre più popolare: le isole, infatti, attraggono fino a 600.000 visitatori annuali.

L'arcipelago, di origine vulcanica, è situato nel Mar Tirreno, a nord della costa siciliana. Comprende due vulcani attivi, Stromboli e Vulcano, oltre a vari fenomeni di vulcanismo secondario.

Le Isole Eolie formano un arcipelago, costituito da sette isole vere e proprie, alle quali si aggiungono isolotti e scogli affioranti dal mare. Le sette isole sono disposte a forma di Y coricata, con l'asta che punta verso Ovest; sono ubicate al largo della Sicilia settentrionale, di fronte alla costa tirrenica messinese. Sono perciò visibili da gran parte della costiera tirrenica della Sicilia e della parte meridionale di quella calabrese, quando la visibilità è ottima e non è presente foschia.

Le sette isole sono:

Lipari (37,6 km² - circa 10.700 abitanti).
Salina (26,8 km² - circa 2.300 abitanti), con lo Scoglio Faraglione.
Vulcano, all'estremità Sud dell'arcipelago (21 km² - circa 300 abitanti).
Stromboli, con l'isolotto di Strombolicchio, all'estremità nord-est dell'arcipelago (12,6 km² - circa 400 abitanti).
Filicudi (9,7 km² - circa 250 abitanti).
Alicudi, all'estremità ovest dell'arcipelago (5,2 km² - circa 100 abitanti).
Panarea (3,4 km² - circa 240 abitanti), con gli isolotti di Basiluzzo, Dattilo e Lisca Bianca.

Le culture dell'arcipelago eoliano sono attestate e illustrate nel Museo Archeologico Regionale di Lipari, nel quale si susseguono materiali dall'età preistorica (sin dal 5000 a.C.) alla grecoromana (dal VI sec. a-C. al VI d.C.) e medievale (età bizantina e normanno-sveva) illustrate da una ricchissima produzione di testi specialistici e didattici e nelle sue sedi distaccate di Filicudi e Panarea.
Il Museo creato dal Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier è formato da tre grandi edifici dedicati alla Preistoria, alla città greco-romana alle Iscrizioni e alla documentazione degli aspetti vulcanologici dell'Arcipelago.

 

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Messina sotto le bombe - Messina sotto le bombe

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Nel 1943 Messina subì  4 bombardamenti navali e 2.805 bombardamenti aerei. Le Fortezze Volanti ganciarono sulla città complessivamente 6.542 tonnellate di esplosivo.

La Zona Falcata fu, in particolare, uno degli obiettivi “sensibili” principali delle incursioni aeree Alleate per la presenza, nella zona portuale, di impianti ferroviari, depositi munizioni, invasature delle navi, batterie antiaeree.

La Difesa dello Stretto di Messina pianificata e comandata dall’ufficiale di artiglieria tedesco, il tenente colonnello Ernst-Gunther Baade, con le sue batterie antinave e antiaeree, riuscì comunque a garantire

la ritirata dall'Isola delle truppe italo-tedesche e l'attraversamento tra le due sponde che venne giudicata, per l’imponente azione militare, come una delle più clamorose ritirate per mare di tutta la guerra.

I tedeschi riuscirono infatti ad evacuare 40.000 uomini, 9.600 veicoli, 47 carri armati, 94 cannoni, 2.000 tonnellate di munizioni e carburante e 15.000 t. di materiale vario; mentre gli italiani passarono nella penisola con 62.000 uomini, 227 veicoli e 41 cannoni.

Dal 20 luglio al 17 agosto, con bombardieri di media grandezza e bombardieri da combattimento, furono effettuate 2.514 missioni contro le postazioni e le altre strutture militari presenti su entrambi le coste. Ma si scontrarono con quella che fu, molto probabilmente, la più forte e concentrata contraerea dell’intero conflitto. Grazie ad essa infatti, i bombardamenti degli Alleati furono eseguiti con scarsa precisione.

I piloti della R.A.F. dichiararono, in quell’occasione, che la potenza di fuoco delle batterie dello Stretto fu superiore a quella con cui i tedeschi difesero il cuore industriale della Ruhr.

