(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
I luoghi dello spirito
AddThis Social Bookmark Button

Eremo di Santa Maria della Misericordia.

Sorge in Contrada Misericordia, prima di raggiungere l’abitato di Larderia Superiore.


Fu fondato nel 1700 da eremiti dell’Ordine dei Pacomiti, insieme con altri cinque Eremi, con atto rogato dal notaio Garufi il 18 maggio 1770.


L’alluvione del 1858 distrusse l’Eremo che fu ricostruito, ma la soppressione delle corporazioni religiose del 1866 lo fece ripiombare di nuovo nel degrado.

Fu espropriato e venduto all’asta, acquistato da un sacerdote che trasmise la proprietà ai suoi discendenti che ancora la detengono.

La chiesa è stata spogliata di ogni arredo, ma conserva ancora tre altari rifiniti a stucco del secolo XIX e quello maggiore, con tabernacolo, affiancato da semicolonne.

 

Eremo di San Sostene.

Sorge nel Villaggio di Mili San Pietro, su un poggio ricco di vegetazione e in posizione dominante tutto il centro abitato.


Conserva un pregevole altare intarsiato del‘700 con simbologie basiliane, ciò fa supporre che gli eremiti che lo avevano in custodia s’ispirassero alla Regola e alla spiritualità di San Basilio.


La statua marmorea di San Sostene è datata 1634.

Eremo di San Filippo d’Agira.

Dopo lo svincolo autostradale di Tremestieri, proseguendo per “Messina Centro”, si scorge sulla destra l’Abbazia di San Filippo il Grande, fondata in epoca normanna nel 1100 da re Ruggero II e della quale oggi restano cospicui avanzi.


La chiesa, anch’essa in rovina, conserva ancora elementi decorativi e strutture d’epoca normanna,  ma  è completamente inaccessibile.

Dietro la chiesa si trova la grotta-eremo che ospitò San Filippo, vissuto tra il IV e il V secolo. La sottostante vallata prese, poi, il suo nome.


Le fotografie dell'eremo

 

Eremo di S.Maria delle Gravidelle.

Sorgeva nel fondo valle del torrente Portalegni, oggi coperto dalle vie Pietro Castelli e Tommaso Cannizzaro.  Venendo a mancare la presenza d’eremiti, il complesso fu lasciato in abbandono fino ad essere distrutto dal terremoto del 1908.  Esistono solo i resti di un antico edificio, di pertinenza dell’Eremo.

 

Eremo di Santa Maria di Loreto.


Questa piccola chiesa conferisce il nome alla Via Oreto, antica strada che da Gazzi scende fino al mare.

Inizialmente fece parte di un Eremo di Padri Pacomiti dedicato alla “Madonna della Catena”, verso la fine del secolo XVII; la chiesa, sopravvissuta al terremoto del 1908, fu demolita nel 1917 e ricostruita poco distante dal luogo d’origine.

Originariamente, sul portale d’ingresso, era murato un bassorilievo del‘500 raffigurante la “Madonna col Bambino”, trafugato prima dell’inizio dei restauri ed oggi riprodotto in una fedelissima copia.

 

Eremo di Santa Maria degli Angioli.



Padre Giovanni Battista Di Pino fondò nel 1685, con altri compagni, l'eremo di Santa Maria degli Angioli, che avrebbe dato successivamente il nome anche all'attuale "Valle degli Angeli".

L'eremo, sotto  la regola di San Pacomio, era luogo di vita solitaria, ascetica e contemplativa. Precede la chiesa un cortile con pozzo centrale in mattoni e pietra, risalente al 1731-33.

Sulla facciata si apre un portale con paraste in stile corinzio, sormontato da un timpano spezzato e datato 1736.

Al suo interno sono ancora oggi custoditi  un dipinto cinquecentesco della "Madonna degli Angeli con San Francesco d'Assisi in adorazione", attribuito a Polidoro Caldara da Caravaggio; un'acquasantiera in marmo con la "Madonna degli Angeli" in bassorilievo; un'altare del '700 con tarsie marmoree; un dipinto con l'"Immacolata, S. Anna e S. Gioacchino " attribuito a Catalano il Giovane.


Eremo di San Corrado.



Sorge su una collinetta , a ridosso  del punto dove ha origine il  Torrente  Boccetta. Il piccolo tempio, abitato da diversi eremiti, nel 1743 fu abbandonato durante la peste.

 

Ripopolatosi nuovamente, a causa delle leggi eversive del 1866, l’ultimo eremita lasciò l’eremo alla fine dell’Ottocento.

La facciata della chiesa, con due torri campanarie laterali, conserva un pregevole portale del‘700 con timpano spezzato e sormontato da una finestra incorniciata. Al suo interno si trovano altari del‘700 e una lapide a pavimento d’accesso alla cripta, con iscrizione datata 1727.

 

 

Eremo di San Giacomo.


Sorge sull’ex strada militare Noviziato – Casazza, di proprietà della famiglia Mannino.

Ridotto allo stato di rudere, conserva il semplice, ma elegante portale in pietra  calcarea affiancato da due finestre ovali e, all’interno, un arco trionfale che immette nella zona presbiteriale.

Cajo Domenico Gallo, nel 1755, lo descrive fornendo ampie notizie: “ Vicino al Castello Gonzaga, poco distante dalla Città sulla collina eravi un piccolo Oratorio dedicato a San Jacopo Apostolo, quale alcuni anni or sono , il Sacerdote Don Antonio Giordano lo ristorò dalle fondamenta, rifabbricando la Chiesa, e facendo un comodo Eremitorio per alquanti religiosi dell’Ordine di San Pacomio.