Il numeroso munizionamento rinvenuto negli anni del dopoguerra e disinnescato dagli artificieri della allora Direzione di Artiglieria di Messina, verrà descritto insieme alle tecniche utilizzate per inertizzare gli ordigni che ancora oggi vengono riportati alla luce durante gli scavi di nuove costruzioni, e ancora pericolosamente in grado di esplodere.

 

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Immagini della Natività nella tradizione siciliana - Immagini della Natività nella tradizione siciliana

Immagini della Natività nella tradizione siciliana

 

 

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La pittura su vetro in Sicilia 

La pittura su vetro giunge in Sicilia, a causa delle croniche condizioni di arretratezza sociale ed economica in cui versa l'Isola, molto in ritardo rispetto ad altre regioni italiane ed europee, dove è già presente in età medievale.

I primi documenti di questa singolare forma d'arte si rilevano in territorio siciliano solo alla fine del Seicento, attestando, peraltro, chiare influenze dall'area culturale veneta, in considerazione delle fiorenti fabbriche vetraie lagunari.

"I primi vetri colorati siciliani, rispetto a quelli Veneti dal segno più raffinato, si riconoscono da un disegno più incerto e da una campitura dei colori più approssimativa", segnalando così un apprendimento più vicino ai canoni dell'iconografia popolare che a quelli delle botteghe d'arte.

Si tratta, dunque, di una produzione dai caratteri artigianali che si sviluppa "all'ombra di ambienti con pretese di nobiltà, sforzandosi di rifletterne i gusti alla moda e le inclinazioni culturali".

E così, le pitture su vetro siciliane per tutto il XVIII secolo si diffondono dai principali centri di produzione palermitani e catanesi in tutta l'Isola, entrando a far parte dell'arredo di casa, inizialmente più con valenze decorative che devozionali.
Abbandonando i primi temi di carattere mitologico, la pittura su vetro siciliana acquista gradualmente un carattere figurativo popolareggiante, prediligendo i soggetti sacri.

Nel XIX secolo, le mutazioni sociali ed economiche che interessano ampi strati del ceto popolare siciliano, fa crescere ulteriormente la committenza di pitture su vetro che, assieme ad espressioni figurative tradizionali emergenti, quali quelle dei carretti e dell'Opera dei Pupi, risponde ad un bisogno diffuso di emancipazione culturale rispetto alle classi dominanti siciliane. Penetrate all'interno del mondo popolare, le pitture su vetro, declinate ai temi di devozione religiosa, acquistano la "vitale funzione di protezione dal negativo".

Gli umili e spesso anonimi pincisanti siciliani, nel secondo trentennio dell'Ottocento, si affrancano non solo dai modelli Veneti, ma anche da quelli napoletani, acquistando segni distintivi propri all'interno della più vasta cultura figurativa popolare isolana.

I temi figurativi più richiesti da una committenza in crescita, riprodotti in decine di copie, dall'inconfondibile pennellata naif dal caldo cromatismo, il cui disegno risente anche dell'ampia diffusione delle stampe popolari a soggetto sacro, sono soprattutto quelli riferiti alle devozioni mariane locali (Madonna col Bambino in molteplici versioni: del Soccorso, del Ponte, del Rosario, della Mela, di Tindari, di Custonaci, della Lettera) e alla Natività, di cui questa mostra per la prima volta in assoluto, con riproduzioni in stampa digitale su grande formato, offre un'ampia campionatura di soggetti che vanno dall 'Annunciazione, sii Adorazione dei Pastori e dei Re Magi, alla Sacra Famiglia, alla Fuga in Egitto, al Cuore di Gesù e dì Maria, al Bambino dormiente.

Su quest'ultimo soggetto, c'è da annotare sia l'influenza dell'omologa produzione napoletana, sia l'evidente derivazione, per quanto concerne la postura e la composizione figurativa, dal culto per il Bambino Gesù di cera, espressione tipica dell'artigianato d'arte napoletano e siciliano, che dominava dalla scarabattola, dov'era solitamente custodito, la scena della Natività domestica.
Mario Sarica

 

 

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Arsenale della Marina Militare - Arsenale della Marina Militare

Arsenale della Marina Militare

 

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Antiche stampe di Messina - Antiche stampe di Messina

ANTICHE STAMPE DI MESSINA

 

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Cappella delle Reliquie - Cappella delle Reliquie

CAPPELLA DELLE RELIQUIE

All'interno del Duomo di Messina, alle spalle dell’altare maggiore detto del Santissimo Sacramento, si raggiunge la cappella delle reliquie. 

 

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La preparazione delle Vara  - La preparazione delle Vara

La preparazione della Vara dall'uscita del cippo custodito nei locali dell'ufficio tecnico comunale il 1 agosto al montaggio in piazza Catronovo nelle sue varie fasi. Giorno 15 l'arrivo della bara con la Madonna, la legatura e la stesura delle corde. La partenza e l'arrivo in piazza Duomo. 

 

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Il Vascelluzzo - Il Vascelluzzo

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Ѐ una delle tradizioni più antiche di Messina
Il Vascelluzzo è legato alla tradizione di un vascello che sarebbe giunto a Messina durante l'assedio di Carlo I d'Angiò (maggio - settembre 1282) a seguito del Vespro siciliano. La città era stremata dalla carestia a seguito dell'embargo angioino ed invocò l'aiuto della Madonna della Lettera, patrona della città. Il vascello, che la tradizione vuole sia arrivato carico di rifornimenti alimentari, è attribuito popolarmente ad un miracolo della Madonna. La tradizione narra che il vascello sarebbe giunto in città con il proprio prezioso carico passando indenne il blocco navale del Re di Napoli, Carlo.

La Processione del Vascelluzzo è una funzione della religione cattolica che si svolge a Messina, in Sicilia, nella domenica del Corpus Domini, organizzata dalla Confraternita Santa Maria di Portosalvo. Portare in processione il Vascelluzzo ha un significato preciso per i messinesi: ricordare e ringraziare la Madonna, protettrice di Messina, per tutte le volte in cui la città venne salvata dalla fame e dalle carestie grazie all’arrivo nel porto di galeoni carichi di grano.

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Il Vascelluzzo è un vascello a tre alberi lungo circa un metro con l'anima in legno rivestito da lamine d'argento finemente lavorate a cesello, i cui interventi degli argentieri sono da ascriversi per circa tre secoli. Durante la Processione Eucaristica sul vascello argenteo viene posta la reliquia del Sacro Capello della Madonna della Lettera.

Il Vascelluzzo, adorno appunto di spighe di grano, viene portato a spalla dalla Chiesa di Santa Maria dei Marinai al Duomo; qui, su due dei suoi alberi viene fissato sotto una corona regale sorretta da due puttini alati, un reliquario contenente i “Sacri Capelli” con cui Maria, secondo la tradizione, legò la lettera che inviò ai messinesi. Dal Duomo, in serata, parte la processione: a sfilare per le vie principali del centro, insieme all’ostensorio con il SS. Sacramento, anche il Vascelluzzo. Una volta conclusa, e riconsegnata la preziosa reliquia, il Vascelluzzo è riportato alla chiesa dei Marinai e le spighe di grano vengono distribuite ai fedeli, che le custodiscono in casa in segno di augurale abbondanza.

 

 

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Messina città fantasma - Messina città fantasma

Le immagini sono tratte dal libro "Bombardamenti Aerei nella Seconda Guerra Mondiale" e " Messina '43 '44 di Enzo Verzera.
Messina,durante questo evento bellico , subì 4 bombardamenti navali e 2805 bombardamenti aerei.
Il maggior numero di incursioni si registrò nel periodo fra il 29 luglio e il 17 agosto 1943.
Le Fortezze Volanti, nella prima settimana d'agosto, attaccarono Messina 121 volte di giorno e 221 volte di notte.
Nella seconda settimana, dall'8 al 17 agosto, aerei bimotori sorvolarono la città 576 volte e i bombardamenti effettuarono 1883 incursioni. In soli 15 giorni sulla città furono sganciate 6.542 tonnellate di esplosivo.
Al termine dell'offensiva aerea dall'alto il volto della città non appariva sfigurato.
Dopo il terremoto del 1908 Mesina era stata ricostruita con le nuove norme antisismiche, con strade ampie, le case di pochi piani e suddivise in isolati. Questo aveva creato i presupposti per non subire notevoli danni dalle incursioni dei quadrimotori e dagli incendi delle stesse case colpite.
I piloti degli aerei, vedendo dall'alto le case inattte definirono Messina "Città Fantasma". In realtà la città era stata ridotta similmente a quella in cui fu lasciata dal terremoto del 289 dicembre 1908.