In essa Chiesa si celebra la Festa di Nostra Signora della Sagra Lettera all’otto settembre, con indulgenza plenaria concessa dal regnante pontefice Benedetto XIV, con molto concorso di popolo”.


Intorno all’eremo, le silenziose testimonianze di un’intensa attività agricola svolta sotto la stretta osservanza della dura regola di San Pacomio: il pozzo, il palmento, il forno, i locali per gli animali da cortile.



Eremo di Santa Maria di Trapani.

Una statua di marmo raffigurante la  Madonna col Bambino era venerata in Siria. In conseguenza della battaglia tra Corasmiani e Templari, la Terra Santa cominciò ad essere abbandonata.

Il Commendatario della Chiesa dove si venerava la Madonna col Bambino, il Cavaliere Templare Guerreggio,  abbandonò la Siria con un altro compagno  portandosi dietro la statua della Madonna.

Imbarcatisi per raggiungere Pisa, a seguito di un fortunale furono costretti ad ormeggiare nel porto di Trapani. Riparata la nave dai danni, cercarono di ripartire, ma ogni tentativo fu vano  ed alla fine  trassero la conclusione che la Madonna non voleva muoversi dalla città siciliana.

Eremo Santa Maria di Trapani, l'Altare Maggiore

Nel 1244 si presentò l’occasione di portare a Pisa la statua che fu sistemata su un carro trainato da buoi ed avviata verso il porto, ma, a nulla valsero gli sforzi per indirizzarli alla nave poiché essi  presero la via di terra. Senza nessuna guida, i buoi  con il carro si fermarono davanti alla chiesa dell’Annunziata dove venne collocata la sacra scultura. Da questo miracoloso episodio ebbe origine il culto dei messinesi per la “Madonna di Trapani”, per iniziativa di qualche eremita che si era stabilito nella valle del torrente omonimo.

Qui fu costruito l’Eremo che, in breve tempo, diventò così popolare che la devozione dei cittadini aumentò a dismisura e con le loro elemosine si giunse, nel 1700, alla costruzione di un eremitorio più comodo di quello precedente. E’ lo stesso Santuario che vediamo oggi, con un portale in marmo e pietra che si rifà ai  temi decorativi dell’architettura siciliana del ‘700.

L’Eremo è dedicato alla “Madonna di Trapani”, la cui statua è al centro dell’altare settecentesco in marmo intarsiato.


Eremo di San Nicandro.

Percorendo in salita la strada che porta a San Nicandro Alto, oggi comunemente  inteso “San Licandro”, si nota sulla destra una costruzione che incorpora l’antico eremitaggio.

L’Abate e anacoreta San Nicandro visse a Messina, nell’anno 800, in una grotta-eremo che, successivamente, fu trasformata in tempietto.

L’Eremo fu fondato tra il 790 e l’800 dall’Abate Nicandro e da un primo nucleo di discepoli, Demetrio, Gregorio, Pietro, Elisabetta.

Nel 1611 si rinvennero, al suo interno, cinque scheletri ritenuti di San Nicandro e compagni e traslati nel Monastero del SS. Salvatore dei Greci alla foce del torrente Annunziata.

Oggi l’Eremo è di proprietà privata e sopravvivono due finestre monofore con arco ogivale del ‘400, il portale e la cupola del tardo Cinquecento che sovrasta e protegge la grotta del Santo.

 

Eremo di San Niccolò.

Su una collinetta del villaggio Annunziata nel Viale dei Tigli, sorge l’Eremo di S. Niccolò che risale ai primi anni del‘700.


Inizialmente vi convivevano molti frati, ma, col tempo, si ridussero di numero fino a determinare il passaggio ai monaci Basiliani del vicino  monastero del SS. Salvatore dei Greci. Dopo le “leggi eversive” del 1866, il complesso religioso venne espropriato e venduto a privati.

Passò, così, in proprietà alla famiglia Bonanno – Consiglio agli inizi del‘900. La facciata  della chiesa conserva un portale del ‘700 coronato da uno stemma asburgico, e, al suo interno, è conservato un altare maggiore che proviene dalla chiesa di S. Andrea Avellino. Nel basamento del campanile è murato un mattone con graffito l’anno 1642 e una lapide marmorea con l’iscrizione: “ D.O.M. REGIA EREMUS”.

All’interno della sacrestia, una targa di marmo ammonisce:

“ IN QUESTO EREMO DI S. NICOLA NON POSSONO ENTRARE DONNE DI QUALSIVOGLIA CONDIZIONE E STATO  PENA DI SCOMUNICA MAGGIORE 1750”.

L’Eremo, una volta immerso nel verde e nella campagna, oggi è circondato dal cemento delle costruzioni limitrofe.


Eremo di Sarrizzo.

 

Risalendo la strada statale che porta ai Colli di Sarrizzo, subito dopo la “ Casa di Riposo delle Figlie del Divin Zelo” in località Piano Rama, esiste la grotta-eremo che, secondo la tradizione, ospitò l’eremita Sarrizzo.


Il piccolo ambiente è a pianta rettangolare,  coperto da una volta a botte con struttura muraria in mattoni.


Sulla parete di fondo, al centro, campeggia una croce greca scavata sulla pietra ed altre due più piccole sono incise,  in basso.


Interessante la presenza di alcune iscrizioni in greco di difficile lettura. Presumibilmente di epoca bizantina o normanna, sulle pareti laterali interne sono graffiti l’anno 1766, il nome Gius. Midili e l’anno 1660, a testimonianza che il sito era intensamente frequentato in passato.

 

La scheda completa con altre fotografie dell'Eremo di Andrea Bambaci

 


Nino Principato e Andrea Bambaci indicano l'eremo
Andrea Bambaci e Nino Principato indicano l'eremo


 
Indietro

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.