 

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Vara e Giganti ieri e oggi - Vara e Giganti ieri e oggi

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La Vara

La macchina votiva, benché limitata in altezza e con i figuranti posticci, è rimasta nelle forme, pressoché fedele alle descrizioni e riproduzioni grafiche secentesche e settecentesche.

La vara odierna è alta circa 14 metri e pesante intorno alle 8 tonnellate, poggia su grandi scivoli metallici, il basamento sul quale gravitano i grossi manufatti plasmati a mo' di tronchi è denominato cippu 'a Vara. Tutt'intorno una struttura a telaio permette la dislocazione di decine di timonieri che hanno il compito di mantenere in asse o direzionare il mezzo in movimento.

Il telaio presenta 12 lanterne astili, ripartite sulla parte anteriore e posteriore, tre per ogni semiasse, in memoria dei 12 cilii o ceri da 16 libbre ciascuno offerti dal Clero, dal Senato Peloritano, dalle Associazioni degli Artigiani. In fase di voluto ripristino, l'antica consuetudine dell'offerta della cera, pratica interrotta dal terremoto del 1908. Dal 2001 ripristinata la donazione un cero votivo di 16 libbre (5,077 kg.), voluto e fatto realizzare dal timoniere della Vara, omaggio condotto a spalla da otto portatori.

L'elevazione somigliante all'intreccio di quattro grossi fusti presenta un primo ordine comprendente quattro mensole sporgenti dai fusti e altrettante radiali al piano di raccordo. Il secondo ordine presenta due raggiere contrapposte, al centro recano una parte fissa, costituita da calotte raffiguranti rispettivamente il Sole nella parte anteriore, la Luna nella parte opposta. Le parti rotanti con sviluppo esagonale recano ai vertici imbragature per sei distinti angioletti. La guglia rastremata presenta un ulteriore livello di mensole sfalsate, le superfici mostrano raffigurazioni di putti, volute, stelle, pianeti e nuvole come rappresentazione dei cieli. Una sfera girevole permette la rotazione orizzontale di sei angioletti. L'ultima piattaforma girevole in senso inverso al globo sottostante, si compone di quattro figure, reca l'elevazione centrale che regge la figura di Dio Padre, elemento che a sua volta sostiene nella mano destra l'Alma Maria nell'atto di elevarla nell'Empireo.

Le mensole, incavi vari, alloggiamenti e imbragature ospitano manichini addobbati (un tempo bambini, fanciulli, ragazzi) nelle veci di angeli, cherubini, putti e personaggi allegorici, che reggono ghirlande, corone, e tra mensole d'ordini differenti, un fitto reticolo di festoni e intrecci di fiori e fogliame.

A vigilare sul buon funzionamento degli astri rotanti alcuni addetti mentre un capotimoniere coadiuvato da segnalatori visivi tramite sventolio di bandiere e acustici co fischietti, dirige e attende le operazioni dalla piattaforma. Alla base delle grosse travi dell'intelaiatura della timoniera sono fissate le lunghe gomene in canapa lunghe fino a 120 m ciascuna, diametro 5 cm.

I termini del linguaggio marinaro tipici della città portuale entrano di diritto nella definizione di attività e figure essenziali nella manovra e nel funzionamento della macchina. A gomene, timone, timoniere e capotimoniere si affiancano i capicorda, i vogatori, i macchinisti addetti nell'azione manuale delle parti mobili: raggiere e sfera con zodiaco, e comandante.

 

I Giganti di Messina

La processione dei Giganti di Messina consiste nel trainare due statue di giganti a cavallo, realizzate in cartapesta.

Le statue attuali risalgono al 1723 anche se vennero completate solamente negli anni cinquanta dello scorso secolo, venendo installati su dei carrelli con ruote in modo da poter ottenere un trainamento più facile. In passato, invece, i due venivano sollevati dai portatori attraverso pali e staffe basculanti, che consentivano di mantenerli in equilibrio, conferendo peraltro un andamento caracollante alle due statue equestri.

I due Giganti sono portati in processione dal 10 al 14 agosto, seguiti da un corteo in costume e da tamburi, trombe e dal suono cupo della "brogna" e della "ciaramedda".

Dall'anno 1993 è tornata nuovamente la tradizione di farli seguire da un'altra macchina che rappresenta un cammello.

La statua di Grifone, fu scolpita prima da Martino Montanini e successivamente da Andrea Calamech. La testa di Mata fu più volte rimaneggiata da artisti quali Santi Siracusa (XVIII secolo), Michele Amoroso e Mariano Grasso.

 

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Museo Curcio - Gesso ME - Museo Curcio - Gesso ME

MUSEO CURCIO

Antonio Curcio, ha passato la sua vita quasi interamente sui carretti prima per hobby tramutatosi in passione arrivando al punto di costruirli da solo e trasformando la sua casa di Gesso (ME) in una sorta di casa-museo.

Allestendo con cura all'interno di alcuni depositi una raccolta unica nel suo genere in Sicilia composta interamente da Carretti Siciliani, riuscendo a collezionarne ben 50 diversificati per stile, caratteristiche, epoche ed uso.

Il più antico, è un carretto di fine '800 della provincia di Messina con relativa targa di identificazione. Autentiche e vere opere d'arte, sono anche legate ad una storia ricca di fascino, ed essi racchiudono aromi di ficodindia e gelsomino, di mosto e sprigionano i colori della lava dell'Etna.

Di ogni carretto in suo possesso, conosce ogni minimo particolare e per trovarli ha girato in lungo ed in largo tutta la Sicilia, bussando alla porta di collezionisti e cercando sempre pezzi unici nel loro genere, in cui i maestri artigiani hanno impresso con pennello e scalpello un pezzo della propria anima.

La collezione è una testimonianza del partimonio artistico e culturale ormai in via d'estinzione.
Nelle fiancate dei carretti vengono raffigurate scene della Carmen, la Boheme, Napoleone Bonaparte,
Orlando, Rinaldo, Angelica, Santi, scene Mitologiche, Storia Romana e Vespri Siciliani.
In ogni singola parte del carretto si celano Cultura, Tradizione, Fatica e Sudore.

Le Partecipazioni
Innumerevoli solo le partecipazioni a mostre e sfilate,
due delle più importanti sono la partecipazione a "Mezzogiorno in Famiglia" Programma di RAI 1
ed il "Raduno Storico gruppo della Sicilia" unico partecipante.

 

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Piazza Duomo nel 1800 - Piazza Duomo nel 1800

Basilica cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta in Cielo

La basilica cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo o duomo di Messina, è chiesa madre e cattedrale dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Sorge nel centro storico di Messina, prospetta con la facciata ed il campanile sull'ampia piazza del Duomo. Nel giugno del 1947 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.

In piazza del Duomo, non si può non ammirare la Fontana di Orione, del 1500, creata da un discepolo e collaboratore di Michelangelo Buonarroti. In essa sono rappresentati i quattro fiumi (il Nilo, il Tevere, l'Ebro ed il Canaro), e la vasca superiore è decorata con versi in latino. La fontana fu edificata per celebrare il primo acquedotto portato in città.

Sul lato destro della piazza, l'ampia facciata del Duomo. Fu voluto dai Normanni ed edificato nuovamente dopo che i Saraceni l'avevano profanato; ma fu consacrato solo in età sveva.

Nel corso dei secoli fu abbellito e restaurato, fino al 1908, quando l'ultimo terribile terremoto lo distrusse quasi interamente. Ciò che si ammira oggi è quasi del tutto frutto di restauri legati soprattutto al gusto del tempo in cui sono stati effettuati: così è possibile ammirare le decorazioni rinascimentali, quelle poco semplici e piene d'immagini del Barocco ed infine quelle del 1900. Le statue, i marmi e di mosaici sono quasi tutte copie degli originali perduti.

La facciata è decorata con fasce multicolori ed abbellita con marmi e con rilievi di XIV secolo raffiguranti gli abitanti della città nella vita di ogni giorno: gli uomini che coltivavano i campi, e le donne che si dedicavano alla casa. La parte superiore, invece, è in pietra. I tre portali d'ingresso sono gotici.

Anche l'interno è quasi del tutto restaurato. Basti pensare che le 24 colonne che dividono le navate sono in cemento, rivestite di marmo finto e fanno parte del telaio costruito perché la chiesa resista ai terremoti.

 

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Il Porto di Messina tra il 1800 e il 1900 - Il Porto di Messina tra il 1800 e il 1900

Il porto di Messina, tra i più grandi ed importanti del Mediterraneo, è oggi, con oltre 10 milioni di passeggeri trasportati all'anno, il primo in Italia nel settore.

Il porto, che si apre sulla sponda occidentale dello stretto di Messina, è costituito da un'ampia insenatura racchiusa dalla tipica falce naturale, che delimita una superficie portuale di circa 820.000 m². Le aree portuali a terra, invece, occupano circa 50 ettari. La città di Messina si affaccia sul porto con il suo centro storico, sviluppatosi sin da prima dei tempi della colonizzazione greca sull'orlo del porto, tanto che l'originario nome siculo della città, Zancle ("falce") richiama proprio la forma del braccio portuale.

L'imboccatura del porto, orientata a NW, è larga circa 400 metri e si estende tra il Forte San Salvatore e la sede operativa della capitaneria di Porto.

La profondità media del bacino (a circa 100 metri dalle banchine) è di 40 metri, mentre i fondali in banchina sono ricompresi tra i 6,5 e gli 11 metri; questo consente l'accesso e l'attracco anche a navi di grosso tonnellaggio.
Le undici banchine, attrezzate con gru, fisse e mobili, e dotate di binari per i collegamenti ferroviari, si estendono per un totale di circa 1.770 metri.

Il porto di Messina è anche tra i principali scali turistici del Mediterraneo, con un traffico annuo crescente di croceristi: 260.000 nel 2006, 300.000 nel 2007, 355.000 nel 2008 e 405.000 nel 2009.

Nell'ambito portuale di Messina sono compresi anche gli approdi della rada San Francesco, utilizzati per l'imbarco degli autoveicoli sui traghetti verso Villa San Giovanni; gli approdi di Tremestieri, utilizzati per l'imbarco dei mezzi pesanti verso Villa San Giovanni e Reggio Calabria; il porto turistico "Marina del Nettuno", con una disponibilità di 160 posti barca.

I servizi ferroviari di attraversamento dello Stretto sono assolti dalla stazione di Messina Marittima, contigua alla stazione di Messina Centrale. Il molo Norimberga, il più esteso tra quelli del porto messinese, è invece destinato all'attracco delle navi dell'autostrada del mare per Salerno e si estende nella zona dei resti della Cittadella.

 

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Il tram a Messina - Il tram a Messina

Il tram a Messina

 

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Messina nord (218)
Messina nord - Messina nord

Messina nord

 

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Il padellaccio del 2000 - Il padellaccio del 2000

Orologio posato sotto la statua della Madonnina voluto dalla Curia per salutare il nuovo secolo e il Giubileo. Il grande orologio ha suscitato giuste polemiche per la scelta della collocazione che, per grazia ricevuta, il 29 giugno del 2000 è stato smontato e donato alla Marina Militare.

Oggi giace spento alla Base Navale. Settanta milioni spesi male.

 

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Pesca del pesce spada - Pesca del pesce spada

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Pesca del pesce spada

La pesca del pesce spada è una pratica di origini remote, già descritta da Polibio (storico greco del II sec. a.C.). Tramandata di generazione in generazione, in età contemporanea è svolta in Calabria e in Sicilia con tecniche moderne.

La pesca del pesce spada ha origini molto antiche, infatti si praticava già nel II secolo a.C.. In origine, non veniva usata alcuna imbarcazione: Polibio ha descritto nelle sue opere questa tradizione, facendo trapelare al lettore lo stupore che lui stesso ha provato guardando per la prima volta un pescatore calabrese, appostarsi sugli scogli ed aspettare con l’arpione il pesce spada. Polibio descrive anche altre tradizioni ed usi come l’utilizzo di torrette e passerelle. Questi usi, tramandati di generazione in generazione, hanno fatto sì che da più di duemila anni la tecnica originaria di pesca nello Stretto di Messina sia rimasta pressoché immutata: avvistare il pesce, inseguirlo o attenderlo, lanciargli un arpione e lottare con lui.

A differenza di quanto avveniva nell'antichità, negli ultimi secoli (probabilmente dal Quattrocento) venne introdotta un tipo di imbarcazione di origine araba, chiamata Feluca o Luntre, quest’ultimo nome derivante dal latino linter. La feluca è una barca piccola, lunga dai 5 ai 7 metri, senza chiglia, alla quale veniva richiesta la massima stabilità, con un equipaggio di cinque rematori e un arpioniere. Questi cambiavano a volte disposizione, ad eccezione del quinto uomo che saliva sull’albero maestro per avvistare la preda. Nella costruzione della barca variava la qualità del legname: a volte pino, gelso o quercia. Il fasciame era sottile e leggero e la barca era tradizionalmente dipinta di nero all’esterno in modo da risultare meno visibile al pesce, e di verde all’interno. Per tenere pronti gli arpioni venivano inseriti ad incastro sui bordi a destra e a sinistra dell’arponiere due maschitti, tavole verticali con due scalmiere ciascuna dove a portata di mano riposano trasversalmente le aste degli arponi.

Tra i componenti dell’equipaggio c'era una sorta di gerarchia. Dall’alto dell’albero maestro della feluca, il pescatore detto antenniere, avvistato il pesce spada gettava un grido d’allarme. Il pescatore cercava di cogliere il momento giusto per lanciare la fiocina, la quale veniva legata all’imbarcazione con una lunga lenza. A questo punto, seguendo un rituale assai rigido, veniva ingaggiata una vera e propria lotta , gli incidenti erano frequenti: per questo motivo veniva invocata la protezione di Santa Maria benedetta, al lancio della fiocina. Il pesce infilzato affiorava saltando fuori dall’acqua e s’inabissava, finché stremato si arrendeva al pescatore.

Accadeva spesso che il compagno del pesce spada colpito, vedendo la compagna in pericolo, cercasse di difenderla, a volte cercando di aggredire l'uomo, provocando invece la propria cattura, questa coppia viene detta "paricchia". Di questa incredibile storia d’amore e di morte, è stato interprete il cantante Domenico Modugno nella canzone “U pisci spada”. Il pesce colpito viene issato a bordo e un pescatore incide, vicino la branchia un segno, detto "a Cardata ra cruci" in segno di rispetto. A questo segno se ne susseguono altri, tramandati e rispettati dai pescatori. Al termine della pesca l’animale viene coperto e riparato dal sole per non alterarne la freschezza e le proprietà.

Dal 1952 in poi, a causa dello scarso rendimento di questa attività vennero introdotte alcune modifiche come l'introduzione della passerella e del primo motore, queste portarono ad un aumento del ricavo. Con il passare del tempo (1981-82), anche i materiali di costruzione cambiarono (usando spesso il metallo) e la passerella venne allungata. I migliori esemplari di Luntre venivano costruiti in Calabria a Bagnara e Scilla oppure in Sicilia. Barche come queste sono quasi del tutto scomparse dato che sono considerate ingombranti per la gestione e per l’attività, ma vengono ancora utilizzate da alcuni pescatori. Un esemplare, costruito nel 1954 a Chianalea da un vecchio maestro d’ascia, è stato acquistato nel 1981 dal comune di Scilla conservato ed esposto al pubblico come cimelio storico.

Gli esemplari moderni (chiamati sempre "Feluche"), sono costituiti da un’alta torre per l’avvistamento ed una passerella per l’arpionaggio; queste due parti sono molto importanti perché, collegate direttamente da funi e tiranti, garantiscono stabilità all’imbarcazione. La barca è dotata anche di due motori per affrontare le correnti dello Stretto. La torre innalzata al centro della barca ha in cima una coffa, dentro alla quale prende posto l’ultimo componente dell’equipaggio, forse il più importante, dato che dà comunicazioni riguardo alla navigazione e alla presenza o meno del pesce. L’ultima invenzione nel campo delle imbarcazioni sono le spadare, robuste barche che permettono di spingersi in alto mare e catturare un ingente numero di pesci con l’aiuto di lunghe reti. Il sistema è stato in seguito vietato dalla CEF; questo ha riportato i pescatori ad utilizzare le antiche tecniche.

 

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